INFORMAZIONIMassimiliano Magri |
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(Adnkronos) - Il rapporto dei più piccoli con gli schermi di pc, smartphone e tablet è spesso problematico. Il risultato? Bambini che dormono meno, si muovono meno, interagiscono meno. Più ansiosi, più soli, più in sovrappeso e con problemi di vista e difficoltà nella vita sociale. C'è però il modo di prevenire ed evitare questi disturbi. E' il tema dell'episodio dal titolo 'Attenzione agli schermi' del vodcast 'Le 6 A - La salute si costruisce da piccoli', realizzato da Adnkronos in collaborazione con la Società italiana di pediatria (Sip) e online da oggi sui canali YouTube, Spotify e nella sezione Podcast di adnkronos.com. Dagli esperti della Sip arrivano raccomandazioni chiare espresse anche nelle linee guida messe a punto dalla società scientifica: più si posticipa il contatto dei bambini piccoli con smartphone e tablet, maggiore è l'investimento sulla loro salute mentale, emotiva, cognitiva e relazionale. I bambini iperconnessi fin dalla prima infanzia pagano un prezzo alto. Gli studi scientifici parlano di disturbi del linguaggio, del sonno, aumento del rischio di ipertensione e sovrappeso già tra i 3 e i 6 anni. Problemi che un tempo si osservavano solo negli adulti. "Spesso il cellulare viene lasciato con superficialità nelle mani dei bambini, senza consapevolezza delle conseguenze - spiega Elena Bozzola, responsabile Commissione Dipendenze digitali di Sip - L'uso eccessivo degli schermi può portare a un'alimentazione distratta ed emotiva, sovrappeso e obesità, aumento del rischio cardiovascolare, disturbi del sonno, ansia e irritabilità, senza contare il problema del cyberbullismo e dell'adescamento online. Un bambino che mangia davanti allo schermo - rimarca - è più influenzato dalle pubblicità, non percepisce ciò che mangia e tende a prendere peso. E quei chili in eccesso si riflettono su tutta la vita successiva". Nel 2018 la Società italiana di pediatria ha pubblicato le raccomandazioni sull'uso dei dispositivi digitali nei più piccoli, poi estese agli adolescenti. "Parliamo di dipendenza - chiarisce Bozzola - perché nel cervello degli adolescenti si osservano modifiche simili a quelle delle dipendenze da sostanze. Si alterano la sostanza grigia e le connessioni tra neuroni. E quando chiediamo a un ragazzo di smettere, vediamo ansia, irrequietezza, paura di perdersi qualcosa, la cosiddetta fear of missing out". Le indicazioni dei pediatri Sip sono chiare: "No agli schermi sotto i 2 anni - elenca Bozzola - Non durante i pasti. Non prima di dormire. E niente cellulare personale prima dei 13 anni: non possiamo lasciare un dispositivo senza educazione digitale - avverte - Sarebbe come dare un'auto a un ragazzo senza patente". Per questo "il dialogo è centrale". Non solo controlli parentali, quindi, ma "un vero 'family plan': regole condivise, niente smartphone a tavola, niente notifiche sul comodino, ma più attività all'aria aperta". E soprattutto, sottolinea l'esperta, "gli adulti devono dare il buon esempio". Il contatto eccessivo con tablet e smartphone ha effetti diretti anche sulla vista. "Stiamo assistendo a un aumento della prevalenza della miopia in età pediatrica: oggi interessa circa il 36% della popolazione tra 0 e 19 anni. Potrebbe arrivare al 50% nel 2050 - afferma Paolo Nucci, professore ordinario di Oftalmologia all'università degli Studi di Milano - Le cause non sono solo genetiche: il cambiamento è troppo rapido per essere solo genetico. Conta lo stile di vita: più tempo al chiuso, meno attività all'aperto e soprattutto maggior lavoro dell'occhio da vicino". La differenza tra libro e schermo è emblematica. "Con il device lavoriamo a 12-18 centimetri - precisa Nucci - con il libro a 30 centimetri. Inoltre con lo schermo non facciamo pause spontanee, e poi c'è uno scrolling ipnotico continuo, il multitasking visivo, uno stress accomodativo, la riduzione dell'ammiccamento: l’occhio entra in una vera e propria maratona visiva". Bozzola invita a rivolgersi al pediatra. "Solo il 16% delle famiglie chiede consiglio allo specialista su questo tema, ma oltre l'80% dei genitori e adolescenti intervistati vorrebbe parlarne durante le visite". L’esperta suggerisce ai colleghi di "inserire domande sull'uso degli schermi nei bilanci di salute. Non per medicalizzare il fenomeno - puntualizza - ma per educare". Un uso consapevole è possibile. Non si tratta di tornare al passato, ma di educare al digitale con dialogo, esempio e regole condivise, come evidenziano gli esperti Sip nell’episodio dedicato all'attenzione agli schermi che, come tutti gli episodi del vodcast con le '6 A' con i consigli dei pediatri della Sip per crescere bene, è disponibile sui canali YouTube, Spotify e nella sezione podcast di adnkronos.com.
