(Adnkronos) - Il cervello è il centro della nostra persona, ciò che ci permette di esprimere noi stessi ogni giorno, eppure - secondo gli ultimi dati raccolti nell'indagine 'Salute mentale e salute del cervello nella concezione della salute degli italiani', realizzata dal Censis in collaborazione con Lundbeck Italia - meno del 10% degli italiani è ben informato sulle numerose malattie che lo possono colpire. In occasione della Brain Awareness Week 2026, Lundbeck Italia accende così i riflettori su questo straordinario organo promuovendo - insieme a BrainCircle Italia e con la collaborazione del Comune di Brescia - la rassegna gratuita e aperta alla cittadinanza 'Il cervello in scena', in programma nel terzo weekend di marzo. "In Italia sono almeno 20 milioni le persone colpite da patologie neurologiche e almeno 10 milioni sono quelle colpite da disturbi mentali. E' importante ricordare che molti di questi disturbi trovano spazio di sviluppo nella vita quotidiana - afferma Alessandro Padovani, past president Sin - Parliamo di cefalea ed emicrania, disturbi del sonno e cognitivi, ictus, epilessia, Parkinson, traumi cranici, ma anche di sclerosi multipla e malattie neuromuscolari, depressione, ansia, dipendenze, disturbi di personalità. Molte di queste patologie possono essere prevenute o comunque possiamo cercare di limitare l'impatto. Quando sonno e alimentazione non sono ottimali, l'attività fisica è nulla, l'ambiente che ci circonda non è sano e le relazioni sociali che intratteniamo non sono sufficienti a soddisfare il bisogno individuale e a offrire la giusta attivazione cognitiva, la salute del cervello e la salute mentale ne possono risentire. Negli ultimi anni è aumentata l'attenzione agli stili di vita per quanto riguarda l'insorgenza di malattie come i tumori, ma è importante tenerla in considerazione anche quando si parla di cervello. Promuovere stili di vita sani significa prendersi cura di uno dei nostri organi più importanti e contribuire concretamente alla prevenzione di molte malattie. Attraverso la rassegna vogliamo dialogare con la comunità per far comprendere, attraverso il linguaggio del teatro e dell'arte, quanto sia importante preservare la salute del cervello. Parlarne è essenziale per diffondere consapevolezza e aiutare le persone a compiere scelte quotidiane migliori". "La prevalenza di disturbi mentali in Italia è sempre più elevata: basti pensare che secondo l'Oms 1 persona su 7 nel corso della vita presenta problemi di questa natura, dalle più semplici ansia e insonnia fino alle patologie più gravi - sottolinea Antonio Vita, presidente Sip (Società italiana di psichiatria) - Per ridurre lo stigma e la diffidenza rispetto a queste patologie è importante riconoscerle come sempre più curabili, e ricordare il collegamento diretto con le neuroscienze e la neurologia: si tratta infatti di disturbi in cui la parte biologica si coniuga con aspetti psicologici legati alla storia della persona e al contesto sociale in cui vive, che può rivelarsi determinante e talvolta anche protettivo. Rompere lo stigma, avvicinarci a chi li vive è un elemento di inclusione e facilitazione. Per questo è importante partecipare alla rassegna 'Il cervello in scena' di Brescia: la vita delle persone che soffrono di questi disturbi è molto ricca e questo verrà dimostrato proprio attraverso lo spettacolo teatrale in cui saranno attori con disabilità a recitare. Il giorno successivo alla messa in scena svolgeremo un dibattito con una valenza importante, perché parleremo del ruolo dell'arte: sia il teatro che il mezzo artistico sono infatti attività parte di molti programmi di riabilitazione psichiatrici e possono rivelarsi veri e propri strumenti di cura, oltre che di avvicinamento ai cittadini". Il programma della rassegna - informa una nota - prende il via venerdì 20 marzo al Teatro Sociale di Brescia con lo spettacolo teatrale 'Pinocchio, una favola alla rovescia'. La Compagnia Stabile del Teatro Patologico - fondata e diretta da Dario D'Ambrosi e composta da attori con disabilità fisiche e psichiche - porterà in