(Adnkronos) - VO Vintage cresce ancora. La manifestazione di Italian Exhibition Group accoglie nel quartiere fieristico di Vicenza il pubblico di appassionati e collezionisti con 55 espositori, il 25% in più rispetto alla scorsa edizione di settembre. L’ingresso dal 16 al 19 gennaio è gratuito, previa registrazione online sul sito di manifestazione. Pochi click per un viaggio tra preziosi d’epoca con 28 tra i migliori dealer della gioielleria vintage italiani ed esteri. Saranno invece 27 i dealer dell’orologeria, dove trovare e acquistare il secondo polso iconico dei desideri. Non solo. Oltre ad aumentare l’offerta del marketplace, VO Vintage nella giornata di sabato 17 propone al pubblico degli appassionati di lancette tre appuntamenti di spessore dedicati alla provenienza, alla rarità e alla conservazione dei pezzi storici. Tappa obbligata è la mostra dedicata a una vera icona: il Gmt-Master con quadranti Gilt (1960-1967). VO Vintage si tiene nella Hall 8.1 della Fiera, ingresso e uscita dalla porta Ovest, al mezzanino cui si accede con le scale mobili. Tra i 28 espositori di gioielleria vintage, Zagari da Napoli, quinta generazione di gioiellieri specializzati in vintage signed jewellery, diamanti di taglio antico e pietre di colore. La bergamasca E.L.A. Antichità, da 25 anni punto di riferimento in Italia per appassionati di gioielleria d’epoca e vintage. I Santi Medici, spazio d’arte che a La Spezia unisce preziosi d’epoca provenienti da collezioni nobiliari, che portano con sé storie peculiari. La cremasca Italian Vintage Jewellery, fondata da due gemmologi con esperienze per grandi maison internazionali dei diamanti e della gioielleria, si rivolge a un pubblico di collezionisti informati e sensibili alla qualità gemmologica. EL&L Finery di Lisa Finkelman van der Plas porta l’esperienza e il gusto di una 'figlia d’arte' riconosciuta per pezzi da collezione europei unici dall’antiquariato tardo Ottocento-primo Novecento fino al vintage dagli anni ’60 agli ’80. Per l’orologeria, tra gli altri: Vintage Watches di Stefano Mazzariol, Vintage Watches and Cars di Andrea Foffi, Il Quadrante di Antonio Nocco, Prezioso, Vintage Watches Milano e Mr. Tempo Prezioso. Tecnologia oggi ormai abbandonata, il quadrante Gilt ha segnato un’epoca dal 1960 al 1967 grazie a lucentezza e toni caldi dell’oro. Chi possiede un Gmt-Master ha di sicuro un piccolo tesoro. VO Vintage ne porta in mostra al pubblico ben 15, tutti in ordine cronologico, grazie a prestiti di privati e di dealer. Una mostra completa di memorabilia e materiali pubblicitari storici e curata da Fabrizio Artioli, Marco Di Falco e Andrea Piccinini che dialogheranno con esperti italiani nel terzo evento di sabato 17. Sabato, giornata di eventi a VO Vintage (tutti in Sala Canova). Alle 11:30 con 'Gli stati generali del vintage', un confronto tra alcuni dei protagonisti italiani del collezionismo: Stefano Mazzariol, Tony Musumeci, Andrea Foffi, Antonio Nocco in dialogo con Michele Mengoli, Giorgione e Jacopo Giudici. Alle 14 il professor Guido Pancani, della Fondation Haute Horlogerie di Ginevra, presenta il suo Storia dell’orologeria Italiana, un percorso dalle origini medievali alla rinascita del Made in Italy. Per chiudere alle 15 con la presentazione del libro Gmt-Master 1675 - The Gilt Era, dedicato ai quadranti in mostra nella Hall 8.1. Il volume è ricco di analisi tecniche, studio dei materiali e dei processi produttivi con utili confronti tra esemplari e approfondimenti sul contesto culturale e di design degli anni Sessanta.
