INFORMAZIONINicola Frizzera |
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(Adnkronos) - "Oggi a Sanremo c'è il sole, sembra estate. Io stamattina intorno alle 9.30 mi sono messo a prendere il sole per una decina di minuti in costume, giusto per ravvivare il colore della pelle. Ora capisco perché si abbassi la platea televisiva: il caldo piace a tutti". Carlo Conti ironizza facendo un cenno agli ascolti della seconda serata del Festival di Sanremo 2026. "Era previsto il calo, perché la seconda cala sempre. Invece è aumentato. Il merito non è del direttore artistico. Di questo ne sono certo", ha sottolineato aggiungendo: "Gli ascolti sono diminuiti e la colpa è del direttore artistico, lo share è aumentato e il merito non è del direttore artistico". A contribuire all'esito uno scenario complesso, aggiunge Conti, "il tempo, le partite e contropartite, le ruote e le controruote, ci sono moltissimi fattori". Riflettori accesi sul meteo: "Capisco perché si abbassi la platea televisiva, il caldo piace a tutti e quando fa caldo le persone vogliono stare fuori". "Io per fortuna non ho tensione. Finisco, torno in albergo, il tempo di mettere maglietta e boxer e mi addormento immediatamente. Non ho agitazione, perché quello che vedete è la punta di un iceberg, costruito in tanti mesi di lavoro con serenità, energia e divertimento che credo sia fondamentale. Dormo tranquillo", ricorda Festival 2027, sì o no? "Ho detto chiaramente all'azienda che questo sarebbe stato l'ultimo festival di questo ciclo per me, sia che fosse andato benissimo, sia malissimo. Nei miei confronti non ho sentito alcun tipo di offesa, non mi sono sentito messo in difficoltà". Ieri il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, interrogato sull'argomento, aveva parlato del possibile approdo alla guida del festival di Stefano De Martino, che "potrebbe essere conduttore, direttore artistico e uno showman insieme". "Condurre Sanremo Estate a luglio? No. Io farò Sanremo Top il 7 e 14 marzo da Roma e poi stop!", chiarisce Conti con i giornalisti che chiedono se sarà lui a condurre la trasmissione estiva da Sanremo, che fa parte della convenzione tra Rai e Comune di Sanremo. Conti parla anche della presenza delle donne al festival. "Io mi assumo la responsabilità delle scelte che ho fatto in base alle canzoni che sono state presentate", dice rispondendo a una cronista che lo incalza sulla "poca presenza femminile" fra gli artisti del festival. "E' come andare da un fioraio e vedere cosa c'è a disposizione - spiega Conti - Bisogna fare delle scelte, poi può capitare di fare degli errori, per carità, ma io ho scelto sulla base delle canzoni". "Io speravo quest'anno che tante donne presentassero delle canzoni e purtroppo non l'hanno fatto - scandisce - E' come il vino, si va ad annate". Evidentemente "è un momento discografico in cui la produzione maschile è maggiore di quella femminile", aggiunge il direttore artistico. Quindi, l'annuncio: Laura Pausini interpreterà il celebre brano 'Heal The world' di Michael Jackson dedicandolo al tema della pace. L'artista di Solarolo sarà accompagnata dal Piccolo Coro dell'Antoniano. Oggi è il giorno di Irina Shayk, co-conduttrice della terza serata. La top model rompe il ghiaccio con i giornalisti parlando in italiano: “Non parlo italiano, sono felice di essere qui a Sanremo con tutti voi”. Subito dopo, con un sorriso, scherza: "Ho aperto con tutte le parole italiane che conosco", proseguendo il suo discorso in inglese. E parlando di Sanremol aggiunge: "Ho sentito parlare tanto del festival, lanciato nel 1951, oltre 70 anni di storia: è la più lunga al mondo nel suo genere. Sono onorata di essere qui e calcare questo palco". "Non direi di aver avuto un'infanzia difficile, sono cresciuta in un paesino veramente sperduto, però avevamo un bel giardino, quindi se mi chiedete come coltivare l'orto, lo so fare, che poi è una bella cosa da aver imparato da bambina - racconta - Nella mia vita, è stato importante non dimenticare mai le miei radici, ricordarmi sempre di restare con i piedi per terra, ricordarmi da dove vengo, ed essere gentile con il prossimo". Quanto al suo passato aggiunge: "Ho avuto una vita felice, semplice, i miei genitori erano insieme, c'era anche mia sorella, quindi credo veramente che nella nostra vita non importi quello che abbiamo, ma la vicinanza dei nostri cari". Ed è quello che "cerco di insegnare anche a mia figlia. Quando mi dice mamma, voglio andare in vacanza, le dico no, prima devi lavorare, prima devi aiutarci a pulire e poi ci pensiamo".
