INFORMAZIONIBiblioteche di Roma Arte e Cultura Ruolo: Responsabile Ufficio Comunicazione Area: Communication Management Orietta PossanzaChi è: giornalista |
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(Adnkronos) - "La nutrizione è un elemento fondamentale nella cura dei pazienti oncologici e dovrebbe essere valutata fin dal momento della diagnosi. Il paziente oncologico può presentare problemi di malnutrizione già al momento della diagnosi e questa condizione tende a peggiorare nel corso della malattia, soprattutto durante le terapie attive". Lo ha spiegato Paolo Pedrazzoli, direttore dell'Oncologia del Policlinico San Matteo di Pavia Irccs e coordinatore del Gruppo di lavoro sulla Nutrizione del paziente oncologico dell'Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), nonché coordinatore delle Linee guida nazionali Aiom sulla Nutrizione nei pazienti oncologici in terapia attiva, intervenendo all'incontro stampa 'Prevenzione e screening nutrizionali precoci: un nuovo capitolo per il paziente oncologico', che si è tenuto oggi al Senato. Secondo l'oncologo, la malnutrizione ha un impatto diretto sull'efficacia delle cure. "Un paziente malnutrito spesso non riesce a sostenere pienamente i trattamenti. Questo comporta un aumento della tossicità delle terapie, più ricoveri ospedalieri e quindi anche maggiori costi sanitari", ha sottolineato. La condizione nutrizionale influisce anche sulla possibilità di seguire correttamente le cure. "Quando il paziente è malnutrito - ha aggiunto Pedrazzoli - diventa più difficile rispettare tempi e dosaggi dei farmaci. Tutto questo incide non solo sulla qualità di vita, ma anche sulla prognosi". Per questo motivo, secondo l'esperto, la presa in carico nutrizionale dovrebbe iniziare subito. "Il mantenimento di uno stato nutrizionale adeguato è associato a risultati clinici migliori. Si stima che circa il 20% dei pazienti oncologici muoia per problematiche legate alla malnutrizione", ha rimarcato. Negli ultimi anni il tema ha ricevuto crescente attenzione, anche grazie al lavoro delle società scientifiche come Aiom e delle associazioni di pazienti. Tra le richieste rivolte alle istituzioni c'è quella di rafforzare lo screening nutrizionale precoce. "Chiediamo che la valutazione nutrizionale diventi obbligatoria per tutti i pazienti oncologici, fin dal primo accesso in ospedale", ha precisato Pedrazzoli. Alcune Regioni hanno già adottato misure in questa direzione: "La Lombardia, ad esempio, ha introdotto un sistema che penalizza economicamente le strutture che non effettuano lo screening nutrizionale nei pazienti ricoverati". Tra le proposte avanzate dagli specialisti anche quella di garantire l'accesso gratuito ai supplementi nutrizionali orali e di rendere lo screening nutrizionale una pratica sistematica in tutti gli ospedali. "Alle istituzioni chiediamo più attenzione su questo aspetto per troppo tempo sottovalutato", ha concluso l'esperto.
(Adnkronos) - "Tra aspettative confermate e dubbi ancora aperti, l’Italia ha avviato il proprio percorso di recepimento della Direttiva 970/2023 sulla trasparenza salariale. Il 5 febbraio 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo di attuazione, successivamente trasmesso alle Camere per l’acquisizione dei pareri parlamentari. Rispetto alla Direttiva, la bozza di decreto introduce alcune semplificazioni a favore delle piccole e medie imprese italiane, ma altrettanti dubbi interpretativi. La più grande semplificazione riguarda il riferimento ai contratti collettivi per la definizione delle categorie di lavoratori che svolgono lavoro uguale o di pari valore. Ai sensi della bozza di decreto, costituisce 'stesso lavoro' o 'lavoro di pari valore' quello riconducibile a mansioni identiche o comparabili, riconducibili al medesimo livello del contratto collettivo applicato". Così, con Adnkronos/Labitalia, Ornella Patané, partner di Toffoletto De Luca Tamajo, in merito allo schema di decreto legislativo per il recepimento della direttiva EU sulla trasparenza salariale. Secondo l'esperta, "si tratta di una presunzione semplice a favore della contrattazione collettiva che assicura sistemi di classificazione retributiva fondati su criteri oggettivi e neutri rispetto al genere, ai sensi della Direttiva, e che consente la prova contraria, ovvero la dimostrazione dell’esistenza di trattamenti retributivi individuali discriminatori" "Il riferimento alla contrattazione collettiva, tuttavia, non risulta sempre adeguato -continua Patanè- ai fini di una compiuta attuazione della Direttiva. In primo luogo, perché i livelli