INFORMAZIONISara PupinBricocenter Italia srl Commercio e Distribuzione, Industria, Commercio e Artigianato Ruolo: Web Communication Manager Area: Communication Management Sara Pupin |
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(Adnkronos) - L’ultima volta è successo a Davos a gennaio. Mentre Wall Street e i mercati globali crollavano a causa delle minacce di Donald Trump alla Groenlandia, parlando al World Economic Forum il presidente americano aveva cambiato completamente direzione: aveva escluso di voler usare la forza in Groenlandia e ricordato di non voler imporre nuovi dazi all’Europa. Per giorni i media americani erano tornati a parlare di 'Taco Trump', ovvero la tendenza del presidente a minacciare e poi ammorbidire la posizione non appena i mercati iniziano a crollare: “Trump Always Chickens Out”, Trump si tira sempre indietro. Ma è possibile fare la stessa cosa con una guerra? Ieri Trump ci ha provato, cercando di invertire le perdite delle Borse (Wall Street aveva chiuso la settimana in rosso) e fermare la crescita del petrolio che aveva toccato i 120 dollari al barile. Prima parlando a Cbs a mercati aperti e poi la sera nel corso di una conferenza stampa dalla Florida, Trump ha promesso che la guerra con l’Iran “finirà molto, molto presto” e che le operazioni militari sono “quasi concluse”. E ancora ha sostenuto che si tratta solo di “una piccola escursione”. Una forte inversione rispetto al racconto costruito dalla Casa Bianca e dal segretario alla Difesa, Pete Hegseth, nel corso della prima settimana di bombardamenti: proprio lunedì, a poche ore dall’intervento di Trump, Hegseth aveva detto che la guerra “è appena iniziata”. Questo mentre diverse fonti vicine all’amministrazione americana hanno continuato per giorni a parlare di un possibile invio di militari in Iran per fermare il regime. Da quando Stati Uniti e Israele hanno iniziato a colpire obiettivi iraniani, mercati finanziari, aziende e capitali stranieri si sono posti tutti la stessa domanda, ovvero se ancora una volta è la finanza a dettare le regole e i tempi nelle scelte di politica estera del presidente Usa. Intanto sembra che diversi consiglieri del presidente da giorni gli stiano chiedendo di trovare un modo per uscire presto dalla guerra: da una parte ci sono infatti le elezioni di Midterm che i repubblicani potrebbero perdere proprio a causa della guerra. L’intervento militare non è per nulla sostenuto dalla base Maga e va contro i principi dell’America First (nessuna guerra o impegno all’estero) ma è anche in contrasto con quanto Trump ha ripetuto per anni: ci concentreremo all’interno per rilanciare l’economia e non faremo mai una guerra come quelle che prima George W. Bush, poi Barack Obama, hanno sostenuto in Iraq e in Afghanistan. Oltre a questo Trump e i suoi consiglieri guardano all’inflazione - che potrebbe salire a causa del costo del petrolio - e al rialzo della benzina, che in una settimana è cresciuta di quasi il 20% negli Stati Uniti. Anche su questo punto Trump ha tutto l’interesse a fare 'Taco' ancora una volta: nella sua campagna elettorale del 2024 ha promesso di abbassare la benzina e portarla vicino ai 2 dollari al gallone (in questo momento è sopra i 3,50 dollari). Ma il progetto di 'Taco Trump' per l’Iran contiene altre possibili misure che sono da tutti viste come una marcia indietro. La prima è economica: Trump starebbe valutando di eliminare le sanzioni alla Russia sul petrolio, in modo da mantenere il prezzo del petrolio sotto controllo. Un cambio di direzione rispetto alle politiche nei confronti di Mosca dall’inizio della guerra in Ucraina. La seconda è di tipo politico: invece di un cambio di regime, nella conferenza stampa di ieri sera Trump ha fatto capire che una soluzione simile a quella del Venezuela potrebbe piacergli. Un cambio di regime attraverso solo i bombardamenti è molto difficile e soprattutto non permetterebbe al presidente di uscire dalla guerra in tempi brevi. Nonostante questa possibile strategia, diversi analisti sostengono che potrebbe essere troppo tardi. A differenza dei dazi, una guerra è più difficile da controllare e da fermare. Trump aveva fatto il suo primo Taco nell’aprile del 2025: una settimana dopo aver annunciato i dazi che in alcuni casi superavano il 100% nei confronti di quasi tutti i Paesi del mondo, non solo Wall Street era crollata ma le aste dei Treasury non erano andate affatto bene, mettendo in dubbio la tenuta del sistema americano. In quel caso Trump, dopo le forti pressioni del segretario al Tesoro Scott Bessent, aveva deciso di sospendere i dazi e di riaprire i negoziati. Ora però non è la stessa cosa: intanto c’è Israele che per ora non sembra intenzionato a finire la guerra e anzi sta espandendo in Libano. E ancora sembra che il regime iraniano per ora non abbia alcun interesse a cedere e al contrario sta cercando di allargare la guerra a tutto il Medio Oriente. Ieri questo meccanismo si è visto in modo molto chiaro sui mercati. Con il petrolio in forte rialzo e le Borse in calo, alle 15.30 (americana) Trump ha detto alla giornalista della Cbs Weijia Jiang che la guerra potrebbe finire presto e che le operazioni sono “piuttosto complete”. In pochi minuti il prezzo del petrolio è sceso e le azioni hanno recuperato terreno nell’ultima parte della seduta. A Wall Street molti investitori hanno letto questo episodio come una nuova conferma del cosiddetto “Taco trade”: comprare quando le dichiarazioni del presidente fanno scendere il mercato e vendere quando Trump fa marcia indietro e i prezzi risalgono. Resta però da capire se la stessa dinamica possa funzionare anche con una guerra. (di Angelo Paura)
