INFORMAZIONIMarina TopiniDottorJob srl Gestione Risorse Umane e Formazione Aziendale Ruolo: Partner, Responsabile Partnership Area: Human Resource Management Marina Topini |
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(Adnkronos) - Cibi che mantengono il cervello 'giovane' e alimenti che rallentano le funzioni cognitive. Il rapporto tra dieta e attività cerebrale è al centro di numerosi studi. Uno dei più recenti è quello condotto School of Health and Human Sciences della South Dakota State University, negli Stati Uniti, e pubblicato su Nutrients. La ricerca, coordinata dal professor Samitinjaya Dhakal, ha acceso i riflettori in particolare su un gruppo di soggetti di età superiore ai 65 anni e sul rischio di declino cognitivo e di sviluppo di patologie neurodegenerative, come il morbo di Alzheimer. Gli studiosi della SDSU sono partiti dalla domanda: alcuni alimenti e modelli alimentari potrebbero contribuire a prevenire o rallentare l'insorgenza di questi problemi? "Il crescente peso delle malattie cognitive rappresenta una grave sfida per la salute pubblica, legata soprattutto all'invecchiamento della popolazione e alle limitate opzioni di prevenzione", ha spiegato il professor Dhakal. "Le evidenze esistenti suggeriscono che i fattori modificabili dello stile di vita, inclusa l'alimentazione, possano offrire un'importante opportunità per prevenire o ritardare il declino cognitivo", ha aggiunto. Sulla base dei dati raccolti, il team di ricerca è stato in grado di collegare diete ricche di fibre, grassi insaturi sani e micronutrienti come vitamine A ed E, magnesio e potassio a una migliore salute cerebrale e ad una memoria più efficiente. I risultati hanno anche mostrato che i carotenoidi, un tipo di molecola che tipica di frutta e verdura, sono associati a una migliore funzione cognitiva. Alcuni alimenti contengono tutto il mix salutare. Promossi gli spinaci e le verdure a foglia verde scuro (bietole e cavolo nero), noci e semi, i broccoli, le carote e le patate dolci. Le fibre caratterizzano in particolare legumi, varietà di frutta (lamponi, mele, pere, banane). I carotenoidi abbondano nelle verdure gialle e arancioni, nei pomodori e nei prodotti derivati, nelle verdure verdi. Olio d'oliva e noci sono sinonimo di acidi grassi monoinsaturi. Salmone, sgombro, sardine e tonno - invece - sono fornitori di omega-3, noti per la funzione antiinfiammatoria. Lo studio, sebbene di dimensioni ridotte, ha evidenziato un dato allarmante: tutti i soggetti coinvolti hanno hanno riferito di seguire diete carenti di nutrienti per la loro età. E' risultata non sufficiente l'assunzione di moltevitamine, calcio, potassio e fibre alimentari. Nella sezione 'negativa' della lavagna, in rapporto all'invecchiamento del cervello, trovano posto alimenti ampiamente presenti nei menù quotidiani: secondo lo studio, i cereali raffinati sono associati in maniera negativa alla funzione cognitiva e alla memoria. Pane bianco, cereali per la colazione, pasta e cracker - secondo i ricercatori della SDSU - vanno assunti con moderazione. Il consumo di cereali raffinati, "poveri di fibre e ad alto indice glicemico", come si legge nello studio "può portare a iperglicemia/insulinemia postprandiale, stress ossidativo e infiammazione sistemica, che è collegata alle malattie neurodegenerative". In sostanza, "un eccessivo ricorso ai cereali raffinati potrebbe essere in contrasto con la salute cognitiva". "I nostri risultati suggeriscono che fibre, grassi insaturi, carotenoidi e micronutrienti chiave svolgono un ruolo significativo nel supportare un sano invecchiamento cerebrale, mentre un eccessivo consumo di cereali raffinati potrebbe essere in contrasto con la salute cognitiva", ha affermato il professor Dhakal, che ha riconosciuto i limiti della ricerca dovuti soprattutto alla sua natura esplorativa (senza rapporti causa-effetto), alle dimensioni ridotte del campione e all'utilizzo di dati dietetici auto-riferiti. "La nostra ricerca evidenzia che, anche all'interno di una comunità relativamente sana, esiste un significativo 'divario nutrizionale' che potrebbe avere un impatto sulla longevità cognitiva", ha spiegato Dhakal. "Identificare questi fattori dietetici modificabili è solo il primo passo; la vera priorità ora è sviluppare consulenze e interventi mirati che aiutino gli anziani a seguire concretamente queste raccomandazioni nella vita di tutti i giorni".
