Radio Club 103 srlRadio di servizio, prettamente giornalistica, a favore della Pv di Belluno, delle sue Comunità e delle problematiche ad essa associata - ha sede a valle di Cadore. nelle Dolomiti, patrimonio Unesco - |
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(Adnkronos) - Diventa un caso il concerto di Laura Pausini in Perù. La cantante italiana ha interrotto improvvisamente lo show a Lima, lasciando il pubblico sorpreso e dando vita a un episodio diventato virale sui social. Durante l’esecuzione di uno dei suoi brani più celebri, Pausini ha fermato la musica e si è rivolta direttamente al pubblico. Nel mirino, le prime file sotto il palco, quelle con i biglietti più costosi. Secondo quanto riportato, molti spettatori non cantavano, né mostravano particolare coinvolgimento, in netto contrasto con l’entusiasmo del resto dell’arena. “Devo fermarmi un attimo”, ha detto l’artista, interrompendo l’esibizione e cambiando il clima del live in pochi secondi. La cantante non ha usato mezzi termini. Ha criticato apertamente alcuni spettatori delle zone vip, sottolineando la mancanza di coinvolgimento: "Pagano molto, ma non conoscono le canzoni". Un commento diretto che ha acceso il dibattito online. Pausini si è anche rivolta a un cameraman chiedendogli di inquadrare chi stava davvero cantando, cioè il pubblico più lontano ma visibilmente più entusiasta, piuttosto che chi resta immobile sotto il palco. L’episodio, avvenuto all’Arena 1 della capitale peruviana durante il tour 2026-2027 e il video del momento ha fatto rapidamente il giro del web, dividendo gli utenti. Da una parte chi applaude la schiettezza dell’artista, da sempre nota per il suo rapporto diretto con i fan; dall’altra chi ha giudicato il rimprovero eccessivo, soprattutto verso spettatori paganti. Non è la prima volta che Laura Pausini interagisce in modo deciso con il pubblico. Al di là della polemica, il gesto racconta molto del rapporto tra artista e pubblico nell’era dei concerti-evento: tra fan appassionati e spettatori “di status”, la differenza – almeno per Pausini – si misura ancora in una cosa semplice: cantare insieme
(Adnkronos) - Tornare a giurare sulla Costituzione, per ricordare - a sé stessi prima ancora che al Paese - che la dirigenza pubblica è al servizio della Nazione. È la proposta che emerge come atto politico fondativo dal primo congresso nazionale della sezione Ministeri di Cida Funzioni Centrali, svoltosi a Grottaferrata alla presenza di circa duecento dirigenti provenienti da tutti i ministeri e dalle principali amministrazioni centrali dello Stato. L'assemblea ha approvato all'unanimità la prima mozione della Sezione, che propone di reintrodurre il giuramento sulla Carta costituzionale come atto formale e simbolico dell'entrata in servizio dei dirigenti pubblici. Un richiamo esplicito al vincolo di fedeltà ai valori costituzionali quale guida dell'azione amministrativa, in un momento in cui il rapporto tra politica e amministrazione è al centro del dibattito istituzionale. Momento centrale dei lavori è stata l'elezione, per acclamazione, di Mariagrazia Di Iasi a segretaria nazionale della Sezione Ministeri. La neoeletta sarà affiancata da un direttivo nazionale composto da dodici membri, rappresentativi delle diverse amministrazioni, e da una segreteria nazionale di tre componenti. Il congresso ha affrontato i nodi strategici della funzione dirigenziale nell'attuale congiuntura: il profilo del dirigente pubblico, i temi della performance e delle riforme del Dipartimento per la Funzione Pubblica, il ruolo della dirigenza nei piani strategici delle amministrazioni, le questioni legate al benessere organizzativo e alle leve motivazionali. Su tutti i temi è emersa una convergenza netta: la dirigenza pubblica non è uno strumento di parte, ma una risorsa al servizio dell'intera collettività. "Il Congresso ha dimostrato che la dirigenza pubblica ha voglia di ritrovarsi, di condividere e di costruire una rappresentanza che sia all'altezza del momento. Unità e coesione sono la condizione per valorizzare pienamente la funzione dirigenziale", ha dichiarato Stefano Di Leo, presidente di Cida Funzioni Centrali, che ha presieduto i lavori. La direttrice di Cida, Teresa Lavanga, ha sottolineato il ruolo strategico della dirigenza nella definizione e nell'attuazione delle politiche pubbliche, "in una fase di profonda trasformazione del Paese in cui le competenze manageriali dell'amministrazione sono una risorsa non negoziabile". Il presidente di Fp Cida, Roberto Caruso, ha evidenziato il valore dell'appartenenza al sistema Cida: "La forza della rappresentanza è nella sua capacità di fare sistema. Più siamo uniti, più la nostra voce pesa dove le decisioni vengono davvero prese". Cida proseguirà il proprio impegno nei tavoli istituzionali, portando la posizione di una dirigenza pubblica unita, responsabile e orientata al servizio della Nazione.
