INFORMAZIONIForum Nazionale degli Organismi di Mediazione e dei Mediatori Civili Ordini e Associazioni Ruolo: Avv. Coordinatrice del progetto "Porte aperte alla Mediazione" Area: Legal Management Maria Vittoria Occorsio |
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(Adnkronos) - L'Iran spegne le speranze di ripescaggio dell'Italia per i prossimi Mondiali? Dopo la sconfitta nella finale degli spareggi europei contro la Bosnia, la Nazionale era pronta a giocarsi la carta ripescaggio, puntando proprio sul forfait della Nazionale iraniana, la cui partecipazione era considerata sempre più in bilico a causa della guerra con gli Stati Uniti, che ospiteranno la rassegna iridata insieme a Canada e Messico, per subentrare nella fase finale del torneo. La Fifa stava valutando l'idea di un super playoff intercontinentale a quattro squadre, ma le parole del ct dell'Iran lasciano pensare che alla fine la sua Nazionale possa partecipare ai Mondiali americani. A intervenire sulla questione, e forse a mettere la parola fine sulle speranze dell'Italia, ci ha pensato il ct dell'Iran Amir Ghalenoei: "Non ci sono motivi per non partecipare al Mondiale. Se Dio vuole lo faremo", ha detto all'agenzia tedesca Dpa. Va comunque ricordato che la decisione finale spetta al governo iraniano, che in passato aveva espresso il netto rifiuto a giocare negli Stati Uniti, mentre si era detto disponibile a partecipare al torneo qualore le partite del suo girone fossero state spostate in Messico, condizione che finora sembra aver trovato il secco no della Fifa. Molto, comunque, dipenderà dagli sviluppi del conflitto in Medio Oriente. E in questo senso particolare valore hanno le parole del ministro dello Sport Ahmad Donyamali, che si è detto ottimista sulla partecipazione, a condizione che il cessate il fuoco concordato tra le parti in conflitto venga rispettato: "Più la situazione si normalizza, più è probabile la partecipazione", ha affermato. Cosa succederebbe invece se, in uno scenario alternativo, l'Iran disertasse i Mondiali? La decisione finale potrebbe essere adottata direttamente dalla Fifa che, sulla base dell'articolo 6.7 del regolamento, può scegliere il sostituto "a propria esclusiva discrezione". La posizione nel ranking dell'Italia, 12esima, potrebbe quindi agevolare gli azzurri, ma al momento sembra una possibilità lontana. L'eventuale vuoto lasciato dall'Iran, con ogni probabilità, verrebbe infatti colmato da una selezione asiatica. L'Iraq si è qualificato superando il playff contro la Bolivia e si è guadagnato da solo il biglietto per i Mondiali. Il ripescaggio premierebbe quindi in questo caso gli Emirati Arabi Uniti, eliminati proprio dall'Iraq nel cammino verso la fase finale. L'ultima idea al vaglio della Fifa è stata rivelata direttamente da The Athletic. Il media americano parla infatti di un possibile super playoff intercontinentale, da organizzare in caso di forfait dell'Iran tra alcune delle Nazionali rimaste escluse dai Mondiali 2026 a ridosso della rassegna iridata, magari giocando direttamente negli Stati Uniti. Un'ipotesi al momento lontana, che rimetterebbe sicuramente in corsa l'Italia, che sarebbe inclusa in quanto Nazionale con il ranking più alto tra quelle rimaste fuori. In particolare, le squadre partecipanti a questo super playoff sarebbero 4: due europee, vale a dire quelle con il ranking più alto, che potrebbero essere Italia e Danimarca (al 20esimo posto della classifica generale), e due asiatiche. Le quattro squadre sarebbero divise in due semifinali, con le vincenti che si sfiderebbero nella finalissima. L'ipotesi acquista maggior corpo perché può contare su un precedente recente. Nella prima edizione del nuovissimo (e ricchissimo) Mondiale per Club, giocato la scorsa estate proprio negli Stati Uniti, l'esclusione dei messicani del Leon a causa della multiproprietà ha portato a uno spareggio tra il Club America, squadra messicana con il ranking più alto, e Los Angeles Fc, battuti dal Leon nella finale della Concacaf Champions League. L'organizzazione di un playoff