(Adnkronos) - Da Forcella a Sydney, dalla prima pizzeria aperta da Michele Condurro oltre 150 anni fa a Napoli all'ultima inaugurazione del 2025 in Australia, la dodicesima nell'anno in tutto il mondo. Tra margherite e marinare, non si ferma il percorso dell' 'Antica Pizzeria da Michele', come spiega ad Adnkronos/Labitalia Alessandro Condurro, quinta generazione della famiglia e amministratore delegato di 'L'Antica Pizzeria da Michele in the World', la società nata nel 2012 per esportare nel mondo la storica tradizione della pizza di Michele con i suoi sapori e la sua cultura del mangiare bene. "Il 2025 -racconta- è stato un anno ricco di soddisfazioni e di successi. Abbiamo aperto più di 12 locali soltanto quest'anno, quindi la media di uno al mese, arrivando a 80 locali aperti. E abbiamo ricevuto parecchi premi con soddisfazioni importanti anche a livello professionale. Sono aumentati i fatturati, abbiamo inserito nuove aziende all'interno della nostra piattaforma logistica, e insieme a noi quindi sta girando l'economia di parecchie imprese. Questa è la cosa più importante perché oltre al benessere della nostra azienda apportiamo benessere un po' a tutto quanto il sistema", spiega Condurro. Crescita che riguarda anche i posti di lavoro. "La 'Michele in the World' intesa soltanto come la società di servizi -spiega Condurro- conta una ventina di dipendenti, il gruppo da Michele in Campania ne conta oltre 180, se invece valutiamo tutta quanta la rete superiamo i mille dipendenti in tutta la rete mondiale", sottolinea. Ma quali sono i segreti del successo di quello che ormai è considerato a tutti gli effetti un marchio del food made in Italy? "La prima cosa ovviamente -spiega- è la trasmissione del know-how. I nostri maestri pizzaioli viaggiano per tutto l'anno visitando tutte le nostre pizzerie partner nel mondo, per formare il personale, per trasmettere quelle che sono le nostre tecniche di farcitura, di stesura, di cottura della pizza. Quindi la nostra tradizione, il nostro know-how viene assolutamente trasmesso quasi quotidianamente in tutte quante le pizzerie. E i nostri i nostri ispettori girano tutte le pizzerie del mondo continuamente, controllano il rispetto del nostro manuale operativo, degli standard di qualità, dell'utilizzo dei prodotti e questo fa sì che la cosa poi possa essere mantenuta", spiega Condurro. Ma non basta: servono gli ingredienti giusti per fare la differenza. "Il secondo aspetto importante -spiega Condurro- ovviamente è l'utilizzo delle materie prime. La pizza di Michele è la pizza di Michele, se c'è quel fior di latte, se c'è quella farina, se c'è quel pomodoro. Quindi in effetti praticamente le nostre materie prime sono assolutamente le stesse in tutto il mondo. Il fior di latte di Agerola che si mangia sulle pizze di Forcella è lo stesso che si mangia sulle pizze a Dubai, a Tokyo, piuttosto che adesso a Sydney che è stata l'ultima che fatta in Australia nel 2025. Quindi in effetti praticamente in tutto il mondo riusciamo a esportare quelli che sono i nostri prodotti e riusciamo ad avere una pizza che almeno al 90-95% è assolutamente quella di Forcella", sottolinea orgoglioso Condurro. E i dazi Usa non spaventano Condurro. "C'è stato un aumento dei prezzi come quando ci fu la Brexit qualche anno fa in Uk. Credo che è un qualcosa che nell'immediato può avere dei riscontri, un impatto grosso, però poi nel medio e lungo periodo l'equilibrio si ristabilisce. Noi ci teniamo a che i prodotti siano assolutamente campani e quindi non ci pieghiamo ovviamente a determinate dinamiche, anche a costo di far costare qualcosa in più la pizza. E poi gli Stati Uniti sono un paese alto spendente, quindi fondamentalmente tutto sta a far capire alle persone che si tratta di un prodotto di qualità assoluta, di un prodotto premium per il quale vale la pena anche spendere qualcosa in più", spiega. E la 'corsa' di Michele non si arresterà nel 2026. "Ripartiamo a bomba già dai primi di gennaio, abbiamo l'apertura a Perugia, che è praticamente la prima prevista, poi abbiamo due aperture all'estero che sono Breslavia in Polonia e San Paolo in Brasile. Per tutto l'anno 2026 sono previste un'altra quindicina praticamente di aperture e contemporaneamente stiamo cercando anche di patrimonializzare, cioè di stabilizzarci anche a livello di filiera produttiva. Vorremmo spostare i nostri investimenti, investire anche in produzione. Quindi una fabbrica di pomodori piuttosto che un caseificio. Il gruppo Michele cresce ma è una grande famiglia, noi continuiamo, pur essendo diventati una 'multinazionale', nel senso che siamo presenti in tutti i continenti del mondo, a mantenere ancora quello status di azienda familiare, nella quale fondamentalmente si conoscono tutti, nella quale si aiutano un po' tutti quanti e questa è una cosa bella, forse è il segreto della crescita del nostro gruppo", conclude Condurro.
