(Adnkronos) - Nel cuore della Sicilia, a pochi chilometri da Niscemi, in provincia di Caltanissetta, si erge una delle installazioni militari più strategiche (e meno conosciute) d'Europa. Si chiama Muos, acronimo di Mobile User Objective System, ed è il grande sistema di comunicazioni satellitari della Marina militare statunitense. Per anni si è parlato del movimento “no Muos”, che si opponeva allo sviluppo militare della zona e per la paura di un potenziale inquinamento elettromagnetico. Negli ultimi mesi Niscemi è stata al centro della cronaca per la frana che ha fatto precipitare un pezzo di città. Ora, con gli attacchi congiunti di Usa e Israele contro l'Iran, quella struttura è tornata di colpo al centro del dibattito politico e del risiko mediterraneo. Il Muos è un sistema di comunicazioni satellitari a banda ultra-alta frequenza (Uhf) di nuova generazione, progettato e costruito da Lockheed Martin per la Marina degli Stati Uniti e dichiarato pienamente operativo nel 2019. In termini tecnici, si tratta di un sistema che adatta l'architettura delle reti cellulari commerciali di terza generazione (Wcdma, Wideband Code Division Multiple Access) a un contesto militare, utilizzando satelliti geostazionari al posto delle tradizionali torri cellulari terrestri. L'architettura del Muos è composta da sei segmenti principali: un segmento spaziale costituito da quattro satelliti operativi (e uno di riserva), più i terminali terrestri distribuiti in quattro siti globali. Ogni satellite copre un'area geografica specifica del pianeta, garantendo continuità e ridondanza alle comunicazioni militari americane in ogni angolo del mondo. Operando nella banda Uhf, ma a frequenze più basse rispetto alle reti cellulari terrestri convenzionali e ai sistemi satellitari Ka-band, il Muos garantisce ai militari la capacità di comunicare in ambienti "svantaggiati": il segnale riesce a penetrare sotto la volta forestale, in zone urbane dense e in condizioni atmosferiche avverse dove i sistemi a frequenza più alta fallirebbero. Il segnale è protetto da crittografia Type 1 tramite dispositivi Haipe (High Assurance IP Encryptor) e Scip (Secure Communication Interoperability Protocol), garantendo, almeno negli obiettivi, comunicazioni sicure anche in scenari di guerra elettronica. La struttura siciliana ospitata all'interno della Naval Radio Transmitter Facility (Nrtf) di Niscemi, un impianto della Marina americana gestito dalla divisione N92 del Naval Computer and Telecommunications Station Sicily. La stazione è un impianto misto americano-italiano-Nato che ospita trasmettitori a bassa frequenza (LF) e ad alta frequenza (HF), oltre al terminale terrestre Muos, costruito a partire dal 2011. Sul campo d'antenna della base si trovano: un'antenna LF alta 252 metri, 44 antenne HF, tre antenne paraboliche Muos Earth Terminal e due antenne elicoidali direzionali Uhf per la localizzazione satellitare. Queste gigantesche parabole (visibili a lunga distanza) sono il cuore fisico del nodo terrestre: trasmettono e ricevono dati dai satelliti in orbita geostazionaria, smistando le comunicazioni verso i terminali mobili dislocati su navi, sottomarini, aerei e droni americani in tutto il mondo. Niscemi è uno dei quattro nodi terrestri globali del sistema Muos: gli altri si trovano in Virginia (Usa), Hawaii e Australia. La posizione mediterranea della stazione siciliana è tutt'altro che casuale: da Niscemi si raggiunge in tempo reale l'intero arco di crisi che va dal Nordafrica al Medio Oriente, dal Mar Rosso al Golfo Persico, rendendo la base un elemento irrinunciabile per le operazioni statunitensi nella regione. Il Muos non è semplicemente un ripetitore radio: è il sistema nervoso delle comunicazioni tattiche e strategiche della Marina Usa e, per estensione, di tutte le forze armate statunitensi che operano nelle zone di crisi. Il sistema garantisce comunicazioni voce e dati ad alta velocità e bassa latenza a oltre 18.000 terminali militari