INFORMAZIONIPaolo Marini |
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(Adnkronos) - A cambiare la modalità della guerra contemporanea? E' stato l'Iran. E lo ha fatto con il drone Shahed-136, che sta recitando un ruolo di primo piano nel conflitto con Israele e Stati Uniti. Il velivolo è un sistema a lungo raggio, economico e preciso quanto basta: qualità note da tempo, visto che si è rivelato determinante nella guerra in Ucraina. Nella prima fase Mosca ha iniziato a importarlo da Teheran e dall'autunno del 2022 a usarlo contro le città ucraine. Poi Vladimir Putin ha dato via libera all'investimento di due miliardi di dollari per l'apertura di un impianto in Russia per la produzione su licenza del Geran-2, come è stata chiamata la versione locale. Lo Shahed è stato fonte di 'ispirazione' anche per Kiev: l'Ucraina ha dovuto modellare la risposta e ha inventato il sistema di difesa aerea a strati che ora servirebbe ai Paesi del Golfo presi di mira dall'Iran. Determinante, lo Shahed (che in persiano significa 'testimone della fede' o 'martire') lo è in questi giorni anche nella regione del Golfo, dove per la prima volta gli Stati Uniti hanno impiegato su un teatro di guerra una copia del sistema, vale a dire il drone da attacco 'one way' Lucas (Low-cost Unmanned Combat Attack System), e dove l'impiego del drone iraniano contro Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bharein, sta esaurendo rapidamente - si stima che accadrà al massimo fra una settimana - gli arsenali di sofisticati, e molto cari, intercettori 'made in Usa' di questi Paesi. Un singolo drone Lucas costa 35mila dollari mentre un missile da crociera Tomahawk ne costa 2,5 milioni. Le ricche petromonarchie non hanno sentito il bisogno, in questi ultimi anni in cui Kiev sviluppava e dispiegava sistemi di difesa aerea a buon mercato, di fare altrettanto. Da sabato mattina a lunedì sera, i droni iraniani lanciati contro i Paesi vicini sono stati più di mille, in attacchi in cui in larga misura erano impiegati singolarmente. Solo contro gli Emirati arabi uniti, 689, solo 44 hanno avuto un impatto a terra. Lo Shaed-136, il modello di maggior successo di una filiera avviata dai Pasdaran verso la fine dell'ultimo decennio dimostra che l'innovazione tecnologica non procede in una sola direzione, da Paesi più avanzati a Paesi che lo sono meno. Piuttosto che le innovazioni arrivano da una varietà di fonti, spiegano Steve Feldestein e Dara Massicot in un paper appena pubblicato con Carnegie Endowement in cui sottolineano un altro aspetto innovativo del sistema iraniano. E' caduto il dogma della spesa senza controllo per lo sviluppo di sistemi d'arma. Anche un sistema economico può fare la differenza. L'efficienza dei costi è diventata un parametro importante nel momento in cui le armi non rimangono più chiuse negli arsenali, con il solo obiettivo di esercitare deterrenza, ma vengono usate ogni giorno. "La massa conta, i costi possono essere decisivi e una precisione 'abbastanza buona' può dare vantaggi significativi", riassumono i due analisti. Per far quadrare i conti e ottimizzare i ridotti arsenali di intercettori, i Paesi del Golfo non useranno più i missili per contrastare i droni, ma solo contro i missili balistici iraniani, come era stata costretta a fare anche Israele verso la fine della 'Guerra dei 12 giorni' dello scorso giugno. "Ci sarà un cambio di tattiche. Gli intercettori saranno usati con maggiore giudizio e solo contro obiettivi di maggior valore, i missili balistici. Questo significa accettare i rischi e consentire essenzialmente a questi droni di penetrare. Questo avrà un effetto devastante sulla relativa calma e stabilità dei Paesi del Golfo che per anni hanno con questo attratto investimenti, turisti ed expat", ha spiegato Becca Wasser, analista al Center for a New American Security, nel 2022 nella commissione per la difesa nazionale strategica Usa, in una intervista al Wall Street Journal. Ma Teheran sta lanciando in questa guerra centinaia