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(Adnkronos) - L'eurodeputato Roberto Vannacci, già vicesegretario della Lega, dopo un breve periodo tra i Non Iscritti entra, come leader di Futuro Nazionale, nel gruppo dell'Europa delle Nazioni Sovrane (Esn), fondato da Alternative fuer Deutschland insieme ad altri partiti di estrema destra di vari Paesi europei. "E' un giorno splendido per il nostro gruppo - ha detto il copresidente del gruppo Esn René Aust, in conferenza stampa stamani a Bruxelles - siamo veramente orgogliosi di poter annunciare che al 100% del sostegno il nostro amico Roberto Vannacci è stato accolto e sarà membro del nostro gruppo". "Nelle ultime settimane - ha continuato - abbiamo discusso molto sui nostri punti comuni e sulle nostre differenze e alla fine è risultato chiaramente che abbiamo pochissime differenze. Per noi è un grande onore accoglierti nel nostro gruppo - ha continuato rivolto a Vannacci - benvenuto". Per Vannacci, "il fatto di avere unità di vedute, di credere fermamente che questa Europa debba cambiare e debba ritornare a essere l'Europa che ha primeggiato negli ultimi secoli della nostra storia, mi ha convinto a raggiungere questo gruppo e sono veramente convinto che insieme faremo un grande lavoro". Futuro Nazionale, il partito fondato da Roberto Vannacci, guarda a "federare" le realtà "politiche e sociali" che credono in una "destra vera" e ai tanti italiani che non vanno a votare, "molti" dei quali sono di destra, ha spiegato lo stesso ex vicesegretario della Lega a margine della conferenza stampa di presentazione del suo ingresso nel gruppo Esn nel Parlamento Europeo. "Credo che il mio ruolo - ha affermato Vannacci - sia quello di risvegliare tutte le persone che credono in una destra vera. Abbiamo il 52% degli italiani che non vanno a votare: molti di loro sono di destra e non si sentono rappresentanti dall'offerta politica che oggi è presente. Credo di risvegliare le coscienze di queste persone". "E poi credo anche, perché no - ha aggiunto - di federare quelle realtà politiche e sociali che credono in una destra vera e possono vedere nel sottoscritto un punto di riferimento. Ma - ha precisato - non mi sono posto come obiettivo quello di collegare tutti i partiti di destra attualmente esistenti. Il mio obiettivo è cambiare l'Italia, cambiare l'Europa e riportare la destra che oggi sta governando su posizioni veramente di destra". Futuro Nazionale ha votato la fiducia al governo guidato da Giorgia Meloni "perché ritengo che questo governo non debba essere messo in pericolo, che questo governo sia il meno peggio", ha poi detto Vannacci durante la conferenza stampa. "Ma non mi accontento del meno peggio - ha continuato - vorrei il meglio per noi, per i nostri figli e i nostri giovani. Ho anche votato inequivocabilmente no al decreto" sugli aiuti militari all'Ucraina. Quanto ai sondaggi, Futuro Nazionale è dato "alla soglia del 4%", un risultato che "rincuora", ha sottolineato il fondatore del partito. "Le percentuali - ha risposto Vannacci - mi interessano fino a un certo punto. Non ne faccio una questione di riuscita o di fallimento, ma in qualche modo sono rincuorato: un partito che ancora deve esistere, che deve ancora tenere la sua assemblea costituente, che è dato alla soglia del 4%... caspita! Ditemi un'altra realtà in cui ciò sia avvenuto". Ed ha spiegato che l'assemblea costituente del suo partito si terrà "presumibilmente" a fine primavera. Capitolo Ucraina. La Lega è stata "coerente" a livello Ue nella linea riguardo a Kiev, ma "incoerente" in Italia, ha affermato l'ex vicesegretario della Lega. Vannacci ha ricordato di aver votato contro il prestito Ue all'Ucraina "già nei tempi passati. La mia posizione al riguardo è supportata da un ragionamento: sono 4 anni che noi continuiamo a perseguire una strategia che non ha portato a niente. La guerra è ancora in corso, l'esercito russo continua ad avanzare, lentamente ma inesorabilmente, sul territorio ucraino, e questa strategia di continuare a consegnare armi e risorse infinite, che spesso non vanno dove dovrebbero andare, all'Ucraina, si è dimostrata una strategia perdente". Secondo il generale, "ci sarebbe il modo per invertire questa tendenza, e il modo sarebbe quello di far entrare in guerra la Nato e l'Unione Europea contro i russi, e quindi mandare" i nostri "figli a combattere in Donbass e a morire per Kiev. E questo non penso che sia un'alternativa che i popoli europei prendano in considerazione". Quindi, ha continuato, "tenuta in considerazione questa realtà, noi dobbiamo ad ogni modo e ad ogni costo sviluppare relazioni diplomatiche per giungere alla pace il più presto possibile, perché la pace di oggi ci costerà, ma ci costerà meno della pace di domani". "Vorrei far notare - ha aggiunto Vannacci - che la Lega, all'interno dei Patrioti, nell'ultimo anno e mezzo ha sempre votato contro le armi all'Ucraina e contro il sostegno indiscriminato, anche economico, che l'Europa voleva dare all'Ucraina. Ha votato contro anche all'istituzione" di un prestito da "90 miliardi di euro, che oggi è bloccato per l'apposizione di due Stati sovrani", Ungheria e Slovacchia. Quindi, ha proseguito, "questa posizione in Europa è coerente. L'incoerenza si è verificata in Italia, dove invece al momento della firma del decreto per la consegna delle armi all'Ucraina e del sostegno economico la Lega ha votato a favore. Questo è stato uno degli episodi che mi ha portato ad uscire da quel partito, ma non è il solo". Secondo Vannacci, la Lega è segnata da "una incoerenza generale su molte posizioni, dalla Fornero alla difesa della famiglia tradizionale come base della società occidentale, a tantissime altre posizioni che, se da una parte venivano esternate con grande chiarezza, dall'altra poi non trovavano riscontro nei voti", ha concluso.
