INFORMAZIONISenato della Repubblica Istituzioni e Pubblica Amministrazione Centrale Ruolo: Capo Staff Area: Human Resource Management Maria Paola Gargiulo |
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(Adnkronos) - Buona la terza? Chissà. La serata numero tre di Sanremo sembra cambiare passo in modo deciso, almeno per quanto riguarda i look dei protagonisti sul palco dell'Ariston, più audaci e decisi rispetto ai giorni precedenti. Si parte dalla co-conduttrice Laura Pausini, che apre la serata in grande stile: per il primo outfit sceglie un abito scenografico firmato Alberta Ferretti, con un corpetto di velluto nero che scolpisce la silhouette e una gonna esplosiva di piume bianche e organza, corta davanti, lunga dietro. La scollatura a barca anni '50 aggiunge quel tocco da diva d'altri tempi: un po' cigno nero, un po' principessa moderna. E finalmente, verrebbe da dire, i capelli raccolti con un semplice nastro nero fanno la magia, rendendola elegante senza sforzo. Il primo cambio d'abito è un total white, cady di seta scultoreo, ancora Alberta Ferretti per mano di Lorenzo Serafini. Chiffon, piume che decorano, linee da statua greca. Semplicemente meravigliosa. E poi arriva il terzo look: un vestito giallo leggerissimo e luminoso. Impossibile non alzarsi in piedi: standing ovation obbligatoria. Voto: 8 e mezzo. Quattro cambi d'abito sono troppi, ammettiamolo. E il quarto, beh…Laura poteva davvero risparmiarcelo. L'abito a sirena di paillettes rosse, con tanto di mantella in voile e collana mastodontica, scivola rapidamente da 'diva' a too much. Bocciata. La vincitrice del premio della critica e della sala stampa, Angelica Bove è minimal con il suo completo total black di Emporio Armani, una camicia che mostra l'ombelico e pantaloni neri. Voto: 7. E' semplicemente magnetica Irina Shayk, che scende la scalinata con una tuta second skin in pizzo nero e guanti inclusi, che grida da lontano 'femme fatale'. Il body e la gonna pareo, però, portano tutto in zona casual chic da backstage, un filo troppo poco per l'Ariston, ma che volete? Lei lo regge alla grande. Voto: 6 e mezzo. Il cambio d'abito per la supetop russa è una salopette nera con berretto dotato di visiera. Interessante sì, ma il crossover Super Mario dark edition. È dietro l'angolo. Voto: 6 e mezzo confermato. Con il terzo look Irina alza l'asticella, con un abito formato da lunge frange double face - nere da un lato, colorate dall'altro in un effetto ipnotico. A completare il tutto, due fasce verticali di paillettes nere a coprirle il seno. Voto: 7 e mezzo. Il crescendo continua con il quarto cambio d'abito, una odalisca dark: vestito nero a maniche lunghe, catenelle dorate in vita e sui polsi, sensualità calibrata ma spiccata. Il riferimento è immediato: una chiara citazione all'iconico abito nero di Mireille Darc nel film francese 'Le Grand Blond avec une chaussure noire'. "Come fai con quelle scarpe con il tacco?” le chiede Pausini. “I piedi fanno male anche a me", risponde lei, con una sincerità disarmante. Voto: 10. Maria Antonietta e Colombre continuano a viaggiare in piena vibe Sixties: lei in un abito nero di macro paillettes con scollatura a goccia e cuissardes verdi, insolita e riuscita. Lui in un completo verde petrolio con camicia fantasia che però manca completamente di spinta creativa. Voto di coppia: 6-. Leo Gassmann ci prova con Louis Gabriel Nouchi: maglia con maxi scollo a V e pantaloni scuri. Minimal ma efficace. Voto: 7. Malika Ayane è sommersa dai pois, macro paillettes, sfere non meglio identificate. Un caos che non rende giustizia al lungo abito nero. Voto: 4. Sal Da Vinci, invece, sembra essersi perso durante l'appello dell'orchestra: completo nero anonimo, zero guizzi. Voto: 4. Tredici Pietro esce finalmente allo scoperto: outfit coerente con la sua attitudine e silhouette rilassata, grazie a una camicia sabbia oversize e pantaloni ampi con pence che finalmente raccontano chi è. Voto: 8, meritatissimo. Raf, diciamolo: il colore gli dona. Il completo carta da zucchero con camicia bianca è elegante e morbido quanto serve. Peccato per quel bottone slacciato che rovina l'armonia. Voto: 6-. Alicia Keys