(Adnkronos) - I The Kolors sono i protagonisti del Suzuki stage in piazza Colombo nella terza serata del Festival di Sanremo 2026. La band torna come ospite dopo aver partecipato in gara alla kermesse canora lo scorso anno con il brano 'Tu con chi fai l'amore'. I The Kolors si sono formati a Napoli nel 2009. Sono tre: il frontman (che suona anche la chitarra) Antonio "Stash" Fiordispino, Alex Fiordispino (batteria e percussioni) e dal bassista Dario Iaculli. Il successo arriva nel 2015 quando i The Kolors partecipano e vincono la quattordicesima edizione del talent show Amici di Maria De Filippi. Fun fact: Stash ha confessato solo più avanti di aver mentito sulla sua età durante le audizioni al talent show di Canale 5: “Avevo compiuto 26 anni da poco e credevo che Amici avesse un limite di età, fino ai 25”, ha ricordato il cantautore che ha falsificato la carta d’identità, proprio per evitare di non essere ammesso a causa del limite d’età. Durante l’esperienza ad Amici Elisa è stata la loro coach. Hanno mantenuto un ottimo rapporto anche dopo il programma, tanto che il frontman della band era anche tra gli invitati al matrimonio della cantante e di suo marito Andrea Rigonat. Tra i maggiori successi della band c’è la canzone ‘Italodisco’, che nell’estate 2023 si afferma come una delle maggiori hit della stagione. Per imparare meglio l’inglese, il frontman si è trasferito a Londra, dove ha potuto imparare bene la lingua. E l’inglese è una lingua che compare spesso tra i brani dei The Kolors. Fino al 2022, Daniele Mona era il terzo componente dei The Kolors, poi ha abbandonato la band e al suo posto è subentrato Dario Iaculli. Stash, che all’anagrafe porta proprio questo nome anche se in molti credono che sia un nome d’arte, ha avuto una relazione di 10 anni con la giornalista di moda Carmen Fiorentino. In seguito, si lega alla modella-giornalista Giulia Belmonte e nel 2020 i due diventano genitori Grace, nel 2022 nasce la secondogenita, Imagine. Stash è un vero fan dei Queen e in particolare del frontman Freddie Mercury. Ha anche alcuni tatuaggi ispirati ai suoi idoli musicali. Il suo sogno nel cassetto, come ha rivelato più volte, è quello di potersi esibire a Wembley, lo stesso stadio che ha ospitato la band di fama mondiale. Durante gli Mtv Awards 2016, i The Kolors sono finiti al centro di un polverone mediatico. Il frontman della band ha prima sputato alla telecamera in diretta televisiva, e dopo il gruppo si è rifiutato di ricevere il premio a loro assegnato. Nel backstagesi è consumata una lite tra il cantante e Francesco Mandelli, che cercò di convincere la band a tornare sul palco. Stash si scusò per il suo comportamento attraverso un post su Instagram: “Lo sputo in telecamera non era per la gente che ci sostiene… Era per la gente che cerca di boicottarti senza alcun motivo. Perdonatemi… Sapete come sono fatto”.
(Adnkronos) - Le startup italiane nel 2025 hanno investito 1,7 miliardi. Ma perché poche diventano scale-up? Il problema non è l’accesso al capitale, ma la capacità di trasformarlo in modelli realmente scalabili. “Non è una questione di talento o di idee: quelli in Italia non mancano. Ciò che spesso manca è strategia e metodo, per far sì che un’iniziativa imprenditoriale diventi un business a tutti gli effetti. Serve un approccio più metodico e scientifico nello sviluppo. Il capitale non risolve un modello debole: può anzi amplificarlo quando non supporta fondamenta solide”, sottolinea Lorenzo D’Amelio, imprenditore con un’exit alle spalle, fondatore di aziende tra Italia e Regno Unito. Oggi D’Amelio è residente nel Regno Unito e attivo come mentor in diversi programmi di accelerazione come B4i - Bocconi for Innovation e docente in corsi dell’Escp business school, oggi è ceo & founder di Merakyn, agenzia di consulenza strategica e società benefit che lavora con startup e pmi innovative su business model design, validazione di mercato e strategie di crescita, con un approccio che integra performance economica e impatto. Tra le criticità più frequenti emergono almeno cinque elementi. 1) Product-first anziché market-first. Molte startup investono mesi di tempo nello sviluppo tecnologico prima di validare la domanda. Il risultato è un prodotto avanzato, ma non necessariamente richiesto dal mercato. 2) Pricing non testato. La disponibilità a pagare viene spesso ipotizzata e non misurata. Senza un modello di ricavi validato, la crescita si basa su proiezioni più che su dati reali. E questa limita anche la fiducia di potenziali investitori. 3) Go-to-market improvvisato. La fase commerciale viene affrontata come passaggio successivo allo sviluppo, senza una strategia strutturata. Manca spesso una consapevolezza sui canali di marketing prioritari. 4) Assenza di processi replicabili di acquisizione clienti. La crescita iniziale può dipendere da network personali e opportunità episodiche, ma senza funnel strutturati e metriche monitorate, la scalabilità si arresta. 