(Adnkronos) - "Tra aspettative confermate e dubbi ancora aperti, l’Italia ha avviato il proprio percorso di recepimento della Direttiva 970/2023 sulla trasparenza salariale. Il 5 febbraio 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo di attuazione, successivamente trasmesso alle Camere per l’acquisizione dei pareri parlamentari. Rispetto alla Direttiva, la bozza di decreto introduce alcune semplificazioni a favore delle piccole e medie imprese italiane, ma altrettanti dubbi interpretativi. La più grande semplificazione riguarda il riferimento ai contratti collettivi per la definizione delle categorie di lavoratori che svolgono lavoro uguale o di pari valore. Ai sensi della bozza di decreto, costituisce 'stesso lavoro' o 'lavoro di pari valore' quello riconducibile a mansioni identiche o comparabili, riconducibili al medesimo livello del contratto collettivo applicato". Così, con Adnkronos/Labitalia, Ornella Patané, partner di Toffoletto De Luca Tamajo, in merito allo schema di decreto legislativo per il recepimento della direttiva EU sulla trasparenza salariale. Secondo l'esperta, "si tratta di una presunzione semplice a favore della contrattazione collettiva che assicura sistemi di classificazione retributiva fondati su criteri oggettivi e neutri rispetto al genere, ai sensi della Direttiva, e che consente la prova contraria, ovvero la dimostrazione dell’esistenza di trattamenti retributivi individuali discriminatori" "Il riferimento alla contrattazione collettiva, tuttavia, non risulta sempre adeguato -continua Patanè- ai fini di una compiuta attuazione della Direttiva. In primo luogo, perché i livelli dei contratti collettivi sono generici e molto ampi e non prendono in considerazione ogni singola organizzazione aziendale. In secondo luogo, essi non prevedono livelli retributivi per la fascia più alta della popolazione aziendale, ovvero per quadri e dirigenti, ove si annida statisticamente la discriminazione retributiva di genere". "Forse proprio in considerazione di questo, la bozza di decreto consente -spiega ancora l'esperta di diritto- anche sistemi di classificazione professionale decisi dal datore di lavoro ai fini della determinazione della retribuzione, integrativi dei livelli previsti dalla contrattazione collettiva, purché anch’essi basati su criteri oggettivi e neutri sotto il profilo del genere. A differenza di quanto previsto dalla Direttiva, tali sistemi integrativi di classificazione dei lavoratori sono decisi unilateralmente dalle imprese e non condivisi con i rappresentanti dei lavoratori". Secondo Patanè "presenta, inoltre, dei problemi interpretativi la definizione di livello retributivo, introdotta dalla bozza di decreto rispetto a quanto previsto dalla Direttiva: definizione certamente importante perché su di essa si baseranno tutte le comparazioni introdotte dalla Direttiva per valutare la sussistenza di un gap retributivo di genere. Nella bozza di decreto, vanno esclusi dal livello retributivo i superminimi individuali, i premi una tantum e le indennità ad personam, qualora questi siano stati previsti a favore di alcuni dipendenti sulla base di criteri 'oggettivi individuali'". "Tale formulazione poco felice da un punto di vista lessicale prima ancora che giuridico, introduce non poche incertezze interpretative soprattutto perché pare vanificare lo scopo della Direttiva volto a comparare tutti gli elementi retributivi, fissi, variabili e in natura proprio al fine di rinvenire eventuali situazioni di discriminazione", conclude Patanè.
(Adnkronos) - Abb conferma la presenza a Key - The Energy Transition Expo, il principale appuntamento italiano dedicato alle tecnologie per l’efficienza energetica, la digitalizzazione e l’elettrificazione. Dal 4 al 6 marzo, allo Stand 100 - Padiglione A1 presso il Rimini Expo Center, l’azienda presenta un portafoglio aggiornato di soluzioni pensate per supportare l’evoluzione dell’intera filiera dell’elettrificazione. All’offerta tecnologica si affianca un programma di formazione tecnica ricco e strutturato, con corsi sui temi più caldi e richiesti dal mercato destinati a impiantisti, progettisti, installatori e tecnici. Abb è fortemente impegnata nello sviluppo delle competenze, puntando su aggiornamento continuo e professionalità qualificate.