INFORMAZIONINadia Perolari |
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(Adnkronos) - Le mandorle fanno bene al cuore. Una nuova revisione sistematica completa e una metanalisi delle ricerche esistenti hanno confermato che il consumo di mandorle ha un effetto benefico su alcuni livelli di colesterolo nel sangue, portando a una scoperta che fa nuova luce su come il consumo regolare di mandorle possa promuovere la salute del cuore. Sono le conclusioni di una ricerca pubblicata su Nutrients il cui obiettivo era valutare e fornire un aggiornamento sugli effetti del consumo di mandorle sui marcatori della salute cardiovascolare, studiando i lipidi ematici comunemente monitorati in ambito sanitario – il colesterolo totale, il colesterolo Ldl (cattivo) il colesterolo Hdl (buono) e i trigliceridi - e quelli che negli ultimi anni sono emersi come importanti predittori di malattie cardiovascolari, come il colesterolo non Hdl, l'ApoA, l'ApoB e l'Lp(a). (Audio) Secondo l'Oms-Organizzazione mondiale della sanità il 32% dei decessi nel mondo è dovuto a malattie cardiovascolari. Avere livelli elevati di grassi (lipidi) nel sangue è un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. Studi precedenti hanno dimostrato che mangiare mandorle aiuta a migliorare alcuni livelli di lipidi nel sangue. Questa revisione completa ha identificato, valutato e sintetizzato i principali risultati di 36 studi pubblicati che hanno esaminato gli effetti del consumo di mandorle per almeno 4 settimane sui livelli dei lipidi nel sangue. Complessivamente, questi studi hanno coinvolto 2.485 adulti con un consumo medio di mandorle compreso tra 25g e 168g al giorno. La ricerca, promossa dall'Almond Board of California, è stata condotta “come revisione sistematica e metanalisi, ampiamente considerate come il gold standard per fornire prove scientifiche”. Nel dettaglio, il consumo di mandorle è stato collegato a livelli significativamente più bassi di colesterolo totale, colesterolo Ldl (cattivo) e colesterolo non-Hdl, definito colesterolo ‘cattivo’ perché livelli più elevati sono collegati a un maggiore rischio di malattie cardiovascolari. È stato inoltre riscontrato che il consumo di mandorle migliora significativamente l'equilibrio tra Ldl e Hdl (buono). Inoltre, la ricerca ha esaminato i livelli di 2 proteine specifiche che trasportano il colesterolo nel sangue: l'apolipoproteina A (ApoA), collegata a un minor rischio di malattie cardiovascolari, e l'apolipoproteina B (ApoB), collegata a un rischio maggiore. I risultati hanno evidenziato livelli significativamente più bassi di ApoB (dannosa) con il consumo di mandorle. "L'ApoA è una proteina benefica che favorisce la rimozione del colesterolo in eccesso dalle arterie, mentre l'ApoB è una proteina dannosa coinvolta nel deposito di colesterolo nelle arterie e nella formazione di placche arteriose”, spiega Kathy Musa-Veloso, autrice principale dello studio e Senior Director of Nutrition, Health Claims, and Clinical Trials del Food and Nutrition group di Intertek. "Nella nostra revisione sistematica e meta-analisi -aggiunge - il consumo di mandorle non ha avuto alcun effetto sui livelli di ApoA, ma ha portato a una riduzione statisticamente significativa dei livelli di ApoB". Mentre ricerche precedenti hanno esaminato gli effetti del consumo di mandorle sui livelli di ApoA e ApoB individualmente, questo è il primo studio che analizza l’impatto sull'equilibrio di queste 2 proteine. Conosciuto come rapporto ApoB/ApoA, che misura l'equilibrio tra i trasportatori di colesterolo Ldl (ApoB) e Hdl (ApoA) nel sangue. Un valore elevato è un segnale di allarme per le malattie cardiovascolari. La ricerca mostra che mangiare mandorle riduce il rapporto, indicando un equilibrio più sano tra l'ApoB dannoso e l'ApoA benefico e, di conseguenza, un minor rischio cardiovascoalre. "È la prima volta che una revisione sistematica e una meta-analisi studia l'effetto del consumo di mandorle sul rapporto ApoB/ApoA - sottolinea Musa-Veloso - La nostra ricerca ha rilevato una significativa riduzione di questo rapporto con il consumo di mandorle, offrendo nuove informazioni e suggerendo un potenziale nuovo meccanismo attraverso il quale il consumo di mandorle favorisce livelli lipidici sani nel sangue". “Questa nuova ricerca - commenta Michelangelo Giampietro, specialista in Medicina dello Sport e in Scienza dell’Alimentazione - conferma che il consumo regolare di mandorle può associarsi a un miglioramento complessivo dei principali parametri del metabolismo lipidico. Per la prima volta, lo studio ha inoltre analizzato i livelli di ApoA e ApoB, 2 apolipoproteine chiave nel trasporto del colesterolo e nei meccanismi di rimozione e deposito a livello arterioso. I risultati - rimarca - mostrano che chi consuma abitualmente mandorle presenta livelli significativamente più bassi di ApoB, un indicatore strettamente correlato al rischio cardiovascolare. Queste evidenze rafforzano ulteriormente il possibile ruolo delle mandorle nella prevenzione cardiovascolare e nel supporto al benessere generale dell’organismo”. Le evidenze scientifiche quindi suggeriscono, ma non dimostrano, che mangiare 42g (una manciata) della maggior parte della frutta secca, come le mandorle, può ridurre il rischio di malattie cardiache. A tale proposito - riferisce la nota - un documento di consenso pubblicato di recente ha confermato che le mandorle possono apportare benefici alla salute del cuore riducendo il colesterolo Ldl in media di circa il 5%. Una porzione da 30g di mandorle fornisce 6 g di proteine, 4 g di fibre, 13 g di grassi insaturi, solo 1 g di grassi saturi e nutrienti essenziali, tra cui vitamina E, manganese e magnesio. Le mandorle - conclude la nota - sono quindi un ottimo spuntino da aggiungere alla propria routine quotidiana o da mangiare con yogurt e cereali, ma anche in insalate e moltissime altre ricette.
