INFORMAZIONIDorchester - Hotel Principe Di Savoia Milano Turismo Ruolo: Area People and Culture Director Area: Human Resource Management Paola Iemmallo |
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(Adnkronos) - Suonano le sirene in Israele. Oggi, sabato 28 febbraio, lo Stato ebraico ha lanciato un attacco coordinato con gli Stati Uniti contro l'Iran, che ha risposto lanciando due ondate di attacchi missilistici, facendo suonare l'allarme in tutto il Paese, con forti esplosioni avvertite anche a Gerusalemme e Tel Aviv. L'operazione è stata presentata dal premier Benjamin Netanyahu, in un video diffuso su X, con obiettivo di "rimuovere la minaccia esistenziale rappresentata dal regime terroristico in Iran". Intanto le forze israeliane (Idf) hanno mobilitato 70mila riservisti, con il Times of Israel che spiega come i militari abbiano richiamato 20.000 riservisti, in aggiunta ai circa 50.000 attualmente in servizio. Nel Paese però continuano a piovere missili, con la popolazione costretta a entrare nei rifugi, mentre si registrano almeno due feriti Il ministro israeliano dei Trasporti, Miri Regev, ha dato disposizioni all'Ente per l'aviazione civile di chiudere lo spazio aereo israeliano ai voli civili, mentre il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha reso noto di aver dichiarato "uno stato d'emergenza immediato in tutto il Paese". Restrizioni sono state disposte in tutto Israele: niente assembramenti, stop alle attività didattiche e alle attività lavorative ad eccezione dei settori essenziali. Nelle prime ore dell'operazione, i militari israeliani hanno fatto sapere di aver colpito "decine di obiettivi militari" in Iran. Le forze israeliane (Idf) hanno parlato degli attacchi contro "decine di obiettivi militari" come di parte di "un'ampia e potente operazione congiunta" contro il "regime" iraniano con l'obiettivo dichiarato di "eliminare le minacce all'esistenza di Israele" dopo una "pianificazione congiunta" portata avanti nei mesi precedenti l'attacco odierno. Il "regime iraniano" è accusato di "non aver abbandonato il suo piano di distruggere Israele" e, dopo i raid israeliani e americani dello scorso giugno, le Idf affermano di aver "rilevato come il regime abbia proseguito nel tentativo di rafforzare, proteggere e nascondere i suoi programmi nucleari, insieme al ripristino del processo di fabbricazione di missili". La Repubblica islamica è anche accusata di aver "continuato a finanziare, addestrare e armare elementi lungo i confini di Israele". Per Israele si tratta di minacce per il Paese, ma anche per il Medio Oriente e il mondo intero. Obiettivi dei Raid, secondo quanto riferito da funzionari israeliani ad Axios, erano sia la Guida Suprema dell'Iran, Ali Khamenei, che il presidente, Masoud Pezeshkian. Secondo l'agenzia di stampa ufficiale Irna, Pezeshkian è "sano e salvo e non ha alcun problema", mentre una fonte iraniana ha precisato che Khamenei non è a Teheran ed è stato trasferito "in una località sicura" La risposta iraniana non si è fatta attendere. Due ondate di missili hanno colpito Israele, con almeno due persone sono rimaste ferite nel nord del Paese a causa di attacchi con missili sferrati dall'Iran. A riferirlo è il sito di notizie israeliano Ynet, che parla di un'"estesa ondata di attacchi con missili e droni" annunciata dai Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran iraniani. Secondo Ynet, una persona è rimasta lievemente ferita a causa di un attacco missilistico contro un edificio a Tirat Carmel, nel distretto di Haifa, e un uomo è rimasto lievemente ferito a Umm al-Fahm da schegge dopo che è stato intercettato un attacco. Il controattacco è stato immediatamente rivendicato dai Pasdaran, secondo cui gli attacchi arrivano "in risposta all'aggressione del nemico ostile e criminale contro la Repubblica islamica dell'Iran".
(Adnkronos) - "Siamo tutti interessati, persone e organizzazioni, da questa trasformazione, quindi nessuno si può tirare indietro. Per questo, io credo che bisogna rivendicare una gestione pubblica dell'intelligenza artificiale, credo che solo così possiamo lavorare bene e insieme, con una strategia europea, è importante dotarsi di politiche e strumenti comuni. Per noi, governare l'intelligenza artificiale nel mercato del lavoro significa una cosa molto concreta: significa dare una direzione comune e trasformarla in strategia operativa". Così Vincenzo Caridi, capo del Dipartimento per le politiche del lavoro, previdenziali, assicurative e per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, intervenendo all'evento 'Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità strategie, fiducia, regole, competenze', promosso dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali. "L'Ia in Italia -spiega ancora Caridi- può dare moltissimo, perché siamo un Paese bellissimo ma non tutto funziona come dovrebbe; abbiamo una grande crisi demografica, e questo vuol dire meno lavoratori, e l'Ia può essere utilizzata per potenziare le competenze dei lavoratori che ci sono, non per sostituirli. L'Ia quindi è una sfida, e dobbiamo lavorarci con una strategia europea", conclude.
