INFORMAZIONIPrelios spa Immobiliare ed Ingegneria Civile Ruolo: HR Business Partner - Manager Area: Human Resource Management Silvia Ferri |
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(Adnkronos) - Mazzariello è in gara al Festival di Sanremo 2026 nella categoria delle Nuove Proposte e questa sera, mercoledì 25 febbraio, si esibirà con il brano 'Manifestazione d'amore'. Dopo aver sfiorato il palco dell'Ariston l'anno scorso, per Antonio Mazzariello, in arte solo Mazzariello, è arrivato il momento del debutto. Il giovane cantautore salernitano, vincitore di Area Sanremo, è pronto a presentarsi nella categoria 'Nuove Proposte' del Festival di Sanremo 2026 con il brano 'Manifestazione d'amore'. Una canzone che, come racconta lui stesso, nasce da una profonda riflessione sulla vita moderna e sulla necessità di riscoprire i legami autentici. "Con 'Manifestazione d'Amore' vorrei riportare l'ascoltatore a una dimensione più umana", spiega Mazzariello all'Adnkronos. "Viviamo in una società iper-performativa, dove anche il relax sembra un compito da eseguire alla perfezione. Il brano vuole essere un campanello d'allarme: va bene il lavoro, va bene il 'flow', ma il gioco della vita dura un attimo ed è meglio ricordarsi delle persone e delle cose veramente importanti". La canzone, autobiografica "fino a un certo punto", utilizza la metafora di un quasi incidente stradale per descrivere il momento di lucidità in cui ci si rende conto di ciò che si rischia di perdere, travolti dai ritmi frenetici del quotidiano. "Da un anno vivo da solo a Milano e mi è capitato di dare per scontati affetti e amicizie. La canzone è venuta a dirmi: 'Guarda che non è giusto'", racconta l'artista. L'attesa per il debutto è vissuta con una miscela di emozione e concentrazione. "Non so se sia la quiete prima della tempesta, ma la sto vivendo in modo molto focalizzato sull'esibizione", confessa. "La pressione c'è, sarei un ipocrita a negarlo. Le persone me lo ricordano ogni due giorni. Ma di base è tutto molto divertente, mi sento in un 'flow' molto fico". Quello di Mazzariello è un percorso artistico che pone la sincerità al centro, anche a costo di andare controcorrente rispetto alle logiche di mercato. "Prima ci facevo più caso, alla necessità della canzone giusta per il periodo giusto. Ora penso solo a fare cose che piacciono a me e che sono sincere", afferma con decisione. "La sincerità è una cosa molto difficile nell'arte, ma 'Manifestazione d'Amore' e anche altri brani mi sono serviti anche per ricordarmi perché ho iniziato a fare musica". Una scelta che, secondo l'artista, oggi viene premiata dal pubblico: "Pare che l'ascolto si stia orientando verso la sincerità. Forse l'ascoltatore vuole semplicemente che gli si parli in modo onesto, e la sincerità presuppone anche l'essere contraddittori o non sapersi spiegare bene. Penso a un progetto come quello di Tony Pitoni: grandissimo. Può piacere o no, ma è sincero, politicamente scorretto in senso positivo, e quella sincerità arriva". Questa ricerca di autenticità si riflette anche nella scelta del nome d'arte: semplicemente il suo cognome. Una decisione pragmatica, come spiega lui stesso: "Sono veramente negato a trovare i nomi d'arte. Ho questo cognome che nelle mie zone è poco diffuso, è particolare. Lo uso e mi tolgo il pensiero". E a proposito di identità, sulla somiglianza con Fulminacci, con cui condivide curiosamente il giorno di nascita (12 settembre), scherza: "È un meme infinito. Siamo i due tipici ragazzi italiani. Prima o poi spero di poter ricreare con lui la scena dei due Spider-Man che si indicano". Cosa si aspetta da Sanremo? "La cosa che spero più di tutte è che il pezzo arrivi alle persone, susciti curiosità e porti nuova gente ai miei concerti". Il duetto dei sogni? Oltre a Tony Pitoni ("L'uomo più desiderato d'Italia"), Mazzariello sul palco dell'Ariston porterebbe 'Maledetta Primavera' con Loretta Goggi: "È il pezzo più bello e sognante che ci sia". Un sogno pop che si affianca a quello di una vita: cantare 'La donna cannone' insieme a Francesco De Gregori. Due ore di sonno in due settimane Ma adesso non posso dormire Ti guardo allo specchio prima di uscire Il cielo che cade fuori dal balcone Ma è soltanto una manifestazione d'amore Le scale (Le scale) Di corsa non finiscono più (Ah, ah, ah) Le faccio col fiatone a due (A due) E non so più che fare Sciopero nazionale, assemblea condominiale Dribblare (Dribblare) Tra i taxi, le auto, i tram (I tram) Per pensare adesso lei cosa fa C'è mancato poco, c'è mancato un metro E continuo a pensare Che se quell'auto non si fosse fermata Cuore mio, ma che brutta giornata Andar via senza averti baciata E ti chiedo scusa, scusami tanto la telefonata Ma mi sono sentito morire E ho pensato al tuo nome alla fine Mio Dio (Mio Dio) Sei tu o sono io? Palazzi di metallo Sembra di non contare tanto Meno di un soffio Amara (Amara) A volte la città è così amara Dolcificante sparso per strada Ovunque vada Gente che spera Gente che spara E continuo a pensare Che se quell'auto non si fosse fermata Cuore mio, ma che brutta giornata Andar via senza averti baciata E ti chiedo scusa, scusami tanto la telefonata Ma mi sono sentito morire E ho pensato al tuo nome alla fine Cuore mio, ma che brutta giornata Andar via senza averti baciata Ma mi sono sentito morire E ho pensato al tuo nome alla fine Ritorno da te dopo sedici ore Che dici se andiamo a dormire? Spegni le luci che voglio sparire E in questo silenzio a cui la do vinta Pensa che bello morire Per finta.