mobili, collegando in rete centri di comando e controllo, droni Global Hawk e MQ-9 Reaper, sottomarini nucleari, gruppi navali d'attacco, unità di fanteria e missili Cruise. Rispetto ai precedenti sistemi Uhf Follow-On, il Muos offre una capacità di trasmissione dati dieci volte superiore e supporta comunicazioni in mobilità estrema, essenziale per coordinare operazioni complesse e simultanee su più teatri operativi. Con l'avvio dei bombardamenti israelo-americani sull'Iran, il MUOS di Niscemi è diventato immediatamente uno degli snodi più sensibili del conflitto. Il funzionamento del Muos è per sua natura continuo e sistemico: a differenza di una pista di decollo o di un porto, non può essere "spento" o "sospeso" per le operazioni in un determinato teatro. Se i droni MQ-9 Reaper decollano da Sigonella per sorvolare il Golfo Persico, se i sottomarini nucleari americani nel Mediterraneo orientale ricevono ordini operativi, se gli aerei spia P-8A Poseidon trasmettono dati di sorveglianza, tutto questo transita, almeno in parte, attraverso la rete Muos e il nodo terrestre di Niscemi. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sottolineato che l'utilizzo delle basi americane in Italia avviene in base a tre accordi quadro: il Nato Sofa del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 (aggiornato nel 1973) e il Memorandum d'intesa Italia-Usa del 1995 (il cosiddetto "Shell Agreement"), precisando che nessuna richiesta formale per operazioni cinetiche è stata avanzata dagli Stati Uniti. Il governo italiano distingue tra le ordinarie attività logistiche - che non richiedono autorizzazioni specifiche - e le operazioni belliche vere e proprie, per le quali sarebbe necessario un passaggio parlamentare. Il nodo politico-giuridico sollevato dalla crisi iraniana è molto complesso. Formalmente, le installazioni americane in Italia mantengono un comandante italiano che esercita la sovranità nazionale e funge da ufficiale di collegamento con la Difesa italiana. Di fatto, tuttavia, strutture come il Muos sono ingranaggi di una macchina militare globale americana che opera in maniera sostanzialmente autonoma, secondo logiche strategiche decise a Washington. Il livello di allerta delle basi Nato di Aviano e Sigonella è stato portato a “Bravo” corrispondente al Defcon 3 americano, ovvero una capacità di mobilitazione operativa entro 15 minuti. A Sigonella si registra un'intensificazione del traffico di aerei cargo militari, droni Triton in volo verso il Golfo Persico e decolli di P-8A Poseidon verso il Mediterraneo orientale. Il Dipartimento della pubblica sicurezza ha disposto un aumento della sorveglianza attorno a tutte le installazioni americane in Italia in risposta all'escalation del rischio terroristico. Niscemi, in questo contesto, è diventata simbolo di un dilemma che attraversa la politica estera italiana: il Muos è un impianto tecnicamente sempre attivo, strutturalmente inserito nell'architettura militare globale americana, la cui operatività non può essere separata dalle singole campagne militari che gli Stati Uniti scelgono di condurre. Ormai tra minacce ibride e comunicazioni digitali integrate, la guerra non si combatte solo con i missili e le portaerei. Si combatte anche con antenne paraboliche nel cuore di una piana siciliana, con tecniche di codifica turbo e controllo di potenza che garantiscono l'integrità e la sicurezza delle comunicazioni militari - voce, dati e messaggi 'command and control' - tra Washington, il fondo del Mediterraneo e i cieli del Golfo Persico.
