(Adnkronos) - Il fronte del sì al referendum sulla riforma della giustizia vede tra le sue schiere una significativa testimonianza del mondo riformista e progressista in vista del voto del 22 e 23 marzo. Tra i partiti, pur se con qualche eccezione, le posizioni sono ben definite. Ma è soprattutto nella società civile, nel mondo accademico, tra gli intellettuali e tra gli ex esponenti politici che si trovano 'testimonial' di sinistra per sì. Nell'opposizione il sì più netto al referendum arriva dal Psi: "Non si tratta solo di una scelta politica ma di una posizione coerente con la storia della comunità socialista", ha detto il segretario Enzo Maraio. Idem da socialisti di oggi e di ieri, da Bobo Craxi a Fabrizio Cicchitto. Tra i partiti, più sfumata la posizione di +Europa, che mantiene diverse critiche alla riforma Nordio, mentre Matteo Renzi formalmente ha dato libertà di voto a Iv, riservandosi di prendere una posizione a ridosso dell'urna. Molti esponenti di Italia viva, a partire dalla presidente dei senatori Raffaella Paita, hanno già dichiarato il proprio sì. Per Azione Carlo Calenda non ha avuto dubbi: "La riforma era nel nostro programma". Sì convinto anche dalla neo calendiana Elisabetta Gualmini, appena approdata ad Azione dopo l'addio al Pd. In casa dem il referendum è un tema caldo. La linea dettata dalla leader Elly Schlein non prevede tentennamenti: no deciso. Tra i riformisti, però, il dibattito referendario è acceso. Pina Picierno, la vice presidente del Parlamento Ue, spesso critica con Schlein, è una delle testimonial della 'Sinistra per il sì': "Questa riforma riguarda concretamente la vita delle persone. E io credo che sia molto importante provare a discutere nel merito", recita in video social. Uscendo dalle sedi dei partiti si trovano però le posizioni più decise e ascoltate. A partire da Augusto Barbera: l'ex presidente della Consulta, ex parlamentare Pci-Pds e ex (per una breve parentesi) ministro è il 'front man' del mondo progressista per il sì. Un fronte animato dal costituzionalista e ex parlamentare dem Stefano Ceccanti, con l'attività di 'LibertàEguale'. Presidente dell'associazione di area di centrosinistra è Enrico Morando, già senatore Pds-Ds, vice ministro con i governi Renzi e Gentiloni e fondatore del Pd, impegnato nella campagna per il sì. Con lui tanti volti noti ex Pds-Ds dichiaratamente per il sì, come la filosofa e storica Claudia Mancina, componente della Direzione del Pd. Ma non solo: Chicco Testa, Claudio Petruccioli, Cesare Salvi, Umberto Ranieri, Nicola Latorre, Mario Oliverio portano nella campagna per il sì la cultura politica della Quercia. A questo proposito, tra i primi a prendere posizione c'è stato Marco Minniti: "Ritengo che questa riforma sia un passo in avanti, che rende l’Italia più moderna, più europea e anche più sicura. Per questo voterò sì al referendum sulla giustizia", ha detto l'ex ministro dell'Interno nonché figura chiave del governo D'Alema. Ma il sì viene pronunciato anche dall'ex senatore Giorgio Tonini, fondatore del Pd e tra i principali ispiratori del 'Lingotto', e Tommaso Nannicini, ex parlamentare dem e esponente di spicco del think thank a supporto del governo Renzi. A favore del sì, anche la ex parlamentare dem Anna Paola Concia. Per confermare la riforma del governo anche l'ex ministro dell'Interno del governo Prodi Enzo Bianco e, dalla Cgil, il sindacalista Michele Magno.
(Adnkronos) - Cresce nelle pmi italiane la consapevolezza del ruolo decisivo delle competenze manageriali nella gestione dei passaggi critici del proprio percorso di crescita: ricambio generazionale, nuovi assetti societari, trasformazione digitale, sempre più spesso trovano nella formazione dei dirigenti la leva capace di trasformare i processi di cambiamento in nuove leve di competitività. Lo conferma la graduatoria dei piani formativi finanziati con l'Avviso 2/2025 di Fondirigenti, pubblicata ieri, che fotografa bisogni, priorità e livelli di maturità delle imprese chiamate a governare, al loro interno, cambiamenti rapidi e complessi. Sono 152 i piani finanziati, che coinvolgeranno 239 dirigenti per un totale di 13.753 ore di formazione, con una media di 57,6 ore per dirigente e una richiesta media di finanziamento di poco più di 12mila euro per piano. Il dato più significativo è che il 75% dei piani formativi presentati ha superato la soglia di ammissibilità, con oltre la metà dei progetti idonei (53%) nella fascia più alta di valutazione, tra 85 e 100 punti. Una positiva evoluzione, che conferma il trend già evidenziato con i precedenti Avvisi, segno dell’elevata qualità delle proposte e di una progettualità più matura e consapevole da parte delle imprese. Vista la qualità complessiva dei progetti e dell'ampiezza della risposta, il cda di Fondirigenti ha deliberato di andare oltre lo stanziamento iniziale di 1,5 milioni di euro, euro per finanziare tutti i 152 piani idonei, per un investimento complessivo di oltre 1,8 milioni di euro che premia la crescita della progettualità nelle pmi. "La graduatoria - sottolinea Massimo Sabatini, direttore generale di Fondirigenti - restituisce l'immagine di pmi sempre più consapevoli del fatto che, per attraversare fasi complesse come un passaggio generazionale o un'operazione societaria, servono competenze adeguate di governo, metodo e visione, dove la formazione può fare la differenza Colpisce, in particolare, la crescita della qualità progettuale degli interventi, nelle fasce di merito più alte, segno che le imprese stanno investendo in percorsi