INFORMAZIONIVeesible (ex Tiscali ADV) srl Centri Media e Concessionarie Ruolo: Sales Consultant Area: Sales Management Paola Sioli |
INFORMAZIONIVeesible (ex Tiscali ADV) srl Centri Media e Concessionarie Ruolo: Sales Consultant Area: Sales Management Paola Sioli |
(Adnkronos) - La Formula Uno si appresta a cancellare i due Gp del prossimo mese in Bahrain e Arabia Saudita a causa della guerra in Medio Oriente, lasciando un vuoto di un mese nel calendario. Si prevede che i vertici della Formula Uno annullino i Gran Premi del Bahrain e dell'Arabia Saudita nelle prossime 48 ore in risposta al conflitto in corso in Medio Oriente. Secondo quanto appreso dal Daily Mail Sport, le auto e le altre merci essenziali destinate al Golfo devono iniziare il trasporto a metà della prossima settimana, il che pone un limite invalicabile per una decisione. L'amministratore delegato della F1, Stefano Domenicali, e il presidente della FIA, Muhammed Ben Sulayem, prenderanno la decisione basandosi sulle preoccupazioni per la sicurezza dei 3.000 membri dello staff della F1 che viaggiano per le gare. Sono in stretto contatto con entrambi gli organizzatori delle sedi, con i quali intrattengono solidi rapporti, per capire come risolvere la delicata situazione da cui dipendono non solo milioni di sterline, ma potenzialmente anche delle vite umane. Il Bahrein, pioniere della Formula 1 nella regione, paga fino a 40 milioni di sterline per ospitare il suo evento, mentre il Gran Premio dell'Arabia Saudita contribuisce in modo ancora maggiore al montepremi dello sport, con circa 60 milioni di sterline all'anno: è la destinazione più redditizia dell'attuale calendario di 24 gare, insieme al Qatar. È improbabile che le due gare vengano sostituite, a differenza di quanto accaduto durante il lockdown per il Covid del 2020, quando i vertici della F1 riuscirono a mettere insieme un calendario riorganizzato per rispettare gli obblighi derivanti dagli accordi sui diritti televisivi e per mantenere a galla lo sport. Domenicali e Ben Sulayem stanno anche elaborando piani di emergenza per il Qatar e Abu Dhabi, gli ultimi due round di fine novembre e inizio dicembre che potrebbero essere cruciali per l'esito del campionato. "Quelle gare sono ancora lontane", ha dichiarato una fonte interna alla F1 Management. "Abbiamo diverse opzioni, ma è decisamente troppo presto per ipotizzare la cancellazione di questi eventi".
(Adnkronos) - Impianti industriali fermi e fuga degli imprenditori all'estero. E' il rischio che corre il nostro Paese, secondo Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria, con il prolungarsi del conflitto in Medio Oriente, che sta facendo schizzare in alto i costi dell'energia e non solo. Con la guerra in Medio Oriente "il sentiment tra i nostri associati -spiega Agnelli intervistato da Adnkronos/Labitalia- è di profonda frustrazione, mista a una rabbia che definirei 'da sopravvivenza'. Le nostre imprese, le piccole e medie industrie che sono l'ossatura del Paese, si sentono abbandonate in mezzo ad una situazione che non hanno contribuito a creare. Per la prima volta in tredici anni di Confimi, ricevo chiamate di imprenditori che non mi chiedono più come fare per resistere, ma come fare per uscire dall'Italia. Quasi il 40% dei nostri giovani industriali -sottolinea- sta valutando di aprire stabilimenti all'estero. Non è una scelta strategica di crescita, è pura fuga per necessità: vedono il lavoro di una vita e delle loro famiglie messo a rischio da instabilità geopolitiche che si scaricano interamente sulle loro spalle". Imprenditori lasciati soli al loro destino nella 'tempesta perfetta" secondo Agnelli. "Gli ultimi aumenti dell'energia dovuti al conflitto, sommati a quelli già esistenti stanno impattando in modo devastante, creando un handicap permanente. Un'impresa italiana paga l'energia circa 85 euro per MWh, mentre in Francia ne pagano 25 e in Germania 44. È un divario che uccide la nostra competitività sul nascere. Come puoi pensare di vendere un prodotto sul mercato