INFORMAZIONIMariano MeddaASFOR - Associazione Italiana per la Formazione Manageriale Ordini e Associazioni, Business School ed Enti di Formazione Italiana Ruolo: Comunicazione Area: Communication Management Mariano Medda |
INFORMAZIONIMariano MeddaASFOR - Associazione Italiana per la Formazione Manageriale Ordini e Associazioni, Business School ed Enti di Formazione Italiana Ruolo: Comunicazione Area: Communication Management Mariano Medda |
(Adnkronos) - L’escalation tra Israele, Stati Uniti e Iran apre una fase di forte incertezza per l’intero Medio Oriente. L’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei, i raid israeliani e le ritorsioni di Teheran stanno ridefinendo equilibri già fragili, mentre il conflitto si estende al Golfo e mette sotto pressione rotte energetiche e traffici commerciali globali. In questo contesto, il futuro dell’Iran resta una delle incognite principali: è davvero possibile un cambio di regime? E un Iran indebolito renderebbe la regione più stabile o potrebbe generare nuove crisi? Secondo Valeria Talbot, responsabile del Centro Medio Oriente e Nord Africa dell’Ispi e docente di studi mediorientali, la situazione è estremamente fluida e gli scenari restano aperti. In questa intervista con l'Adnkronos analizza la possibile tenuta del regime iraniano, il ruolo delle Guardie della rivoluzione, la posizione prudente dell’Arabia Saudita e il rischio che il Medio Oriente venga ridefinito unilateralmente dopo l’indebolimento dell’Iran. Quanto è solido oggi il sistema di potere iraniano dopo gli attacchi e la morte di Khamenei? La situazione interna è estremamente fluida. Da una parte vediamo una penetrazione molto profonda dell’intelligence israeliana, dall’altra emergono evidenti falle nel sistema iraniano. Questo è ciò che al momento possiamo osservare con una certa chiarezza. Detto questo, il tema della successione esiste da tempo in Iran. La leadership iraniana si è preparata a questa eventualità e il sistema prevede procedure e strutture per gestire il passaggio di potere. Non bisogna però immaginare il regime come un blocco completamente monolitico: al suo interno esistono divisioni e competizioni. È realistico lo scenario di un cambio di regime sostenuto da Stati Uniti e Israele? Non è affatto chiaro che ci sia un allineamento totale di obiettivi tra Washington e il governo israeliano. La spinta più forte verso l’attacco è venuta da Israele e da parte israeliana è stata esplicitata una volontà di cambio di regime. Non sappiamo però fino a che punto questa prospettiva sia condivisa dagli Stati Uniti, perché la posizione americana negli anni è stata piuttosto oscillante. Inoltre bisogna chiedersi se esista davvero una strategia chiara per il "dopo". Stiamo parlando di un paese di circa 90 milioni di abitanti, con un territorio vastissimo, una popolazione composita dal punto di vista etnico e un sistema di potere molto strutturato. Pensare che il cambio di regime sia un obiettivo semplice sarebbe un errore. All’interno della società iraniana esiste una forza politica capace di prendere il controllo del paese? Un’opposizione al regime esiste e lo abbiamo visto chiaramente negli ultimi anni. L’Iran è un paese in cui la popolazione è scesa in piazza più volte. Lo abbiamo visto con le proteste dopo la morte di Mahsa Amini nel 2022, ma anche con altre mobilitazioni più recenti. Ma questi movimenti sono stati repressi duramente e non sembrano aver sviluppato una struttura organizzativa capace di rovesciare il sistema politico. In questa fase è più plausibile immaginare un rafforzamento del ruolo delle Guardie della rivoluzione islamica, che rappresentano uno dei pilastri del sistema. Trump e Netanyahu hanno invitato gli iraniani a "riprendersi il loro paese". In questo momento è difficile immaginare che una mobilitazione popolare possa portare al collasso delle istituzioni. La questione centrale è capire se chi ha deciso l’attacco abbia realmente valutato tutte le conseguenze. Il rischio è quello di gettare l’Iran nel caos. E il caos in un paese di queste dimensioni avrebbe conseguenze molto gravi non solo per l’Iran ma per l’intera regione. L’estensione del conflitto al Golfo cambia gli equilibri regionali? Sì, perché l’Iran sta dimostrando che, pur indebolito, mantiene una significativa capacità di colpire. Il sistema di alleanze regionali iraniane è stato indebolito: Hezbollah, alcune milizie in Siria e Iraq e gli Houthi hanno subito colpi importanti, e Teheran ha perso anche il sostegno del regime di Bashar al-Assad in Siria. Tuttavia l’Iran mantiene la capacità di reagire e di infliggere danni. Estendere il conflitto ai paesi del Golfo significa aumentare i costi della guerra per tutti: costi militari, economici ed energetici. Quanto sono vulnerabili le monarchie del Golfo? Le monarchie del Golfo hanno aumentato molto la loro spesa militare negli ultimi quindici anni. Arabia Saudita, Emirati e Qatar sono tra i paesi con i più alti livelli di spesa per la difesa al mondo. Questo riflette l’instabilità regionale e la