scena una rilettura del capolavoro di Carlo Collodi trasformando la storia di Pinocchio in una metafora del rapporto tra diversità-unicità, fragilità e società. Nello spettacolo il racconto si aprirà là dove solitamente finisce: dal ventre del Pescecane. Un'inversione narrativa che diventa anche inversione di sguardo, capace di mettere in discussione ciò che consideriamo normale. Lo spettacolo sarà preceduto dai saluti delle autorità e da un breve dibattito introduttivo con Padovani e Vita. Sabato 21 marzo, a partire dalle 17.30 a Palazzo Martinengo delle Palle sarà invece la volta di 'NeuroArt - Quando l'arte accende il cervello', un incontro aperto in cui scienza e arte siedono allo stesso tavolo per esplorare una domanda semplice e universale: che cosa succede nel nostro cervello quando incontriamo un'opera d’arte? Attraverso il dialogo tra Padovani e Vita, Luigi Serafini (artista, designer e architetto italiano) e Umberta Gnutti Beretta (collezionista d'arte contemporanea), il talk accompagnerà il pubblico in un viaggio tra neuroscienze, storia dell'arte ed esperienza personale, per mostrare come l'arte non sia solo oggetto da osservare, ma esperienza che coinvolge il cervello, la mente, le emozioni e la relazione con gli altri. "Come Amministrazione comunale riteniamo fondamentale contribuire a diffondere una maggiore consapevolezza sul tema della salute del cervello, che rappresenta una componente essenziale del benessere complessivo delle persone e delle comunità - dichiarano Marco Fenaroli, assessore al Welfare e alla Salute, e Raisa Labaran, consigliera con delega ai temi della sanità del Comune di Brescia - I dati che emergono dalle ricerche più recenti ci ricordano quanto sia ancora limitata l'informazione su queste tematiche e quanto sia necessario continuare a investire in momenti di confronto, divulgazione e sensibilizzazione rivolti a tutta la cittadinanza. Per questo il Comune di Brescia ha scelto di collaborare alla rassegna Il cervello in scena, un'iniziativa che unisce linguaggi diversi, dalla scienza all'arte, dal teatro al dialogo pubblico, per avvicinare le persone a un tema spesso percepito come distante o complesso. Portare questi argomenti in luoghi culturali aperti alla città significa favorire una riflessione collettiva, contrastare lo stigma che ancora accompagna i disturbi neurologici e psichiatrici e promuovere una cultura della prevenzione. La salute del cervello, infatti, si costruisce anche attraverso gli stili di vita, le relazioni sociali, la qualità dell'ambiente e le opportunità culturali. Iniziative come questa rappresentano un'occasione preziosa per ricordare che prendersi cura del proprio benessere mentale e cognitivo è una responsabilità condivisa, che coinvolge istituzioni, comunità scientifica e cittadini". "Come azienda che da oltre 70 anni si dedica esclusivamente alle neuroscienze, sentiamo la responsabilità di promuovere una vera cultura della salute del cervello, fondata su un’alleanza tra scienza, istituzioni, associazioni e comunità - conclude Tiziana Mele, amministratore delegato di Lundbeck Italia - Con la rassegna 'Il Cervello in scena', patrocinata da Sip e Sin, vogliamo dimostrare che l'arte e il teatro non sono solo strumenti di espressione per le persone che convivono con una malattia del cervello o con disturbi mentali, ma anche potenti occasioni di dialogo e inclusione per la cittadinanza. Tutte le iniziative promosse in occasione della Brain Awareness Week nascono con un obiettivo preciso: trasformare la consapevolezza in azione, affinché ciascuno di noi possa coltivare, ogni giorno, la salute del proprio cervello".