(Adnkronos) - Si è tenuto ieri alla Triennale di Milano il convegno 'Diamo forma al futuro', promosso da Edilegnoarredo di Federlegnoarredo e dedicato alle prospettive del sistema finiture per l’edilizia, che nel 2025 ha superato i 4,3 miliardi di euro di fatturato, con esportazioni in crescita dell’11%. In questo scenario, il settore rilancia il proprio ruolo strategico nella realizzazione di spazi sostenibili e orientati alla qualità dell’abitare. “Serve coraggio per affrontare scenari internazionali in continua evoluzione, ed è il coraggio che vediamo ogni giorno nelle nostre imprese”, ha dichiarato Carlo Piemonte, direttore generale di Federlegnoarredo, in apertura del convegno. “Un coraggio che si traduce nella capacità di valorizzare qualità, competenze e saper fare, elementi che rendono il Made in Italy un’eccellenza riconosciuta nel mondo”. Due momenti di confronto hanno approfondito scenari e strategie di un comparto che comprende pavimentazioni e rivestimenti di legno, finestre di legno e legno-alluminio, porte interne e porte d’ingresso, con uno sguardo rivolto alla qualità progettuale, alla sostenibilità e alla competitività sui mercati esteri. Al centro del dibattito il tema del benessere abitativo, sempre più centrale nel confronto architettonico e sociale. “Grazie a creazioni sempre più sartoriali e all’altissima qualità dei materiali, le finiture si stanno affermando come veri e propri elementi di arredo, protagonisti di abitazioni private così come di progetti coordinati per il contract e l’hôtellerie” ha dichiarato Andrea Bazzichetto, presidente di Edilegnoarredo. “La crescita dell’export conferma che questa qualità viene riconosciuta anche a livello internazionale: nei mercati esteri si scelgono i prodotti italiani, non solo per il design e l’affidabilità tecnica, ma per il valore che apportano in termini di benessere abitativo. È una sensibilità che abbiamo voluto mettere al centro del confronto, per rafforzare una cultura dell’abitare fondata su qualità, sostenibilità e consapevolezza”. “Naturale, rinnovabile, efficiente dal punto di vista energetico, versatile e identitario - prosegue Bazzichetto - il legno si conferma tra i principali protagonisti del mondo del design e della progettazione responsabile. Investire degli ambienti in cui viviamo non è solo una scelta estetica o progettuale, ma incide direttamente sulla salute e sulla qualità della vita. Comfort termico, regolazione dell’umidità, a qualità dell’aria e luminosità, oltre a sicurezza e durabilità dei materiali, contribuiscono a creare ambienti più salubri, equilibrati e accoglienti”. Il confronto ha coinvolto imprese, progettisti ed esperti del settore. Tra i presenti, Renza Altoè, consigliere incaricato del Gruppo pavimenti di legno di Edilegnoarredo, Alfiero Bulgarelli, presidente di aziende storiche parquet, Lorenzo Onofri, presidente Federazione europea del parquet, e Veronica Squinzi, amministratore delegato e direttore dello sviluppo globale del Gruppo Mapei, che hanno portato il punto di vista dell’industria e della filiera sulle prospettive delle pavimentazioni di legno e sull’evoluzione tecnica del comparto. In questa prospettiva si inserisce anche il 'Manuale di progettazione e posa dei pavimenti di legno', a cura di Edilegnoarredo, pubblicato da Maggioli e presentato durante il convegno, che rafforza competenze e standard qualitativi della filiera. “Non è solo una raccolta di indicazioni operative, ma uno strumento che consolida la cultura della qualità e della corretta posa”, ha sottolineato Renza Altoè, consigliere incaricato Gruppo pavimenti in legno. “La qualità del prodotto non può prescindere dalla qualità della sua installazione: vogliamo offrire alla filiera un riferimento condiviso, capace di accompagnarne la crescita e la competitività anche sui mercati internazionali”. Accanto alla dimensione produttiva ed economica, è stata approfondita anche l’evoluzione delle normative tecniche di riferimento, in ambito nazionale e internazionale, illustrata dall’ing. Rita D’Alessandro. E' emersa inoltre una riflessione culturale sul rapporto tra materia ed emozioni proposta dall’architetto Alessandro Longo, che ha riportato al centro il valore esperienziale del costruire e dell’abitare. Ampio spazio è stato dedicato inoltre alle dinamiche di mercato e alla necessità di rafforzare una narrazione coordinata e autorevole del saper fare