(Adnkronos) - Non è la tecnologia il principale ostacolo all’adozione dell’Intelligenza Artificiale nella filiera moda, tessile e accessori (mta) ma la capacità organizzativa e manageriale di governarla. E' questa una delle evidenze più significative emerse dal progetto Alix- AI learning innovation Experience, iniziativa strategica promossa da Fondirigenti e realizzata da Fondazione Piemonte Innova con la collaborazione di Unione Industriali Torino, Federmanager Torino Apdai e Federmanager Academy. I risultati del percorso, che ha coinvolto oltre 300 imprese attraverso una survey dedicata e una trentina di manager in tre incontri di co-design tra Torino e Biella, sono stati presentati presso l’Unione Industriali di Torino, segnando il momento conclusivo di un lavoro di analisi, confronto e modellizzazione delle competenze nel settore. Dall’indagine emerge un quadro chiaro: le imprese del settore non partono da idee astratte di AI, ma da problemi operativi concreti. I dati, nella maggior parte dei casi, sono già disponibili: sistemi Erp, dati di produzione, vendite e documentazione amministrativa costituiscono una base informativa spesso solida. Anche i processi aziendali risultano abbastanza ripetitivi e sufficientemente strutturati, ma poco integrati tra loro e raramente utilizzati per analisi predittive. “L’innovazione tecnologica - spiega Marco Bodini, presidente di Fondirigenti - ridisegna costantemente il modo in cui le imprese affrontano le nuove sfide, adattandosi alle esigenze dei diversi comparti produttivi e generando sempre nuovi fabbisogni di professionalità e competenze manageriali Da questa consapevolezza nasce Alix, un progetto promosso da Fondirigenti che si rivolge a un settore fondamentale del made in Italy, quello della moda e del tessile, per accompagnare le aziende nella trasformazione digitale, identificando nuove skills manageriali e trasferendo strumenti per muoversi con sicurezza in un futuro che cambia”. Uno dei risultati più rilevanti del progetto è l’individuazione di una figura chiave per la trasformazione, il data transformation manager. Non un tecnico puro, né esclusivamente un profilo IT, ma un ruolo ponte capace di integrare visione strategica, competenze digitali e capacità di change management. Una figura spesso interna all’organizzazione, da far crescere attraverso percorsi di upskilling e capacity building. “Il vero salto - dichiara Laura Morgagni, ceo di Piemonte Innova - che le imprese sono chiamate a compiere oggi non è tecnologico, ma organizzativo l’Intelligenza Artificiale viene riconosciuta come un potente abilitatore di efficienza produttiva, di ottimizzazione dei processi amministrativi e di supporto alle decisioni commerciali. Tuttavia, perché queste opportunità si traducano in un reale vantaggio competitivo, è necessario rafforzare la visione strategica, integrare in modo strutturato i dati aziendali e investire in nuove competenze manageriali capaci di guidare il cambiamento”. Il ruolo dei manager, in questo scenario, emerge con forza: dare una direzione chiara, creare le condizioni organizzative e abilitare decisioni data-informed. Tra gli output principali dell’iniziativa, la roadmap settoriale per la trasformazione data & AI driven, articolata in tre fasi: valutazione dello stato attuale, definizione dell’iniziativa, delle priorità di intervento e opportunità competitive, piano di azione operativo con risorse, responsabilità e gestione dei rischi e il data & AI readiness tool, uno strumento operativo che consente alle imprese di misurare il proprio livello di maturità nell’utilizzo di dati e Intelligenza Artificiale, individuando gap organizzativi e priorità di intervento. Il data & AI readiness tool resterà a disposizione sul sito di Fondazione Piemonte Innova per tutte le imprese, come guida concreta per avviare o strutturare percorsi di trasformazione basati sulla valorizzazione dei dati. L’evento ha segnato anche la nascita della Community Alix, uno spazio digitale di confronto permanente e condiviso, con l’obiettivo di accompagnare nel tempo dirigenti e imprese nella gestione strategica di dati e Intelligenza Artificiale. Il modello sviluppato, raccontato nell’e-book 'Ali-un modello trasferibile per governare la trasformazione Data & AI', potrà essere replicato anche su altre filiere industriali, estendendo l’esperienza maturata nel comparto moda, tessile e accessori ad altri ambiti del sistema produttivo.
