INFORMAZIONIFerrero spa Alimenti e Bevande Ruolo: Responsabile Servizi alle Persone Area: Human Resource Management Serena Bergese |
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(Adnkronos) - L'attività motoria è un pilastro fondamentale per la crescita dei bambini, "non solo sotto il profilo della salute fisica, visto che previene obesità e sovrappeso con tutte le complicanze associate, ma anche psicologico e relazionale". Per questo è importante "seguire le tappe evolutive partendo dal gioco-motricità", rispettando le inclinazioni personali. Lo sostengono gli esperti ospiti in 'A di attività motoria', il nuovo episodio del vodcast 'Le 6 A - La salute si costruisce da piccoli', realizzato da Adnkronos in collaborazione con la Società italiana di pediatria (Sip) e online da oggi sui canali YouTube, Spotify e nella sezione Podcast di adnkronos. Secondo le raccomandazioni dell'Oms-Organizzazione mondiale della sanità, i bambini dovrebbero svolgere almeno un'ora al giorno di attività fisica. Tuttavia, i dati della sorveglianza 'Okkio alla Salute' dell'Istituto superiore di sanità restituiscono un quadro di sedentarietà e uso di schermi che riducono il tempo dedicato al movimento: 1 bambino su 5 non fa proprio attività fisica e oltre il 70% va a scuola in auto, mentre ogni giorno i piccoli trascorrono 2 ore davanti a smartphone, tablet o computer. Gli esperti della Sip hanno messo a punto una piramide dell'attività motoria. "Attività motoria non significa solo attività sportiva strutturata - afferma Rino Agostiniani, presidente Sip - E' movimento anche fare ogni giorno un tratto di strada a piedi oppure fare le scale. Anche aiutare in casa, muoversi per rimettere le cose a posto: sono tutte attività motorie e hanno una finalità positiva, anche dal punto di vista relazionale". Secondo Agostiniani, è fondamentale che i genitori incoraggino il movimento senza trasformarlo in una competizione. "Il fine non è farli diventare campioni - avverte - ma farli diventare persone contente di quella che è la loro attività, e soprattutto non deve" compensare "ciò che il genitore non è riuscito a fare". Dal punto di vista educativo "i bambini vanno accompagnati, non solo fisicamente, ma anche culturalmente", spiega Attilio Turchetta, esperto per le attività sportive della Sip e responsabile Medicina dello sport ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. "E' importante far conoscere più sport e lasciare che siano loro a scegliere - precisa - Lo sport deve insegnare anche a perdere", oltre che a vincere, e deve "seguire le tappe evolutive del bambino. Un bambino di 3-4 anni è opportuno che venga avviato a condizioni di gioco-motricità - illustra Turchetta - Non può fare uno sport vero e proprio, deve imparare a muovere il suo corpo nello spazio, fare cose semplici che potrebbero sembrare banali, ma sono molto sofisticate, come alzarsi, sedersi, andare a destra e a sinistra, lanciare un oggetto, afferrarlo, tutto questo attraverso il gioco". Con la crescita si passa gradualmente ad attività più strutturate. "A 5-6 anni può essere introdotto ad attività più complete come il nuoto o la mini-atletica - suggerisce l'esperto - A 7-8 anni cominciare una prima fase di specializzazione con sport come calcio, mini-rugby, mini-basket, mini-volley o arti marziali. Poi, con la crescita, si entra nelle attività più specifiche, anche agonistiche. Ma la cosa fondamentale è che il bambino si diverta sempre". Può capitare che alcuni bambini mostrino resistenza verso l'attività fisica. In questi casi, i pediatri suggeriscono di rispettare inclinazioni e preferenze personali. "E' difficile trovare un bambino a cui non piaccia assolutamente nulla - osserva Agostiniani - Un po' di incoraggiamento va fatto, perché lo sport è una grande palestra di vita. Insegna che per raggiungere un risultato bisogna impegnarsi e, negli sport di squadra, fa capire quanto sia importante collaborare con gli altri". Uno dei dubbi più diffusi riguarda la possibilità di praticare sport nei bambini con problemi respiratori. Sulla questione Renato Cutrera, direttore dell'Unità operativa di Broncopneumologia del Bambino Gesù, chiarisce che non esistono controindicazioni