(Adnkronos) - "L'intelligenza artificiale, così come dicono anche tante ricerche a livello internazionale, certamente comporterà un riposizionamento e soprattutto anche un rischio su alcune posizioni lavorative ma quello che dicono le ricerche internazionali è che invece porterà alla fine un saldo positivo in termini di nuove opportunità di lavoro". Lo dice la ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, a margine dell’evento 'Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità'. "Il tema ovviamente è un tema connesso alla strategia sulle competenze, alla formazione e alla riqualificazione dei lavoratori, all'attenzione a dare una risposta in termini di competenze digitali delle persone", precisa Calderone. "Stiamo formando migliaia di persone proprio per trasferire competenze digitali che sono fondamentali in questo contesto", spiega. "La nostra - prosegue il ministro - non è una visione pessimistica, dobbiamo certamente avere attenzione a quelli che possono essere i potenziali contraccolpi negativi, ma la risorsa umana è fondamentale, l'intelligenza artificiale deve essere al servizio del lavoro ovviamente di qualità", conclude.
(Adnkronos) - Mense scolastiche e ristorazione collettiva: la riduzione dello spreco passa dalla pianificazione, dal digitale e da nuovi criteri negli appalti. Questi i temi al centro del convegno che si è svolto oggi a Roma, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, su iniziativa dell’onorevole Maria Chiara Gadda, prima firmataria Legge 166/16 antispreco. Promosso da PlanEat, l’incontro ha messo in evidenza l’importanza della collaborazione tra pubblico e privato per raggiungere un cambiamento sostanziale; in particolare è stato individuato come obiettivo strategico quello di introdurre nei capitolati delle gare d'appalto modalità specifiche per il raggiungimento dei Cam (criteri ambientali minimi), tra cui quegli strumenti innovativi e digitali che consentono sia il monitoraggio dello spreco sia un’effettiva prevenzione. Nel corso dell’incontro è stato ricordato che nelle scuole italiane vengono serviti ogni giorno circa tre milioni di pasti, soprattutto nelle scuole dell’infanzia e primarie; una quota rilevante di questo cibo non viene consumata, con una stima di spreco intorno al 30%. È stato inoltre evidenziato che, in assenza di sistemi di monitoraggio strutturati e omogenei, risulta ancora difficile disporre di dati puntuali, rendendo sempre più urgente l’adozione di strumenti capaci di misurare e prevenire il fenomeno. “A dieci anni dalla Legge 166, che ha permesso di intervenire sulle eccedenze alimentari a valle, è il momento di rafforzare le politiche pubbliche orientando sempre più il percorso verso la prevenzione dello spreco a monte, in particolare nei servizi scolastici. Strumenti come gli appalti pre-commerciali e l’innovazione digitale possono aiutare le amministrazioni a definire capitolati più puntuali sul raggiungimento dei Cam e a spostare l’attenzione dal solo criterio del prezzo alla misurazione degli impatti ambientali e sociali”, ha dichiarato l’onorevole Maria Chiara Gadda, vicepresidente della commissione agricoltura e prima firmataria Legge 166/16 antispreco. PlanEat ha portato al tavolo l’esperienza maturata nella pianificazione digitale dei pasti e nell’analisi dei consumi nella ristorazione collettiva, mostrando come l’utilizzo di strumenti digitali possa affiancare i percorsi di educazione alimentare, migliorare la programmazione del servizio e contribuire alla prevenzione strutturale dello spreco. In questo contesto è stato presentato il progetto pilota PlanEat Scuole, realizzato in una mensa scolastica della provincia di Pavia, che nella seconda parte dell’anno scolastico 2024-2025 ha introdotto la scelta anticipata del pasto e un sistema di pianificazione basato sui dati, evidenziando risultati positivi e dimostrando come innovazione organizzativa ed educativa possano rafforzarsi reciprocamente. “Oggi il modello di riferimento nella ristorazione scolastica è quello del menu standard, una sola proposta senza variazioni, che finisce per allontanare l’alunno dal servizio che si ritrova a subire e non a scegliere rendendo così lo spreco