(Adnkronos) - “Non basta essere rappresentate da donne, se poi non si conducono battaglie reali per la loro libertà. Una libertà che passa, prima di tutto, dall’indipendenza economica, dunque dallo stipendio. Il lavoro di questa mattina va proprio in questa direzione: provare a tradurre i principi in pratica, guardando in particolare alle professioni tecniche”. Lo ha affermato la deputata Pd, Lia Quartapelle, intervenuta oggi a Milano, all’evento ‘Progetto Donna’ promosso dall’Ordine degli ingegneri della Provincia meneghina. Nel suo intervento, Quartapelle ha ricordato le conquiste del passato: “Se pensiamo all’inizio del Novecento, Milano era un luogo in cui bambine di sei, sette, otto, nove, dieci anni, lavoravano come aiuto-sarte, le cosiddette “piccinine”. Nel 1902 furono protagoniste di un celebre sciopero, grazie al quale ottennero che i pacchi di vestiti che dovevano trasportare per la città non superassero i 30 chili, un peso spesso superiore al loro stesso corpo - racconta - Quello sciopero segnò un passaggio fondamentale: fu l’avvio di una riflessione più ampia sul lavoro minorile e sul lavoro femminile in Italia. Da allora molto è cambiato. Le condizioni sono migliorate, anche nelle professioni tecniche. Se guardiamo al numero di ragazze laureate nelle discipline scientifiche - dall’economia all’ingegneria - assistiamo a una crescita significativa. I loro risultati accademici sono spesso migliori di quelli dei colleghi uomini e, in molti casi, anche i tempi di inserimento nel mondo del lavoro sono positivi. Questo è un segnale di progresso”. Ma anche alla luce di questi risultati, la deputata fa notare che “il divario non è scomparso”. Si rende dunque necessario “affrontare le cause strutturali che lo generano. L’approccio corretto è quello di andare alla radice dei problemi, comprendere le dinamiche profonde, superare stereotipi e paure, intervenire in modo mirato”. Il divario citato da Quartapelle riguarda soprattutto le retribuzioni. “Nel caso delle libere professioni il tema è ancora più complesso, perché non si tratta solo di stipendi regolati da contratti, ma di compensi professionali. È noto che tra professionisti e professioniste ordinistiche persiste un forte divario: avvocate, ingegnere, architette percepiscono compensi mediamente inferiori rispetto ai colleghi uomini, per molteplici ragioni". Per questo, spiega, "il lavoro che affrontate oggi - in modo concreto, misurabile, partendo dalle cause strutturali - è un passaggio decisivo per trasformare principi alti e condivisibili in cambiamento reale. Principi che affondano le radici nel nostro passato e che devono orientare il nostro futuro - dice - La rivoluzione che riguarda la condizione femminile è stata, nel secolo scorso, una delle rivoluzioni più profonde e riuscite - aggiunge -È una rivoluzione che continua anche oggi, pur tra ostacoli nuovi e talvolta più insidiosi. È una trasformazione che sentiamo sulle nostre spalle e davanti ai nostri occhi. E che dobbiamo portare a compimento”. Poi conclude tendendo la mano alle protagoniste di ‘Progetto Donna’: “Potete contare sul sostegno delle istituzioni. È fondamentale costruire e mantenere un’alleanza forte, capace di tenerci unite. Il metodo che avete scelto - rigoroso, basato sui dati, scientifico - è uno strumento prezioso, soprattutto in un tempo in cui il dibattito pubblico spesso si allontana dall’analisi e dalla concretezza. È da qui che possiamo continuare a costruire un cambiamento solido e duraturo”.