assolute. L'asma non ha fermato campioni quali la nuotatrice Federica Pellegrini, il ciclista Miguel Indurain e il calciatore David Beckham, e non deve fermare neppure i più piccoli. "Soffrono di bronchite asmatica o broncospasmo il 25% dei bambini in età prescolare e 1 su 10 in età scolare - ricorda Cutrera - A volte i genitori pensano che, siccome il bambino ha l'asma, è meglio che non si muova. E' falso". Secondo lo specialista, la chiave è il controllo della malattia. "Un bambino che quando corre o fa le scale ha affanno o tosse probabilmente ha un'asma non controllata e deve rivolgersi al pediatra o a centri specialistici. Spesso basta una terapia preventiva con spray. Anche nell'asma da sforzo si possono usare broncodilatatori prima dell'attività fisica. Non ci sono scuse per chi vuole praticare lo sport che gli piace". Per quanto riguarda i falsi miti, come l'idea che alcune discipline sportive possano influenzare l'altezza o lo sviluppo fisico, Turchetta fa chiarezza: "Non è vero che basket e pallavolo fanno diventare alti e non è vero che la ginnastica ritmica o artistica impediscano la crescita. Sono le caratteristiche genetiche individuali che determinano queste condizioni. Lo sport semmai seleziona chi possiede determinate caratteristiche fisiche". Il movimento è strettamente legato a una corretta alimentazione. A sottolineare il fatto che sedentarietà e sovrappeso possano alimentarsi reciprocamente, Cutrera evidenzia che "il bambino obeso spesso ha poca voglia di fare attività fisica perché si sente in difficoltà rispetto agli altri. Si crea un circolo vizioso". Per questo l'auspicio è che anche la scuola possa "offrire attività motoria nel pomeriggio". La comunicazione con i bambini gioca un ruolo centrale, soprattutto quando si affrontano problemi di peso. "La cosa da non dire è: 'Guarda come sei grasso' - conclude Agostiniani - Il messaggio dovrebbe essere: 'Proviamo a vedere se riusciamo a cambiare un po' il nostro peso così si corre più forte'. Una motivazione positiva è fondamentale". Questo e tutti gli episodi completi del vodcast delle '6 A' con i consigli dei pediatri della Sip per crescere bene è disponibile sui canali YouTube, Spotify e nella sezione Podcast di adnkronos.com.
(Adnkronos) - "Ogni giorno, migliaia di ingegneri italiani mettono le proprie competenze al servizio della magistratura. Lo fanno come consulenti tecnici d'ufficio, come periti, come esperti chiamati a fornire risposte certe a domande complesse. Quando un giudice deve accertare le cause di un crollo strutturale, valutare la congruità di un appalto, ricostruire la dinamica di un sinistro, analizzare le tracce digitali di un reato informatico, è all'ingegnere che si rivolge. E' sulla solidità del nostro lavoro tecnico che si fonda, in moltissimi casi, il ragionamento giuridico che porta alla sentenza". A dirlo oggi, Angelo Domenico Perrini, presidente del Cni, intervenendo alla 1ª Giornata nazionale dell'ingegneria forense', in corso a Roma. Un momento di confronto essenziale tra i professionisti dell'ingegneria, il mondo della giustizia e le istituzioni, dedicato a esplorare il ruolo strategico della consulenza tecnica nei procedimenti giudiziari. "Il lavoro dell'ingegnere forense - sottolinea - non è semplicemente un servizio tecnico: è un atto di responsabilità civile. Professionisti che ogni giorno mettono le proprie competenze al servizio della giustizia, spesso in condizioni non facili, con compensi che non sempre riflettono la complessità e la responsabilità degli incarichi affidati. Chi accetta un incarico di consulenza per l'autorità giudiziaria sceglie di dedicare il proprio tempo e le proprie competenze a un'attività di natura pubblicistica, il cui fine ultimo è la tutela dei diritti dei cittadini. E' un impegno che si assume nella consapevolezza che le proprie conclusioni potranno incidere su patrimoni, su responsabilità, talvolta su destini personali e familiari. In questo senso, l'ingegneria forense rappresenta forse una delle espressioni più alte del ruolo sociale della nostra professione. Noi ingegneri siamo abituati a pensare in termini di sicurezza, di affidabilità, di rigore. Quando questi principi entrano