INFORMAZIONIKelly Services spa Gestione Risorse Umane e Formazione Aziendale Ruolo: HR Permanent Consultant Area: Human Resource Management Raffaella Dal Col |
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(Adnkronos) - "C’è un libro che in questi ultimi tempi viene letto, riletto e annotato nelle cancellerie di mezzo mondo. Si intitola 'America against America', lo ha scritto un autore cinese e risale a più di un trentennio fa. Ma in qualche modo, per ragioni che poi si dirà, apre uno squarcio interessante su questo nostro tempo così pieno di domande. Questo libro, non ancora tradotto in italiano, è una sorta di diario di bordo. Racconta il viaggio di apprendimento che un giovane cinese si trova a fare negli Stati Uniti d’America. Il viaggio avviene all’indomani della sfida elettorale tra il primo Bush, il padre, e il governatore democratico Dukakis, nel lontano 1988. Ma quella contesa resta per così dire sullo sfondo. La curiosità dell’ospite cinese verte più sulla società americana nel suo insieme, indagando le università, i media, i costumi, le curiosità, perfino le stranezze. C’è tempo per soffermarsi sulle diversità territoriali, sui conflitti razziali, sui meccanismi di formazione e distribuzione della ricchezza, perfino sullo stile di vita degli amish. Quasi che quel ragazzo volesse offrire il ritratto più accurato e più dettagliato di un mondo tanto diverso da quello da cui era partito qualche mese prima. Lo stesso percorso che aveva seguito il nobile francese Alexis de Tocqueville che due secoli prima, nella sua “Democrazia in America”, aveva spiegato meravigliosamente il nuovo continente ai suoi vecchi padroni europei. Lo studente cinese appare per metà ammirato e per metà invece molto critico per quel che vede e annota. Da un lato riconosce che la democrazia americana funziona bene. Dall’altro però denuncia con parole fin troppo severe la caduta di valori che segna quell’epoca: l’eccesso di egoismo, la dissoluzione della famiglia, una sorta di deriva morale che viene descritta a tinte fin troppo fosche. La sua ricostruzione è attenta, diligente e rispettosa. Ma la sua curiosità, attraversando tutte le luci e tutte le ombre di quella stagione, cerca di approdare infine a una conclusione. E cioè che la troppa libertà alla fin fine mina la compattezza dei paesi e si traduce prima o poi in un serio indebolimento della loro capacità competitiva e della loro coesione sociale. Non è un’anatema, è una comparazione. L’autore non costruisce una barriera ideologica, come ai tempi di Mao. Esprime un giudizio di funzionalità. Annota che il sistema che ha visto all’opera e analizzato con cura ha delle falle. E scommette che si possa fare meglio. A patto di non farsi mettere sotto scacco da un complesso di inferiorità. Dietro questa scissione tra le luci e le ombre dell’America di quegli anni si nasconde infatti un monito, che diventa esplicito solo verso la fine del volume. “Il sistema americano -scrive l’autore- che è generalmente basato sull’individualismo, l’edonismo e la democrazia sta chiaramente perdendo il suo primato a fronte di un sistema fondato sul collettivismo e sull’autoritarismo”. La sua previsione all’epoca era che gli Usa avrebbero perso la competizione economica con il Giappone, che in quegli anni sembrava la potenza emergente. Ma si comprende che il modello evocato dall’autore è soprattutto quello del suo paese, la Cina, con la sua antica radice confuciana e la sua più recente storia comunista. Laddove per l’appunto ogni eccesso di spirito individuale (e liberale) lascia il passo a istituzioni e costumi più fondati sulla compattezza e molto, molto meno sulle libertà personali. Fin qui, si potrebbe dire nulla di nuovo. Ma di qui in poi si svela qualcosa di più e di inatteso. Il fatto è che quasi quaranta anni dopo si scopre che l’autore di questa lontana ricognizione nel frattempo ha fatto carriera, ed è diventato uno dei dirigenti di punta del sistema politico cinese. Il suo nome è Wang Huning e attualmente è un membro di spicco del politburo del Partito comunista cinese. Così ora il suo libro getta una luce più vivida sui caratteri della competizione politica globale in corso tra la Cina e gli Usa. Riproponendo anche a noi il dilemma che da sempre divide la filosofia politica un po’ in tutto il mondo. E cioè se la libertà che noi veneriamo sia ancora un punto di forza al cospetto di paesi e sistemi che ne tengono un molto minor conto e che confidano piuttosto di trarre un più cospicuo vantaggio dalla confusione che regna dalle nostre parti. Resta quella, ancora oggi, la frontiera che divide l’occidente, o quel che ne rimane, dal cosiddetto sud globale. Si tratterebbe ora di rispettarla e custodirla con una reciproca capacità di pacifica convivenza". (di Marco Folini)
