(Adnkronos) - "Cancella le tue App di incontri e vai subito in un pronto soccorso italiano". E' diventato virale e continua a far discutere il 'video-spot' pubblicato sui social da Karin Kildow, sorella della sciatrice americana Lindsey Vonn operata all'ospedale Ca' Foncello di Treviso dopo una frattura riportata cadendo in discesa libera ai Giochi di Milano-Cortina. Una "pubblicità positiva" che non dispiace affatto a Matteo Bassetti, ben avvezzo a certi complimenti in qualità di "più figo dei virologi", come veniva affettuosamente apostrofato in piena pandemia di Covid dai conduttori della trasmissione 'Un Giorno da Pecora' su Rai Radio 1. "In famiglia dicevano che mi piace vincere facile", sorride l'infettivologo sentito dall'Adnkronos Salute, precisando subito "sto ovviamente scherzando, partivo favorito solo per motivi anagrafici". Quello della Kildow, ma già prima il grazie della Vonn per le cure ricevute in Veneto, "è un bellissimo messaggio che arriva in un momento difficile per la sanità italiana - dice Bassetti - pensando anche a quello che è successo a Domenico", il bimbo di 2 anni morto a Napoli dopo un trapianto di cuore danneggiato. "Sentir dire da Vonn e sorella che i medici italiani non solo sono bravi, ma sono anche belli, fa molto piacere", commenta il direttore della Clinica di Malattie infettive dell'Irccs ospedale policlinico San Martino di Genova. "Che poi è un dato di fatto", osserva: "I medici italiani sono tra i più bravi del mondo, forse i più bravi, perché abbiamo una delle scuole migliori, tant'è vero che con i nostri camici bianchi noi esportiamo qualità medica in tutto il mondo". Bravura e pure bellezza, "perché insomma che in Italia ci siano anche dei bei medici è sicuramente un altro punto a nostro favore", ragiona Bassetti. Certo, puntualizza, "l'importante è che siano bravi, perché il fatto di essere belli assolutamente non cambia nulla in ciò che serve nel nostro lavoro". Però "qualcuno potrà sempre dire che è meglio farsi curare da un medico bravo e bello piuttosto che da un medico bravo e basta", ironizza l'infettivologo. "Grazie alla famiglia della Vonn", ripete Bassetti. E "spero e mi auguro - chiosa - che tutto questo faccia arrivare un messaggio dall'altra parte dell'oceano: che il modello di sanità", il migliore, da imitare, "è quello etico italiano. Dove non si lascia indietro nessuno non solo nell'emergenza, ma lungo tutto il percorso di cure". "La sanità italiana è un'eccellenza riconosciuta in tutto il mondo, come raccontato anche nella serie Tv 'Cuori'", appena conclusa su Rai 1. E proprio dalla fiction prende spunto l'intervento di Matteo Martari, noto al grande pubblico per il ruolo del professor Alberto Ferraris, cardiochirurgo dell'ospedale Molinette di Torino, alle prese negli anni '70 con i primi tentativi di trapianti di cuore in Italia. Con l'Adnkronos Salute l'attore commenta con leggerezza, ma anche con chiarezza, il video di Karin Kildow. "Avrà fatto piacere ai sanitari ricevere parole di apprezzamento - osserva Martari - ma non metterei sullo stesso piano bellezza e bravura". "Da appassionato di sci ho seguito tutte le Olimpiadi senza perdere una gara - confessa l'artista - compresa quella in cui Lindsey Vonn ha avuto quel brutto infortunio. E' comprensibile che la sorella sia rimasta colpita da alcuni medici, ma la competenza è un'altra cosa. Ripeto, la bellezza non può essere una chiave per richiamare l'attenzione sulla professionalità di chi lavora nel nostro Ssn". Ripensando all'esperienza sul set, l'attore sottolinea l'importanza della consulenza medica per rendere credibile la narrazione: "Siamo stati fortunati - racconta - perché ci ha seguito il cardiochirurgo Guglielmo Actis Dato. Con lui abbiamo fatto vere e proprie lezioni di cardiochirurgia, ricevendo consigli e dettagli utili per entrare nella parte. Per noi era il punto di riferimento unico per tutto ciò che riguardava la disciplina". Un lavoro di preparazione che, secondo Martari, ha contribuito al successo della serie e alla rappresentazione realistica di un settore - quello della cardiochirurgia - simbolo dell'eccellenza sanitaria italiana. Intanto l'attore veronese, classe 1983, è impegnato sul set della serie 'Libera', con Lunetta Savino, che andrà in onda sempre su Rai 1, "ma sto lavorando anche ad un altro progetto". E guarda avanti con ottimismo: "L'auspicio è che 'Cuori' possa tornare con una quarta stagione -conclude - mi farebbe molto piacere", continuando a raccontare, tra finzione e realtà, il valore della medicina italiana.