(Adnkronos) - "La dinamica del 2025 dimostra che il comparto delle costruzioni ha mantenuto una traiettoria positiva anche in una fase di normalizzazione del mercato". Lo dichiara Giovanni Pelazzi, presidente di Argenta Soa, società organismo di attestazione che certifica le aziende per la partecipazione alle gare pubbliche. "A dicembre - spiega - l’indice della produzione segna un incremento di oltre il 5% rispetto a dicembre 2024, mentre nell’intero 2025 la crescita si attesta al +4,8% nei dati corretti per i giorni lavorativi. Secondo stime del Centro studi di Argenta Soa nell’ultimo triennio si è registrata una crescita cumulata di quasi il 16%. Sono numeri che confermano la solidità della base produttiva del settore". "Anche dopo la rimodulazione degli incentivi sulle abitazioni - osserva - il comparto ha continuato a offrire un contributo positivo alla crescita del Pil italiano e all’occupazione. Negli ultimi tre anni sono stati creati oltre 200 mila nuovi posti di lavoro, secondo le stime del nostro Centro Studi. Il passaggio del testimone dall’edilizia residenziale a quella non residenziale, trainata dal Pnrr, è stato cruciale per garantire continuità alla dinamica produttiva”. “Le opere pubbliche - ricorda - rappresentano oggi il principale fattore di sostegno del settore. Nel 2025 gli investimenti in costruzioni pubbliche sono cresciuti in modo sostenuto, con un incremento del +21% secondo Ance. Inoltre, oltre la metà della spesa Pnrr finora realizzata riguarda direttamente il settore delle costruzioni, con un forte coinvolgimento degli enti locali e dei grandi operatori pubblici, in particolare nel comparto ferroviario". “Il 2026 - afferma Giovanni Pelazzi - sarà l’anno della prova di maturità. Una quota rilevante delle opere previste dal Pnrr riguarda le infrastrutture ferroviarie, con quasi 23 miliardi di euro impegnati sulla rete nazionale. E' uno dei capitoli più consistenti dell’intero Piano. Secondo le ricognizioni più recenti, Rfi ha già sostenuto una spesa nell’ordine dei dieci miliardi di euro sulle risorse Pnrr assegnate, segno che una parte significativa degli interventi è entrata nella fase esecutiva”. “Resta tuttavia - avverte - un elemento di attenzione: circa il 30% dei progetti di lavori pubblici presenta un avanzamento più lento rispetto ai cronoprogrammi iniziali. È un dato che richiama alla complessità tecnica e procedurale delle opere infrastrutturali. Parallelamente, il 2026 si apre con oltre 1.300 cantieri ferroviari attivi sulla rete nazionale, a testimonianza di una fase realizzativa ormai diffusa su larga scala”. “Questa concentrazione dei cantieri - sottolinea - può diventare un fattore di accelerazione produttiva per il comparto, a condizione che gli avanzamenti siano reali e accompagnati da continuità finanziaria. Le infrastrutture ferroviarie rappresentano una leva industriale diretta per l’edilizia. Ogni investimento attivato coinvolge imprese generali, aziende specializzate, operatori impiantistici e fornitori lungo tutta la catena del valore. E' qui che il Pnrr diventa economia reale”. “In questo contesto - dice - le attestazioni Soa assumono un ruolo centrale, perché costituiscono il presupposto per la partecipazione alle gare pubbliche di importo rilevante e certificano la capacità tecnica ed economica delle imprese impegnate nelle opere più complesse. La qualificazione non è un adempimento formale: è uno strumento di garanzia per la realizzazione efficace degli interventi. Il 2025 ha dimostrato che il settore delle costruzioni sa reggere la transizione dopo la stagione degli incentivi straordinari. Il 2026 dirà se gli investimenti ferroviari del Pnrr riusciranno a consolidare questa crescita trasformandola in sviluppo strutturale per le imprese e per il Paese”.
