INFORMAZIONIMelania Russo |
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(Adnkronos) - La guerra cambia, l'Iran modifica la propria strategia e prova a colpire i punti deboli degli Stati Uniti in Medio Oriente. Rispetto alle primissime fasi del conflitto, iniziato il 28 febbraio con l'attacco portato da Usa e Israele, Teheran ha mutato pelle nell'approccio. Dopo aver lanciato ondate di missili e droni a pioggia nelle prime 48 ore del conflitto, l'Iran ha cambiato tattica e ha messo nel mirino due cardini della macchina bellica americana: radar e sistemi di difesa aerea, pietre angolari di una rete determinante per tutto il Golfo. "Abbiamo distrutto tutto", dice e ripete Donald Trump, descrivendo un rapporto totalmente squilibrato tra le forze in campo. "Non hanno più marina, non hanno più aviazione, non hanno più radar né difesa aerea", dice il presidente degli Stati Uniti. Eppure, l'Iran riesce ancora a colpire. Teheran, come evidenzia anche il New York Times, sta affiancando agli attacchi contro questi obiettivi anche operazioni tramite milizie alleate nella regione. Nel Kurdistan iracheno, ad esempio, una milizia filo-iraniana ha lanciato uno sciame di droni contro un hotel di lusso a Erbil frequentato da militari americani, segno - spiegano fonti del Pentagono - che l'Iran è a conoscenza del fatto che gli Stati Uniti ospitano truppe anche in strutture civili. Tre funzionari militari americani hanno evidenziato come Teheran sembri aver accettato di non poter competere con gli Stati Uniti e Israele sul piano della pura potenza di fuoco. Tuttavia, semplicemente riuscendo a resistere alla campagna di bombardamenti e imponendo ai nemici una guerra di logoramento, il governo della repubblica islamica potrebbe rivendicare una vittoria politica. In questo quadro, la strategia appare concentrata sull'indebolimento delle difese americane, in particolare intercettori e sistemi antimissile dispiegati per proteggere truppe e basi. L'analisi del conflitto permette di appurare che l'Iran ha imparato rapidamente dalle lezioni della Guerra dei 12 giorni dello scorso giugno, quando gli arsenali occidentali di intercettori antimissile subirono un forte consumo. "È sorprendente quanto velocemente abbiano imparato e applicato le lezioni di quella guerra - ha dichiarato Vali Nasr, l'esperto di Iran della Johns Hopkins University - Hanno capito che una delle nostre debolezze riguarda le capacità difensive, come intercettori, missili Thaad e sistemi Patriot". Nella guerra dell'anno scorso, ha evidenziato un rapporto del Center for Strategic and International Studies, gli Stati Uniti lanciarono tra 100 e 250 missili del sistema Thaad - fino alla metà degli intercettori disponibili - oltre a circa 80 missili SM-3, quasi un quinto delle scorte. Anche il capo degli Stati maggiori riuniti Usa, il generale Dan Caine, ha riconosciuto che Teheran ha modificato il proprio approccio. "Nessun piano sopravvive al primo contatto con il nemico. Loro si stanno adattando, come stiamo facendo noi", ha affermato di recente in una conferenza stampa. Dopo aver subito i primi attacchi, l'Iran ha reagito con azioni ad ampio raggio. Teheran non si è limitata a colpire asset di Stati Uniti e Israele ma ha lanciato migliaia di droni kamikaze a basso costo contro alleati e installazioni americane nella regione, in Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq e Bahrein. I dati diffusi da Washington fanno riferimento ad un rapido calo dei lanci di missili e droni da parte dell'Iran. Questo, però, non significa che l'arsenale sia vuoto. Valutazioni riservate del Pentagono indicano che l'Iran potrebbe conservare ancora fino al 50% della propria dotazione di missili e dei sistemi di lancio: potrebbe tenerli come riserva per colpire obiettivi militari cruciali, come radar e infrastrutture di comunicazione statunitensi.