globale se la tua materia prima energetica costa il triplo o il quadruplo rispetto al tuo vicino di casa? Questo si traduce in investimenti bloccati, linee di produzione ferme e una 'desertificazione industriale' che avanza in silenzio. Siamo all'ultimo miglio: se non si interviene sui costi strutturali, molte aziende semplicemente spegneranno i macchinari perché produrre costa più che stare fermi", avverte l'industriale. E le misure messe in campo dal governo sui costi energetici non convincono del tutto Agnelli. "Siamo soddifatti in parte dell'azione del governo. Pur riconoscendo lo sforzo dell'esecutivo i vari decreti bollette che si sono susseguiti sono spesso interventi parziali, emergenziali, pensati più per le famiglie che per chi produce valore reale. Manca una visione di medio-lungo periodo. Lo Stato, che controlla colossi energetici come l'Enel, dovrebbe avere la responsabilità di garantire energia a prezzi medi europei, rinunciando a margini che oggi sono a volte tripli rispetto ai competitor esteri. Invece, ci sentiamo dire 'arrangiatevi'. Ma la resilienza delle pmi non è infinita", sottolinea. Netto il giudizio sulla posizione del governo sulle accise. Per Agnelli infatti non agire sulle accise "assolutamente non è la scelta giusta. Le accise e gli oneri impropri pesano sulle bollette in modo sproporzionato. Chiediamo da tempo una riduzione strutturale, almeno del 10%, per dare ossigeno immediato ai conti economici. Non agire sulle accise per salvaguardare i rapporti deficit/PIL chiesti da Bruxelles, mentre la nostra industria muore, significa avere le priorità totalmente sbagliate. L'industria è quella che alimenta i conti pubblici: se muore l'impresa, non ci sarà più nulla da tassare", sottolinea. Ma il conflitto sta agendo negativamente sulle aziende non solo attraverso il boom dei costi delle bollette. "Il blocco di Hormuz -sottolinea- è un cappio al collo per chi lavora i metalli. L'area del Golfo fornisce una fetta enorme dell'alluminio mondiale e, soprattutto, è il cuore della logistica energetica. Se si chiude quel rubinetto, non solo i prezzi delle materie prime schizzano a livelli folli per pura speculazione, ma rischiamo la paralisi fisica delle forniture. Le nostre fabbriche lavorano just-in-time; non abbiamo scorte per mesi. Se le navi non passano, la catena del valore si spezza in pochi giorni e il risultato è il blocco totale delle fonderie e delle officine meccaniche in tutta Europa", aggiunge ancora. "Sul mio business l'impatto è diretto e brutale. L'alluminio è energia solida: per produrlo e trasformarlo serve calore, serve elettricità in quantità enormi. Quando i costi energetici esplodono, il prezzo della materia prima raddoppia o triplica, e io mi trovo a dover spiegare ai miei clienti perché un profilato in alluminio costi il 50% in più da un giorno all'altro. Non è speculazione, è sopravvivenza. Vedere l'alluminio primario oltre i 3400 dollari e i rottami che scappano dall'Europa verso l'Asia mi fa capire che stiamo perdendo sovranità industriale. Ogni giorno è una battaglia per non andare in perdita, e assicuro che lavorare con questo stress, dopo generazioni di storia aziendale, è un peso che nessun imprenditore dovrebbe portare da solo". (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Abb conferma la presenza a Key - The Energy Transition Expo, il principale appuntamento italiano dedicato alle tecnologie per l’efficienza energetica, la digitalizzazione e l’elettrificazione. Dal 4 al 6 marzo, allo Stand 100 - Padiglione A1 presso il Rimini Expo Center, l’azienda presenta un portafoglio aggiornato di soluzioni pensate per supportare l’evoluzione dell’intera filiera dell’elettrificazione. All’offerta tecnologica si affianca un programma di formazione tecnica ricco e strutturato, con corsi sui temi più caldi e richiesti dal mercato destinati a impiantisti, progettisti, installatori e tecnici. Abb è fortemente impegnata nello sviluppo delle competenze, puntando su aggiornamento continuo e professionalità qualificate.