nel processo, diventano garanzia di giustizia. Garanzia che l'accertamento dei fatti poggi su basi scientifiche solide, che la verità tecnica emerga con chiarezza, che il cittadino possa confidare in un sistema dove competenza e imparzialità camminano insieme". "Fino al 2023 - riferisce Carla Cappiello, vicepresidente vicario del Cni - ogni tribunale d'Italia gestiva i propri registri di consulenti tecnici e periti. La somma di quei registri contava circa 183 mila iscritti. Con l'istituzione del portale Albo ctu un passo avanti importante verso la trasparenza e la tracciabilità degli incarichi che il Cni ha fortemente sostenuto, si è reso necessario un nuovo processo di iscrizione. Il transito non è stato automatico: ogni professionista ha dovuto ripresentare domanda, e molti, per ragioni diverse, non lo hanno fatto. Oggi il portale conta circa 69 mila iscritti. E' vero che una parte di quella differenza è fisiologica, legata a professionisti che di fatto non esercitavano più. Ma anche depurando il dato dalle dispersioni amministrative, il quadro che ne emerge è preoccupante: siamo di fronte a un patrimonio di competenze che si sta assottigliando, e in alcune realtà territoriali la situazione è già critica". "Le ragioni di questo calo - avverte - sono di duplice natura: economica e simbolica. La dimensione economica è la più evidente. I compensi dei consulenti tecnici d'ufficio sono ancorati a tabelle del 2002, che a loro volta riflettono parametri concepiti ancora prima. In oltre vent'anni hanno perso più del 40% del loro valore reale. Un professionista qualificato, con anni di formazione e di esperienza, prima o poi si chiede se abbia senso mettere le proprie competenze al servizio della giustizia a condizioni che non riconoscono né la complessità del lavoro né la responsabilità che esso comporta". "Non è una questione corporativa - rimarca - se i colleghi vengono progressivamente allontanati dall'attività di ctu perché economicamente insostenibile, a farne le spese sarà la qualità delle perizie e, in ultima analisi, il cittadino che attende una giustizia fondata su accertamenti tecnici affidabili. Ma c'è una seconda dimensione, meno visibile e forse più insidiosa: il mancato riconoscimento del valore stesso della funzione. Le tabelle tariffarie attuali non contemplano neppure intere aree di attività in cui oggi il ctu è chiamato a operare. L'informatica forense non esisteva quando quelle tabelle furono scritte. L'analisi di dispositivi mobili, la fonica forense, le valutazioni di cybersecurity, la ricostruzione di evidenze digitali: sono alcune delle specializzazioni che richiedono competenze sofisticate e strumentazione avanzata, eppure il sistema le ignora". "In assenza di parametri specifici - continua Carla Cappiello, vicepresidente vicario del Cni - il giudice è costretto a liquidare queste prestazioni con il criterio residuale delle vacazioni. Il messaggio che ne deriva è chiaro, anche se involontario: queste competenze non contano abbastanza da meritare una voce propria. E quando un sistema non riconosce formalmente il valore di ciò che chiede, non può sorprendersi se chi lo possiede smette di offrirlo. Il rischio, concreto e documentato, è che la giustizia italiana perda progressivamente l'accesso a competenze tecniche qualificate proprio nel momento in cui ne ha più bisogno: un'epoca in cui le cause si fanno più complesse, le tecnologie più sofisticate, le responsabilità più intricate". "Sul piano normativo ed economico - ricorda - abbiamo avanzato al Ministero della Giustizia una proposta articolata di riforma che include l'aggiornamento dei compensi, l'introduzione di voci tariffarie per le nuove specializzazioni, l'eliminazione dei tetti massimi ormai anacronistici, tempi certi per la liquidazione. E su questo terreno registriamo un'interlocuzione parlamentare che ci dà fiducia. I tre disegni di legge presentati dal senatore Marco Silvestroni affrontano nodi cruciali: la formazione obbligatoria per i ctu, i tempi certi di liquidazione con il vincolo di solidarietà tra le parti, il superamento del legame tra compenso e prezzo di aggiudicazione nelle esecuzioni immobiliari. Sono interventi concreti, che