(Adnkronos) - “Un mercato unico europeo delle materie prime seconde, obiettivo centrale del Circular Economy Act europeo, è utile per eliminare gli ostacoli all’impiego di materiali riciclati in Europa e per promuovere un maggiore uso di materiali riciclati di qualità. Così si rafforzerebbe anche la filiera del riciclo italiana, frenando la concorrenza sleale, a basso costo e di minore qualità, di Paesi extraeuropei”. Così Edo Ronchi, presidente del Cen-Circular Economy Network, all'Adnkronos, in vista della definizione del Circular Economy Act, l’attesa normativa europea che punta ad accelerare la transizione verso un'economia sempre più circolare. "E' molto importante - osserva - il rafforzamento dello sbocco di mercato dei materiali provenienti dal riciclo: non basta riciclare i rifiuti, occorre che i materiali che si ricavano col riciclo siano venduti a prezzi remunerativi per le attività industriali di riciclo. Da un paio di anni, per fare un esempio, le plastiche riciclate incontrano grosse difficoltà sia di sbocco di mercato sia di prezzi, inadeguati, al punto da causare una forte crisi delle industrie del riciclo dei rifiuti in plastica", osserva Ronchi. Non solo. "Il secondo nodo della nuova iniziativa europea per l’economia circolare, il Circular economy Act, riguarda più precisamente la raccolta e il riciclo dei Raee (i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) per i quali è prevista una revisione ampia della direttiva europea vigente, visto che in Europa e in Italia siamo solo a meno della metà del target europeo del 65% di questi rifiuti raccolti, rispetto alle apparecchiature elettriche ed elettroniche vendute - spiega - Mentre abbiamo difficoltà e sosteniamo alti costi per l’approvvigionamento di diversi materiali critici, stiamo sfruttando molto poco in Europa le 'miniere' costituite dai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche che contengono importanti quantità di tali materie prime critiche e strategiche". Da qui le proposte del Cen che ha partecipato alla consultazione pubblica, chiusa nel novembre scorso, sul Circular Economy Act presentando un proprio position paper. “Per rafforzare la circolarità della nostra economia è bene alzare i target del riciclo dei rifiuti, ma non basta, l’Unione Europea deve occuparsi in modo più incisivo dello sbocco di mercato, della domanda e dei prezzi, delle materie prime seconde che si ricavano dal riciclo”, spiega Ronchi. “La misura vigente da anni, e rinnovata anche per il 2024 e per il 2025, di un utilizzo parziale del credito d’imposta per le imprese che utilizzano alcuni materiali riciclati e plastica compostabile, come ha osservato anche la Corte dei Conti, richiede una dotazione finanziaria ben più cospicua - aggiunge - Serve, in particolare per le plastiche riciclate, un intervento ben più consistente per ridurre i costi dell’energia e per valorizzare, con un sistema di crediti di carbonio e/o di certificati bianchi, i risparmi di energia e di emissioni di gas serra ottenuti grazie al riciclo, coprendo i costi di questi incentivi, che per avere un impatto dovrebbero impegnare almeno 200 milioni all’anno, con una quota dei proventi della plastic tax e/o utilizzando parte dei proventi generati dal sistema europeo di tassazione delle emissioni di carbonio (Emission Trading System)”. “Altre proposte, sempre nella direzione di rafforzare il mercato dei materiali generati col riciclo - continua Ronchi - dovrebbero incrementare l’utilizzo dei materiali riciclati negli appalti pubblici attraverso il Green Public Procurement: per esempio, facilitando, promuovendo e sostenendo l’impiego della plastica riciclata e della gomme degli pneumatici riciclati negli asfalti e il maggiore utilizzo nell’edilizia degli inerti provenienti dal riciclo dei materiali da costruzione e demolizione. Sarebbe importante anche assicurare quote obbligatorie di impiego di materiali riciclati nei prodotti: alcune norme in questa direzione sono già vigenti. Vanno applicate, estese e accompagnate da incentivi e sanzioni”. “Per i Raee dobbiamo raddoppiare le raccolte e, specie per i dispositivi elettronici, dobbiamo sviluppare una rete di moderni impianti di riciclo. Per arrivare a questi risultati è necessario rafforzare il coinvolgimento e la responsabilità estesa dei produttori di tali apparecchiature. I sistemi di raccolta vigenti dei Raee evidentemente non sono sufficienti: servono sistemi con punti di raccolta e di ritiro ben più diffusi e sistemi di restituzione incentivata. Le maggiori risorse per un tale cambiamento di sistema di raccolta si potrebbero ottenere ponendole a carico dei produttori, in alternativa, anche parziale, della tassa sui Raee non raccolti di 2 euro al kg che dovrebbe entrare in vigore a livello europeo dal 2028", conclude Ronchi.