di droni, tanti quanti se non di più dei missili balistici, anche allo scopo di esaurire le difese aree dei Paesi contro cui combatte. Centinaia di droni a lungo raggio al giorno sono stati usati, e vengono tutt'ora usati, dalle forze russe contro le infrastrutture critiche dell'Ucraina, un metodo che Teheran ha appreso e sta usando in questi giorni, arrivando a colpire alberghi, aeroporti, il porto Jebel Ali negli Emirati arabi uniti, la raffineria di Ras Tanoura in Arabia saudita, e l'impianto di produzione di Gnl di Ras Laffan nel Qatar. E se per raggiungere Israele un drone dall'Iran impiegava ore, per i Paesi del Golfo sono necessari a un drone pochi minuti. Per le loro dimensioni ridotte, gli Shahed possono essere nascosti più facilmente di missili e droni. E le testate che portano, pur se di dimensioni ridotte rispetto ai vettori tradizionali, se sganciate contro obiettivi infiammabili come le infrastrutture dell'energia, possono comunque infliggere danni ingenti. L'impiego massiccio dei droni da parte dell'Iran ha consentito l'"escalation orizzontale" del conflitto (la definizione è di Shashank Joshi, analista di difesa dell'Economist ) che Teheran ha esteso ai Paesi del Golfo, fino ad arrivare alla base della Raf di Akrotiri a Cipro. I Paesi della regione alleati agli Stati Uniti devono quindi iniziare ad apprendere da Kiev come dispiegare lo 'scudo' multitrato con cui l'Ucraina ha imparato a bloccare a costi contenuti gli sciami di droni, fino a 800, che le vengono scagliati contro, grazie ad aerei da combattimento, elicotteri, sistemi elettronici e armi di disturbo e falsificazione di segnali, cannoni e mitragliere anti aeree e altre capacità a basso costo. Perché anche l'Ucraina ha confermato la lezione. Gli Stati Uniti e la Russia non modello con i loro sistemi il teatro di guerra. I 58.272 eventi provocati da droni, con 32.769 vittime, del 2025, sono numeri destinati ad aumentare in modo significativo nei prossimi anni. Lo Shahed-136 è lungo 3,5 metri e ha una apertura alare di 2,5 metri, un motore a combustione interna e può volare per oltre 2000 chilometri a velocità bassa. E' molto rumoroso. La sua traiettoria è predeterminata anche se di recente, in Ucraina, potrebbe essere stato guidato anche in remoto. Dotato di una testata esplosiva di soli 50 chili di un sistema di guida pre programmato basato su GPS, il drone può essere lanciato in sciami e indirizzato verso bersagli come centrali elettriche, depositi di munizioni, infrastrutture strategiche. Una volta individuato l’obiettivo, il drone vi si getta contro, causando danni significativi a un costo molto inferiore rispetto a un missile da crociera. Il costo di produzione è stimato fra i 20mila e i 50mila dollari. E' stato impiegato per la prima volta nel giugno del 2021 contro la petroliera israeliana 'Mercer Street', nel Golfo dell'Oman provocando la morte di un rumeno e di un britannico. E' stato progettato dalla Shahed Aviation Industries Research Center, iraniana, che secondo gli Stati Uniti dipende dai Guardiani della rivoluzione. La linea di produzione di droni in Iran è iniziata nei primi anni 2000. A mettere in produzione sistemi dalle stesse caratteristiche, non sono stati solo Ucraina e Stati Uniti, ma anche aziende in China, France e Gran Bretagna. Secondo fonti ucraine citate da United24 Media, la Russia è in grado ora di produrre 200 Geran-2 al giorno e "nel prossimo futuro" potrà arrivare a mille. Con una testata di peso doppio rispetto ai primi modelli, una velocità che raddoppiata dai 170/200 km/l'ora a 500. E soprattutto, date le antenne e telecamere di cui sono dotati i nuovi modelli, di controllarne la traiettoria da remoto, con la possibilità di colpire anche obiettivi mobili. Le statistiche di Kiev indicano che nei soli tre mesi estivi dello scorso anno, sono stati lanciati 15.933 droni contro il Paese, solo a luglio 6.394, a giugno 5.412 e ad agosto 4.100. Come l'Europa, anche i Paesi del Golfo, possono ora andare a lezione dall'Ucraina.
