INFORMAZIONIPaola Morello |
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(Adnkronos) - Giro di vite negli Usa su farmaci antidiabete dimagranti preparati in modo da eludere il processo di approvazione della Food and Drug Administration (Fda) e promossi al pubblico con claim non rispondenti alle loro reali caratteristiche. L'ente regolatorio statunitense ha inviato lettere di avvertimento a 30 aziende di telemedicina contro il marketing illegale di questi prodotti. Si tratta di farmaci Glp-1 'compounded', realizzati da preparatori. Alle aziende viene contestato l'aver diffuso affermazioni false o fuorvianti sui medicinali in questione offerti sui loro siti web. Non è la prima volta che la Fda diffida delle aziende riguardo alla pratica. Le ultime lettere annunciate sono il secondo gruppo di 'warning' inviati a società di telemedicina e farmaceutiche da quando l'agenzia ha avviato a settembre un giro di vite sulla pubblicità farmaceutica ingannevole rivolta direttamente al consumatore. Negli ultimi 6 mesi, informa l'ente regolatorio in una nota informativa, l'agenzia ha inviato migliaia di lettere di avvertimento per far rimuovere pubblicità ingannevoli, "più di quante ne fossero state inviate nell'intero decennio precedente". Le principali violazioni identificate e segnalate includono affermazioni che sembrano suggerire l'identità dei prodotti con farmaci approvati dalla Fda e l'occultamento dell'origine dei prodotti pubblicizzando farmaci con il nome o il marchio dell'azienda di telemedicina senza alcuna qualificazione, insinuando che si tratti del preparatore. I farmaci compounded, chiarisce l'ente, "non sono approvati dalla Fda. Ciò significa che l'agenzia non ne verifica la sicurezza, l'efficacia o la qualità prima della commercializzazione. I farmaci preparati non sono inoltre equivalenti ai farmaci generici, che sono invece approvati dalla Fda". "È una nuova era - ha commentato il commissario Fda, Marty Makary - Stiamo prestando molta attenzione alle affermazioni fuorvianti diffuse dalle aziende di telemedicina e farmaceutiche su tutte le piattaforme media e stiamo intervenendo rapidamente. I farmaci compounded possono essere importanti per superare le carenze o soddisfare le esigenze specifiche dei pazienti, ma i preparatori non dovrebbero cercare di comporre i farmaci in modo da eludere il processo di approvazione della Fda".
(Adnkronos) - "Nell'area di interesse del conflitto noi abbiamo tre punti vendita a Dubai, uno ad Abu Dhabi e altri tre in Arabia Saudita, di cui uno è quello lì di Khobar, proprio quasi sul ponte per il Bahrain, quindi abbastanza coinvolto pure quello. Oltre a quello che sta presso Aramco, sta vicino alla base Nato. I nostri ragazzi che stanno lì, di cui circa 35 italiani, ci raccontano di una situazione di tensione, molto complicata. Al momento le nostre pizzerie sono aperte, ma sabato ad esempio quando si è incendiato il The Palm a Dubai, i ragazzi hanno chiuso praticamente alle sette di sera tutte quante le pizzerie. Il giorno dopo hanno lavorato regolarmente. Ovviamente io sono in contatto tutti i giorni sia con i ragazzi che stanno a Dubai, sia con quelli che stanno in Arabia Saudita. E quelli che stanno a Dubai mi raccontano che volano i missili sulle loro teste, la contraerea li intercetta, cadono residui praticamente a terra, droni sganciano bombe. Sono molto spaventati e vorrebbero tornare in Italia appena possibile. Se tornano in Italia noi chiuderemo le pizzerie in attesa che, speriamo, si calmi la situazione". Così, con Adnkronos/Labitalia, Alessandro Condurro, amministratore di 'Antica pizzeria da Michele in The World', che da Forcella ha portato la pizza napoletana in tutto il mondo, racconta i momenti che stanno vivendo i dipendenti italiani che lavorano nelle pizzerie nei territori interessati dal conflitto tra Iran da unparte e Stati Uniti e Israele dall'altra. Condurro spiega che le informazioni che arrivano "dai luoghi del conflitto sono contrastanti. Da Dubai, ovviamente essendo quasi occidentale viene fuori tutto. In Arabia Saudita il governo tende a non far sapere determinate cose, però io parlo con i ragazzi e loro mi dicono che la situazione è abbastanza spaventosa. Stamattina ho sentito i ragazzi che lavorano nel punto vendita proprio all'interno di Aramco, la compagnia petrolifera saudita, e mi hanno detto che un drone stamattina ha sganciato una bomba a 10 km da loro. E quindi è abbastanza tesa la situazione", sottolinea. "Ovviamente si tende a mantenere la calma, a non generare il panico, fatto sta che comunque gli aeroporti sono ancora chiusi e loro lavorano, però lo fanno con questa spada di Damocle sulla testa, sono tesi. La mattina sono svegliati dalle contraeree, da missili che volano sulle loro teste e sicuramente non è una bella situazione", ribadisce. Una situazione difficile, sottolinea Condurro, e "i nostri ragazzi da Dubai sì vorrebbero rientrare appena è possibile a casa, in attesa che poi si calmi un po' la situazione, ripeto. E in quel caso ovviamente le chiudiamo momentaneamente le pizzerie. Anche perchè io credo che poche persone abbiano voglia di andarsi a mangiare una pizza con una situazione del genere. Al momento siamo aperti fin quando la situazione è calma, anche se è una calma apparente. La gente a Dubai fa finta di niente ed esce ma quando lo scorso sabato è caduto il detrito sull'albergo ovviamente c'è stato panico, se ne sono scappati tutti, hanno chiuso tutti. Quindi dipende da come si mette la giornata", sottolinea. E le ripercussioni se il conflitto prosegue saranno anche di altro tipo: "Purtroppo le guerre sono dannose per il business. Anche perché con la chiusura dello Stretto di Hormuz, e quindi dei trasporti marittimi, avremo più difficoltà a mandare lì dall'Italia le materie prime che noi usiamo per fare le nostre pizze", conclude. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - “Il menù fisso ha il problema di fondo che crea disaffezione: il bambino subisce il pasto perché non ha la possibilità di scegliere. Si ritrova un primo, un secondo, un contorno che qualcun altro ha deciso. Questa disaffezione crea distanza". Lo ha detto Nicola Lamberti, Ceo di PlanEat, al convegno promosso da PlanEat 'Innovazione digitale e politiche pubbliche per la riduzione dello spreco alimentare nelle scuole' presso la sala Stampa della Camera dei Deputati. “C'è anche un altro problema legato alla quantità: in un contesto scolastico ci sono bisogni, abitudini e attività differenti che richiedono quantità diverse. Avere la possibilità di scegliere il pasto e la quantità è, secondo noi, il miglior strumento per lottare contro lo spreco alimentare a monte, evitando di produrre ciò che sarebbe certamente buttato.” “Dal progetto pilota PlanEat Scuole, realizzato nella provincia di Pavia, sono emersi risultati concreti: ponendo la scelta del pasto in forma volontaria il giorno prima, il 98% degli alunni ha aderito ordinando quasi tutti i piatti disponibili. La possibilità di selezionare tipo e quantità del primo, del secondo e del contorno ha permesso di ridurre del 52% lo spreco dei piatti e di diminuire del 20% il cucinato, aumentando così la qualità del servizio. Per estendere il modello su larga scala, è necessario introdurre nei contratti e negli appalti strumenti digitali per la pianificazione, così da evitare l’esubero alimentare a monte”, conclude Lamberti.