ed Eros Ramazzotti, super ospiti, scelgono l'intramontabile potere del nero: lei in jumpsuit di pelle con guanti, lui in un impeccabile Giorgio Armani. Eleganti, senza strafare. Voto: 6. Francesco Renga brilla e non solo di luce propria: a contribuire è un abito blu scuro impreziosito da micro cristalli sulla parte superiore della giacca doppiopetto. Classy con guizzo. Voto: 7. Serena Brancale sembra davvero un'altra persona rispetto a quella che calcò lo stesso palco appena un anno fa, e che trasformazione. Magnifica, fasciata in un lungo abito beige a mezze maniche, con piccole arricciature sul bordo e una linea attillatissima che culmina in uno spacco frontale audace ma per nulla eccessivo. L'aspetto migliore è che lo indossa alla perfezione, senza bisogno di accessori inutili. Voto: 8 e mezzo. Guardando Eddie Brock, una domanda sorge spontanea: che fine hanno fatto i look scenografici alla Mahmood e Achille Lauro? Qui proprio non ci siamo. Il solito completo scuro, zero fantasia, zero statement, zero tutto. La serata è importante ma l'outfit anonimo: bocciatura automatica. E Lauro, dicevamo? Entra in scena Samurai Jay e sembra la versione low budget di Achille Lauro. Lungo cappotto smoking total white, camicia di raso con fiocco, tutto abbinato in modo da ricordare fin troppo (e male) il look sfoggiato dal co conduttore nella seconda serata. L'ispirazione va bene, l'imitazione molto meno. Un pizzico di personalità in più sarebbe stata apprezzata. Voto: non classificato. Arisa torna sul palco e vince a mani basse la gara degli outfit più spettacolari. Il suo abito dalle spalline sottili, un armor gown di catene d'argento e cristalli su organza porta ancora la firma inconfondibile di Des Phemmes. I lunghi capelli neri raccolti in una coda di cavallo sono davvero di classe. Voto: 9. Michele Bravi prosegue impeccabile nel suo stile da flâneur bohémien: completo doppiopetto marrone, allure rilassata e una classe innata che ormai è la sua firma. Ci piace sempre moltissimo. Voto: 8. Luchè invece è dalla parte opposta della galassia. Il giubbotto di jeans versione peluche è davvero inguardabile abbinato al pantalone tecnico: effetto trapper 'de noantri' assicurato. Mancano stile, misura e soprattutto gusto. Voto: 3. Mara Sattei gioca sul sicuro, e fa bene, con un lungo abito rosso scuro firmato ancora Vivienne Westwood: taglio iconico, sensualità accennata dai laccetti sulla schiena, eleganza semplice e d'effetto. Voto: 7. "Mi piace questo vestito, super cool" dice Pausini accogliendo Sayf sul palco ma la realtà è che il look è un vero cazzotto in un occhio. Pantalone grigio e camicia silver interamente ricoperta di microcristalli: già così l'impatto è borderline e fa tanto discoball. La tamarrata definitiva? La cravatta en pendant, che si perde talmente tanto nel bagliore da risultare decisamente troppo. Non classificato. (di Federica Mochi)
(Adnkronos) - "L'università Campus Bio-Medico è una sintesi di quello che è il nostro assetto valoriale, cioè la possibilità di sviluppare nei singoli studenti i talenti valorizzando sempre anche principi etici trasversali a tutte le branche mediche, ingegneristiche o biologiche". Lo ha detto Bruno Vincenzi, preside della Facoltà dipartimentale di Medicina e Chirurgia dell'Ucbm di Roma, oggi alla cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico 2025/2026, spiegando il significato del tema 'Educare l'intelligenza, coltivare l'umanità'. "In un momento storico caratterizzato da un rapido sviluppo delle tecnologie a servizio dell'uomo - ha aggiunto - è fondamentale anche saperle regolamentare e orientare realmente al bene della persona. L'intelligenza artificiale, ad esempio, nella diagnosi di un nodulo polmonare sospetto, è uno strumento che stiamo cercando di strutturare nella maniera più efficace possibile, mantenendo sempre centrale la responsabilità umana". Secondo Vincenzi, la giornata inaugurale ha avuto un valore simbolico e istituzionale. "Per la prima volta abbiamo un magnifico rettore cresciuto all'interno del Campus - ha sottolineato Vincenzi - E' la realizzazione di un percorso che vede persone formate qui assumere ruoli di governance".