percezione della minaccia iraniana. Eppure la loro sicurezza dipende ancora in larga misura dall’ombrello militare degli Stati Uniti. Questi paesi potrebbero arrivare a un contrattacco diretto contro l’Iran? Non è uno scenario da escludere. I paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo hanno ribadito il diritto di difendere il proprio territorio. Detto questo, la loro principale garanzia di sicurezza resta il supporto statunitense. Qual è il ruolo dell’Arabia Saudita e di Mohammed bin Salman in questa fase? La posizione saudita è molto delicata. Riyadh ha lavorato negli ultimi anni per ridurre le tensioni regionali e per favorire processi di distensione. Per questo oggi la linea ufficiale è una linea di cautela. I sauditi stanno cercando di capire come evolverà la situazione e nel frattempo assistiamo a un intenso attivismo diplomatico da parte dei paesi arabi e della Turchia per tentare di contenere l’escalation. Se l’Iran uscisse da questa crisi molto indebolito, il Medio Oriente sarebbe più stabile? Non è affatto scontato. La domanda da porsi è chi trarrebbe vantaggio dall’indebolimento dell’Iran. Il principale beneficiario sarebbe Israele. Ma dobbiamo chiederci se un Medio Oriente ridefinito unilateralmente da Israele rappresenterebbe davvero un assetto più stabile. Bisogna considerare anche le posizioni delle monarchie del Golfo e della Turchia. Ogni attore regionale ha i propri interessi e le proprie priorità. Gli accordi di Abramo potrebbero riprendere slancio senza l’Iran come grande antagonista regionale? Il vero nodo non è l’Iran ma la questione palestinese. Prima del 7 ottobre l’Arabia Saudita stava negoziando la possibilità di entrare negli accordi di Abramo. Riyadh aveva però posto una condizione chiara: la cessazione del conflitto a Gaza e il riconoscimento dello Stato palestinese. Queste condizioni non si sono realizzate e oggi il processo è congelato. Gli accordi di Abramo resistono, ma l’ingresso dell’Arabia Saudita non è più all’ordine del giorno. In definitiva, quanto è lontana la stabilità del Medio Oriente? Molto lontana. La questione palestinese resta irrisolta, Gaza non è stabilizzata, Hamas non è stato smilitarizzato e non esiste ancora una governance palestinese chiara. In questo contesto è difficile immaginare una stabilità regionale nel breve periodo. (di Giorgio Rutelli)
(Adnkronos) - Oggi in occasione dell’evento 'Ia nel mondo del lavoro, la visione umanocentrica dell’intelligenza artificiale', realizzato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, l'Inail ha presentato alcuni dei suoi progetti più innovativi e ha ricordato come l'Intelligenza artificiale sia stata applicata alle istruttorie dei progetti Isi. Nato nel 2010, il bando Isi è uno strumento strutturale delle politiche per la prevenzione, grazie ai finanziamenti a fondo perduto destinati alle aziende che adottano soluzioni tecnologiche, organizzative e gestionali per aumentare gli standard di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro. A partire dal 2017, l’Inail ha investito sulla digitalizzazione e il modello di processo è stato rinnovato, prevedendo la standardizzazione delle tipologie di interventi ammissibili, la tracciabilità di ogni singolo evento di variazione di stato della pratica, la scomposizione dell’attività di valutazione tecnico-amministrativa dei progetti in singoli controlli elementari, la compilazione online delle perizie e la digitalizzazione di tanti altri documenti. Significativi sono stati anche i cambiamenti delle modalità di relazione con l’utenza, attraverso un modello totalmente digitalizzato, anche per le richieste di chiarimenti o integrazione a supporto dell’attività istruttoria. Ciò ha posto le basi per introdurre soluzioni evolute attraverso il supporto di algoritmi e modelli di intelligenza artificiale, grazie all’attivazione di analisi complesse che permettono di raccogliere informazioni, regole, relazioni. Le innovazioni introdotte consentono di applicare i modelli di Ia alla valutazione dei requisiti del bando per le domande, seguendo i percorsi valutativi dei professionisti tecnici e dei funzionari amministrativi e proponendo soluzioni fondate su un’ampia base dati presenti nel sistema e su casi analoghi. La valutazione assistita dall’Ia per alcuni requisiti è già disponibile in sperimentazione per alcuni utenti esperti. L’obiettivo ulteriore è realizzare un Osservatorio che raccolga le migliori esperienze da trasformare in 'casi tipo' a vantaggio dell’utenza, quale ventaglio di soluzioni di finanziamento ammesse dal Bando Isi per la specifica lavorazione. Le potenzialità dell’Ia consentono di predisporre per ogni tipologia di progetto delle schede informative, veri e propri casi d’uso. Si tratterà, in definitiva, di estrarre dalla base di conoscenza le esperienze positive e presentare all’impresa le possibili soluzioni ammissibili; in prospettiva, questo patrimonio di conoscenze potrà essere utilizzato per affiancarla nella fase di domanda per migliorare anche la qualità dei progetti Inail.
