INFORMAZIONINicola DonzelliChi è: https://www.linkedin.com/in/nicoladonzelli/ |
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(Adnkronos) - La Russia ha invaso l’Ucraina il 24 febbraio 2022 e, da allora, il conflitto ha cambiato più volte forma ma mai la sua sostanza storica, il confronto in campo aperto tra un Paese aggressore, la Russia, e un Paese aggredito, l’Ucraina. Nel corso dei mesi, e poi degli anni, a cambiare è stata anche la percezione nell’opinione pubblica della guerra. Siamo passati, anche con una rapidità sorprendente, dalla partecipazione appassionata a un progressivo distacco che ha rischiato più volte di cedere all’assuefazione. Siamo passati dagli orrori di Bucha, dalla scoperta delle fosse comuni che pensavamo ormai consegnate alla memoria del 900, dalla battaglia di Mariupol e la resa delle truppe ucraina asserragliate nell’acciaieria Azovstal, dopo un assedio sanguinoso. Siamo passati dal racconto di una gigantesca offensiva a quello di una controffensiva alimentata dalla resistenza di un popolo e dalle risorse di un Occidente che si è mostrato a lungo compatto nel sostegno a Kiev e a Volodymyr Zelensky, presidente che è ancora al suo posto nonostante la fatica e l’usura della sua stessa immagine. Siamo passati poi per una lunga fase di stallo, con una guerra che i libri di storia avrebbero definito una guerra di posizione. Siamo arrivati, con l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, e siamo a gennaio 2025, in una fase ancora diversa dalle altre. Si è rotto il fronte occidentale, con un sostanziale disimpegno dell’attore, gli Stati Uniti, che fino a quel momento, aveva garantito protezione e deterrenza. Due fattori che si sono sgretolati insieme alla promessa elettorale di finire la guerra in 24 ore, che è diventata una lunga, incerta e complicata trattativa su più tavoli e senza un orizzonte prevedibile. Un sondaggio Swg fotografa bene l'opinione degli italiani a oggi. Si conferma un ampio sostegno dell’opinione pubblica italiana all’Ucraina. Nell’aprile 2023 il 51% degli interpellati era favorevole a continuare l’invio di armi, nel maggio 2025 lo era il 42%, mentre nel febbraio 2026 la percentuale è risalita di due punti, al 44 per cento. Al 38% la percentuale di chi vuole fermare l’invio di armi, contro 41% del maggio 2025 e il 31% dell’aprile 2023. Si registra però anche un diffuso pessimismo verso l’epilogo del conflitto, più marcato di quattro anni fa: il 36% ritiene che la trattativa porterà a una soluzione, ma la guerra continuerà ancora a lungo. Il 30% che non porterà a una soluzione. Solo il 9%,crede a una soluzione in tempi rapidi. Entrando più nel merito, gli italiani ritengono che l’Ucraina, per raggiungere la fine del conflitto, dovrebbe essere disponibile a concedere ai russi i territori che hanno occupato e impegnarsi a restare fuori dalla Nato, ma al contempo non piegarsi alle altre pretese di Vladimir Putin. L’area del Donbass ancora sotto controllo delle forze ucraine dovrebbe dunque rimanere non negoziabile. Le responsabilità per il mancato accordo per terminare il conflitto vengono attribuite soprattutto a Putin, tuttavia non mancano i critici nei confronti dell’Ucraina e delle grandi potenze. Dopo quasi quattro anni, in Ucraina si bombarda, si spara e si muore ancora. Ma la percezione, l’attenzione e la partecipazione rispetto a quello che accade è profondamente cambiata. Lo dicono in parte i sondaggi, si avverte ancora di più nelle discussioni di tutti i giorni e anche, colpevolmente, nello spazio che i media dedicano al conflitto. (Di Fabio Insenga)
(Adnkronos) - “L’esperienza mi ha insegnato che, se miglioriamo le condizioni professionali e familiari delle donne, miglioriamo la vita di tutti e di tutte. Mettere le donne nelle condizioni di esprimere i propri talenti significa far crescere l’intera società. Può accadere oggi, se sapremo trasformare le riflessioni in azioni concrete”. Con queste parole Diana De Marchi, Consigliera delegata alle Politiche del Lavoro, Politiche Sociali, Pari opportunità della Città metropolitana di Milano, è intervenuta oggi nel capoluogo lombardo all’evento promosso dall’Ordine degli ingegneri della Provincia meneghina, 'Progetto donna’. “Il tema delle politiche di genere è per noi un impegno costante che attraversa tutte le azioni, anche amministrative, della nostra Città metropolitana - afferma De Marchi - Per questo è fondamentale poter contare su più visioni, più strumenti e più competenze che ci aiutino a capire come lavorare meglio”. “Sono cresciuta con l’idea che non esistano limiti invalicabili - racconta - ma anche con la consapevolezza che per affermarsi bisogna impegnarsi il doppio. La libertà delle donne passa da molte strade: attraversa ambiti diversi e incrocia le vite di ciascuna di noi - dice - Spesso dimentichiamo che le grandi conquiste nascono da donne fragili, determinate, capaci di aprire strade nuove. Donne che hanno lottato, studiato, lavorato, costruito competenze e cambiato il destino di un territorio - ricorda - Oggi siamo qui per far crescere la nostra città, il nostro Paese e, nel nostro piccolo, il mondo. Dobbiamo portare ovunque le nostre competenze. Sappiamo farlo. E abbiamo il dovere di farlo”, conclude.