(Adnkronos) - Borghi a rischio spopolamento? Non per Cortemilia, 2100 abitanti nell’Alta Langa, dove Paola Veglio, amministratore delegato di Brovind Vibratori spa, da anni si impegna per garantire un futuro al territorio, con il sogno, dice all'Adnkronos/Labitalia di “rendere questo borgo storico, noto per l’enogastronomia e il turismo, un polo tecnologico a disoccupazione zero”. “I dipendenti di Brovind - spiega - hanno accesso di diritto all’asilo nido comunale, la cui creazione è stata resa possibile grazie al grande impegno del Comune di Cortemilia. La struttura è fondamentale per il territorio: mancava un nido nel borgo e offre opportunità di accoglienza anche per i comuni limitrofi. La retta per i nostri lavoratori è coperta interamente dall’azienda”. L’imprenditrice ha inoltre riaperto un ristorante-pizzeria e hotel nel centro del paese: “Era da anni che a Cortemilia mancavano un hotel e una pizzeria; il progetto ha anche una valenza di welfare aziendale, perché permette di ospitare 60 dipendenti Brovind, il cui pranzo è pagato per l’80% dall’azienda. Vista la progressiva crescita dell’organico, infatti, molti dei nostri lavoratori non potevano contare su strutture in grado di ospitarli”. “La posizione centrale dell’hotel - racconta - offre nuove opportunità ai negozi del borgo. Il fatto che stiano aprendo altre attività locali, gestite da giovani, conferma che il nostro progetto possa creare valore aggiunto verso la riqualificazione del territorio”. In tema di investimenti per il territorio, Paola Veglio si occupa di riqualificare l’ex polo industriale Miroglio: “Un’area di 33.000 mq abbandonata, che ospiterà la produzione Brovind. Stiamo strutturando il progetto in ottica di indipendenza energetica, automazione e maggior attenzione al welfare aziendale; si tratta di un investimento di 12 milioni, una cifra titanica, ma è l’unica soluzione per crescere”. Per attrarre i giovani, invece, “collaboriamo attivamente con le scuole del territorio per accogliere i giovani più promettenti e offrire loro una formazione altamente qualificata”.
(Adnkronos) - Gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, sta intervenendo in diversi Comuni del territorio regolando la pressione dell’acqua in rete. L’obiettivo è quello di gestire meglio la risorsa, ridurre gli sprechi e offrire un servizio più affidabile e sostenibile. Una pressione più equilibrata riduce lo stress sulle tubature e aiuta a limitare rotture e perdite: meno acqua dispersa significa anche meno energia necessaria per pompare e distribuire l’acqua e quindi meno emissioni. Quello delle perdite idriche rimane un tema centrale in tutto il Paese. Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia la dispersione media dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione si attesta intorno al 42%. Un dato che fotografa la fragilità di una parte significativa delle infrastrutture nazionali e conferma quanto sia necessario intervenire con piani strutturali di efficientamento. In questo contesto – nonostante nel territorio gestito da CAP la dispersione causata da perdite si attesta al 19% - la regolazione della pressione rappresenta una delle leve più efficaci e immediate per ridurre le sollecitazioni sulla rete e contenere le dispersioni, contribuendo concretamente al miglioramento degli indicatori di qualità tecnica misurati da Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. Il Servizio Idrico Integrato svolge oggi un ruolo chiave nella transizione ecologica. Investire in tecnologie di monitoraggio, digitalizzazione delle reti, efficientamento energetico e ammodernamento delle condotte significa non solo ridurre le perdite, ma anche contenere i consumi energetici e le emissioni associate all’intero ciclo dell’acqua. Gli interventi di regolazione della pressione introdotti da Gruppo Cap sono progettati con parametri tecnici precisi e non compromettono il corretto funzionamento delle utenze. In conformità con quanto previsto dall’art. 12 del Regolamento del Servizio Idrico Integrato, Gruppo Cap garantisce ai contatori degli utenti una pressione minima pari a 2 bar (20 metri di colonna d’acqua) quando non è in corso alcun consumo d’acqua, nel pieno rispetto degli standard tecnici e regolatori vigenti. Tutte queste attività puntano a rendere le reti più moderne e resilienti e a migliorare la qualità del servizio, anche secondo gli indicatori misurati da ARERA, con benefici concreti per i cittadini e per il territorio nel medio e lungo periodo. In un’epoca in cui sostenibilità e uso responsabile delle risorse sono temi centrali nel dibattito pubblico, anche un intervento tecnico come la regolazione della pressione dell’acqua diventa un tassello importante di una strategia più ampia: meno sprechi, più efficienza, più futuro.