(Adnkronos) - Dal 13 al 15 marzo l’area vacanze Valle Aurina ospita la 16ma edizione del Festival del Formaggio di Campo Tures, appuntamento che negli anni è diventato punto di riferimento per appassionati, addetti ai lavori e operatori del settore. Al centro della manifestazione il Graukäse della Valle Aurina, simbolo della tradizione casearia locale e protagonista di una nuova stagione di consapevolezza culturale e gastronomica. Il Festival è un evento plurale: incontro tra produttori, appassionati e professionisti. Per tre giorni il paese diventa un paradiso del formaggio, con degustazioni e acquisti da tutto l’arco alpino e da altre regioni europee. Accanto alle realtà locali partecipano caseifici italiani e internazionali, confermando il ruolo pionieristico della manifestazione. Il percorso di valorizzazione del Graukäse è oggi riconosciuto anche istituzionalmente: al Comune di Campo Tures è stata conferita la targa 'Città del Formaggio' da Onaf (Organizzazione nazionale assaggiatori di formaggi) per il ruolo centrale nella promozione e tutela della tradizione casearia della Valle Aurina. Il Graukäse è inoltre Presidio Slow Food dal 2004, a ulteriore conferma del suo valore storico, culturale e gastronomico. Un cammino culminato nel Gist Food Travel Award 2024 come miglior evento enogastronomico italiano, assegnato dal Gruppo Italiano Stampa Turistica. "Il valore culturale del Graukäse è cresciuto insieme alla consapevolezza dei produttori: la degustazione comparativa delle giornate autunnali è ormai un momento molto sentito. Non è più un formaggio consegnato in silenzio, ma offerto con orgoglio, perché rappresenta qualcosa di prezioso. Il Graukäse è un prodotto gastronomico di recupero: dal latte si usa la parte grassa per il formaggio duro e quella scremata per questo formaggio. Significa utilizzare la materia prima al cento per cento", afferma Martin Pircher, anima e coordinatore del Festival del Formaggio e figura di riferimento per la valorizzazione del Graukäse in Valle Aurina. Un modello che sostiene la vita nei masi più isolati della valle: "I produttori lavorano nei masi più lontani e creano lavoro dove altrimenti non ce ne sarebbe. Tenere viva questa produzione significa mantenere viva la montagna. Nel 2005 si vendeva a meno del costo del latte, circa 3,90 euro al chilo. Oggi il prezzo dignitoso permette anche ai giovani di vedere un futuro in questo mestiere", conclude Pircher. Durante l’intero week-end il Festival del Formaggio propone un programma articolato di degustazioni e approfondimenti con i 'Laboratori del Gusto', appuntamenti di circa 45 minuti, tradotti simultaneamente in italiano, guidati da relatori specializzati provenienti da tutta Europa. La kermesse vedrà la partecipazione di numerosi protagonisti italiani e internazionali, tra cui Tina Marcelli, Food Ambassador di Valle Aurina, accanto a chef e produttori provenienti anche da oltreconfine. Accanto agli incontri tecnici, spazio alla cucina dal vivo con la presenza di chef stellati e cuochi rinomati che si esibiranno in una cucina aperta al pubblico, mostrando tecniche, interpretazioni e nuove letture del formaggio. Presenza internazionale per l’edizione 2026 con Osteperler, accademia del formaggio norvegese. L’intero territorio partecipa alla manifestazione con le giornate delle specialità nei ristoranti aderenti, dove i menù vengono ampliati con piatti a base di formaggio. Come da tradizione, ampio spazio anche alle famiglie: il programma dedicato ai più piccoli prevede laboratori creativi e attività didattiche per scoprire storia e produzione del formaggio in modo coinvolgente. I bambini potranno partecipare alla preparazione di burro, mozzarella e dolci al cucchiaio, alternando momenti educativi ad attività ludiche nell’area a loro dedicata. Venerdì pomeriggio si inizia con un tiramisù all’arancia con mascarpone, sabato la giornata entra nel vivo: dalla lavorazione della mozzarella, alla scoperta del burro fresco appena sbattuto, fino ai laboratori dolciari guidati dal pasticciere Werner Oberhuber tra cioccolata calda, Topfenknödel, panna cotta e una scenografia di cioccolato con degustazione di formaggio ricoperto. Domenica il percorso continua con la centrifuga del latte per ottenere burro fragrante, attività creative nell’angolo dei bambini, mousse al cioccolato e ricotta con frutta preparata insieme, chiudendo la manifestazione con un’esperienza partecipata e conviviale.
(Adnkronos) - I Giochi Invernali di Milano Cortina "mi sembra proprio siano stati sostenibili. Il bilancio lo fare alla fine, però devo dire di sì". Lo ha detto oggi il presidente del Conai, Ignazio Capuano, a margine della sigla del protocollo tra Coni e Conai per la sostenibilità degli eventi sportivi, oggi a Milano.