(Adnkronos) - Nella settimana che ogni anno accende i riflettori sulla musica italiana, Cial - Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio - e Raf danno vita a una collaborazione speciale che porta al centro dell’attenzione il valore dell’alluminio e la sua capacità di rinascere infinite volte. L’iniziativa prende vita dall’incontro tra la missione del Consorzio - promuovere la raccolta e il riciclo di un materiale riciclabile al 100% e all’infinito come l’alluminio - e l’atteso ritorno di Raf al Festival di Sanremo 2026 con il brano 'Ora e per sempre', scritto insieme al figlio Samuele Riefoli. Con oltre quarant’anni di carriera, 14 album pubblicati in studio e più di 20 milioni di dischi venduti, Raf ha attraversato generazioni lasciando un segno riconoscibile nella musica italiana. La collaborazione si fonda su un’affinità spontanea tra il messaggio della canzone e la natura dell’alluminio: 'Ora e per sempre' racconta un legame che resiste al tempo e attraversa le trasformazioni della vita mantenendo intatta la sua forza, proprio come l’alluminio, capace di rinascere infinite volte senza perdere qualità. Un amore che dura 'ora e per sempre', un materiale che rinasce 'ora e per sempre': due storie parallele che parlano di continuità, cura e seconde possibilità. L’alluminio, infatti, può tornare a nuova vita infinite volte grazie a un gesto semplice e quotidiano come la corretta raccolta differenziata. Lattine per bevande, vaschette, scatolette, fogli sottili e bombolette in alluminio, se correttamente conferiti, diventano così risorse preziose che alimentano un ciclo virtuoso capace di ridurre l’utilizzo di materia prima e il consumo energetico. Per raccontare questi contenuti in modo accessibile e coinvolgente, Cial ha invitato Raf a partecipare a una speciale Ciallenge - Raf Edition, una video-sfida digitale pensata per unire intrattenimento e informazione, che vivrà sui canali social del Consorzio. Nel corso della divertente challenge, Raf è stato chiamato a rispondere ad un quiz legato alla raccolta differenziata dell’alluminio, alle sue possibilità di riciclo e agli oggetti che possono rinascere grazie al recupero del materiale. La domanda conclusiva ha creato un ponte diretto tra musica e sostenibilità: un titolo che racconta sia l’amore sia la capacità dell’alluminio di durare nel tempo. La risposta - 'Ora e per sempre' - ha sancito il successo della sfida. A conclusione della Ciallenge, Cial ha consegnato a Raf una Ricicletta personalizzata, da anni simbolo delle attività di sensibilizzazione del Consorzio e protagonista di tante iniziative nell’ambito di 'Ogni Lattina Vale', il progetto internazionale attivo in 21 Paesi e guidato in Italia da Cial per diffondere la cultura del riciclo delle lattine anche fuori casa. La Ricicletta è una city bike realizzata utilizzando l’equivalente di circa 800 lattine in alluminio da 33 cl riciclate. Leggera, resistente e completamente in alluminio, rappresenta un esempio concreto di ciò che il riciclo rende possibile: trasformare un imballaggio di uso quotidiano in un prodotto nuovo, durevole e funzionale. “Attraverso questa piacevole challenge con un artista autentico, riconosciuto da pubblici trasversali e perfettamente in sintonia con il messaggio che vogliamo condividere come è Raf, abbiamo portato, anche nel contesto musicale, l’attenzione su un materiale che può davvero trasformarsi all’infinito - dichiara Stefano Stellini, direttore generale di Cial - La Ricicletta ne è la prova tangibile: un esempio virtuoso di economia circolare, capace di unire sostenibilità, innovazione e creatività. Il riciclo dell’alluminio non è solo una buona pratica ambientale, ma un modello industriale maturo che permette di recuperare risorse preziose, ridurre le emissioni e contribuire a una crescita economica sostenibile. È un impegno che guardiamo con convinzione al futuro”.