INFORMAZIONIMichele Arcangelo GentileMichele Arcangelo Gentile |
INFORMAZIONIMichele Arcangelo GentileMichele Arcangelo Gentile |
(Adnkronos) - Rischio alto di Chikungunya per chi ha in programma una vacanza alle Seychelles. Dal novembre scorso sono stati segnalati "oltre 70 casi" dell'infezione trasmessa dalle zanzare "tra i viaggiatori di ritorno" dall'arcipelago, "in 10 Paesi europei". Un dato in "netto aumento rispetto ai primi mesi del 2025", che indica "una trasmissione in corso" nello stato insulare dell'Oceano Indiano. E' l'alert lanciato dall'Ecdc, Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattia, che sottolinea come prima dell'anno scorso non siano stati registrati casi di Chikungunya collegati a viaggi alle Seychelles. Se il pericolo di infettarsi viene definito "elevato" per i turisti, "la probabilità di trasmissione locale" della malattia "nell'Europa continentale a seguito del rientro di un viaggiatore infetto" al momento "è considerata improbabile - rassicura l'agenzia Ue - poiché le condizioni ambientali invernali non sono favorevoli all'attività delle zanzare Aedes". "L'insorgenza della malattia da virus Chikungunya alle Seychelles - spiega l'Ecdc - è in linea con una più ampia diffusione regionale" dell'infezione "nelle isole dell'Oceano Indiano. Attualmente si registra un aumento dell'attività del virus nell'area, con casi segnalati a Mauritius, alle Comore e nelle regioni ultraperiferiche dell'Ue come La Réunion e le Mayotte". Entrambe nel 2025 hanno registrato "gravi epidemie". Alle Seychelles, "secondo le autorità sanitarie locali, il virus Chikungunya è attualmente più diffuso rispetto ad altri agenti virali trasmessi da vettori". "L'attuale probabilità di infezione da virus Chikungunya per i viaggiatori diretti alle Seychelles è elevata - si legge in una nota del centro europeo - Poiché il periodo di punta dei viaggi è tra febbraio e aprile, i viaggiatori dovrebbero adottare misure di prevenzione rafforzate contro le punture di zanzara durante la loro permanenza alle Seychelles. Le misure di protezione includono l'uso di repellenti per zanzare, dormire sotto una zanzariera o in una stanza con zanzariere o aria condizionata e indossare abiti che coprano la maggior parte del corpo. Anche la vaccinazione può essere presa in considerazione, in linea con le raccomandazioni del Paese di origine". "I sintomi della Chikungunya - continua l'Ecdc - possono manifestarsi diversi giorni dopo l'infezione, anche dopo il ritorno a casa. I sintomi comuni includono mal di testa, febbre, nausea e vomito e dolori muscolari e articolari. I viaggiatori che non si sentono bene durante il viaggio dovrebbero consultare un medico, soprattutto in caso di febbre o dolori articolari. Dovrebbero evitare ulteriori punture di zanzara utilizzando indumenti repellenti e protettivi, riposare e mantenersi idratati, e se possibile evitare di proseguire il viaggio se non si sentono bene". Coloro che rientrano da un viaggio alle Seychelles "dovrebbero monitorare la propria salute per individuare eventuali sintomi per un massimo di 3 settimane, consultare un medico in caso di comparsa di disturbi e informare il dottore del viaggio recente" che hanno fatto. "Sebbene la Chikungunya non sia generalmente considerata una malattia mortale - puntualizza l'agenzia Ue - alcuni fattori possono aumentare il rischio di contrarre la malattia in forma più grave. Tra questi: essere nelle ultime settimane di gravidanza", che può rappresentare anche "un rischio per i neonati esposti durante il parto; avere più di 65 anni; soffrire di patologie pregresse".
(Adnkronos) - "Il messaggio che vogliamo dare oggi ai nostri studenti è che internazionalizzazione, prossimità, selezione e soprattutto servizio - servizio ai docenti e ai nostri valori - sono elementi insostituibili. L'università vive attraverso la presenza costante degli studenti nelle aule e nei corridoi dove, grazie all'esempio dei docenti, possono costruire il loro futuro". Così Rocco Papalia, magnifico rettore dell'università Campus Bio-Medico di Roma, intervenendo oggi alla cerimonia di inaugurazione del 33esimo anno accademico. Papalia ha sottolineato il valore simbolico di una governance che oggi vede ai vertici ex studenti dell'ateneo. "E' il passaggio" del testimone "a cui crediamo molto: docenti che hanno formato attraverso valori fondanti e studenti che, cresciuti in queste aule, oggi mettono in pratica il loro bagaglio professionale e umano". Guardando alle sfide attuali, il rettore ha evidenziato come le università, pur avendo oltre 8 secoli di storia, non siano realtà superate. "Sono luoghi di comunicazione, di apprendimento dei valori e di condivisione. Questa trasmissione" di sapere e ruoli "da docente a studente e tra studenti non può essere sostituita da alcuna azienda. E' qui - ha concluso - che si costruiscono competenze e si alimenta una dimensione internazionale fondata sulla speranza nel futuro".
