(Adnkronos) - Dopo giorni di sollecitazioni e critiche da parte dell'opposizione, la premier Giorgia Meloni è pronta a riferire al Parlamento sulla crisi in Medio Oriente dopo l'attacco di Usa e Israele all'Iran. E lo farà oggi, prima al Senato intorno alle 9.30 e poi alla Camera verso le 15, seguendo il calendario approvato a maggioranza dalla conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama: alle comunicazioni sulla guerra in corso, la presidente del Consiglio unirà così quelle in vista del Consiglio Ue del 19 e 20 marzo prossimi. L'intervento della premier arriva a 12 giorni dall'inizio della guerra. Un intervento tardivo secondo le opposizioni, che nei giorni scorsi hanno chiesto a gran voce a Meloni di riferire alle Camere, accusando la presidente del Consiglio di "scappare" dal Parlamento e affidare le sue riflessioni a interviste o "monologhi" sui social, senza inoltre indicare con chiarezza la linea del governo sul conflitto in corso. Nel mirino di Pd, M5S e Avs, anche le affermazioni sull'Italia non informata preventivamente dell'attacco, ma anche il nuovo elogio di Trump alla leader italiana. Dal canto suo, Meloni ha sottolineato più volte che "l'Italia non è parte del conflitto" in Iran "e non intende esserne parte". Ma anche che "l'Italia rischia comunque di essere coinvolta dalle conseguenze del conflitto, interne ed economiche". Dopo le polemiche, la premier ha quindi rivolto un messaggio alle opposizioni in attesa delle comunicazioni al Parlamento: "L'Italia - ha detto - intende lavorare al ritorno della diplomazia ma, rispetto a quello che dice l'opposizione, mi chiedo se sia questo il momento di fare polemica spicciola come vedo fare in giorni difficili per tutti". L'Italia è in campo per una de-escalation e per il ritorno della diplomazia. È questo, in buona sostanza, il messaggio che la presidente del Consiglio si prepara a mettere al centro delle comunicazioni di oggi, in uno scenario internazionale sempre più teso, segnato dalla crisi con l'Iran e dalle ripercussioni economiche della chiusura dello Stretto di Hormuz decisa da Teheran. Nelle ultime ore la premier ha intensificato il lavoro diplomatico con partner regionali ed europei. Proseguono i contatti con i leader dei Paesi del Golfo: lunedì Meloni ha sentito il presidente degli Emirati Arabi Uniti, nell'ambito di un confronto continuo con gli attori della regione per monitorare l'evoluzione della crisi. Parallelamente si rafforza il coordinamento con i partner europei. Ieri la premier ha avuto un colloquio con il primo ministro britannico Keir Starmer e con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Secondo quanto riferito da Downing Street, i tre leader hanno concordato di lavorare "strettamente insieme" per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico globale. Su questo punto, tuttavia, da fonti diplomatiche italiane filtra una lettura più prudente rispetto a quella diffusa da Londra. Le stesse fonti invitano infatti a non forzare l'interpretazione del colloquio tra i leader, sottolineando che al momento si tratta soprattutto di un confronto politico e di coordinamento sulla situazione nella regione, senza decisioni operative già definite. Sul piano interno, l'esecutivo segue con attenzione anche gli sviluppi operativi della crisi. Ieri mattina si è tenuta una riunione con il ministro della Difesa Guido Crosetto, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e i vertici militari e dell'intelligence per fare il punto sugli aspetti militari e informativi legati alla situazione nell'area del Golfo. Le comunicazioni della premier serviranno anche a preparare il confronto tra i leader europei al prossimo Consiglio europeo. L'agenda del vertice prevede diversi dossier: dalla guerra in Ucraina alla crisi in Medio Oriente, passando per competitività e mercato unico, il prossimo quadro finanziario pluriennale dell'Unione, difesa e sicurezza europea e il tema delle migrazioni. La bozza di risoluzione del centrodestra impegna il governo a lavorare con partner europei e internazionali "alla creazione delle condizioni necessarie per un ritorno della diplomazia per risolvere la crisi in Medio Oriente", condannando "la violenta repressione delle proteste civili in Iran" e il suo "ruolo destabilizzante" nella regione. Si chiede sostegno ai Paesi del Golfo colpiti da attacchi iraniani e l'impegno per "favorire il rientro dalla regione di tutti i connazionali". Il testo ribadisce l'importanza della sicurezza delle frontiere e delle missioni navali europee per proteggere le rotte commerciali. Sul conflitto israelo-palestinese invita a lavorare per "la piena attuazione del cessate il fuoco a Gaza" e il sostegno all'Autorità Palestinese. Conferma inoltre il supporto all'Ucraina e la necessità di "mantenere la pressione europea nei confronti della Russia" per favorire negoziati di pace. Il documento punta anche al rilancio della competitività europea, alla riduzione dei prezzi dell'energia - valutando una sospensione dell'Ets per la termoelettrica - e alla difesa del mercato unico da pratiche commerciali sleali. Prevede inoltre iniziative per rafforzare sicurezza e difesa europee in complementarità con la Nato, contrastare disinformazione e ingerenze esterne e lavorare a un bilancio Ue che sostenga competitività e difesa senza penalizzare Pac e coesione. Infine richiama la gestione dei flussi migratori e il rafforzamento della cooperazione nel Mediterraneo, anche attraverso il Piano Mattei.