(Adnkronos) - “Non basta essere rappresentate da donne, se poi non si conducono battaglie reali per la loro libertà. Una libertà che passa, prima di tutto, dall’indipendenza economica, dunque dallo stipendio. Il lavoro di questa mattina va proprio in questa direzione: provare a tradurre i principi in pratica, guardando in particolare alle professioni tecniche”. Lo ha affermato la deputata Pd, Lia Quartapelle, intervenuta oggi a Milano, all’evento ‘Progetto Donna’ promosso dall’Ordine degli ingegneri della Provincia meneghina. Nel suo intervento, Quartapelle ha ricordato le conquiste del passato: “Se pensiamo all’inizio del Novecento, Milano era un luogo in cui bambine di sei, sette, otto, nove, dieci anni, lavoravano come aiuto-sarte, le cosiddette “piccinine”. Nel 1902 furono protagoniste di un celebre sciopero, grazie al quale ottennero che i pacchi di vestiti che dovevano trasportare per la città non superassero i 30 chili, un peso spesso superiore al loro stesso corpo - racconta - Quello sciopero segnò un passaggio fondamentale: fu l’avvio di una riflessione più ampia sul lavoro minorile e sul lavoro femminile in Italia. Da allora molto è cambiato. Le condizioni sono migliorate, anche nelle professioni tecniche. Se guardiamo al numero di ragazze laureate nelle discipline scientifiche - dall’economia all’ingegneria - assistiamo a una crescita significativa. I loro risultati accademici sono spesso migliori di quelli dei colleghi uomini e, in molti casi, anche i tempi di inserimento nel mondo del lavoro sono positivi. Questo è un segnale di progresso”. Ma anche alla luce di questi risultati, la deputata fa notare che “il divario non è scomparso”. Si rende dunque necessario “affrontare le cause strutturali che lo generano. L’approccio corretto è quello di andare alla radice dei problemi, comprendere le dinamiche profonde, superare stereotipi e paure, intervenire in modo mirato”. Il divario citato da Quartapelle riguarda soprattutto le retribuzioni. “Nel caso delle libere professioni il tema è ancora più complesso, perché non si tratta solo di stipendi regolati da contratti, ma di compensi professionali. È noto che tra professionisti e professioniste ordinistiche persiste un forte divario: avvocate, ingegnere, architette percepiscono compensi mediamente inferiori rispetto ai colleghi uomini, per molteplici ragioni". Per questo, spiega, "il lavoro che affrontate oggi - in modo concreto, misurabile, partendo dalle cause strutturali - è un passaggio decisivo per trasformare principi alti e condivisibili in cambiamento reale. Principi che affondano le radici nel nostro passato e che devono orientare il nostro futuro - dice - La rivoluzione che riguarda la condizione femminile è stata, nel secolo scorso, una delle rivoluzioni più profonde e riuscite - aggiunge -È una rivoluzione che continua anche oggi, pur tra ostacoli nuovi e talvolta più insidiosi. È una trasformazione che sentiamo sulle nostre spalle e davanti ai nostri occhi. E che dobbiamo portare a compimento”. Poi conclude tendendo la mano alle protagoniste di ‘Progetto Donna’: “Potete contare sul sostegno delle istituzioni. È fondamentale costruire e mantenere un’alleanza forte, capace di tenerci unite. Il metodo che avete scelto - rigoroso, basato sui dati, scientifico - è uno strumento prezioso, soprattutto in un tempo in cui il dibattito pubblico spesso si allontana dall’analisi e dalla concretezza. È da qui che possiamo continuare a costruire un cambiamento solido e duraturo”.