italiano nel campo delle finiture, con il contributo di Gilda Bojardi, direttrice di Interni, e Paola Sarco, head of building & industrial exhibition di Fiera Milano e amministratore delegato di Made eventi. In uno scenario internazionale sempre più competitivo, il settore delle finiture del legno-arredo conferma così la propria capacità di coniugare qualità industriale, sostenibilità e identità progettuale, guidando una nuova cultura dell’abitare fondata su benessere, responsabilità e visione di lungo periodo. A seguire i dati del comparto. Finiture legno-arredo: nel 2025 il fatturato alla produzione del sistema finiture per edilizia si attesta complessivamente a oltre 4,3 miliardi di euro (+0,4% sul 2024). Il mercato nazionale, che rappresenta il 90% del totale, si mantiene sostanzialmente stabile (-0,6%) per un valore di circa 3,9 miliardi di euro, nonostante il ridimensionamento degli incentivi fiscali. In aumento le esportazioni, che raggiungono i 455 milioni di euro (+11%), con performance positive in tutti i comparti e particolare dinamismo per porte interne e pavimenti in legno. La Francia si conferma primo mercato estero per le finiture per edilizia (52 milioni di euro nel periodo gennaio-novembre 2025). Crescono gli Stati Uniti, che diventano la seconda destinazione, mentre la Corea del Sud si conferma primo mercato per i pavimenti in legno. In forte calo le esportazioni verso la Cina, che esce dalla top ten, sostituita dagli Emirati Arabi Uniti. Finiture legno-arredo-pavimenti di legno: dopo il picco del 2022 e il successivo ridimensionamento, nel 2025 il fatturato dei pavimenti in legno torna a crescere: +7% rispetto al 2024, superando i 570 milioni di euro. Il risultato è trainato dall’export (196 milioni di euro), con Corea del Sud e Stati Uniti tra i principali mercati di riferimento. In crescita anche il mercato interno (+3,7%), che raggiunge i 382 milioni di euro. Finiture legno-arredo-porte e finestre: stabile il fatturato (-0,5) alla produzione delle imprese di Finestre di legno e legno-alluminio, Porte interne e porte d’ingresso che chiude il 2025 a poco meno di 3,8 miliardi di euro. Il mercato di riferimento è l’Italia, in lieve flessione (-1,1%) cui viene destinato il 93% della produzione. In crescita anche le esportazioni (+8%) che sfiorano i 260 milioni di euro. La Francia, nonostante la flessione più marcata, si conferma la prima destinazione dei prodotti italiani, seguita da Svizzera e Stati Uniti.
(Adnkronos) - Nel corso dell’edizione 2026 di Key, l’Associazione di riferimento delle aziende italiane che promuovono, progettano, realizzano e facilitano gli interventi di efficienza energetica e generazione distribuita, AssoEsco ha organizzato un convegno dal titolo 'Misure e meccanismi per la transizione energetica post Pnrr: il ruolo delle Energy Service Company'. L’iniziativa ha rappresentato un momento di confronto tra associazione, istituzioni ed enti tecnici per fare il punto sui risultati conseguiti grazie al Pnrr, sulle criticità emerse in fase attuativa e sulle priorità strategiche per il futuro. Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’Associazione Giacomo Cantarella che nella sua introduzione ha messo in evidenza come le Esco, anche in questa fase nuova post Pnrr, possano essere attori protagonisti e catalizzatori della transizione energetica. “Viviamo in un momento storico particolare - ha spiegato - sta venendo meno il rilevante supporto economico portato dal Pnrr, è cambiato velocemente il contesto geopolitico e sta cambiando la normativa di riferimento del settore. In questo contesto siamo fortemente convinti che non si debbano fare passi indietro nel percorso di transizione energetica, che rimane la via maestra per contrastare l’incremento dei costi energetici di imprese, cittadini e Pubblica Amministrazione. Il percorso di decarbonizzazione richiede integrazione tra efficienza, rinnovabili, elettrificazione e gestione dei rischi. In questo contesto le