un elemento implicito del sistema - spiega Nicola Lamberti, Ceo e co-Founder di PlanEat - Noi attraverso la pianificazione digitale e l’anticipazione della scelta da parte di studenti e famiglie siamo riusciti a imprimere un cambiamento profondo, riducendo gli scarti e rafforzando il valore educativo del servizio. Per questo siamo qui a proporre che nei capitolati pubblici vengano introdotti strumenti che permettano la riduzione dell’esubero e quindi dello spreco a monte garantendo così un grande beneficio ambientale unito ad un risparmio economico che potrebbe essere reinvestito in aumento della qualità. Insomma, una soluzione in cui vincono tutti: alunni, enti locali, ristoratori e ambiente”. “L’adozione dei Criteri Ambientali Minimi (Cam) nella ristorazione collettiva ha generato criticità operative ed economiche. L'eccessiva rigidità del Decreto del 2020 ha imposto quote di prodotti biologici spesso irreperibili sul mercato, causando un aumento dei costi troppo spesso non riconosciuto dalle stazioni appaltanti. Tale rigidità, a seguito di un proficuo confronto, è stata parzialmente stemperata con la recente circolare, da noi richiesta, emanata dal Mase nel settembre 2025. Resta però necessario un cambio di paradigma: bisogna superare, con uno sforzo condiviso di tutti i soggetti coinvolti, la cultura della spending review che ancora domina il settore dei servizi essenziali per garantire invece la massima qualità del servizio, assicurando una corretta valorizzazione degli investimenti in sostenibilità in cui le imprese da tempo sono impegnate, ma che troppo spesso vengano dati per scontati. Per questi motivi si rende necessaria una revisione dei Cam di settore”, sottolinea Daniele Branca, responsabile Ufficio Legislativo e del Lavoro di Legacoop Produzione e Servizi. “I Comuni hanno un ruolo decisivo nella lotta allo spreco alimentare, a partire dalla mensa scolastica, che è uno dei servizi pubblici più strategici e presenti nel quotidiano, riconoscibili dai cittadini di ogni età: non un servizio accessorio, ma un laboratorio concreto di sostenibilità - commenta Giovanni Gostoli, direttore generale Rete dei Comuni Sostenibili - Ridurre lo spreco significa ripensare la ristorazione scolastica come una politica pubblica capace di unire ambiente, salute, educazione e sviluppo locale. Quando la mensa viene gestita con logiche di massimo ribasso, aumentano gli scarti e diminuisce la qualità. Al contrario, investire in una mensa sostenibile migliora i pasti, valorizza prodotti locali e filiere corte, monitora le eccedenze e coinvolge studenti, famiglie e comunità educante, permettendo di offrire un servizio pubblico di qualità. La Rete dei Comuni Sostenibili sensibilizza e affianca questo percorso con partnership qualificate, supporto tecnico e monitoraggio delle politiche locali, promuovendo buone pratiche replicabili e destinate a incidere realmente sulla vita quotidiana delle persone e delle comunità”. Carola Ricci, Professor of International Law, Rector's Delegate for Africa and coordinating figure for International Cooperation spiega: “La recente direttiva europea 2025/1892 richiede agli Stati membri di prevenire e ridurre in modo significativo lo spreco alimentare, soprattutto a livello di distribuzione e consumo domestico, per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Da ciò deriva l'urgenza di potenziare gli strumenti di prevenzione e, parallelamente, di adottate delle metriche uniformi facilmente misurabili su tutto il territorio nazionale. Un'analisi delle buone pratiche conferma inoltre che inserire dei meccanismi premiali incentiva la prevenzione e aumenta pratiche di economia circolare, soprattutto quando condivise tra i vari stakeholders (come dimostrato dal successo della legge Gadda). In particolare, per il settore delle mense scolastiche sarebbe auspicabile che il policy maker premiasse chi sia in grado di attuare modelli gestionali che effettivamente permettano di assicurare una dieta equilibrata e sostenibile per tutta la filiera, prevedendo percorsi educativi per personale e famiglie oltre che per i giovani consumatori finali, magari ricorrendo a nuove tecnologie digitali di facile utilizzo”.