rispondono a problemi reali, e che abbiamo sostenuto con convinzione nell'audizione in Commissione Giustizia al Senato dello scorso aprile". "Ringrazio anche - afferma - il deputato Marta Schifone: il Parlamento, con la legge sull'equo compenso di cui l'onorevole è stata relatrice, ha sancito un principio che consideriamo fondamentale: il lavoro intellettuale del professionista ha diritto a una remunerazione dignitosa. Quel principio non può valere solo nel rapporto con i committenti privati e la pubblica amministrazione; deve valere anche quando il professionista mette le proprie competenze al servizio della giustizia come ausiliario del giudice, ancorché resti inscalfibile la natura pubblicistica della funzione. E' una questione di coerenza dell'ordinamento, prima ancora che di tutela della categoria". "L'ingegnere forense - commenta - non può essere semplicemente un buon tecnico prestato alla giustizia. Deve possedere una doppia competenza - tecnica e giuridica - che oggi il nostro sistema formativo non garantisce in modo strutturato. Un ctu che non padroneggia le regole del contraddittorio, che non conosce le forme del verbale, che non ha chiara la portata processuale dei propri atti, rischia di produrre un lavoro tecnicamente impeccabile ma proceduralmente inutilizzabile. Accade e quando accade il danno ricade sulle parti che attendono giustizia". "C'è poi un aspetto - chiarisce Carla Cappiello, vicepresidente vicario del Cni - che molti colleghi sottovalutano. Il ctu, nel momento in cui accetta l'incarico, si assume responsabilità civili e penali di notevole portata, con conseguenze reali che richiedono una consapevolezza professionale che solo una formazione mirata può garantire. Per questo il Cni sta lavorando a una proposta che consideriamo strategica: rendere la formazione specifica per l'ingegneria forense obbligatoria e certificata". "Non un generico aggiornamento professionale - fa notare - ma percorsi strutturati che costruiscano quella doppia competenza oggi lasciata all'iniziativa individuale. Uno dei disegni di legge del Senatore Silvestroni prevede proprio la formazione iniziale obbligatoria e l'aggiornamento periodico triennale per i ctu: è la conferma che questa esigenza è avvertita anche dal legislatore". "L’ingegneria forense - ricorda il senatore Marco Silvestroni - è una disciplina spesso lontana dai riflettori ma senza di essa la giustizia non può funzionare. I ctu (consulenti tecnici d'ufficio) non sono una componente accessoria ma strutturale. Tuttavia, a fronte di grandi responsabilità che sono chiamati ad assumere, sovente godono di scarse tutele, come ad esempio per la questione delle tariffe". "In questo senso - spiega - ho ritenuto di dover presentare tre ddl che accolgono alcuni principi fondamentali quali il rispetto dei tempi di liquidazione dei compensi e la questione del rapporto tra compenso del professionista e valore della controversia. Ad esempio, in merito alle esecuzioni immobiliari il compenso deve andare in accordo col valore di stima e non con quello della vendita". "Poi - sottolinea - c’è il tema determinante delle competenze professionali che non possono non comprendere anche la conoscenza delle regole processuali. In questo senso è necessario un percorso di formazione per l’accesso all’Albo dei ctu e un sistema di aggiornamento periodico. In sintesi, vorrei dire che rafforzare l’ingegneria forense significa rafforzare la giustizia italiana”. L'ultima sessione è stata dedicata all’annosa questione delle tariffe. Tra le altre cose, la discussione ha approfondito le esigenze manifestate sul tema dai professionisti, anche sulla base dell’ascolto degli ordini territoriali e della valutazione delle situazioni vigenti in altri paesi europei, il tutto sfociato poi nell’interlocuzione istituzionale. Attualmente il ddl 1068 introduce misure di equità sostanziale, come tempi certi per la liquidazione (entro tre mesi dalla richiesta) e il vincolo di solidarietà tra le parti per il pagamento, uno strumento decisivo per tutelare il professionista dai ritardi e dal rischio di insolvenza. Inoltre, il ddl 1065 mira a superare l’attuale penalizzazione per gli stimatori nelle esecuzioni immobiliari, sganciando il compenso dal prezzo di aggiudicazione per ancorarlo nuovamente al valore di stima, restituendo così dignità e certezza al lavoro svolto. Ne hanno discusso Giorgio Granello (componente della Commissione ministeriale per la revisione degli onorari dei Ctu), Antonello Fabbro (già presidente del Tribunale di Treviso), Filippo Cascone (presidente Fondazione ordine degli ingegneri di Roma) e Giovanni Mimmo (già direttore degli Affari Interni, Ministero della Giustizia).