(Adnkronos) - È stato sottoscritto questa mattina un protocollo d'intesa tra Coni e Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) per l'integrazione strutturale della cultura del recupero e del riciclo degli imballaggi nel sistema sportivo nazionale. L'impegno accompagnerà lo sport italiano fino al 31 dicembre 2028. A firmare l’accordo il presidente del Coni Luciano Buonfiglio e il presidente di Conai Ignazio Capuano durante l’evento di presentazione a Casa Italia condotto da Massimo Callegari, giornalista di Sport Mediaset. Con il protocollo "lo sport italiano compie un altro passo concreto verso un modello sempre più sostenibile" ha detto Buonfiglio. "Portare riciclo, linee guida ambientali e buone pratiche all’interno degli impianti e nelle nostre manifestazioni significa trasformare ogni evento in un’occasione di responsabilità condivisa. Le nostre atlete e i nostri atleti, con i valori che rappresentano, saranno ancor più modelli di comportamenti virtuosi e rispettosi dell’ambiente". L’accordo prevede anche programmi di sensibilizzazione, formazione e informazione rivolti soprattutto alle giovani generazioni, perché il gesto della raccolta differenziata diventi un’abitudine culturalmente radicata. Testimonianza del valore concreto dell’iniziativa è stata la presenza di due campioni olimpici del Team Italia: Valentina Rodini, oro nel doppio pesi leggeri ai Giochi olimpici di Tokyo 2020, e Fausto Desalu, oro nella staffetta 4×100 metri nella stessa edizione. Una partecipazione che ha rafforzato il messaggio dell’accordo: i valori che portano sul podio sono gli stessi che guidano la sfida della sostenibilità ambientale. "Siamo molto contenti di questo accordo - ha affermato il presidente di Conai, Ignazio Capuano -. Il protocollo prevede la stesura di alcune linee guida che serviranno alla gestione dei grandi eventi dal punto di vista di recupero e riciclo degli imballaggi. Nasce dall'esperienza che abbiamo fatto insieme a Milano-Cortina e da qui vengono fuori quelle che sono delle linee guida di comportamento". L’intesa introduce un elemento di innovazione: la definizione di linee guida per la gestione sostenibile degli eventi sportivi, con particolare attenzione alla corretta raccolta differenziata e alla valorizzazione di acciaio, alluminio, carta, legno, plastica, bioplastica compostabile e vetro. L'obiettivo è la costruzione di un modello nazionale capace di orientare federazioni, società sportive e organizzatori verso standard ambientali sempre più elevati, così da far entrare stabilmente la sostenibilità ambientale nello sport. "Il rispetto delle regole significa anche rispetto per l'ambiente e per le future generazioni". L’Italia "ha già superato il 76,7% di riciclo degli imballaggi: è un risultato che ci pone oltre gli obiettivi europei - ha poi aggiunto -. Ma la sostenibilità non può fermarsi alle nostre case. Fare bene la raccolta differenziata domestica è fondamentale, ma dobbiamo prestare la stessa attenzione anche quando siamo sugli spalti, nei palazzetti, durante i grandi eventi che coinvolgono milioni di persone. È lì che si misura la maturità ambientale di un Paese: ogni manifestazione può diventare un esempio concreto di economia circolare". Una scelta di visione, quindi, che guarda al futuro del sistema Paese e affida allo sport un ruolo centrale nella tutela del Pianeta. "Lo sport mi ha insegnato che ogni gesto, dentro e fuori dalla competizione, ha un peso - ha commentato Valentina Rodini, canottiera -. Oggi, contribuire a portare la sostenibilità negli spazi sportivi significa trasformare abitudini in opportunità concrete per proteggere l’ambiente che ci ospita". "Essere qui è un onore e una responsabilità - ha aggiunto Fausto Desalu, velocista -. Lo sport può educare, ispirare e diventare un esempio reale di attenzione per l’ambiente e per chi verrà dopo di noi".