simile (nel giro di poco tempo) da parte della Fifa rende dunque possibile l'ipotesi di un super spareggio che includerebbe anche l'Italia. Come detto, l'eventuale ripescaggio dell'Italia ai Mondiali 2026 è a totale discrezionalità della Fifa. In caso di forfait dell'Iran, toccherebbe a un'apposita commissione il compito di valutare come riempire il vuoto lasciato nel girone G, con gli azzurri che manterrebbero comunque diverse chance di essere 'scelti'. All'articolo 6 del regolamento viene spiegato come debba essere il Consiglio Fifa o il comitato competente a decidere l'eventuale sostituzione della Nazionale rinunciataria. Il Consiglio Fifa è un organo composto da 37 membri: un presidente, eletto dal Congresso Fifa, ovvero Gianni Infantino; otto vicepresidenti e altri 38 membri eletti tra le Federazioni affiliate associate al massimo organo di governo del calcio internazionale. Per la Uefa, l'uomo che potrebbe 'spingere' la candidatura dell'Italia è il presidente Aleksander Ceferin. Al momento però è difficile definire l'orizzonte temporale della decisione della Fifa. Molto, come già detto, dipenderà dagli sviluppi in Medio Oriente, con il proseguo della guerra tra Stati Uniti e Iran che però non lascia immaginare, almeno al momento, spiragli per una partecipazione dell'Iran alla prossima rassegna iridata. Una decisione in ogni caso non potrebbe arrivare a ridosso del torneo, il cui fischio d'inizio è fissato per il prossimo 11 giugno.
(Adnkronos) - Il tessuto imprenditoriale italiano affronta una crisi strutturale: il 95% delle 4,6 milioni di imprese attive sono microimprese spesso prive di governance adeguata. La piccola dimensione organizzativa con meno di 10 dipendenti si traduce in difficoltà concrete. Per esempio nell'accesso al credito, sono praticati tassi medi del 4,16% per prestiti sotto il milione di euro contro il 3,29% per quelli superiori. Di questo nodo cruciale si è discusso al convegno «Il ruolo della Politica nel migliorare il dialogo Banca-Impresa», organizzato dall'Associazione Nazionale Finanzialisti (ANF) il 14 aprile presso l'Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati a Roma. Un confronto tra mondo accademico, istituzionale e imprenditoriale, moderato da Sergio Luciano, direttore di Economy e Investire, che ha messo al centro la governance aziendale come pilastro del sistema economico nazionale. Tra gli interventi, quello di Maria Francesca Aceti, ceo di Deltha Pharma srl, ha portato la voce dell'impresa con una testimonianza che intreccia esperienza diretta e visione strategica. Il suo intervento, 'La governance come infrastruttura di fiducia nel sistema economico e nel dialogo tra impresa e sistema bancario', ha posto una questione di fondo: il problema dell'accesso al credito per le pmi non è solo finanziario, ma organizzativo e culturale. "Nel 2011 sono entrata in un'azienda vicina al fallimento, con debiti pesanti e senza accesso al credito", racconta Aceti. "Non avevamo capitale, ma abbiamo costruito fiducia attraverso la governance, trasformando completamente il nostro rapporto con il sistema bancario». Il percorso di Deltha Pharma — da impresa non affidata a realtà con rating massimo presso gli istituti di credito — dimostra che la trasformazione è possibile anche partendo da situazioni critiche". La frammentazione del tessuto imprenditoriale italiano, con il 95% delle imprese classificate come microimprese, rappresenta non solo un limite dimensionale ma soprattutto organizzativo. "Il problema è che banche e piccole imprese parlano linguaggi diversi", osserva Aceti. "Le imprese parlano di prodotto e mercato, le banche di rischio e sostenibilità. La governance è il ponte tra questi due mondi", sottolinea. Una disconnessione comunicativa che si traduce in opportunità mancate per l'intero sistema economico. Il contesto macroeconomico amplifica queste criticità. Con previsioni Istat che indicano una crescita del PIL italiano del +0,6% per il 2025 e un fabbisogno occupazionale stimato tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori entro il 2029, la necessità di imprese strutturate diventa ancora più urgente. La trasmissione non uniforme della politica monetaria penalizza ulteriormente le realtà meno organizzate, creando un circolo vizioso dove la mancanza di struttura limita l'accesso al credito e quindi la possibilità di crescita. "La governance non è burocrazia, è infrastruttura di fiducia", sottolinea Aceti, evidenziando come strumenti quali il MOG 231, le certificazioni e il reporting ESG non siano meri adempimenti ma elementi di credibilità aziendale. Un tema, quello della compliance come leva competitiva, al centro anche degli altri interventi del convegno — dai requisiti di accesso al credito per PMI e startup alla certificazione del valore intangibile attraverso il rating algoritmico, fino al ruolo del sistema di controllo integrato per la gestione del rischio. La digitalizzazione e i nuovi obblighi normativi aggiungono ulteriore pressione. Dal 2026, anche le PMI quotate dovranno adeguarsi alla rendicontazione non finanziaria in formato digitale, mentre il Cyber Index evidenzia un persistente ritardo strutturale nella cybersecurity. Elementi che rendono ancora più critica l'implementazione di sistemi di governance adeguati. Le proposte emerse dal convegno puntano su programmi di formazione imprenditoriale mirati, modelli di governance semplificati per le pmi, un uso più strategico di bandi e incentivi per accompagnare il salto organizzativo, e sistemi di premialità per chi investe in struttura e trasparenza. «Non dobbiamo incentivare solo l'accesso al credito, dobbiamo incentivare la qualità delle imprese», afferma Aceti, delineando una visione dove la governance diventa leva di sviluppo economico. Il caso Deltha Pharma dimostra concretamente che la trasformazione è possibile. L'azienda, passata da una situazione di quasi fallimento a diventare una realtà internazionale riconosciuta tra quelle a maggiore crescita in Italia, rappresenta un modello replicabile per migliaia di PMI italiane che affrontano sfide simili. "Senza fiducia non c'è credito di qualità, e senza credito di qualità non c'è crescita duratura", conclude Aceti, sintetizzando una visione dove la governance non è più vista come costo o adempimento, ma come investimento strategico per la competitività. In un sistema dove la frammentazione imprenditoriale è strutturale, la capacità di costruire organizzazioni leggibili e affidabili diventa il vero differenziale competitivo.
(Adnkronos) - “Noi come ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, in particolare il dipartimento che segue l’attuazione del Pnrr e quello che seguirà dopo il Pnrr, abbiamo partecipato con grande interesse alla nascita di Shift, perché crediamo che questo momento richieda più spazi di confronto tra i diversi stakeholder”. Queste le parole di Fabrizio Penna, capo dipartimento Unità di missione per il Pnrr del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, in occasione della presentazione a Roma di Shift, il nuovo spazio di collaborazione per mettere a sistema competenze e sviluppare soluzioni integrate per acqua, energia e bioeconomia. “Abbiamo tutti obiettivi comuni, a partire dalla decarbonizzazione al 2050, ma anche la necessità di maggiore sicurezza e indipendenza energetica, oltre alla gestione del costo dell’energia e al miglioramento dei servizi pubblici legati ad acqua e rifiuti”, ha spiegato Penna, sottolineando la convergenza delle priorità tra istituzioni, imprese e territori. “È evidente che esistono interessi legittimi che a volte possono anche entrare in conflitto. Proprio per questo, trovare punti di confronto e tavoli di ragionamento per arrivare a posizioni comuni rappresenta un passaggio fondamentale”, ha aggiunto. “Si tratta di posizioni strategiche che possono essere portate a livello europeo e nei contesti internazionali: per questo iniziative come Shift sono non solo utili, ma necessarie”, ha concluso Penna, evidenziando il valore della piattaforma come strumento di coordinamento per le politiche ambientali ed energetiche.