(Adnkronos) - "L'effetto immediato" della guerra tra Iran e Israele-Usa "che stiamo vedendo tutti in questi giorni è legato all'aumento dei prezzi dei combustibili fossili, del petrolio, del gnl e del gas. Questa è una cosa che vediamo subito e che i governi di tutto il mondo stanno cercando di affrontare. Ma il rischio è che sia poi una conseguenza che immediatamente non è rilevata, ma che apparirà più nel lungo periodo con il perdurare della limitazione delle navi che possono navigare nello stretto di Hormuz. Dallo Stretto passa gran parte del materiale minerario, diretto verso l'Asia, che serve per fare i fertilizzanti e tutto quello che serve per l'agricoltura. Con un gran rallentamento o un blocco di questi trasporti rischiamo di avere un aumento dei costi delle materie prime, soprattutto dell'agroindustria. Di conseguenza un aumento dei prezzi dei beni alimentari. E' una bomba a orologeria che rischia di scoppiare tra pochi mesi colpendo in modo molto forte le famiglie". E' l'allarme che, intervistato da Adnkronos/Labitalia, lancia Giulio Sapelli, economista, storico e dirigente d'azienda italiano, sulle possibili conseguenze economiche della guerra in Medio Oriente. E a rischiare un brusco aumento dei prezzi a causa delle limitazioni nello Stretto di Hormuz, sottolinea Sapelli, non sono solo i beni alimentari. "Pensiamo alle plastiche, o anche a tutte le infrastrutture che hanno delle molecole che vengono soprattutto prodotte utilizzando o il petrolio o altri minerali che provengono da quelle rotte", aggiunge. E sulla possibilità allo studio del governo italiano di agire sulle accise dei carburanti Sapelli è secco. "Intervenire sulle accise? Si va bene, ma è un palliativo. Si deve lavorare con la diplomazia per fare finire la guerra o comunque sperare che il regime di Teheran cada e il conflitto termini", sottolinea. Secondo Sapelli, non basta "agire in casa propria con le accise, che si può anche fare, perchè abbiamo unificato l'economia, abbiamo centralizzato il capitalismo, le filiere produttive sono ormai internazionali". "Quindi bisogna operare diplomaticamente -aggiunge Sapelli- perché la guerra finisca, quindi sperare che l'attacco, che è anche sacrosanto, fatto da Israele e dagli Stati Uniti contro un regime che aveva la bomba atomica, fanatico e che era un pericolo per tutto il Medio Oriente, porti alla fine del regime", aggiunge. A livello diplomatico, secondo Sapelli, "è molto importante che la Cina stia ancora, 'distante', a differenza dei russi che si sono impegnati in modo chiaro al sostegno dell'Iran. I cinesi sono anche guardinghi e tutti i paesi del Golfo sanno che non devono colpire troppo la Cina perché vedono che la Cina potrebbe avere una funzione di acceleratore della disgregazione dell'Iran". "Quindi bisogna agire intelligentemente, non facendo propaganda, ma facendo politica", aggiunge. Dubbi da parte di Sapelli sul possibile ruolo dell'Ue. "L'Ue ormai non fa più politica da anni. La guerra contro l'Iran un'occasione per un nuovo ruolo dell'Ue anche a livello diplomatico? Certamente, ma bisogna avere del cervello. E invece in Europa ognuno fa per il suo conto. Basta vedere le iniziative di Macron, vengono fuori i vecchi nazionalismi. Anche l'illusione di armarsi: per avere un esercito europeo bisogna avere una strategia, una mentalità. E' molto più utile e intelligente a rafforzare la Nato adesso, è immediato. Ma purtroppo, invece, c'è una crisi dei governi ma anche dei tecnocrati e di chi viene mandato al Parlamento europeo. Quindi è molto difficile, anche in mancanza di una generazione di statisti, fare qualcosa", conclude. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - L’89% degli intervistati definisce il settore delle rinnovabili un ambiente inclusivo in cui le donne si sentono rispettate, ascoltate e valorizzate. Questo elemento estremamente positivo si accompagna però a elementi di criticità rispetto a una minore rappresentanza delle donne nel settore e a elementi di disparità percepita. È quanto emerge dall’indagine su circa 600 aziende del settore delle rinnovabili e del fotovoltaico, realizzata da Italia solare e Key - The Energy Transition Expo con il supporto di Excellera Intelligence, che analizza la presenza femminile e le dinamiche di inclusività nel comparto. Secondo i partecipanti all’indagine, le donne rappresentano il 35% dei dipendenti del comparto. Poco più di una donna su quattro (28%) opera nell’area tecnica, mentre il 72% è impiegato in altre funzioni aziendali, con una maggiore presenza