(Adnkronos) - Sono oltre 3000 le donne tra le persone Barilla: professioniste, manager, tecniche di stabilimento, ricercatrici, responsabili di funzione che ogni giorno contribuiscono alla crescita del Gruppo in Italia e nel mondo. È da qui che prende forma l’impegno per la parità di genere, un percorso che nasce dentro l’azienda e si estende alle comunità attraverso le realtà con cui Barilla collabora da anni. In occasione della Giornata internazionale della donna (8 marzo), il Gruppo sceglie di raccontare questo impegno non solo attraverso politiche e risultati, ma anche attraverso le voci di tre donne che, collaborando con l’azienda, guidano il cambiamento ogni giorno: dalla lotta allo spreco alimentare all’impegno per l’inclusione sociale, fino alla formazione delle nuove generazioni. La promozione dell’equilibrio di genere è il risultato di un impegno pluriennale avviato già nel 2013, quando il Gruppo ha scelto di integrare i principi di fairness e inclusione nella propria governance, anticipando le successive evoluzioni normative europee in materia di trasparenza e parità salariale. Nel 2020, Barilla ha raggiunto la parità retributiva di genere per tutte le persone Barilla, eliminando ogni divario salariale non giustificato, e oggi conduce audit annuali sulla pay equity per garantire un monitoraggio costante e strutturato. Un traguardo che si affianca a una nuova global policy per il congedo di paternità e maternità, che garantisce a tutti i genitori del Gruppo almeno 12 settimane di congedo retribuito al 100%, indipendentemente dal genere, dallo stato civile e dall’orientamento sessuale, promuovendo una genitorialità realmente condivisa e contribuendo a ridurre il gender gap nel lungo periodo. I risultati sono visibili anche nei numeri: il 58% dei partecipanti al Talent accelerator program è composto da donne, a conferma dell’attenzione dedicata allo sviluppo delle future generazioni di leadership. In Italia, tre stabilimenti produttivi strategici del Gruppo - Castiglione delle Stiviere (MN), Novara e Melfi (PZ) - sono guidati da donne. Promuovere l’inclusione anche oltre il perimetro aziendale significa lavorare lungo tutta la catena del valore. Nasce in questa prospettiva la partnership strategica tra il Gruppo Barilla e Lead network (Leading executives advancing diversity), organizzazione no profit che sostiene l’avanzamento delle donne nel settore della vendita al dettaglio e dei beni di consumo in Europa. Formazione, mentoring sulla parità di genere, progetti condivisi e attivazione di capitoli locali: l’alleanza con Lead network punta a promuovere un ambiente di lavoro sempre più inclusivo, contribuendo a sostenere la crescita professionale delle donne nella vendita al dettaglio e dei beni di consumo in Europa. Il percorso DE&I di Barilla ha ottenuto nel tempo importanti riconoscimenti a livello internazionale. Nel 2021 è stata la prima azienda italiana ad aggiudicarsi il Catalyst award per le iniziative che hanno accelerato il progresso del ruolo delle donne sul posto di lavoro e rafforzato l’inclusione. Nel 2022 si è classificata al terzo posto tra le aziende alimentari agli European diversity leaders promossi dal Financial Times. Il 2024 segna inoltre il decimo anno consecutivo in cui Barilla negli Stati Uniti ottiene un punteggio di 100/100 nel Corporate equality index della Human rights campaign, che valuta il supporto alle persone LGBTQ+ nei luoghi di lavoro. Nello stesso anno l’azienda è stata inclusa nel Bloomberg gender-equality Index, riconosciuta come Top Employer in diversi Paesi dal Top Employers Institute e inserita tra le aziende più inclusive secondo Statista e Il Sole 24 Ore. Un percorso che non si esaurisce nelle policy e nei riconoscimenti, ma trova concretezza nelle realtà con cui Barilla collabora ogni giorno. Con la Fondazione Banco Alimentare ETS, Barilla è partner storico in un modello strutturato di recupero e redistribuzione delle eccedenze alimentari che, oltre ad essere una best practice, trasforma prodotti in aiuti alimentari per migliaia di persone fragili, attraverso una rete capillare di organizzazioni partner territoriali. “Barilla