(Adnkronos) - Il 90% dei manager si ritiene motivante, ma solo il 16% dei lavoratori è d’accordo: questo scollamento influisce sul coinvolgimento e conferma il bisogno di una leadership più empatica e relazionale. Emerge da uno studio LHH, società parte del Gruppo Adecco specializzata in servizi di consulenza hr e gestione del talento lungo l’intero talent journey, dedicato alla motivazione sul luogo di lavoro. L’indagine, che ha coinvolto oltre 2.900 lavoratori italiani appartenenti a diversi settori e fasce d’età, si è posta l’obiettivo di individuare i principali driver in grado di favorire il coinvolgimento e il senso di appartenenza all’interno di imprese e organizzazioni. "La nostra indagine - dichiara Luca Semeraro, amministratore delegato, LHH Italia - restituisce un quadro chiaro: la motivazione dei lavoratori italiani si costruisce con una retribuzione adeguata, nella qualità delle relazioni e nel riconoscimento, seguiti da leadership e valori aziendali. Le aziende che intendono trattenere i talenti e rafforzare l’engagement dei collaboratori sono quindi chiamate a investire sulla formazione manageriale, su strumenti più efficaci di ascolto e su programmi strutturati di maggiore coinvolgimento". I risultati indicano che oltre sei lavoratori su dieci (65%) dichiarano di sentirsi motivati, con un 36% che si definisce abbastanza motivato e un significativo 29% che si ritiene molto coinvolto nel proprio impiego. Un dato che suggerisce come, nonostante le complessità del mercato del lavoro e un contesto organizzativo in continua evoluzione, la maggioranza della forza lavoro italiana viva con soddisfazione la propria quotidianità professionale. L’indagine mette poi in evidenza i principali vettori che alimentano la motivazione, rivelando come questi siano riconducibili a ragioni sia di natura economica che personale. Gli intervistati hanno infatti indicato, in ordine di importanza, una retribuzione adeguata (49%), la passione per il proprio lavoro (40%) e un clima positivo tra colleghi (40%). Seguono altri fattori rilevanti seppur con preferenze decisamente inferiori, quali l’accesso a opportunità di sviluppo professionale (25%) e l’equilibrio tra vita privata e lavorativa (23%). Risultano invece decisamente meno incisivi gli aspetti di carattere più istituzionale: solo una minoranza indica come fonte di motivazione la solidità dell’azienda (6%), la visione strategica dell’organizzazione (2%) o l’allineamento ai valori aziendali (2%). Uno scarto che sottolinea una distanza tra ciò che le aziende tendono a comunicare in termini di leadership e ciò che i lavoratori percepiscono come realmente motivante nel loro quotidiano. Le principali fonti di demotivazione professionale per i lavoratori italiani risultano in larga parte speculari a quelle che alimentano la motivazione. In particolare, una retribuzione percepita come inadeguata (47%) rappresenta la prima causa di perdita di motivazione, seguita da un clima teso tra colleghi (36%) e dal mancato riconoscimento del proprio impegno (31%). Anche in questo caso, è possibile osservare come alcune problematiche solitamente percepite dal management come strategicamente rilevanti, sembrino incidere in misura contenuta sulla demotivazione: una leadership poco solida (11%), l’instabilità aziendale (11%) e la scarsa chiarezza su vision e strategia (5%). Quando si chiede invece ai lavoratori cosa potrebbe aumentare la loro motivazione, oltre alle leve economiche (il 63% indica bonus o premi economici come prioritari), vengono citate formazione e coaching (37%), un clima più collaborativo (35%) e percorsi di carriera strutturati (31%), a indicare il bisogno di un ambiente organizzativo capace di offrire crescita e strumenti adeguati di sviluppo professionale. Lo studia indica che la maggior parte dei lavoratori che ha sperimentato un calo di motivazione ne ha parlato con qualcuno all’interno dell’organizzazione, soprattutto con le persone con cui collabora quotidianamente (27%) o, in minor misura, con il proprio responsabile diretto (17%). Una quota comunque rilevante (22%) ha preferito non confrontarsi con nessuno, mentre il 15% dichiara di non aver