(Adnkronos) - “L'Italia è un Paese emergente dopo il fenomeno della saturazione dei Flapd europei, gli hub di Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino dedicati ai data center”. A dirlo, in occasione di Key – The Energy Transition Expo a Rimini, è Virginia Canazza, esperta di Data Center e partner di Key To Energy, advisory firm specializzata nella consulenza relativa alle attività della filiera dell’energia. (VIDEO) La kermesse, in svolgimento fino al 6 marzo nei padiglioni della fiera di Rimini e firmata Ieg - Italian Exhibition Group, si conferma punto di riferimento per gli attori della transizione energetica in Europa, Africa e nel bacino del Mediterraneo. “Il tasso di crescita dei data center è sostenuto, circa il 16-20% all'anno, con il 68% concentrato in Lombardia, in particolare nell’area di Milano - prosegue - Ad oggi, i consumi sono pari a circa 4,5 Twh, corrispondenti a circa un gigawatt di potenza elettrica installata e 600 megawatt di potenza It. Il trend di crescita potrà essere ancora più sostenuto nel prossimo futuro, arrivando a richiedere una copertura energetica da due a quattro volte superiore all’attuale fabbisogno entro il 2030. Circa 1,6 gigawatt di nuovi progetti, guardando alla pipeline di quelli in fase avanzata di sviluppo, potranno essere operativi entro il 2028-2029. Il trend di crescita italiano relativo ai data center” pone il Paese in una condizione di competitività “rispetto ai trend monitorabili a livello europeo e globale”. Nata nel 2007 per supportare partner pubblici e privati nel percorso di evoluzione del sistema energetico, nell’attuazione delle scelte, nel monitoraggio dei risultati e nel rispetto dei principali indicatori di sostenibilità, Key to Energy ha da allora realizzato oltre 1.000 progetti, per un totale di 40.000 MW e un controvalore di 20 miliardi di euro, collaborando con i principali attori industriali e finanziari del settore energetico. Sostenuta da una profonda conoscenza delle dinamiche aziendali e di mercato; l'advisory firm è in grado di sviluppare soluzioni tailor-made ad alto valore aggiunto, progettate per ottimizzare l’efficienza energetica, valorizzare le energie rinnovabili e mitigare i rischi. “I data center, come grandi centri di consumo che stanno evolvendo verso dimensioni sempre maggiori con una velocità di sviluppo che va accentuandosi, vedono l'energia come un asset strategico - spiega - Sono molteplici le opzioni per un approvvigionamento energetico nel mercato italiano che siano competitive e sostenibili e che possano anche mitigare l'esposizione a una sempre crescente volatilità dei mercati - precisa - Ci sono strumenti patrimoniali basati sull'acquisizione e la proprietà di asset di generazione per coprire i propri consumi ma sono disponibili anche schemi commerciali che, attraverso contratti di medio-lungo termine, possono mitigare l'esposizione al rischio del mercato”. Quando “i centri di consumo si sviluppano con una velocità maggiore di quello che è l'adeguamento infrastrutturale del sistema, si pongono delle tematiche relative alla necessità di uno stretto coordinamento” volto all’integrazione delle reti esistenti con “quelle della transizione energetica, e quindi delle rinnovabili - conclude - e con questa nuova componente di domanda. Per massimizzare i benefici, l’evoluzione e l'integrazione progressiva e sostenibile devono basarsi su un approccio sinergico”.