INFORMAZIONIInrete - Relazioni Istituzionali e Comunicazione Relazioni Pubbliche e Uffici Stampa, Consulenza Ruolo: Referente Amministrativo Area: Finance, Administration and Control Patrizia Gesmundo |
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(Adnkronos) - E' boom social per le prime tre serate del festival di Sanremo 2026: 430 milioni di interazioni e +22% rispetto al 2025, anche se la terza serata registra un lieve calo fisiologico rispetto alla seconda, con 142 milioni di interazioni (-11%). È quanto emerge dalla terza serata di Sanremo analizzata in esclusiva per Adnkronos da Human Data, l’innovativa piattaforma di social listening AI driven leader in Italia (GUARDA). "La terza serata di Sanremo conferma sempre di più la centralità dei social", spiega Luca Ferlaino, presidente di Human Data. "Rispetto allo scorso i numeri in crescita confermano definitivamente la centralità degli utenti che, con i loro commenti, costruiscono la narrazione". Tra i 15 cantanti che si sono esibiti nella terza serata, la gara delle interazioni social vede primeggiare Samurai Jay, con oltre 8 milioni seguito da Arisa (7,9 milioni), Sal Da Vinci (7,3 milioni), Sayf (3,5 milioni) e Tredici Pietro (3,1 milioni). La crescita follower sui social evidenzia una netta leadership di Sayf (+107mila), seguito da Samurai Jay (+98mila). A distanza si collocano Arisa (+55mila), Sal Da Vinci (+47mila) e Luchè (+47 mila). Le discussioni sui social hanno registrato diversi picchi di interesse, legati ai momenti più commentati dello show. Tra i primi spiccano il premio alla carriera a Mogol, con le canzoni più famose cantate dal pubblico dell’Ariston, la standing ovation per Sal Da Vinci, l’esibizione di Alicia Keys con Ramazzotti, i The Kolors con Fru sul palco del Suzuki Stage e, infine, Arisa con la sua canzone 'Magica favola'. Fru dei The Jackal dal Suzuki Stage con i The Kolors è l'ospite più commentato della serata con 900mila interazioni. Segue Alicia Keys con 250mila, Eros Ramazzotti con 205mila, la co-conduttrice Irina Shayk con 73mila e Mogol, che ha ricevuto il premio alla carriera, con 65mila. "Sei agitato? Se avessi bisogno di tranquillanti...". E' stata la proposta di Arisa a Carlo Conti entrando sul palco di Sanremo 2026 per esibirsi nella terza serata del festival, scatenando non solo le risate in platea, ma anche quella incredula di Carlo Conti. Ma il mistero è stato svelato, si trattava del Fantasanremo: Arisa che "offre antidolorifici a Carlo Conti" valeva 10 punti. Un momento che ha totalizzato sui social 22mila interazioni. Fru fa il botto: con 900mila interazioni regala il momento più divertente della serata. Il membro del collettivo The Jackal è salito sul palco del Suzuki Stage per riproporre la coreografia di 'Tu con chi fai l’amore' dei The Kolors. I suoi passi di danza, già apprezzatissimi durante la partecipazione della band capitanata da Stash al Festival di Sanremo 2025, hanno conquistato di nuovo il pubblico. Dall'abito con il corpetto di velluto nero e una gonna di piume bianche e organza a quello giallo (e luminosissimo): i look scelti da Laura Pausini per la terza serata sono stati i più discussi sui social con 52.300 interazioni. A seguire Arisa (15.200), la co-conduttrice Irina Shayk (7.900), Sal Da Vinci (6.800) e Sayf (4.300). Nel Sanremo Human Index, l’indice di vittoria conferma Arisa in testa con il 7,01%, pur registrando una flessione rispetto ai giorni precedenti. Alle sue spalle cresce la pressione competitiva di Sal Da Vinci (6,38%), Sayf (6,17%), Ditonellapiaga (5,65%) e della coppia Fedez & Masini (5,45%), che mostrano una dinamica di consenso social in crescita, riducendo progressivamente il gap con la prima in classifica. Seguono: Serena Brancale (4,97%), Elettra Lamborghini (4,85%), Samurai Jay (4,79%), Fulminacci (4,06%), Nayt (3,90%), LDA & Aka7even (3,86%), Ermal Meta (3,69%), Luchè (3,54%), Tommaso Paradiso (3,23%), Tredici Pietro (2,89%). E ancora: le Bambole di Pezza (2,83%), J-Ax (2,66%), Levante (2,52%), Dargen D’Amico (2,40%), Michele Bravi (2,17%), Chiello (2,13%), Raf (2,01%), Enrico Nigiotti (1,93%), Malika Ayane (1,85%), Mara Sattei (1,71%), Francesco Renga (1,67%), Leo Gassmann (1,49%), Eddie Brock (1,41%) e, infine, Maria Antonietta & Colombre (1,40%) e Patty Pravo (1,39%).
