(Adnkronos) - “Il menù fisso ha il problema di fondo che crea disaffezione: il bambino subisce il pasto perché non ha la possibilità di scegliere. Si ritrova un primo, un secondo, un contorno che qualcun altro ha deciso. Questa disaffezione crea distanza". Lo ha detto Nicola Lamberti, Ceo di PlanEat, al convegno promosso da PlanEat 'Innovazione digitale e politiche pubbliche per la riduzione dello spreco alimentare nelle scuole' presso la sala Stampa della Camera dei Deputati. “C'è anche un altro problema legato alla quantità: in un contesto scolastico ci sono bisogni, abitudini e attività differenti che richiedono quantità diverse. Avere la possibilità di scegliere il pasto e la quantità è, secondo noi, il miglior strumento per lottare contro lo spreco alimentare a monte, evitando di produrre ciò che sarebbe certamente buttato.” “Dal progetto pilota PlanEat Scuole, realizzato nella provincia di Pavia, sono emersi risultati concreti: ponendo la scelta del pasto in forma volontaria il giorno prima, il 98% degli alunni ha aderito ordinando quasi tutti i piatti disponibili. La possibilità di selezionare tipo e quantità del primo, del secondo e del contorno ha permesso di ridurre del 52% lo spreco dei piatti e di diminuire del 20% il cucinato, aumentando così la qualità del servizio. Per estendere il modello su larga scala, è necessario introdurre nei contratti e negli appalti strumenti digitali per la pianificazione, così da evitare l’esubero alimentare a monte”, conclude Lamberti.
(Adnkronos) - "Dividiamo in due grandi gruppi le nostre applicazioni di Intelligenza artificiale. Quelle che riguardano la salute e sicurezza del luogo di lavoro, ovvero tutto ciò che serve per la prevenzione e tutto ciò che viene prima che avvenga un infortunio. Su questo naturalmente noi ci concentriamo in maniera particolare, perché è evidente che cerchiamo di evitare che accadano gli incidenti. E poi ci sono le applicazioni dell'Intelligenza artificiale in ambito protesico e riabilitativo, quindi purtroppo quando l'incidente avviene; tutto ciò che noi possiamo fare per far sì che possano essere restituite delle condizioni accettabili di vita ai nostri assistiti". A dirlo Fabrizio D'Ascenzo, presidente Inail, intervenendo all'evento 'Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità strategie, fiducia, regole, competenze', promosso dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali.
(Adnkronos) - “La mensa scolastica è un elemento strategico per la lotta allo spreco alimentare. Noi siamo convinti che attraverso una mensa scolastica sostenibile si possa andare a ridurre lo spreco alimentare e dare un contributo al raggiungimento degli obiettivi di Agenda 2030”. Così Giovanni Gostoli, direttore generale Rete dei Comuni Sostenibili, in occasione del convegno promosso da PlanEat 'Innovazione digitale e politiche pubbliche per la riduzione dello spreco alimentare nelle scuole' che si è svolto a Roma presso la Camera dei Deputati. “In giro per l'Italia ci sono tanti comuni che stanno attivando percorsi partecipati, che puntano alla qualità del prodotto, all'organizzazione, all'educazione, che stanno dando risultati importanti. La prima cosa da evitare è la logica del massimo ribasso. Quando la mensa è vista solo come un costo e non come un investimento diventa un problema. Quando invece al centro c'è la qualità del prodotto, molto spesso gli sprechi si riducono - spiega - In secondo luogo conta l'organizzazione del servizio, con prodotti tipici locali e filiera corta. In terzo luogo serve un sistema di monitoraggio: per combattere lo spreco occorre avere dati sulle grammature delle eccedenze e sulla tipologia, per orientare i menù. Il monitoraggio è fondamentale, non per la gestione del rifiuto ma per prevenire lo spreco". Gostoli evidenzia anche le criticità, tra cui la carenza di competenze interne per l’applicazione dei Cam e la necessità di risorse per accompagnare la transizione verso mense sostenibili, sottolineando infine che “lo spreco alimentare deve diventare un indicatore di qualità di un servizio fondamentale nelle comunità locali”.