(Adnkronos) - In occasione della Giornata Internazionale della Donna, Manageritalia commenta gli ultimi dati sull’andamento della dirigenza privata in Italia, che confermano un trend strutturale di crescita della componente femminile ai vertici delle imprese italiane. Secondo il Report Donne elaborato da Manageritalia partendo dagli ultimi dati ufficiali Inps (2024), i dirigenti privati sono aumentati del 2,6% rispetto all’anno precedente, consolidando la crescita già registrata nel 2023 (+2,6%) e nel 2022 (+3,8%). A trainare l’incremento sono soprattutto le donne, cresciute del 6,2% a fronte dell’1,5% degli uomini. Dal 2008 ad oggi le donne dirigenti sono più che raddoppiate (+114%), mentre nello stesso periodo gli uomini hanno registrato un calo dell’1,3%. L’aumento complessivo dei dirigenti privati (+12,4%) è dunque interamente attribuibile alla crescita della componente femminile. “L’8 marzo – commenta Cristina Mezzanotte, coordinatrice area Deia di Manageritalia – è l’occasione per valorizzare un cambiamento concreto: le donne manager non solo crescono in numero, ma stanno contribuendo in modo determinante all’evoluzione qualitativa della classe dirigente del Paese. Abbiamo bisogno del lavoro delle donne e le aziende sono più consapevoli che non possono rinunciare ai loro talenti e le più illuminate stanno attuando dei sistemi Welfare che consentano alle persone di poter continuare la propria carriera senza rinunciare alla genitorialità. Le nuove Generazioni di Manager chiedono lo stesso periodo di congedo ad entrambi i genitori. Insomma, qualcosa sta cambiando e Manageritalia Deia (gruppo Diversity Inclusion Accessibility) sentiamo la responsabilità di tenere un faro acceso su questa trasformazione. Con l'attuazione della Normativa 2023/970 i Manager avranno la responsabilità in azienda della trasparenza retributiva: pari lavoro pari retribuzione. Le aziende dovranno fornire informazioni chiare sulla retribuzione iniziale nelle offerte di lavoro. Se i dati evidenzieranno un divario retributivo di genere superiore al 5% non giustificato, l'azienda dovrà intervenire con le rappresentanze sindacali (i dati indicano che le Donne nell'EU guadagnano in media il 13%in meno dei colleghi uomini)”. Per Marco Ballarè, presidente di Manageritalia, “La crescita delle donne manager non è solo un segnale positivo sul piano dell’equità, ma un indicatore concreto di evoluzione del nostro sistema produttivo. I numeri dimostrano che la managerialità femminile sta contribuendo in modo determinante allo sviluppo delle imprese, soprattutto nei settori più dinamici. Ora è fondamentale consolidare questo trend, investendo su competenze, merito e ricambio generazionale, perché una leadership più inclusiva significa aziende più competitive e un Paese più forte”. Oggi le donne rappresentano il 22,7% del totale dei dirigenti privati (erano il 19,1% nel 2020). Le proiezioni 2025 indicano un ulteriore avanzamento: le donne superano il 23% e i dirigenti privati raggiungono per la prima volta il massimo storico di oltre 134mila unità. Nel solo terziario privato, nel 2025 la crescita è pari al +3,2% complessivo, con un incremento del +6,5% per le donne e del +2,2% per gli uomini, confermando un rafforzamento strutturale della leadership femminile. La crescita della dirigenza è particolarmente significativa nel terziario, che negli ultimi otto anni ha registrato un +20% (contro il +4% dell’industria) in un settore in cui le donne sono maggiormente presenti (25,8% rispetto al 16,5% dell’industria). Tornando ai dati, la prospettiva è sempre più rosea: la componente femminile pesa per il 40% tra gli under 35 e per il 32% tra gli under 40, a fronte del 22,7% sul totale. Anche tra i quadri la presenza femminile è pari al 33,4%, segnale di un ricambio generazionale che vede progressivamente crescere la rappresentanza delle donne nei ruoli apicali. I dirigenti crescono in maniera diffusa sul territorio nazionale con le sole eccezioni di Piemonte (-2%) e Trentino-Alto Adige (-0,5%). Le crescite più marcate si registrano in Calabria (+15,4%), Basilicata (+14,8%), anche se con bassi numeri assoluti. Ottimi tassi di crescita anche in Sardegna (+5,7% ma -30,2% dal 2008) Umbria (+4,9%) e Toscana (+4,1%) e si confermano Lombardia (+3,4%) Lazio (+2,6) ed Emilia-Romagna (+2,9%) che