parla di cibo come gioia capace di unire le persone”, sottolinea Giuliana Malaguti, responsabile comunicazione della Fondazione Banco Alimentare. “Anche per noi il cibo è un dono capace di unire, di generare percorsi di inclusione sociale per tante persone in difficoltà e di rendere più resilienti le nostre comunità”. Con Fondazione Bullone, l’azienda sostiene progetti editoriali e percorsi di co-creazione: dalla newsletter sulla diversity & inclusion ai laboratori per una comunicazione sempre più inclusiva, offrendo ai giovani coinvolti strumenti professionali e occasioni di espressione autentica. “Con Barilla ci siamo trovati molto vicini nel modo di intendere il fare impresa e fare la differenza”, afferma Sofia Segre Reinach, direttrice generale della Fondazione Bullone. “Insieme non ci limitiamo a raccontare l’inclusione, ma cerchiamo di innovarla”. E accanto a Food Farm 4.0, il laboratorio che unisce scuola e impresa, Barilla ha messo a disposizione competenze manageriali, supporto progettuale e presenza diretta nella governance, contribuendo alla crescita di un modello formativo che prepara le nuove generazioni alle professioni dell’agroalimentare. “Non è scontato che un’azienda metta a disposizione i propri dirigenti e le proprie competenze per far crescere un progetto scolastico”, osserva Anna Rita Sicuri, dirigente scolastica dell’Isiss Galilei Bocchialini di Parma. “Se non ci fosse stato questo supporto, oggi non saremmo qui”.
(Adnkronos) - Il Gruppo Dolomiti Energia partecipa alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo a Rimini, appuntamento di riferimento per le tecnologie legate alla transizione energetica, segnando un momento di svolta nella propria narrazione aziendale. Per la prima volta, la società presenta in fiera la sua nuova identità di brand, una tappa fondamentale del Piano Strategico ideata per accompagnare lo sviluppo del gruppo e rendere più riconoscibile il racconto del proprio futuro industriale. Al centro di questa evoluzione si trova il nuovo payoff, ‘Rinnovabili, integrati, indipendenti’, che sintetizza i pilastri operativi della società. (Video) "Il nuovo payoff di Dolomiti Energia sintetizza qual è la visione del nostro piano strategico - spiega il ceo del gruppo, Stefano Granella - Un piano che si fonda sulle rinnovabili. Siamo il primo operatore di sola produzione di energie rinnovabili tra idroelettrico, eolico e fotovoltaico con oltre 1800 megawatt di capacità installata". La solidità della proposta si basa su una struttura che controlla l'intera catena del valore. "Siamo integrati perché accanto alla generazione abbiamo la vendita: contiamo circa 800mila clienti, quindi siamo in grado, da un lato, di produrre e, dall'altro, di vendere in maniera integrata". Questa configurazione permette di offrire una risposta concreta alle oscillazioni dei prezzi che caratterizzano l'attuale scenario energetico: "Siamo indipendenti perché riteniamo che, proprio grazie alla nostra generazione da rinnovabili, siamo in grado di proporre ai nostri clienti delle offerte fisse a lungo termine che possano proteggerli e renderli indipendenti dalle fluttuazioni di mercato", osserva Granella. Il percorso di rebranding riflette dunque una precisa volontà di investimento e un posizionamento distintivo rispetto agli altri attori del settore. "Il nuovo rebranding si focalizza sulle nostre caratteristiche - fa sapere il ceo - è una scelta coerente con quanto fatto nel piano, ovvero investire di nuovo sulle rinnovabili triplicando il volume degli investimenti rispetto agli ultimi due anni, per dare il nostro contributo all'indipendenza e all'autonomia energetica del Paese". In un quadro geopolitico complesso, l'azienda ribadisce il proprio impegno: "Ogni giorno ci impegniamo ad accelerare la transizione energetica del Paese, con la nostra competenza industriale e la nostra solidità nel campo delle rinnovabili - afferma Granella - Integriamo infrastrutture e servizi per offrire alla nostra community green, in tutta Italia, strumenti che permettano di proteggersi dall'instabilità dei mercati e di compiere scelte sostenibili con semplicità e consapevolezza".