5) Governance e competenze manageriali limitate. Il passaggio da startup a scale-up richiede capacità di execution, controllo di gestione e strutturazione organizzativa che non sempre è presente nel team dei fondatori. “In Italia - prosegue D’Amelio - c’è talento tecnico e capacità creativa . Quello che spesso manca è un approccio metodico e scientifico nello sviluppo del business. Scalare significa rendere replicabile ciò che funziona. Se non è misurabile, non è scalabile”. Dopo aver individuato gli ostacoli principali, cosa possono fare le startup italiane per trasformare il capitale in crescita reale? Secondo Lorenzo D’Amelio, esistono tre strategie decisive. 1) Costruire modelli di business robusti e validati. Non basta un prodotto brillante: serve un modello scalabile e sostenibile. Validare la domanda prima di investire nello sviluppo (quindi usare il capitale nel posto giusto al momento giusto), definire revenue model chiari monitorando margini e costi sono passi fondamentali. “Il capitale non compensa un modello debole, può anzi amplificare gli sprechi. Chi sa validare il mercato e costruire un modello replicabile ha già metà del successo in mano”, osserva D’Amelio. 2) Organizzare un go-to-market strategico e replicabile. Il prodotto da solo non vende. Serve testare messaggi e canali prima di scalare, creare funnel di acquisizione clienti ripetibili e coinvolgere early adopter. “Il vero vantaggio competitivo non è raccogliere fondi, ma avere metriche concrete in grado di poter facilitare, se non garantire, di poter trasformare un investimento in crescita reale. Serve un approccio metodico, scientifico e misurabile che si unisca all’execution”,aggiunge D’Amelio. 3) Rafforzare governance, competenze e internazionalizzazione. Per diventare scale-up serve una struttura solida: team con capacità manageriali, processi organizzativi e visione internazionale, in particolare in un mercato sempre più dinamico e globale. Espandersi su mercati esteri e integrare competenze esperte è cruciale. “Non basta il capitale, anzi facendo una provocazione potrei dire che è l’ultima cosa che serve per crescere: prima è fondamentale che ci siano imprenditori con umiltà e ambizione, pronti a mettersi in gioco personalmente, così un ecosistema interno pronto non solo a sperimentare, ma a pianificare, ed in grado di gestire una competizione globale”, sottolinea D’Amelio. Il tema della scalabilità e dell’integrazione tra strategia, execution e tecnologia sarà al centro anche di un ciclo di webinar gratuiti organizzati da Merakyn nel quale il primo appuntamento sarà dedicato proprio ai modelli di crescita con AI e automation: in programma il 17 marzo 2026, è intitolato 'Business 10x: AI & Automation per far crescere la tua impresa'. L’iniziativa vedrà il coinvolgimento, da un webinar all’altro, di docenti e professionisti provenienti da realtà accademiche italiane ed europee come il Politecnico di Torino e Esade business school, con l’obiettivo di favorire un dialogo concreto tra ecosistema startup, università e management internazionale. Un confronto che punterà a rafforzare la capacità delle imprese italiane di competere su scala globale, trasformando capitale e innovazione in crescita strutturata.
(Adnkronos) - Nel contesto dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, evento che intreccia sport, sostenibilità e innovazione, Gruppo Saviola contribuisce all’arredamento delle foresterie dell’Alta Valtellina attraverso l’allestimento delle aree di accoglienza di Bormio, Livigno, San Rocco e Trepalle (in provincia di Sondrio), destinate al personale sanitario. Grazie all’utilizzo del 'Pannello Ecologico' - fa sapere l'azienda in una nota - prodotto al 100% da legno riciclato e interamente Made in Italy, l’interior design segue i principi dell’architettura sostenibile, privilegiando soluzioni progettate per essere riutilizzate al termine dei Giochi. Un approccio circolare che permette di prolungare la vita delle strutture, ridurre gli sprechi e valorizzare al massimo le risorse impiegate, in piena coerenza con la filosofia del Gruppo. L’allestimento degli ambienti abitativi è frutto della collaborazione di Gruppo Saviola con Missaglia Srl, realtà di Lissone (MB), responsabile dello sviluppo, della progettazione e dell’installazione degli spazi. Il progetto è poi stato realizzato da S75 Spa, produttore degli arredi realizzati, utilizzando i decorativi Saviola. L’impiego del legno rigenerato Saviola ha inoltre permesso di risparmiare 103 alberi. “Essere parte delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 rappresenta per noi non solo un orgoglio, ma anche una responsabilità. Portiamo nell’Alta Valtellina un modello di economia circolare e di upcycling che da oltre 30 anni guida le nostre scelte industriali. Sapere che anche dopo le olimpiadi resteranno disponibili ambienti realizzati con materiali sostenibili e di alta qualità italiana è per noi motivo di grande soddisfazione. Questa collaborazione dimostra che la sostenibilità è sempre più un vantaggio competitivo: un’opportunità per creare valore, innovazione e bellezza”, dice Alessandro Saviola, presidente di Gruppo Saviola.