(Adnkronos) - "Nessun Paese europeo ha ricevuto alcuna informazione" sull'attacco Usa-Israele all'Iran e il fatto che il ministro della Difesa Guido Crosetto sia rimasto bloccato a Dubai dopo i raid "è stata una mia scelta". A dirlo nel corso dell'audizione a Senato sulla situazione in Iran e nel Golfo Persico è stato lo stesso titolare della Difesa. "Il fatto che io fossi bloccato è stata una mia scelta, perché immediatamente avrei potuto andarmene via da Dubai senza neanche comunicarlo, ho scelto in quel momento di restare, visto quello che stava succedendo. Avrò sbagliato come ministro, chiedo scusa, perché ero con i miei due figli e sono stato lì. Quando, dopo una notte di bombardamento, li ho presi e li ho accompagnati a Mascate, sono partito e sono tornato a fare il mio dovere. Ero a Dubai perché avevo deciso, magari sbagliando, di concedermi un periodo di ferie. Avevo messo anche degli incontri istituzionali. E noi non è che non siamo stati informati come Italia di quello che è successo o quando è successo: nessun Paese. Ho scritto a tutti i miei colleghi ministri della Difesa. Nessun paese europeo ha ricevuto alcuna informazione, se non quando gli aerei erano in volo", una volta avuta la certezza "che attacchi avrebbero colpito l'obiettivo principale. Perché era quella la loro priorità. Nessuno in Occidente, in Oriente, nei Paesi arabi era stato minimamente informato", ha ribadito il ministro. "I rischi per il nostro personale nell'area sono stati mitigati già da settimane, è stata alleggerita la presenza di tutto il personale non indispensabile, riviste e approvate le procedure di sicurezza, così come i piani per fronteggiare l'emergenza. Parallelamente sono stati verificati e aggiornati i piani di evacuazione", ha poi continuato. "L'esperienza di queste ore conferma la necessità di avere una riflessione sugli strumenti normativi che disciplinano le partecipazioni italiane alle missioni internazionali. L'attuale quadro legislativo definisce e autorizza le missioni sulla base di scenari internazionali che possono mutare rapidamente e imprevedibilmente. Tuttavia, le crisi contemporanee evolvono una velocità da richiedere in alcuni casi la possibilità di adeguare tempestivamente la presenza militare dislocando forza e aspetti in funzione delle esigenze operative della sicurezza del personale; quindi è opportuno valutare strumenti che consentono ancora maggiore flessibilità operativa nel pieno rispetto del Parlamento, per garantire che lo strumento possa rispondere con prontezza a qualunque tipo di evoluzione di crisi possiamo trovarci davanti", ha continuato. "Abbiamo scenari mai sperimentati prima - precisa - valuteremo con massima attenzione l'evoluzione della crisi adeguando di conseguenza le misure necessarie a tutela del personale e degli interessi nazionali. Il nostro scrupolo verso tutto il personale militare ma verso i nostri connazionali civili presenti nell'area, come dimostra anche il lavoro che contestualmente stiamo facendo con la Farnesina che faremo anche nei prossimi giorni". "Di fronte a un attacco simile l'Italia farebbe peggio, perché le difese da queste nuovi armi, che sono soprattutto i droni, sono molto più difficili rispetto alle armi tradizionali. Dal punto di vista di quel tipo di attacchi, l'Italia e i paesi europei sono indietro e si stanno avvicinando negli ultimi due anni con investimenti continui. La soluzione ci sarà nel giro di qualche mese, qualche anno perché è partita purtroppo soltanto due anni fa, perché prima questo tipo di pericolo non era né percepito né reale: la guerra dei droni è un'invenzione ucraina, è cambiata completamente la visione e il modo di fare la guerra negli ultimi due anni in modo repentino", ha poi sottolineato il ministro. Le operazioni di Usa e Israele, ha aggiunto il ministro, "sono state pianificate per colpire i nodi chiave della struttura militare iraniana, in particolare i centri di comando, i sistemi di difesa aerea e le infrastrutture legate ai programmi missilistici e ai droni, ritenuti da Washington e Tel Aviv una minaccia permanente e imminente", ha detto ancora Crosetto. "L'obiettivo di una azione su vasta scala è ridurre la capacità offensiva di Teheran. Le autorità israeliane hanno presentato l'offensiva come una azione preventiva contro una minaccia ritenuta esistenziale". "L'attacco a Cipro ha un significato superiore a quello che gli abbiamo dato. E' vero che a Cipro c'è una base inglese, ma - ha spiegato il ministro - se l'attacco avviene in una base non di un Paese che è direttamente coinvolto, quanti sono i paesi in pericolo rispetto a un possibile attacco? E allora la mia necessità e la mia preoccupazione principale è questa: in una guerra in cui c'è qualcuno che pare non avere nulla da perdere, la possibilità che ha questa persona di fare delle cose che a noi sembrano folli è superiore alla nostra capacità di immaginazione. Quando sono tornato ieri sera, la mia preoccupazione era andiamo in giro a vedere, coordinandosi con tutti gli europei, quanta massa di difesa possiamo mettere tutti insieme, non soltanto verso un fronte fino a ieri est ma anche verso un fronte di un altro tipo, più orientale, perché questa è la mia responsabilità e la nostra, quella di garantire la sicurezza dell'Italia, del nostro Paese, dei nostri cittadini".