Esco rappresentano uno strumento strategico. Sottoscrivendo un Energy Performance Contract non si acquista tecnologia, ma un risultato energetico garantito, con assunzione dei rischi tecnici e finanziari da parte delle Esco. Per le imprese significa competitività e maggiore certezza su costi e performance; per la Pa, possibilità di realizzare interventi senza investimento iniziale, con sostenibilità di bilancio e continuità del servizio. Nella nuova fase post Pnrr servono meccanismi stabili che rendano la Esco un’opzione strutturale per abilitare interventi efficienti, finanziabili e con risultati garantiti nel tempo”. Il convegno è poi entrato nel vivo con l’intervento di Stefano Clerici, Consigliere Delegato di Agici, che ha presentato un’analisi sul 'Bilancio Pnrr e sfide 2026', offrendo una lettura dei principali impatti delle misure attuate e delle prospettive per il mercato dell’efficienza energetica e dei servizi energetici. A seguire, Antonio Beneduce, vicepresidente AssoEsco, ha illustrato il punto di vista dell’Associazione, soffermandosi sulla necessità di accompagnare il passaggio dalla fase straordinaria del Pnrr - che ha impresso una forte accelerazione alla transizione energetica - a una nuova fase fondata su strumenti stabili, in grado di assicurare nel tempo la sostenibilità degli interventi attraverso una più efficace integrazione tra incentivi pubblici e capitale privato. Il dibattito, moderato dallo stesso Beneduce, ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali ed enti tecnici, tra cui Luca Restaino del ministero delle Imprese e del Made in Italy, Fabrizio Penna del ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Enrica Cottatellucci del Gse e Francesca Hugony di Enea. Luca Restaino ha ricordato che l’iperammortamento resta uno strumento orientato all’efficienza energetica. Ha inoltre confermato che “le Esco potranno accedervi, anche se il decreto non lo specifica in modo esplicito”. Fabrizio Penna ha evidenziato come “il percorso di attuazione del Pnrr abbia prodotto risultati significativi, lasciando in eredità un metodo di lavoro solido e condiviso”. Un approccio che, secondo Penna, dovrebbe orientare e ispirare le future iniziative legislative. Enrica Cottatellucci ha evidenziato che le Esco rappresentano interlocutori ottimali, poiché “poter contare su soggetti che conoscono a fondo le peculiarità del settore costituisce un valore aggiunto che facilita la gestione delle criticità e favorisce il miglioramento dei processi”. Infine, Francesca Hugony ha illustrato le principali criticità della riqualificazione energetica degli edifici nel settore residenziale e nella pubblica amministrazione, anche alla luce delle evidenze raccolte da Enea, evidenziando le diverse peculiarità dei due ambiti. Ha inoltre richiamato “l’importanza degli sportelli unici territoriali: fondamentali per rafforzare la fiducia dei cittadini e facilitare i percorsi di intervento”. Durante il confronto è emersa la necessità di valutare l’efficacia degli strumenti adottati, intervenire sulle misure con limiti applicativi e rifinanziare, se opportuno, le linee più performanti, per garantire continuità agli investimenti e certezza agli operatori. In questo quadro, le Esco sono state individuate come interlocutori chiave per sostenere imprese e pubbliche amministrazioni nella realizzazione di interventi complessi e accelerare la transizione energetica post-Pnrr. L’incontro ha inoltre rappresentato un momento di dialogo per definire una roadmap condivisa, finalizzata a consolidare i risultati del Pnrr e a fronteggiare le sfide energetiche dei prossimi anni. In merito al Conto Termico 3.0, è stato chiarito che il blocco del portale comunicato dal Gse non costituisce una chiusura definitiva, bensì una sospensione temporanea. La misura consente al Gestore di effettuare le necessarie verifiche sulle domande pervenute e di programmare in modo efficace la ripartizione degli incentivi negli anni a venire.