in assoluto sono nell’ordine le prime tre regioni per dirigenti. Permane tuttavia un significativo divario manageriale: il rapporto tra dirigenti e lavoratori dipendenti è pari allo 0,9% a livello nazionale, con punte dell’1,8% in Lombardia e dell’1,4% nel Lazio, ma valori compresi tra lo 0,2% e lo 0,3% nel Mezzogiorno, ben al di sotto del 3% dei principali Paesi competitor. Quanto alla presenza femminile, il Lazio guida la classifica con il 29% di donne dirigenti, seguito da Sicilia (27%), Puglia (26,3%), Molise (26,2%) e Lombardia (24,8%). In coda Marche (14,2%), Umbria (14,2%) e Trentino-Alto Adige (11,5%). In conclusione, i dati dimostrano che le imprese hanno compreso che la managerialità è condizione necessaria per crescere e competere. In questo scenario, la leadership femminile rappresenta un fattore strutturale di sviluppo e competitività del sistema produttivo italiano.
(Adnkronos) - “L'Italia è un Paese emergente dopo il fenomeno della saturazione dei Flapd europei, gli hub di Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino dedicati ai data center”. A dirlo, in occasione di Key – The Energy Transition Expo a Rimini, è Virginia Canazza, esperta di Data Center e partner di Key To Energy, advisory firm specializzata nella consulenza relativa alle attività della filiera dell’energia. (VIDEO) La kermesse, in svolgimento fino al 6 marzo nei padiglioni della fiera di Rimini e firmata Ieg - Italian Exhibition Group, si conferma punto di riferimento per gli attori della transizione energetica in Europa, Africa e nel bacino del Mediterraneo. “Il tasso di crescita dei data center è sostenuto, circa il 16-20% all'anno, con il 68% concentrato in Lombardia, in particolare nell’area di Milano - prosegue - Ad oggi, i consumi sono pari a circa 4,5 Twh, corrispondenti a circa un gigawatt di potenza elettrica installata e 600 megawatt di potenza It. Il trend di crescita potrà essere ancora più sostenuto nel prossimo futuro, arrivando a richiedere una copertura energetica da due a quattro volte superiore all’attuale fabbisogno entro il 2030. Circa 1,6 gigawatt di nuovi progetti, guardando alla pipeline di quelli in fase avanzata di sviluppo, potranno essere operativi entro il 2028-2029. Il trend di crescita italiano relativo ai data center” pone il Paese in una condizione di competitività “rispetto ai trend monitorabili a livello europeo e globale”. Nata nel 2007 per supportare partner pubblici e privati nel percorso di evoluzione del sistema energetico, nell’attuazione delle scelte, nel monitoraggio dei risultati e nel rispetto dei principali indicatori di sostenibilità, Key to Energy ha da allora realizzato oltre 1.000 progetti, per un totale di 40.000 MW e un controvalore di 20 miliardi di euro, collaborando con i principali attori industriali e finanziari del settore energetico. Sostenuta da una profonda conoscenza delle dinamiche aziendali e di mercato; l'advisory firm è in grado di sviluppare soluzioni tailor-made ad alto valore aggiunto, progettate per ottimizzare l’efficienza energetica, valorizzare le energie rinnovabili e mitigare i rischi. “I data center, come grandi centri di consumo che stanno evolvendo verso dimensioni sempre maggiori con una velocità di sviluppo che va accentuandosi, vedono l'energia come un asset strategico - spiega - Sono molteplici le opzioni per un approvvigionamento energetico nel mercato italiano che siano competitive e sostenibili e che possano anche mitigare l'esposizione a una sempre crescente volatilità dei mercati - precisa - Ci sono strumenti patrimoniali basati sull'acquisizione e la proprietà di asset di generazione per coprire i propri consumi ma sono disponibili anche schemi commerciali che, attraverso contratti di medio-lungo termine, possono mitigare l'esposizione al rischio del mercato”. Quando “i centri di consumo si sviluppano con una velocità maggiore di quello che è l'adeguamento infrastrutturale del sistema, si pongono delle tematiche relative alla necessità di uno stretto coordinamento” volto all’integrazione delle reti esistenti con “quelle della transizione energetica, e quindi delle rinnovabili - conclude - e con questa nuova componente di domanda. Per massimizzare i benefici, l’evoluzione e l'integrazione progressiva e sostenibile devono basarsi su un approccio sinergico”.