(Adnkronos) - Il settore della logistica, nel nostro Paese, si appresta a superare la soglia dei 117 miliardi di euro entro il 2026, spinto da una trasformazione che non è più solo tecnologica, ma più profonda e strutturale. Passeremo, infatti, dalla logistica di reazione alla logistica di anticipazione che, grazie agli strumenti tecnologici più avanzati come l’intelligenza artificiale o il machine learning, permetterà di ridurre drasticamente l’errore umano. In questo scenario di grande evoluzione, Oikyweb, azienda leader con oltre 25 anni di esperienza nei servizi integrati di gestione e home delivery, ha individuato i tre pilastri che guideranno il comparto nei prossimi mesi: iper-automazione, sostenibilità sostanziale (che per certi versi è addirittura antitetica a quella che finora veniva 'certificata' in base a procedure standardizzate di auditing esterno) e capacità di essere 'vicini' al cliente finale, non solo in termini fisici, ma soprattutto in termini di servizio capace di anticipare i suoi bisogni. Nel dettaglio, il primo pilastro è, quindi, iper-automazione e magazzino intelligente. Un magazzino sarà sempre di più un ecosistema integrato e intelligente. Secondo alcune stime, ad esempio, l’adozione dell’Ai passerà dall’attuale 24% ad oltre il 60%. Grazie alla robotica sarà possibile ridurre lo sforzo umano di molti lavori di handling, e quindi migliorare l’efficienza e ridurre danni a prodotti e soprattutto usura fisica al personale, mentre con l’Ai sarà progressivamente semplice gestire una mole potenzialmente infinita di dati con la massima precisione. Il problema rimarrà, ancora e sempre, lo stesso: la qualità di questi dati. E qui la vera differenza tra le diverse 'adozioni' sarà la chiave: chi si limiterà ad adottare strumenti commerciali generici otterrà benefici limitati o addirittura negativi; solo chi saprà lavorare sui dati per ottimizzare la customizzazione degli strumenti perverrà a risultati concretamente significativi. Il secondo pilastro è sostenibilità e trasparenza. Quella che per anni abbiamo definito logistica green - e che in molti casi ha rappresentato più che altro uno slogan commerciale e un 'marchio' burocratico – smetterà gradualmente ma irrevocabilmente di essere una bandierina da sventolare e si trasformerà in un requisito operativo chiave, di cui le aziende difficilmente potranno fare a meno. Con la prossima adozione del passaporto digitale di prodotto e attraverso l’uso sempre più sistematico della blockchain (ma anche e soprattutto di altri strumenti, molto più lean e di uguale o superiore efficacia, oggi disponibili) per la tracciabilità, i flussi digitali potranno diventare sempre più trasparenti. Oikyweb, da sempre attenta all’etica e al rispetto ambientale, sta già da tempo puntando molto sulla gestione di flussi che possano ridurre il proprio impatto in termini di inquinamento, per offrire un servizio sempre di qualità ma, anche e soprattutto, sostenibile nel lungo periodo. Terzo pilastro la 'vicinanza' al cliente finale. Il futuro dell’home delivery si giocherà sul concetto di 'prossimità', inteso però non solo come capacità di essere 'vicini' ad ogni singolo cliente finale in termini fisici, ma soprattutto come capacità di saper offrire ad ogni singolo cliente finale il servizio in grado senz’altro di soddisfare, ma se possibile anche di anticipare, i suoi bisogni. Per garantire consegne ottimizzate in base alle specifiche esigenze di ogni singolo cliente finale, e però contemporaneamente ridurre la congestione urbana e l’inefficienza (due fattori che purtroppo sono strutturalmente in