INFORMAZIONIMassimiliano Viglianti |
INFORMAZIONIMassimiliano Viglianti |
(Adnkronos) - Il rischio di problemi al cuore non è un'esclusiva dell'età avanzata. Le patologie possono iniziare a svilupparsi in età decisamente giovane e l'allarme per malattie cardiovascolari scatta soprattutto per gli uomini, come evidenzia uno studio condotto dai ricercatori della Northwestern Medicine e pubblicato sul Journal of the American Heart Association. Gli studiosi hanno utilizzato i dati contenuti nel database dello studio Coronary Artery Risk Development in Young Adults (CARDIA), che negli Stati Uniti si riferisce a 5.115 uomini e donne di età compresa tra 18 e 30 anni. Quando è iniziato il monitoraggio, tra il 1985 e il 1986, nessuno dei soggetti coinvolti presentava sintomi di patologie cardiovascolari. Ognuno si è sottoposto a controlli, a intervalli tra 2 e 5 anni, per i successivi 3 decenni. Ogni controllo, evidenzia il Washington Post, ha previsto misuramento della pressione e valutazione del colesterolo e di altri marker. "Questo ci ha permesso di valutare quando sono emersi i rischi di patologie cardiovascolari e di evidenziare le differenze tra uomini e donne", ha detto la professoressa Alexa Freedman, autrice principale dello studio e docente alla Northwestern University Feinberg School of Medicine. "I nostri risultati mostrano che le differenze nel rischio di malattie cardiovascolari tra uomini e donne emergono già a partire dai 35 anni", ha aggiunto Freedman. Il fattore principale che determina il rischio precoce di infarto negli uomini è una maggiore incidenza di cardiopatia coronarica, causata dal restringimento o dall'ostruzione delle arterie coronariche. Dai 35 anni, gli uomini hanno quasi il doppio delle probabilità rispetto alle donne di sviluppare malattie cardiovascolari entro i successivi 10 anni. Questo rischio elevato si mantiene costante fino alla mezza età. A 50 anni, il 4,7% degli uomini coinvolti nella ricerca ha sviluppato malattie cardiovascolari rispetto al 2,9% delle donne, che hanno raggiunto lo stesso livello di rischio solo a 57 anni. Per quanto riguarda la cardiopatia coronarica, il 2,5% degli uomini la ha sviluppata entro i 50 anni, rispetto allo 0,9% delle donne, arrivate alla stessa percentuale dopo un ulteriore decennio. Il rischio di ictus era simile per uomini e donne all'età di 50 anni, interessando circa l'1,2% di ciascun gruppo. Le differenze relative al rischio di insufficienza cardiaca, una condizione cronica che si verifica quando il cuore ha difficoltà a pompare sangue a sufficienza, si sono rivelate minori e associate ad un'età avanzata. A 55 anni, gli uomini avevano ancora circa il doppio delle probabilità di subire un evento cardiaco nel decennio successivo. La ricerca ha anche preso in considerazione fattori come il fumo, l'ipertensione e il diabete di tipo 2, tutti elementi che contribuiscono ad aumentare il rischio di malattie cardiovascolari. La differenza tra uomini e donne è rimasta sostanzialmente inalterata anche considerando questi parametri supplementari. La valutazione dei risultati deve tener conto di un ulteriore fattore. Alcuni partecipanti erano ancora relativamente giovani alla fine del periodo di follow-up, quindi i ricercatori non hanno potuto valutare totalmente come le differenze di genere abbiano influenzato queste persone in età ulteriormente avanzata: dopo la menopausa, il rischio di malattie cardiovascolari nelle donne aumenta rapidamente. In generale, il rischio di cardiopatia coronarica aumenta più rapidamente nelle donne intorno ai 55 anni, sebbene alcune ricerche suggeriscano che coloro che vanno incontro a menopausa precoce, intorno ai 40 anni, abbiano un rischio maggiore del 40% di sviluppare la patologia nel corso della propria esistenza. "L'età non è un fattore di protezione", ha evidenziato Laxmi Mehta, cardiologa e direttrice di Cardiologia Preventiva e Salute Cardiovascolare Femminile presso il Wexner Medical Center dell'Ohio State University, come riferisce il WP. "I medici non dovrebbero perdere l'occasione cruciale di prevenire i rischi nei pazienti più giovani, indipendentemente dal sesso", ha aggiunto, evidenziando l'abitudine a fare affidamento su parametri tradizionalmente adottati per pazienti anziani. Le valutazioni, invece, dovrebbero allargarsi alla considerazione di malattie autoimmuni, esiti avversi della gravidanza e i livelli elevati di lipoproteine, un tipo di colesterolo geneticamente ereditato e non incluso nei pannelli lipidici standard.