(Adnkronos) - Le startup italiane nel 2025 hanno investito 1,7 miliardi. Ma perché poche diventano scale-up? Il problema non è l’accesso al capitale, ma la capacità di trasformarlo in modelli realmente scalabili. “Non è una questione di talento o di idee: quelli in Italia non mancano. Ciò che spesso manca è strategia e metodo, per far sì che un’iniziativa imprenditoriale diventi un business a tutti gli effetti. Serve un approccio più metodico e scientifico nello sviluppo. Il capitale non risolve un modello debole: può anzi amplificarlo quando non supporta fondamenta solide”, sottolinea Lorenzo D’Amelio, imprenditore con un’exit alle spalle, fondatore di aziende tra Italia e Regno Unito. Oggi D’Amelio è residente nel Regno Unito e attivo come mentor in diversi programmi di accelerazione come B4i - Bocconi for Innovation e docente in corsi dell’Escp business school, oggi è ceo & founder di Merakyn, agenzia di consulenza strategica e società benefit che lavora con startup e pmi innovative su business model design, validazione di mercato e strategie di crescita, con un approccio che integra performance economica e impatto. Tra le criticità più frequenti emergono almeno cinque elementi. 1) Product-first anziché market-first. Molte startup investono mesi di tempo nello sviluppo tecnologico prima di validare la domanda. Il risultato è un prodotto avanzato, ma non necessariamente richiesto dal mercato. 2) Pricing non testato. La disponibilità a pagare viene spesso ipotizzata e non misurata. Senza un modello di ricavi validato, la crescita si basa su proiezioni più che su dati reali. E questa limita anche la fiducia di potenziali investitori. 3) Go-to-market improvvisato. La fase commerciale viene affrontata come passaggio successivo allo sviluppo, senza una strategia strutturata. Manca spesso una consapevolezza sui canali di marketing prioritari. 4) Assenza di processi replicabili di acquisizione clienti. La crescita iniziale può dipendere da network personali e opportunità episodiche, ma senza funnel strutturati e metriche monitorate, la scalabilità si arresta. 5) Governance e competenze manageriali limitate. Il passaggio da startup a scale-up richiede capacità di execution, controllo di gestione e strutturazione organizzativa che non sempre è presente nel team dei fondatori. “In Italia - prosegue D’Amelio - c’è talento tecnico e capacità creativa . Quello che spesso manca è un approccio metodico e scientifico nello sviluppo del business. Scalare significa rendere replicabile ciò che funziona. Se non è misurabile, non è scalabile”. Dopo aver individuato gli ostacoli principali, cosa possono fare le startup italiane per trasformare il capitale in crescita reale? Secondo Lorenzo D’Amelio, esistono tre strategie decisive. 1) Costruire modelli di business robusti e validati. Non basta un prodotto brillante: serve un modello scalabile e sostenibile. Validare la domanda prima di investire nello sviluppo (quindi usare il capitale nel posto giusto al momento giusto), definire revenue model chiari monitorando margini e costi sono passi fondamentali. “Il capitale non compensa un modello debole, può anzi amplificare gli sprechi. Chi sa validare il mercato e costruire un modello replicabile ha già metà del successo in mano”, osserva D’Amelio. 