nell’area Amministrazione (27%). Sul fronte delle posizioni apicali, il report evidenzia una presenza femminile ancora contenuta seppur in linea con i trend di altri settori: il 67% delle aziende ha almeno una donna in posizioni di vertice, mentre il 33% non ne ha nessuna. Se il dato a livello aggregato è positivo, nel momento in cui ci si concentra sulla leadership femminile la quota si assottiglia decisamente: solo 1 azienda su 10 dichiara di avere una donna come ad, dg o amministratrice unica, mentre il 4% segnala una presenza femminile nei ruoli di presidente o vicepresidente. L’89% degli intervistati pensa che nella propria azienda ci sia un clima inclusivo e rispettoso dell’universo femminile. Questo elemento è molto positivo per il settore e ha un portato positivo anche in termini di attrattività di talenti per le aziende che lo rappresentano. Questo dato però non equivale a dire che non esistano criticità, quasi una donna su due (48%) afferma di aver assistito nel suo percorso professionale a episodi riconducibili a disparità di genere. Gli episodi si verificano sia all’interno delle aziende sia durante eventi pubblici o incontri di lavoro. Gli episodi riportati riguardano principalmente delegittimazione tecnica e professionale, utilizzo di linguaggio non inclusivo, differenze nell’attribuzione di responsabilità e nei trattamenti economici. L’indagine evidenzia inoltre una significativa differenza di percezione tra uomini e donne rispetto alle opportunità professionali nel settore. Tra gli uomini intervistati, circa due terzi (67%) ritengono che esistano pari opportunità di carriera tra i generi, mentre questa convinzione è condivisa solo dal 41% delle donne. Il divario percettivo risulta ancora più marcato sul tema della parità retributiva: il 65% degli uomini considera equilibrate le retribuzioni tra uomini e donne, a fronte del 28% delle lavoratrici che esprime la stessa valutazione. Sul fronte degli strumenti organizzativi, il settore mostra una diffusione significativa di politiche a supporto dell’equilibrio tra vita professionale e personale: il 78% degli intervistati dichiara infatti che nella propria azienda sono attive misure di flessibilità e conciliazione vita-lavoro. Accanto a questo dato positivo emerge tuttavia un elemento di attenzione: circa una donna su cinque (21%) ritiene che l’utilizzo di tali strumenti possa comportare possibili ripercussioni sul percorso professionale, segnalando la persistenza di timori legati a potenziali penalizzazioni di carriera. “Il comparto energetico, e con questo anche il mondo delle rinnovabili e del fotovoltaico, è storicamente rappresentato da una forte presenza maschile. Negli anni abbiamo visto cambiare il trend, con aziende sempre più aperte e attente alla parità di genere, ma la strada da percorrere è ancora lunga. Come Associazione stimoliamo tale cambiamento e questa iniziativa è un passo concreto nella presa di coscienza di quello che manca e di ciò che si può fare per sostenere una presenza maggiore delle donne nel nostro settore. Quello che appare evidente è che oltre a una mancanza di figure femminili nelle discipline Stem (Science, Technology, Engineering, and Mathematics), resta ancora molto un fatto culturale. Partire da qua per promuovere il cambiamento è fondamentale e Italia Solare con le sue attività se ne rende promotrice”, commenta Paolo Rocco Viscontini, presidente di Italia Solare. “Le professioni legate al mondo dell’energia restano ancora poco presidiate dalla componente femminile, anche perché le donne intraprendono in misura limitata percorsi di studio e carriere nelle discipline Stem. Questo rapporto porta l’attenzione su un tema strategico per il futuro della filiera energetica e offre elementi utili a favorire una maggiore presenza femminile nel mondo tecnico e scientifico. Si tratta di un percorso che può rafforzare ulteriormente il contributo di competenze e valore che le donne già oggi portano nella filiera”, commenta Alessandra Astolfi, Global Exhibition Director della divisione Green & Technology di Italian Exhibition Group.