(Adnkronos) - L’Italia si colloca tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti green ed è terza anche per quota di imprese con brevetti sul totale delle imprese (16,5 ogni 1.000 imprese), dopo Germania (21,6) e Austria (18,9). Un dato importante che sottostima la dinamicità del sistema produttivo in cui sono in crescita costante gli investimenti in sostenibilità, con 578.450 imprese che tra il 2019 e il 2024 hanno realizzato eco-investimenti (38,7% del totale). Un’innovazione diffusa non sempre tradotta in titoli di proprietà intellettuale, anche per una cultura industriale ancora poco orientata alla valorizzazione sistematica dei risultati di ricerca e sviluppo. Questa la fotografia scattata dallo studio Competitivi perché sostenibili, realizzato congiuntamente da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. Stando al report, il nostro Paese detiene brevetti importanti in comparti chiave: la mobilità sostenibile, dove i brevetti italiani pesano per il 31% sul totale dei brevetti che riguardano la mitigazione dei cambiamenti climatici; l’efficienza energetica nell’edilizia, in cui superiamo la media Ue; la gestione dei rifiuti e delle acque reflue, settore in cui siamo per tradizione tra i Paesi più dinamici; le tecnologie Ict per la mitigazione climatica, con un incremento record del +270% negli ultimi dieci anni. Le regioni del Nord - Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte - trainano questa dinamica, forti della loro tradizione manifatturiera e della capacità di trasformare ricerca e know how industriale in soluzioni concrete. Le imprese risultano essere le principali protagoniste, titolari dell’81,9% delle domande pubblicate, seguono le persone fisiche (12,9%), mentre gli enti si attestano al 5,2%. “L’Italia sa innovare e competere nei settori ambientali - dichiara il presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci - ma ha bisogno di un salto di scala: è necessario investire di più in ricerca, supportare la capacità di brevettare, rafforzare il trasferimento tecnologico e replicare il modello vincente dell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, dell’elettrificazione e delle rinnovabili. Solo così il Paese potrà ambire ad essere leader dell’innovazione verde europea. Il report ‘Competitivi perché sostenibili’ di Fondazione Symbola e Unioncamere evidenzia anche il nesso tra innovazione verde e competitività. Infatti le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti”. “L’Italia ha compiuto grandi passi avanti nella brevettazione green (+44,4% tra 2012 e 2022) ma resta ancora una distanza significativa dalla Germania e dalla Francia - sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli - Dietro ad ogni brevetto c’è un investimento in ricerca e innovazione di imprese, Università e Centri di ricerca, ma l’investimento non basta se non si tutela la proprietà intellettuale con i brevetti. E sempre di più anche il sistema del credito e della finanza ne valorizza il possesso come asset del capitale delle imprese per la concessione dei prestiti”. Analizzando la distribuzione settoriale delle domande italiane di brevetto europeo in ambito green, il manifatturiero si conferma il motore principale dell’innovazione (59,0%), seguono i settori legati alla ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all’ingrosso (3,5%) e costruzioni (3,5%). A livello di ambiti tecnologici si rileva la forte presenza di soluzioni legate alla digitalizzazione dei processi produttivi e alla gestione efficiente delle risorse energetiche e ambientali (12,0%). A distanza seguono le tecnologie di misurazione e collaudo delle variabili elettriche e magnetiche (7,3%). Il terzo ambito in ordine di rilevanza è rappresentato dalle tecnologie per il trattamento delle acque reflue, delle acque fognarie e dei fanghi (6,5%). Seguono le tecnologie relative a biciclette e veicoli di micromobilità, riguardanti telai, sistemi di sterzo, sospensioni e vari dispositivi che rendono questi mezzi sempre più efficienti e competitivi. Quinto ambito quello energetico, include soluzioni per reti di distribuzione in corrente alternata o continua, sistemi di gestione e ricarica delle batterie, alimentazione da più fonti e perfino tecnologie per la trasmissione wireless dell’energia. Lo studio evidenzia anche il nesso tra innovazione verde e competitività: le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti (non green). Generano un fatturato per impresa molto più elevato (382 milioni di euro per impresa contro 41 milioni delle non green) e registrano una maggiore produttività (144mila euro di valore aggiunto per addetto contro 92mila). Dal punto di vista dell’export, oltre la metà (57,8%) esporta, generando oltre 63 miliardi di euro, con una forte diversificazione dei mercati di riferimento. Inoltre, il capitale umano è più qualificato, con una quota più alta di laureati (29,7%, di cui il 16,7% in discipline Stemplus). Infine, queste imprese attraggono più capitale estero: il 41,9% ha partecipazioni straniere, contro il 31,7% delle non green.