2) Organizzare un go-to-market strategico e replicabile. Il prodotto da solo non vende. Serve testare messaggi e canali prima di scalare, creare funnel di acquisizione clienti ripetibili e coinvolgere early adopter. “Il vero vantaggio competitivo non è raccogliere fondi, ma avere metriche concrete in grado di poter facilitare, se non garantire, di poter trasformare un investimento in crescita reale. Serve un approccio metodico, scientifico e misurabile che si unisca all’execution”,aggiunge D’Amelio. 3) Rafforzare governance, competenze e internazionalizzazione. Per diventare scale-up serve una struttura solida: team con capacità manageriali, processi organizzativi e visione internazionale, in particolare in un mercato sempre più dinamico e globale. Espandersi su mercati esteri e integrare competenze esperte è cruciale. “Non basta il capitale, anzi facendo una provocazione potrei dire che è l’ultima cosa che serve per crescere: prima è fondamentale che ci siano imprenditori con umiltà e ambizione, pronti a mettersi in gioco personalmente, così un ecosistema interno pronto non solo a sperimentare, ma a pianificare, ed in grado di gestire una competizione globale”, sottolinea D’Amelio. Il tema della scalabilità e dell’integrazione tra strategia, execution e tecnologia sarà al centro anche di un ciclo di webinar gratuiti organizzati da Merakyn nel quale il primo appuntamento sarà dedicato proprio ai modelli di crescita con AI e automation: in programma il 17 marzo 2026, è intitolato 'Business 10x: AI & Automation per far crescere la tua impresa'. L’iniziativa vedrà il coinvolgimento, da un webinar all’altro, di docenti e professionisti provenienti da realtà accademiche italiane ed europee come il Politecnico di Torino e Esade business school, con l’obiettivo di favorire un dialogo concreto tra ecosistema startup, università e management internazionale. Un confronto che punterà a rafforzare la capacità delle imprese italiane di competere su scala globale, trasformando capitale e innovazione in crescita strutturata.
(Adnkronos) - Bper Banca ha aderito anche quest’anno all’iniziativa “M’illumino di meno”, la Giornata Nazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili, istituita dal Parlamento con la Legge 34/2022. Per l’occasione, Bper ha spento le insegne del proprio Centro Direzionale di Modena e di 748 filiali sul territorio nazionale, ribadendo il proprio impegno verso la cultura della sostenibilità ambientale e delle tematiche Esg. L’edizione 2026, celebrata il 16 febbraio, ha portato con sé un messaggio innovativo: “M’Illumino di Scienza”, un invito a unire il risparmio energetico alla conoscenza scientifica per affrontare la crisi climatica. La riduzione degli sprechi energetici è un pilastro fondamentale nelle strategie di Bper. Nel quadro del proprio Piano Energetico al 2030, BPER ha pianificato diverse azioni di efficientamento che mirano a ridurre del 50,2% le emissioni dirette entro il 2030, in linea con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. “La conoscenza è la chiave per affrontare le sfide ambientali del nostro tempo”, dichiara Giovanna Zacchi, Head of Esg Strategy di Bper“. Partecipare a M’Illumino di meno significa non solo ridurre i consumi energetici, ma anche promuovere consapevolezza scientifica e responsabilità individuale. Vogliamo essere un punto di riferimento per famiglie e imprese nel percorso di transizione ecologica, offrendo soluzioni finanziarie che sostengano un futuro giusto e sostenibile. Il nostro impegno è chiaro: unire innovazione, competenza e attenzione per l’ambiente, contribuendo in modo concreto al raggiungimento degli obiettivi globali di sostenibilità”.