(Adnkronos) - Saipem ha ideato e promosso la riqualificazione del sottopasso ciclo-pedonale della stazione di Milano Rogoredo, lato Santa Giulia, attraverso un intervento di arte pubblica partecipata dal titolo 'Trame di Futuro'. (VIDEO) Il sottopasso, uno degli accessi principali alla stazione ferroviaria e alla metropolitana, è stato completamente rinnovato con un intervento che combina arte, funzionalità e coinvolgimento della comunità. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di restituire alla comunità uno spazio più accogliente e identitario, rafforzando il legame con il quartiere Rogoredo-Santa Giulia, un’area in cui Saipem ha il proprio headquarter. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con il collettivo artistico Orticanoodles e l’Istituto Albe & Lica Steiner, con il patrocinio del Municipio 4 del Comune di Milano. Il murale si sviluppa lungo due pareti principali del sottopasso per una lunghezza complessiva di circa 85 metri: una parete è stata realizzata in italiano e una in inglese per rendere l’opera accessibile e inclusiva per la comunità locale e internazionale. Le pareti raccontano lo stesso percorso visivo: un viaggio che parte dalle persone e dal loro ingegno creativo verso un futuro sostenibile, scandito dalle fermate di una metropolitana immaginaria. Gli studenti dell’Istituto Albe & Lica Steiner, guidati dalla sociologa Francesca Chialà e dal personale Saipem in workshop dedicati previsti nell’ambito del programma del ministero dell’Istruzione per la formazione scuola-lavoro, hanno contribuito alla definizione delle fermate dell'immaginaria linea metropolitana, offrendo un contributo che arricchisce il dialogo tra scuola, territorio e arte pubblica. La creatività, caratterizzata da toni caldi e dinamici, è stata realizzata dal collettivo artistico Orticanoodles. "Con questo progetto, che rientra nel piano annuale delle iniziative per le comunità locali 2025 di Saipem, vogliamo ribadire il nostro impegno a creare valore nei territori in cui operiamo, promuovendo iniziative che favoriscano inclusione sociale, sostenibilità e rigenerazione urbana -spiega Massimiliano Branchi, chief people, hseq and sustainability officer di Saipem-. La collaborazione con istituzioni, artisti, studenti e comunità locali è un modo concreto per rafforzare il legame con il quartiere Rogoredo-Santa Giulia e contribuire a renderlo più accogliente e riconoscibile, lasciando un segno tangibile e durevole". "L'intervento di arte pubblica 'Trame di Futuro' è un valido esempio di riqualificazione urbana, frutto di creatività e impegno condiviso -sottolinea Stefano Bianco, presidente del Municipio 4 di Milano-. Rappresenta la forza della comunità, dell'arte e della sostenibilità nel trasformare uno spazio comune. Il Municipio 4 ringrazia Saipem, Orticanoodles, l'istituto Albe & Lica Steiner e tutti i protagonisti di questo progetto per aver reso un luogo di transito quotidiano nel quartiere Rogoredo-Santa Giulia ancora più accogliente e rappresentativo". Il progetto ha previsto anche piccoli lavori di riqualificazione funzionale, come la pulizia delle pavimentazioni, la tinteggiatura del soffitto e l’installazione di corrimano e strisce antiscivolo, per migliorare la fruibilità dell’area. Alla cerimonia di inaugurazione hanno preso parte i vertici di Saipem, l'assessore alle Opere pubbliche, Cura del territorio e Protezione civile, Marco Granelli, il presidente del Municipio 4 di Milano, Stefano Bianco, l'assessore ai Trasporti e alla Mobilità sostenibile di Regione Lombardia, Franco Lucente, i rappresentanti del collettivo artistico Orticanoodles, gli studenti dell'istituto Albe & Lica Steiner e la sociologa Francesca Chialà.