mai vissuto una perdita di motivazione. Solo una minoranza si è rivolta ai vertici aziendali (13%) o alla funzione hr (3%). Emergono inoltre differenze significative per generazione e ruolo: i lavoratori più giovani risultano meno inclini a rivolgersi a responsabili e vertici aziendali, privilegiando il confronto tra pari; gli impiegati tendono a discutere la propria esperienza con i colleghi o a non esporsi, mentre manager e dirigenti prediligono canali più strutturati, come il dialogo con i responsabili e con il leadership team aziendale. Anche in questo caso, si delinea uno scollamento tra la percezione del management e il vissuto dei dipendenti. Da un lato, i manager si considerano figure importanti nel sostenere la motivazione del proprio team (oltre il 90%). Dall’altro, la percezione dei collaboratori risulta nettamente diversa: solo il 16% identifica il proprio responsabile come un vero 'motivatore', mentre il 52% lo giudica poco o per nulla efficace in questo ruolo. Il senso di appartenenza è percepito dai lavoratori come il risultato di uno sforzo collettivo: secondo gli intervistati, dovrebbero contribuire a rafforzarlo tutti i colleghi (55%), i vertici aziendali (54%) e i responsabili diretti (48%). Tuttavia, a fronte di questa visione condivisa, emerge un elemento critico: il 53% dei lavoratori dichiara che nella propria azienda non esistono attività strutturate per favorire il coinvolgimento. Anche tra le organizzazioni che prevedono iniziative dedicate (34%), molte risultano episodiche o circoscritte, limitandosi principalmente a eventi aziendali (28%), strumenti di feedback (23%) o workshop di sviluppo professionale (19%). Questo divario tra aspettative e pratica operativa evidenzia come il coinvolgimento non sia ancora pienamente integrato nelle strategie hr di molte aziende, nonostante venga riconosciuto come un fattore chiave per la motivazione e la ritenzione dei talenti. Al di là dei ruoli aziendali definiti, comunque, la propensione personale alla motivazione altrui è forte, con circa tre quarti dei rispondenti che dichiarano di essere interessati a motivare altre persone, sia quando rientra nel proprio ruolo (26%) sia quando questa non è una loro responsabilità formale (52%).
(Adnkronos) - Nel contesto dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, evento che intreccia sport, sostenibilità e innovazione, Gruppo Saviola contribuisce all’arredamento delle foresterie dell’Alta Valtellina attraverso l’allestimento delle aree di accoglienza di Bormio, Livigno, San Rocco e Trepalle (in provincia di Sondrio), destinate al personale sanitario. Grazie all’utilizzo del 'Pannello Ecologico' - fa sapere l'azienda in una nota - prodotto al 100% da legno riciclato e interamente Made in Italy, l’interior design segue i principi dell’architettura sostenibile, privilegiando soluzioni progettate per essere riutilizzate al termine dei Giochi. Un approccio circolare che permette di prolungare la vita delle strutture, ridurre gli sprechi e valorizzare al massimo le risorse impiegate, in piena coerenza con la filosofia del Gruppo. L’allestimento degli ambienti abitativi è frutto della collaborazione di Gruppo Saviola con Missaglia Srl, realtà di Lissone (MB), responsabile dello sviluppo, della progettazione e dell’installazione degli spazi. Il progetto è poi stato realizzato da S75 Spa, produttore degli arredi realizzati, utilizzando i decorativi Saviola. L’impiego del legno rigenerato Saviola ha inoltre permesso di risparmiare 103 alberi. “Essere parte delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 rappresenta per noi non solo un orgoglio, ma anche una responsabilità. Portiamo nell’Alta Valtellina un modello di economia circolare e di upcycling che da oltre 30 anni guida le nostre scelte industriali. Sapere che anche dopo le olimpiadi resteranno disponibili ambienti realizzati con materiali sostenibili e di alta qualità italiana è per noi motivo di grande soddisfazione. Questa collaborazione dimostra che la sostenibilità è sempre più un vantaggio competitivo: un’opportunità per creare valore, innovazione e bellezza”, dice Alessandro Saviola, presidente di Gruppo Saviola.