(Adnkronos) - Il Regolamento Ue Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation) “imporrà un cambio di paradigma molto netto” in tema di imballaggi, “una vera e propria rivoluzione”. Così Giuseppe Dimaria, sales director di osapiens Italia, azienda attiva nello sviluppo di software enterprise per una crescita sostenibile, in un'intervista all’Adnkronos traccia un quadro degli impatti che il nuovo regolamento avrà sulla filiera. “L’imballaggio non sarà più trattato come un ‘accessorio’ del prodotto, ma come un oggetto regolato in modo strutturale, con obblighi concreti sia sul piano fisico che sul piano informativo. In altre parole, il packaging dovrà essere ‘tecnicamente’ conforme, identificabile, tracciabile e accompagnato da informazioni verificabili”, spiega. Sul tema dell’etichettatura, “la direzione è chiara: si va verso un sistema armonizzato a livello europeo, pensato per rendere più semplice e immediata la comprensione della composizione dell’imballaggio e delle corrette modalità di smaltimento. L’obiettivo del Ppwr è proprio quello di uniformare i processi in tutta l’Unione”. Sul fronte della tracciabilità, “il salto è ancora più significativo. Il Ppwr prevede che l’imballaggio debba essere marcato con informazioni identificative come tipo, lotto o numero di serie, oltre a marchio e indirizzo del produttore. Ed è interessante notare che viene esplicitamente contemplato l’utilizzo di strumenti digitali come il QR code. Questo punto apre una prospettiva molto concreta: l’imballaggio comincia ad assumere una vera e propria ‘identità’, non più soltanto fisica, ma anche digitale”. “Ma non è solo un tema di ‘codice sull’etichetta’”, avverte Dimaria. “Il regolamento introduce una vera infrastruttura documentale - spiega - I produttori dovranno effettuare una valutazione di conformità che copre tutti i dati rilevanti lungo la supply chain, predisporre una documentazione tecnica completa e rilasciare una ‘Eu Declaration of Conformity’. In più, la conservazione della documentazione non è banale: 5 anni per gli imballaggi monouso e 10 anni per quelli riutilizzabili, con obbligo di metterla a disposizione delle autorità competenti". Quanto alle scadenze, “il calendario è molto serrato. Il regolamento è entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, ma il vero spartiacque operativo sarà quello del 12 agosto 2026, quando inizierà l’applicazione generale e solo imballaggi conformi potranno essere immessi sul mercato Ue. Le regole sull’etichettatura armonizzata arriveranno poi il 12 agosto 2028. Mentre per il packaging riutilizzabile, dal 12 agosto 2029 diventerà obbligatorio fornire ulteriori informazioni specifiche, anche tramite QR code”. Insomma, “l’impatto del Ppwr sarà enorme, perché trasforma l’etichetta da elemento ‘grafico’ a strumento regolatorio, mentre la tracciabilità, da concetto astratto, diventa requisito misurabile e documentabile”. In questo quadro “le sfide principali per le aziende italiane riguardano soprattutto la complessità operativa. Il Ppwr richiede dati, prove e documentazione che spesso oggi non sono disponibili in modo strutturato. Molte aziende hanno gap informativi lungo la filiera e la raccolta dati avviene ancora in modo manuale e frammentato”. Ne deriva che “la gestione dei dati diventa la vera infrastruttura della sostenibilità: è ciò che consente alle aziende di trasformare obblighi normativi in processi industriali governabili. In un contesto così articolato è fondamentale puntare su tecnologie di ultima generazione e strumenti digitali centralizzati che consentano di raccogliere e strutturare i dati di prodotto e di imballaggio, coinvolgere fornitori e partner, gestire documentazione tecnica, etichettatura e Dichiarazioni di Conformità in modo integrato e verificabile”. In conclusione, secondo Dimaria, occorre tenere presente che “il 12 agosto 2026 non è lontano, e sarà una data spartiacque molto concreta. Da lì non si potrà tornare indietro. L’accesso al mercato europeo sarà vincolato e bisogna essere pronti per tempo”. In secondo luogo, “il Ppwr va interpretato come parte di una trasformazione più ampia, con l’Unione Europea che sta spingendo verso un’economia fondata su trasparenza, tracciabilità e responsabilità estesa. Un percorso collegato anche alla logica del Digital Product Passport. Chi si rende conto di questo oggi, probabilmente domani non sarà solo compliant: sarà più competitivo”.