(Adnkronos) - Meno di 1 italiano su 5 possiede un’auto green (il 17%), ma un italiano su due (il 51%) sta valutando di comprarne una. Tuttavia, gli italiani sembrano propensi a cambiare trend: già 1 su 4 ha provato un’auto elettrica (26%) e il full hybrid è la soluzione più indicata quando si valuta l’acquisto di una nuova vettura (27%). Le principali barriere all’acquisto delle auto elettriche sono il costo elevato (62%) seguito dai tempi di ricarica lunghi (50%). Sono i risultati dell’indagine realizzata da YouGov per Repower, con l’obiettivo di valutare il mercato delle auto elettriche in Italia insieme a conoscenze e abitudini dei cittadini, presentati nel X White Paper, 'La transizione nell’era post ideologica', pubblicato dal gruppo attivo nel settore energetico e della mobilità sostenibile. (VIDEO) Questa edizione del documento rafforza la dimensione di piattaforma di contenuti fruibili in maniera non lineare, andando ad approfondire solo i temi a cui si è più interessati. Ogni capitolo è infatti abbinato, a seconda del tema approfondito, a una puntata di 'Rumors d’Ambiente - Alla ricerca della sostenibilità', il podcast di Repower di cui in primavera è attesa la sesta stagione. Ogni capitolo ospita inoltre una serie di interviste ad esperti per approfondire le molteplici tematiche della mobilità sostenibile: da Francesco Zirpoli, direttore del Center for Automotive and Mobility Innovation all’Università Ca’ Foscari Venezia a Fabio Orecchini direttore del Center for Automotive Research and Evolution all’Università Guglielmo Marconi di Roma, da Vito Di Noto, docente al Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università degli Studi di Padova, all’architetto e urbanista di fama mondiale Carlo Ratti. “Nel 2025 il mercato delle auto elettriche è tornato a crescere - commenta Fabio Bocchiola, Ceo di Repower Italia nell’introduzione al White Paper - sostenuto da politiche di incentivazione e da una rete di ricarica sempre più capillare. È uno scenario incoraggiante, che restituisce l’immagine di una tecnologia che sta progressivamente uscendo da una fase pionieristica per entrare in una stagione di maturità. Per questo abbiamo deciso di dedicare il tema del White Paper a questo cambio di approccio, che ci conduce in un’era ‘post ideologica’ in cui l’elettrico rappresenta una soluzione che non va scelta solo per una questione di valori o responsabilità, ma perché ha senso come tecnologia matura”. Dall'indagine emerge, poi, che il 50% degli italiani possiede un’auto a benzina, il 35% diesel, il 10% Gpl. L’auto elettrica è poco diffusa: solo il 2% la possiede, come le soluzioni ibride (full hybrid 6%, mild hybrid 5%, gas naturale compresso 3%, plug-in hybrid 2%). Tuttavia, gli italiani sembrano propensi a cambiare trend: già 1 su 4 ha provato un’auto elettrica (26%) e il full hybrid è la soluzione più indicata quando si valuta l’acquisto di una nuova vettura (27%), mentre il 18% considera l’acquisto di un veicolo elettrico. Le principali barriere all’acquisto delle auto elettriche sono - rileva lo studio - il costo elevato (62%), i tempi di ricarica lunghi (50%), la scarsa disponibilità di colonnine di ricarica (47%), l’inadeguatezza per i viaggi lunghi (45%) e l’autonomia limitata (44%). Il livello di conoscenza sul mercato delle auto elettriche è scarso: meno di 1 italiano su 5 si reputa bene informato (17%) e il mezzo di informazione principale è il passaparola (39%). Solo 2 italiani su 10 pensano che ci siano abbastanza colonnine di ricarica per auto elettriche. Ci sono, poi, alcune opinioni contrastanti sulle auto elettriche: 2 italiani su 3 ritendono importante possedere un’auto e sono convinti che le auto elettriche si diffonderanno se miglioreranno le infrastrutture; 1 su 3 crede che il prezzo salirà e che le auto elettriche inquinino più di quelle a benzina, mentre 1 su 2 pensa che necessitino di una manutenzione costosa e complicata.