(Adnkronos) - In occasione della XXII Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili, Barilla rinnova la propria adesione a 'M’Illumino di Meno', l’iniziativa simbolo dell’impegno condiviso per un uso più consapevole dell’energia. Anche quest’anno - spiega l'azienda in una nota - il Gruppo spegnerà le luci della sede di Pedrignano (PR), a testimonianza di un’attenzione concreta verso l’efficienza energetica e la riduzione dell’impatto ambientale. Un gesto simbolico che riflette un impegno strutturale e di lungo periodo. Per Barilla, infatti, la sostenibilità energetica rappresenta una leva strategica del proprio modello industriale. Guardando al futuro, il Gruppo ha fissato un obiettivo chiaro: raggiungere entro il 2030 una potenza installata di 24 MW per l’auto-produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, contribuendo in modo significativo alla transizione energetica e al rafforzamento della resilienza industriale. Per rendere concreta questa visione, nel 2024 Barilla ha avviato l’Energy&Water Plan, un piano dedicato agli stabilimenti produttivi che prevede 168 milioni di euro di investimenti cumulati entro il 2030. Il piano è focalizzato su tre ambiti principali: efficientamento energetico dei processi industriali, gestione più sostenibile delle risorse idriche e sviluppo di impianti di autoproduzione di energia da fonti rinnovabili. Presente in oltre 100 Paesi con 30 siti produttivi nel mondo, Barilla considera l’uso sostenibile delle risorse energetiche una priorità strategica, promuovendo una cultura diffusa dell’efficienza energetica integrata nei processi industriali e nelle scelte di investimento. Per garantire un miglioramento continuo delle prestazioni energetiche, il Gruppo ha adottato il Sistema di Gestione dell’Energia conforme alla norma UNI EN ISO 50001, oggi diffuso in 25 stabilimenti certificati, comprendenti tutti i siti produttivi europei. Nel 2024 hanno inoltre completato il percorso di prima certificazione lo stabilimento di Muggia (Trieste), l’Head Quarter della Francia a Parigi e gli uffici di Châteauroux. Il pastificio di Parma è soggetto all’Emissions Trading Scheme (Ets), con consumi ed emissioni di CO2 verificati e certificati da enti terzi. Questo approccio strutturato si traduce nel progetto Esp - Energy Saving Program, attivo dal 2004, che favorisce la condivisione delle migliori soluzioni tecnologiche e gestionali per l’ottimizzazione delle performance energetiche. Parallelamente, Barilla ha incrementato l’utilizzo di energia elettrica da fonti rinnovabili, grazie alle Garanzie di Origine (GO), coprendo interamente numerosi marchi del Gruppo. Nel 2024 il Gruppo ha investito circa 10,5 milioni di euro in interventi legati all’energia, tra efficientamento, revamping degli impianti di trigenerazione e nuove installazioni per l’autoproduzione da fonti rinnovabili. Nei pastifici italiani sono attivi impianti di trigenerazione ad alto rendimento, che migliorano l’efficienza complessiva e riducono l’impiego di combustibili fossili. A supporto di queste azioni, Barilla continua a investire nella formazione delle persone, diffondendo pratiche operative orientate alla riduzione dei consumi energetici. Negli ultimi due anni, poi, il Gruppo ha triplicato la potenza installata di impianti fotovoltaici per l’autoproduzione di energia elettrica rinnovabile nei propri siti produttivi italiani e prevede di triplicarla nuovamente entro il 2026, raggiungendo quasi 9 MWp di potenza installata. Oggi tutte le fornerie italiane Barilla utilizzano il 100% di energia elettrica da fonte rinnovabile, acquistata con Garanzie di Origine o autoprodotta. Un impegno che coinvolge in particolare Mulino Bianco, che da oltre cinque anni utilizza esclusivamente energia idroelettrica prodotta dall’impianto alimentato dal Lago di Resia, come indicato dal logo dedicato sulle confezioni. Tra gli esempi più significativi, lo stabilimento di produzione sughi di Rubbiano (PR): l’impianto fotovoltaico installato nel 2024 consente, nel periodo estivo caratterizzato dal picco produttivo dei Pesti al basilico, di coprire il fabbisogno energetico di circa un giorno di produzione a settimana grazie all’energia rinnovabile autoprodotta.