(Adnkronos) - Al via una nuova era per la moda circolare con il riciclo dei capi in fibre miste. Radici InNova, la divisione di RadiciGroup dedicata alle attività di ricerca&innovazione, ha sviluppato un innovativo processo di riciclo basato su una tecnologia di dissoluzione selettiva in grado di trattare i rifiuti tessili misti - provenienti, ad esempio, da costumi da bagno, collant e pantacollant - e recuperare da essi le fibre di nylon e di fibra Lycra, rendendole poi disponibili per la realizzazione di nuovi capi di abbigliamento. La collaborazione con The Lycra Company e Triumph ha consentito di validare il processo utilizzando le fibre recuperate per la realizzazione di un coordinato intimo 100% riciclato. “Grazie a questo progetto, il tema del riciclo nel settore tessile entra in una nuova dimensione, dimostrando per la prima volta che è possibile recuperare fibre tessili da tessuti misti e riutilizzarle per la produzione di nuovi capi di abbigliamento. Si tratta di un’innovazione senza precedenti, che apre rivoluzionari scenari di sviluppo per l’industria tessile. Come RadiciGroup, siamo orgogliosi di aver ideato ed essere riusciti a raggiungere, insieme ai nostri partner, questo importante traguardo e siamo pronti a intraprendere i prossimi passi”, dichiara Stefano Alini, Ceo di Radici InNova. “Questo progetto innovativo mette in evidenza il ruolo che l’elastan può avere nel contribuire a far progredire la circolarità nell’industria dell’abbigliamento. Lavorando a stretto contatto con Radici InNova e Triumph, The Lycra Company ha dimostrato che le fibre di Lycra possono mantenere le loro prestazioni di elasticità e di capacità di recupero della forma originaria che le hanno rese note a livello mondiale, fornendo comfort, vestibilità e libertà di movimento, pur essendo reintegrate nel ciclo di filatura", commenta Nicholas Kurland, Product Development Director, Advanced Concepts di The LycraCompany. Il progetto ha inizio quattro anni fa, quando Radici InNova avvia lo studio di un processo per la dissoluzione e la separazione delle fibre tessili miste. Dopo la messa a punto iniziale del processo, i successivi test consentono di recuperare campioni di fibra Lycra da tessuti contenenti più materiali, campioni che vengono poi inviati a The Lycra Company per verificarne la riciclabilità. Si passa poi al caso concreto per dimostrare la fattibilità: Triumph mette a disposizione il proprio surplus di produzione, tessuto contenente il 16% di fibra Lycra. Da questo materiale, Radici InNova riesce a recuperare la fibra Lycra e il nylon. La fibra Lycra viene quindi rifilata da The Lycra Company, mentre RadiciGroup lavora il nylon riciclato trasformandolo in nuovo filato Renycle. Con questi filati riciclati (fibra Lycra e Renycle) viene realizzato un tessuto nero di 60 metri che Triumph utilizza per produrre un coordinato intimo - reggiseno e slip - dimostrando concretamente la possibilità di chiudere il ciclo di recupero (close loop): da scarto tessile a nuovo capo. Il risultato ad oggi raggiunto da Radici InNova, The Lycra Company e Triumph è da considerarsi come un prototipo (concept garment), pensato per dimostrare la fattibilità tecnica del riciclo di tessuti misti, in grado di porre le basi per sviluppare una sua successiva industrializzazione. “Pur essendo ancora nelle sue fasi iniziali, Triumph è orgogliosa di contribuire a questa iniziativa pionieristica e di esplorare il potenziale di questa innovativa tecnologia di riciclo per future applicazioni. Il nostro prossimo passo si concentrerà sulla creazione di una capsule collection, lavorando al contempo su soluzioni in grado di garantire l'identificazione del prodotto, la sua tracciabilità e i sistemi di circolarità, per far sì che i capi rimangano in uso il più a lungo possibile e, una volta giunti a fine vita, possano essere riciclati nel modo più appropriato. In Triumph, ci impegniamo a promuovere i principi di innovazione e collaborazione in materia di sostenibilità. Far parte di questo progetto rafforza la nostra convinzione che la circolarità dei capi di abbigliamento composti da fibre tessili miste sia possibile e siamo orgogliosi di contribuire a trasformare questa visione in realtà", dichiara Vera Galarza, Global Head of Sustainability Triumph.