(Adnkronos) - Ieg-Italian exhibition group punta su una professionalità di spicco per lo sviluppo italiano e internazionale di un’area centrale del suo business, quella del food&beverage. Ilaria Cicero è il nuovo global exhibition director della divisione Food&beverage di Ieg che ricomprende il grande Sigep world - che valorizza nel mondo le eccellenze della gelateria, pasticceria panificazione artigianali, pizza e caffè, beer&food attraction, bbtech expo, mixology attraction e le manifestazioni estere collegate al food, in Asia e negli Stati Uniti. Già chief executive officer di IegAsia a Singapore, laureata in Giurisprudenza, Ilaria Cicero ha conseguito un Ph.D. in diritto comunitario europeo, un LL.M. presso l’Università di Londra e diversi master specialistici. In precedenza ha ricoperto i ruoli di group general counsel, m&a executive director e head of corporate & international development division del Gruppo Fiera Milano. Nel settore fieristico e congressuale ha inoltre maturato esperienza in ambiti quali food & beverage, hospitality, lifestyle, retail, oil & gas, interior & design. Nel corso della sua carriera, Cicero ha condotto operazioni di successo, acquisendo competenze in ambiti quali M&A, Venture Capital, IPO e concludendo accordi di joint venture non solo in Italia, ma anche in Germania, Francia, Stati Uniti, Brasile, Turchia, Medio Oriente, Russia, Cina, India, Thailandia, Malesia e Singapore. Oltre all'ambito fieristico, ha lavorato in uno studio legale statunitense, occupandosi di progetti che coinvolgevano fondi di private equity.
(Adnkronos) - In un contesto internazionale in cui la transizione energetica è diventata una priorità assoluta, il Gruppo Hera si è presentato alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo di Rimini 2026 come un vero e proprio hub di consulenza strategica per imprese e territori. Presso il suo stand di 260 metri quadrati, la multiutility ha messo in campo un ecosistema di soluzioni concrete per accompagnare i partner nella costruzione di modelli di business innovativi. (VIDEO) La partecipazione alla fiera si inserisce in un percorso ben strutturato dall'azienda. “Nel 2024 abbiamo definito una nostra strategia net zero che ci porterà a una riduzione delle emissioni complessive del 90% al 2050 - spiega Cristian Fabbri, presidente esecutivo del gruppo - Abbiamo un parco emissivo che per il 90% è legato alle emissioni dei nostri clienti, per il 10% a quelle del gruppo. Lavoriamo per ridurre le emissioni dei nostri clienti andando a sollecitare le attività di decarbonizzazione e di efficienza energetica in tutti i segmenti. Questa è la sfida che ci poniamo". I risultati di questo impegno sono già tangibili nei numeri presentati a Rimini. "Siamo a buon punto - fa sapere Fabbri - Da quando siamo partiti nel monitoraggio, nel 2019, abbiamo ridotto i consumi del 14%, pur avendo aumentato del 40% la base clienti. Lavoriamo parallelamente anche sull'efficienza energetica dei nostri impianti: abbiamo già conseguito un 10% di riduzione dei consumi energetici e lavoriamo anche per andare a utilizzare il più possibile energia rinnovabile". All'interno dell'esposizione, Hera Servizi Energia presenta i nuovi modelli di decarbonizzazione, mentre Hera Luce mostra l'evoluzione dell'illuminazione pubblica, esemplificata dal lampione circolare progettato con Aliplast per essere totalmente recuperabile. Inoltre, attraverso la sinergia tra Hera Comm, EstEnergy e F.lli Franchini, la multiutility propone un polo integrato che affianca le imprese nel trasformare l’energia in una leva di competitività e sviluppo, combinando strategie di fornitura e soluzioni impiantistiche per ridurre volatilità e consumi, anche valorizzando gli incentivi disponibili. Tra le soluzioni più innovative spiccano i contratti Power Purchase Agreements (Ppa) e i sistemi fotovoltaici ‘chiavi in mano’, progettati per mantenere rendimenti elevati e garantiti per 25 anni. Ad accogliere i visitatori all'ingresso della fiera è Joul 7, il Super Robot dell'energia alto 5,5 metri nato dalla collaborazione con Automobili Lamborghini. Realizzato con scarti di produzione e dotato di un cuore fotovoltaico, il robot sintetizza visivamente l'impegno di Hera verso l'economia circolare. La visione di Hera, volta a favorire la transizione energetica, si concretizza anche con il teleriscaldamento. "Abbiamo un potenziamento di progetti - dice il presidente esecutivo - La città di Ferrara, ad esempio, avrà un terzo dei cittadini alimentati dal teleriscaldamento il cui calore sarà prodotto da fonti rinnovabili non emissive". La strategia del Gruppo mira a unire l'impatto ambientale al beneficio economico. "Lavoriamo da tanto tempo per aiutare le aziende a ridurre il peso della bolletta e contemporaneamente a ridurre le emissioni di CO2 - osserva Fabbri - È una sfida che ormai portiamo avanti da vent'anni. Nell'intersezione fra decarbonizzazione e vantaggio economico lavoriamo per proporre alle imprese soluzioni che siano portatrici di benefici in entrambi gli assi. Lo facciamo con la produzione locale sui centri di consumo di energia rinnovabile del fotovoltaico ma anche con gli impianti di cogenerazione che è vero sì, usano il gas, ma riducono i costi e le emissioni. Lavoriamo con progetti pluriennali per ridurre i consumi di energia complessivi, sia termica che elettrica". In sintesi, conclude Fabbri, "la sfida è stare al fianco degli imprenditori, dei territori, delle imprese e delle pubbliche amministrazioni per giocare insieme la partita dell'efficienza dei costi, dell'efficienza energetica e della decarbonizzazione".