(Adnkronos) - Il Regolamento Ue Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation) “imporrà un cambio di paradigma molto netto” in tema di imballaggi, “una vera e propria rivoluzione”. Così Giuseppe Dimaria, sales director di osapiens Italia, azienda attiva nello sviluppo di software enterprise per una crescita sostenibile, in un'intervista all’Adnkronos traccia un quadro degli impatti che il nuovo regolamento avrà sulla filiera. “L’imballaggio non sarà più trattato come un ‘accessorio’ del prodotto, ma come un oggetto regolato in modo strutturale, con obblighi concreti sia sul piano fisico che sul piano informativo. In altre parole, il packaging dovrà essere ‘tecnicamente’ conforme, identificabile, tracciabile e accompagnato da informazioni verificabili”, spiega. Sul tema dell’etichettatura, “la direzione è chiara: si va verso un sistema armonizzato a livello europeo, pensato per rendere più semplice e immediata la comprensione della composizione dell’imballaggio e delle corrette modalità di smaltimento. L’obiettivo del Ppwr è proprio quello di uniformare i processi in tutta l’Unione”. Sul fronte della tracciabilità, “il salto è ancora più significativo. Il Ppwr prevede che l’imballaggio debba essere marcato con informazioni identificative come tipo, lotto o numero di serie, oltre a marchio e indirizzo del produttore. Ed è interessante notare che viene esplicitamente contemplato l’utilizzo di strumenti digitali come il QR code. Questo punto apre una prospettiva molto concreta: l’imballaggio comincia ad assumere una vera e propria ‘identità’, non più soltanto fisica, ma anche digitale”. “Ma non è solo un tema di ‘codice sull’etichetta’”, avverte Dimaria. “Il regolamento introduce una vera infrastruttura documentale - spiega - I produttori dovranno effettuare una valutazione di conformità che copre tutti i dati rilevanti lungo la supply chain, predisporre una documentazione tecnica completa e rilasciare una ‘Eu Declaration of Conformity’. In più, la conservazione della documentazione non è banale: 5 anni per gli imballaggi monouso e 10 anni per quelli riutilizzabili, con obbligo di metterla a disposizione delle autorità competenti". Quanto alle scadenze, “il calendario è molto serrato. Il regolamento è entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, ma il vero spartiacque operativo sarà quello del 12 agosto 2026, quando inizierà l’applicazione generale e solo imballaggi conformi potranno essere immessi sul mercato Ue. Le regole sull’etichettatura armonizzata arriveranno poi il 12 agosto 2028. Mentre per il packaging riutilizzabile, dal 12 agosto 2029 diventerà obbligatorio fornire ulteriori informazioni specifiche, anche tramite QR code”. Insomma, “l’impatto del Ppwr sarà enorme, perché trasforma l’etichetta da elemento ‘grafico’ a strumento regolatorio, mentre la tracciabilità, da concetto astratto, diventa requisito misurabile e documentabile”. In questo quadro “le sfide principali per le aziende italiane riguardano soprattutto la complessità operativa. Il Ppwr richiede dati, prove e documentazione che spesso oggi non sono disponibili in modo strutturato. Molte aziende hanno gap informativi lungo la filiera e la raccolta dati avviene ancora in modo manuale e frammentato”. Ne deriva che “la gestione dei dati diventa la vera infrastruttura della sostenibilità: è ciò che consente alle aziende di trasformare obblighi normativi in processi industriali governabili. In un contesto così articolato è fondamentale puntare su tecnologie di ultima generazione e strumenti digitali centralizzati che consentano di raccogliere e strutturare i dati di prodotto e di imballaggio, coinvolgere fornitori e partner, gestire documentazione tecnica, etichettatura e Dichiarazioni di Conformità in modo integrato e verificabile”. In conclusione, secondo Dimaria, occorre tenere presente che “il 12 agosto 2026 non è lontano, e sarà una data spartiacque molto concreta. Da lì non si potrà tornare indietro. L’accesso al mercato europeo sarà vincolato e bisogna essere pronti per tempo”. In secondo luogo, “il Ppwr va interpretato come parte di una trasformazione più ampia, con l’Unione Europea che sta spingendo verso un’economia fondata su trasparenza, tracciabilità e responsabilità estesa. Un percorso collegato anche alla logica del Digital Product Passport. Chi si rende conto di questo oggi, probabilmente domani non sarà solo compliant: sarà più competitivo”.