sempre più concreti e immediatamente utili, per prendere decisioni migliori e più tempestive". A livello territoriale, Veneto ed Emilia-Romagna hanno registrato il maggior numero di piani approvati, seguite dalla Lombardia; nel Mezzogiorno spicca la Campania. Diverse regioni con poche candidature hanno tuttavia raggiunto il 100% di approvazione, indice di una capacità progettuale solida e diffusa. I piani valutati evidenziano una adeguata correlazione tra i processi di 'metamorfosi' aziendale e i percorsi di rafforzamento delle competenze tecnico-manageriali, funzionali a ridefinirne l’identità, la struttura organizzativa e la visione strategica. I casi più virtuosi testimoniano un pensiero strategico di cambiamento, volto a garantire continuità e crescita nel lungo periodo, che comporta una profonda trasformazione culturale e organizzativa. Rispetto ai contenuti, i progetti nell'area del passaggio generazionale mostrano una forte attenzione alle competenze in materia di governance, alla mappatura e valorizzazione delle competenze, al mentoring e trasferimento del know-how, alla definizione di KPI e sistemi di performance management per rendere la transizione più solida. Dal canto loro, l'area delle operazioni societarie evidenzia un approccio orientato al rafforzamento strutturale delle competenze manageriali, con focus ricorrenti su finanza strategica, valutazione d'impresa, compliance e gestione del rischio, spesso con un'attenzione che si estende alla conoscenza delle filiere e dei mercati internazionali. L'area della trasformazione digitale funzionale alla crescita delle pmi si conferma infine di particolare interesse, soprattutto sui temi dell’Intelligenza Artificiale, integrazione dei sistemi, cybersecurity, analytics e governance dei dati. "Con l'Avviso 2/2025 - spiega Marco Bodini, presidente di Fondirigenti - abbiamo voluto mettere a fuoco i momenti chiave in cui le Pmi si giocano continuità e competitività, ovvero il ricambio generazionale, gli assetti societari e la trasformazione digitale come leva di efficienza e di governo La risposta così ampia e di elevata qualità pervenuta dalle imprese conferma, da un lato, lo straordinario ruolo abilitante della formazione continua nelle grandi trasformazioni aziendali, dall'altro chiama sempre più in causa Fondirigenti come partner delle imprese, soprattutto di quelle di minori dimensioni, per aiutarle a trasformare cambiamento e complessità in momenti di opportunità di crescita". "Il Fondo sottolinea - ha sempre avuto come tratto distintivo quello della qualità dell'azione formativa: l'innalzamento dell'asticella e la qualità dei piani ricevuti mostrano che il sistema produttivo e manageriale è pronto ad impegnarsi in questa direzione". La graduatoria completa è disponibile sul sito di Fondirigenti: https://www.fondirigenti.it.
(Adnkronos) - Gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, sta intervenendo in diversi Comuni del territorio regolando la pressione dell’acqua in rete. L’obiettivo è quello di gestire meglio la risorsa, ridurre gli sprechi e offrire un servizio più affidabile e sostenibile. Una pressione più equilibrata riduce lo stress sulle tubature e aiuta a limitare rotture e perdite: meno acqua dispersa significa anche meno energia necessaria per pompare e distribuire l’acqua e quindi meno emissioni. Quello delle perdite idriche rimane un tema centrale in tutto il Paese. Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia la dispersione media dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione si attesta intorno al 42%. Un dato che fotografa la fragilità di una parte significativa delle infrastrutture nazionali e conferma quanto sia necessario intervenire con piani strutturali di efficientamento. In questo contesto – nonostante nel territorio gestito da CAP la dispersione causata da perdite si attesta al 19% - la regolazione della pressione rappresenta una delle leve più efficaci e immediate per ridurre le sollecitazioni sulla rete e contenere le dispersioni, contribuendo concretamente al miglioramento degli indicatori di qualità tecnica misurati da Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. Il Servizio Idrico Integrato svolge oggi un ruolo chiave nella transizione ecologica. Investire in tecnologie di monitoraggio, digitalizzazione delle reti, efficientamento energetico e ammodernamento delle condotte significa non solo ridurre le perdite, ma anche contenere i consumi energetici e le emissioni associate all’intero ciclo dell’acqua. Gli interventi di regolazione della pressione introdotti da Gruppo Cap sono progettati con parametri tecnici precisi e non compromettono il corretto funzionamento delle utenze. In conformità con quanto previsto dall’art. 12 del Regolamento del Servizio Idrico Integrato, Gruppo Cap garantisce ai contatori degli utenti una pressione minima pari a 2 bar (20 metri di colonna d’acqua) quando non è in corso alcun consumo d’acqua, nel pieno rispetto degli standard tecnici e regolatori vigenti. Tutte queste attività puntano a rendere le reti più moderne e resilienti e a migliorare la qualità del servizio, anche secondo gli indicatori misurati da ARERA, con benefici concreti per i cittadini e per il territorio nel medio e lungo periodo. In un’epoca in cui sostenibilità e uso responsabile delle risorse sono temi centrali nel dibattito pubblico, anche un intervento tecnico come la regolazione della pressione dell’acqua diventa un tassello importante di una strategia più ampia: meno sprechi, più efficienza, più futuro.