(Adnkronos) - "Tra aspettative confermate e dubbi ancora aperti, l’Italia ha avviato il proprio percorso di recepimento della Direttiva 970/2023 sulla trasparenza salariale. Il 5 febbraio 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo di attuazione, successivamente trasmesso alle Camere per l’acquisizione dei pareri parlamentari. Rispetto alla Direttiva, la bozza di decreto introduce alcune semplificazioni a favore delle piccole e medie imprese italiane, ma altrettanti dubbi interpretativi. La più grande semplificazione riguarda il riferimento ai contratti collettivi per la definizione delle categorie di lavoratori che svolgono lavoro uguale o di pari valore. Ai sensi della bozza di decreto, costituisce 'stesso lavoro' o 'lavoro di pari valore' quello riconducibile a mansioni identiche o comparabili, riconducibili al medesimo livello del contratto collettivo applicato". Così, con Adnkronos/Labitalia, Ornella Patané, partner di Toffoletto De Luca Tamajo, in merito allo schema di decreto legislativo per il recepimento della direttiva EU sulla trasparenza salariale. Secondo l'esperta, "si tratta di una presunzione semplice a favore della contrattazione collettiva che assicura sistemi di classificazione retributiva fondati su criteri oggettivi e neutri rispetto al genere, ai sensi della Direttiva, e che consente la prova contraria, ovvero la dimostrazione dell’esistenza di trattamenti retributivi individuali discriminatori" "Il riferimento alla contrattazione collettiva, tuttavia, non risulta sempre adeguato -continua Patanè- ai fini di una compiuta attuazione della Direttiva. In primo luogo, perché i livelli dei contratti collettivi sono generici e molto ampi e non prendono in considerazione ogni singola organizzazione aziendale. In secondo luogo, essi non prevedono livelli retributivi per la fascia più alta della popolazione aziendale, ovvero per quadri e dirigenti, ove si annida statisticamente la discriminazione retributiva di genere". "Forse proprio in considerazione di questo, la bozza di decreto consente -spiega ancora l'esperta di diritto- anche sistemi di classificazione professionale decisi dal datore di lavoro ai fini della determinazione della retribuzione, integrativi dei livelli previsti dalla contrattazione collettiva, purché anch’essi basati su criteri oggettivi e neutri sotto il profilo del genere. A differenza di quanto previsto dalla Direttiva, tali sistemi integrativi di classificazione dei lavoratori sono decisi unilateralmente dalle imprese e non condivisi con i rappresentanti dei lavoratori". Secondo Patanè "presenta, inoltre, dei problemi interpretativi la definizione di livello retributivo, introdotta dalla bozza di decreto rispetto a quanto previsto dalla Direttiva: definizione certamente importante perché su di essa si baseranno tutte le comparazioni introdotte dalla Direttiva per valutare la sussistenza di un gap retributivo di genere. Nella bozza di decreto, vanno esclusi dal livello retributivo i superminimi individuali, i premi una tantum e le indennità ad personam, qualora questi siano stati previsti a favore di alcuni dipendenti sulla base di criteri 'oggettivi individuali'". "Tale formulazione poco felice da un punto di vista lessicale prima ancora che giuridico, introduce non poche incertezze interpretative soprattutto perché pare vanificare lo scopo della Direttiva volto a comparare tutti gli elementi retributivi, fissi, variabili e in natura proprio al fine di rinvenire eventuali situazioni di discriminazione", conclude Patanè.
(Adnkronos) - Innovazione ed eccellenza tecnologica per la transizione energetica sono state premiate a Key 2026 con il Premio Innovation Lorenzo Cagnoni, consegnato alle sette aziende espositrici che si sono distinte per i progetti più all’avanguardia e alle sette start-up dell’Innovation District più innovative, in ciascuno dei sette settori merceologici della manifestazione (solare, eolico, idrogeno, efficienza energetica, energy storage, e-mobility e Sustainable City). Hanno consegnato la targa agli espositori: il presidente di Italian Exhibition Group Maurizio Ermeti, la Global Exhibition Director della divisione Green & Technology di Ieg Alessandra Astolfi, la project manager di Key Giorgia Caprioli e il segretario generale di Motus-E Francesco Naso. Sono state premiate le aziende: IGreen System, Meteodyn, Clivet, Crrc Zhuzhou Institute, Alperia Green Future, Dragone Energy ed Enea. A consegnare la targa alle start-up sono stati Maurizio Ermeti, Alessandra Astolfi, Giorgia Caprioli, Francesca Zadro, Global Start-up Program dell’Agenzia Ice, Fabrizio Tollari, Head of Energy and Climate Unit di Art-Er, Nicoletta Amodio, Executive Adviser ricerca e innovazione di Confindustria e direttrice della Fondazione Mai, e Gabriele Ferrieri, presidente di Angi (Associazione Nazionale Giovani Innovatori). Sono state premiate Taleta, Northernlight, I-Tes, CO2CO, AI-Cure, Powandgo, Enercade.