trade-off negativo rispetto alla massimizzazione della soddisfazione di tutti i clienti finali), occorre, ancora una volta, una grande capacità di automazione e gestione dei dati. Infatti, poiché ovviamente non è possibile essere vicini fisicamente ad ogni singolo cliente finale (questa idea comporterebbe di portare la logistica a pochi chilometri dal cliente finale, e al limite, quindi, di avere un micro-hub in ogni portineria, ma questa è la logica dei locker, in cui il cliente si serve da solo, non dell’home-delivery, in cui invece il cliente vuole che siano soddisfatte una serie molto ampia di sue esigenze), la soluzione è resa possibile solo dalla capacità di minimizzazione dei flussi fisici grazie alla sostituzione di questi con flussi digitali. Si tratta di una sfida che Oikyweb presidia da oltre 25 anni, trasformando la consegna dell'ultimo miglio in un'esperienza personalizzata, di qualità e ad alto valore aggiunto. "Il 2026 - precisa Raffaele Ghedini, economista e presidente di Oikyweb - si preannuncia come un anno importante e di grande cambiamento per il settore. Sono convinto che inizieranno a non essere premiate solo le aziende che aumentano il numero di consegne o che banalmente acquistano più mezzi di trasporto green, ma sempre più quelle che sanno gestire in modo efficace i dati e, grazie a ciò, costruire relazioni di valore con i propri clienti. Non dimentichiamo, infatti, che la tecnologia è un valido alleato, ma non indistintamente per tutti: aiuta a fare la differenza solo chi la sa utilizzare in modo capace, consapevole e strategico. In Oikyweb è uno strumento fondamentale e serve per concretizzare una promessa che l’azienda fa da sempre ai propri clienti: lavorare al massimo del proprio impegno per rendere ogni esperienza di servizio unica, trasparente e memorabile”.
(Adnkronos) - “Lo stop della Commissione europea sul partenariato pubblico-privato è un tema rilevante perché taglia trasversalmente tutti i settori che lavorano con la pubblica amministrazione, dai servizi alle opere”. Lo ha dichiarato Gianluca Bufo, ceo e direttore generale del Gruppo Iren, intervenendo alla conferenza “Umanizzare il trilemma dell’energia” organizzata al Senato da Oliver Wyman e Wec Italia. Bufo ha ricordato che il Partenariato Pubblico-Privato è “uno strumento cross-settore che ha consentito al Paese di sviluppare economie e progettualità che spesso le amministrazioni, soprattutto territoriali, non hanno la capacità tecnica di strutturare autonomamente”. Non solo utility, ma anche strade, ferrovie ed efficienza energetica in ambito sanitario: “È sempre stato uno strumento industriale, applicato in ambito pubblico per portare competenze tecniche e tecnologiche”. Il numero uno di Iren ha citato anche il caso dell’idroelettrico in Piemonte: “Abbiamo fatto una mossa in anticipo sul rinnovo delle concessioni scadute nel 2010, affrontando tre anni di ricorsi. Dal 2010 continuiamo a garantire investimenti di manutenzione in una condizione ordinaria, ma non straordinaria”. La proposta di Ppp, ha spiegato, prevedeva anche di lasciare “una quota rilevante, il 25% dell’energia, a prezzi calmierati per il territorio”. Secondo Bufo, altri Paesi come la Spagna hanno individuato soluzioni alternative, ad esempio riconoscendo maggiore premialità al proponente in gara. “Non so se sarà applicabile in Italia, con un codice degli appalti molto articolato, ma una soluzione sul Ppp va trovata, perché non è mai stato uno strumento per facilitare l’amministrazione, bensì per portare progettualità e competenze industriali al servizio del pubblico”, ha concluso.