dei contratti collettivi sono generici e molto ampi e non prendono in considerazione ogni singola organizzazione aziendale. In secondo luogo, essi non prevedono livelli retributivi per la fascia più alta della popolazione aziendale, ovvero per quadri e dirigenti, ove si annida statisticamente la discriminazione retributiva di genere". "Forse proprio in considerazione di questo, la bozza di decreto consente -spiega ancora l'esperta di diritto- anche sistemi di classificazione professionale decisi dal datore di lavoro ai fini della determinazione della retribuzione, integrativi dei livelli previsti dalla contrattazione collettiva, purché anch’essi basati su criteri oggettivi e neutri sotto il profilo del genere. A differenza di quanto previsto dalla Direttiva, tali sistemi integrativi di classificazione dei lavoratori sono decisi unilateralmente dalle imprese e non condivisi con i rappresentanti dei lavoratori". Secondo Patanè "presenta, inoltre, dei problemi interpretativi la definizione di livello retributivo, introdotta dalla bozza di decreto rispetto a quanto previsto dalla Direttiva: definizione certamente importante perché su di essa si baseranno tutte le comparazioni introdotte dalla Direttiva per valutare la sussistenza di un gap retributivo di genere. Nella bozza di decreto, vanno esclusi dal livello retributivo i superminimi individuali, i premi una tantum e le indennità ad personam, qualora questi siano stati previsti a favore di alcuni dipendenti sulla base di criteri 'oggettivi individuali'". "Tale formulazione poco felice da un punto di vista lessicale prima ancora che giuridico, introduce non poche incertezze interpretative soprattutto perché pare vanificare lo scopo della Direttiva volto a comparare tutti gli elementi retributivi, fissi, variabili e in natura proprio al fine di rinvenire eventuali situazioni di discriminazione", conclude Patanè.
(Adnkronos) - Il Gruppo Dolomiti Energia partecipa alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo a Rimini, appuntamento di riferimento per le tecnologie legate alla transizione energetica, segnando un momento di svolta nella propria narrazione aziendale. Per la prima volta, la società presenta in fiera la sua nuova identità di brand, una tappa fondamentale del Piano Strategico ideata per accompagnare lo sviluppo del gruppo e rendere più riconoscibile il racconto del proprio futuro industriale. Al centro di questa evoluzione si trova il nuovo payoff, ‘Rinnovabili, integrati, indipendenti’, che sintetizza i pilastri operativi della società. (Video) "Il nuovo payoff di Dolomiti Energia sintetizza qual è la visione del nostro piano strategico - spiega il ceo del gruppo, Stefano Granella - Un piano che si fonda sulle rinnovabili. Siamo il primo operatore di sola produzione di energie rinnovabili tra idroelettrico, eolico e fotovoltaico con oltre 1800 megawatt di capacità installata". La solidità della proposta si basa su una struttura che controlla l'intera catena del valore. "Siamo integrati perché accanto alla generazione abbiamo la vendita: contiamo circa 800mila clienti, quindi siamo in grado, da un lato, di produrre e, dall'altro, di vendere in maniera integrata". Questa configurazione permette di offrire una risposta concreta alle oscillazioni dei prezzi che caratterizzano l'attuale scenario energetico: "Siamo indipendenti perché riteniamo che, proprio grazie alla nostra generazione da rinnovabili, siamo in grado di proporre ai nostri clienti delle offerte fisse a lungo termine che possano proteggerli e renderli indipendenti dalle fluttuazioni di mercato", osserva Granella. Il percorso di rebranding riflette dunque una precisa volontà di investimento e un posizionamento distintivo rispetto agli altri attori del settore. "Il nuovo rebranding si focalizza sulle nostre caratteristiche - fa sapere il ceo - è una scelta coerente con quanto fatto nel piano, ovvero investire di nuovo sulle rinnovabili triplicando il volume degli investimenti rispetto agli ultimi due anni, per dare il nostro contributo all'indipendenza e all'autonomia energetica del Paese". In un quadro geopolitico complesso, l'azienda ribadisce il proprio impegno: "Ogni giorno ci impegniamo ad accelerare la transizione energetica del Paese, con la nostra competenza industriale e la nostra solidità nel campo delle rinnovabili - afferma Granella - Integriamo infrastrutture e servizi per offrire alla nostra community green, in tutta Italia, strumenti che permettano di proteggersi dall'instabilità dei mercati e di compiere scelte sostenibili con semplicità e consapevolezza".