(Adnkronos) - “In un contesto storico e geopolitico peculiare come quello attuale il senso istituzionale di convertire un decreto che affronta il tema del caro energia è prevalso su ogni altra considerazione. Il governo, con l’arricchimento del lavoro parlamentare, ha operato per dare un segnale forte di sostegno alle famiglie e alle piccole e medie imprese, intervenendo sia sulla riduzione dei costi in bolletta sia sul fronte della sicurezza energetica nazionale. Centrale, in quest'ottica, la promozione della contrattazione di lungo periodo per le imprese: disaccoppiando il prezzo dell'energia elettrica da quello del gas, le aziende potranno accedere a prezzi calmierati, con ricadute positive sulla competitività del sistema Paese”. Così il sottosegretario all’Ambiente e alla Sicurezza energetica, Claudio Barbaro, è intervenuto in Aula alla Camera in occasione della discussione sul decreto bollette. “Il lavoro in Parlamento è stato cruciale poiché ha reso possibile integrare i contenuti del decreto con emendamenti approvati in Commissione che hanno rafforzato ulteriormente le esigenze di contenimento dei costi energetici, il perseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione e la salvaguardia della sicurezza energetica del sistema Paese mantenendo sempre primario l’interesse di tutela delle famiglie italiane”, ha aggiunto. Tra le novità introdotte, "l'estensione al teleriscaldamento delle agevolazioni già previste per il gas naturale a favore degli utenti finali. Rafforzata anche la tutela dei consumatori vulnerabili, con misure per garantire maggiore trasparenza nella fatturazione e nelle bollette e un contrasto più efficace alle pratiche aggressive del telemarketing nel settore energetico. Parallelamente, con il nuovo assetto dei rimborsi ai produttori termoelettrici a gas si interviene sui costi di generazione elettrica, riducendo componenti tariffarie e, subordinatamente all’autorizzazione europea, compensando parte dei costi Ets". In questo modo, "il decreto agisce direttamente sul prezzo all’ingrosso dell’energia, con benefici che si riflettono sull’intero sistema, pur mantenendo un quadro di coerenza con la normativa europea e con gli obiettivi climatici. Il decreto interviene inoltre su uno dei nodi più discussi dello sviluppo delle energie rinnovabili: la cosiddetta saturazione virtuale della rete, un ostacolo strutturale che fino ad oggi nessun governo aveva affrontato e che rischiava di rallentare la transizione energetica del Paese. Questo decreto non si limita a misure temporanee di sostegno. Ridisegna il comparto energetico per i prossimi anni, con la tutela delle famiglie italiane sempre al primo posto”. “Siamo consapevoli che è solo un primo intervento e continueremo a vigilare sull’andamento dei prezzi in relazione al contesto internazionale, pronti come sempre a sostenere il mondo produttivo e il potere di acquisto delle famiglie. Vogliamo estendere, in finale, il ringraziamento al Parlamento, al ministro Pichetto e a tutte le strutture tecniche del Mase che hanno lavorato in stretta collaborazione con gli uffici della Presidenza del Consiglio per promuovere un provvedimento che avesse a cuore tutte le questioni ritenute di preminente interesse nazionale”, ha concluso.