(Adnkronos) - Il battito cardiaco accelerato (tachicardia), tremori e sensazione di freddo agli arti, sudorazione, bocca secca, difficoltà a parlare o a mantenere il respiro regolare. A volte anche nausea, vertigini, confusione mentale. Sono alcuni dei sintomi con cui si manifestala paura del palcoscenico. E quello del Teatro Ariston, che ospita il Festival di Sanremo, può davvero spaventare. Ma cos'è l'ansia da palcoscenico? "Non è una patologia mentale, ma la manifestazione di sintomi, anche fisici, che possono compromettere una carriera, far perdere l'occasione di vincere una gara, superare un esame o ottenere un lavoro". Lo chiariscono gli esperti della piattaforma anti-bufale 'Dottore ma è vero che...?' curata dalla Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici, chirurghi e odontoiatri. L'ansia da palcoscenico, spiegano, "è una forma di ansia che si sperimenta in occasione di un'esibizione in pubblico. Può capitare ai musicisti, ai relatori di una conferenza, agli sportivi o a chiunque debba affrontare un esame, un colloquio o un'intervista: situazioni in cui ci si espone al giudizio altrui. La paura di salire su un palco o di mostrarsi davanti a un microfono o una telecamera si può definire anche ansia da prestazione. Sono scenari in cui si teme di sbagliare, deludere o semplicemente mostrarsi vulnerabili. Questo tipo di ansia può colpire persone di ogni età e non è determinante il livello di esperienza o di competenza. Moltissimi grandi artisti hanno confessato di aver temuto di stonare, di sbagliare una nota o dimenticare una battuta a teatro, di fare scena muta a un provino solo per insicurezza o come conseguenza di forte stress". Quando ci si deve preoccupare? "Non è semplice valutare le proprie difficoltà, così come non è consigliabile autodiagnosticarsi disturbi di ansia. Esistono siti dedicati a musicisti e attori che propongono test di autovalutazione dell'ansia da prestazione. Pur ispirandosi a teorie psicologiche consolidate (come quelle alla base dei test per l'ansia musicale) - avvertono i medici - questi strumenti online non hanno validità scientifica. Se la paura di esibirsi diventa invalidante, porta a evitare il palco e rischia di compromettere la carriera, da studente o da professionista, è raccomandabile consultarsi con il proprio medico di medicina generale. In questo ambito si valuterà anche la presenza di eventuali disturbi correlati, come la depressione, il disturbo da panico o quello da ansia generalizzata, e la necessità di seguire una terapia". "Superare questa paura è un obiettivo possibile, basta individuare il trattamento più adatto - suggeriscono gli esperti del team anti-fake news - Non essendo una malattia, si valutano le manifestazioni e la percezione della gravità. Da una revisione sui trattamenti per l'ansia da prestazione nei musicisti emerge che la terapia cognitivo-comportamentale è il percorso più efficace per ridurre l'ansia. Nello stesso studio viene considerato anche il ricorso ai beta-bloccanti, che aiuta la riduzione dei sintomi fisici, ma non ha invece effetti significativi sul controllo della paura né aiuta a migliorare la performance. Si raccomanda comunque di non ricorrere a medicinali senza la prescrizione del medico". Alcune strategie di gestione dello stress già utilizzate con successo in altre occasioni possono aiutare a controllare l'ansia da palcoscenico: respirare consapevolmente; praticare la mindfulness; fare esercizio fisico per attivare endorfine, gli ormoni del benessere; accettare di essere emozionati e di poter commettere errori.
(Adnkronos) - “Non basta essere rappresentate da donne, se poi non si conducono battaglie reali per la loro libertà. Una libertà che passa, prima di tutto, dall’indipendenza economica, dunque dallo stipendio. Il lavoro di questa mattina va proprio in questa direzione: provare a tradurre i principi in pratica, guardando in particolare alle professioni tecniche”. Lo ha affermato la deputata Pd, Lia Quartapelle, intervenuta oggi a Milano, all’evento ‘Progetto Donna’ promosso dall’Ordine degli ingegneri della Provincia meneghina. Nel suo intervento, Quartapelle ha ricordato le conquiste del passato: “Se pensiamo all’inizio del Novecento, Milano era un luogo in cui bambine di sei, sette, otto, nove, dieci anni, lavoravano come aiuto-sarte, le cosiddette “piccinine”. Nel 1902 furono protagoniste di un celebre sciopero, grazie al quale ottennero che i pacchi di vestiti che dovevano trasportare per la città non superassero i 30 chili, un peso spesso superiore al loro stesso corpo - racconta - Quello sciopero segnò un passaggio fondamentale: fu l’avvio di una riflessione più ampia sul lavoro minorile e sul lavoro femminile in Italia. Da allora molto è cambiato. Le condizioni sono migliorate, anche nelle professioni tecniche. Se guardiamo al numero di ragazze laureate nelle discipline scientifiche - dall’economia all’ingegneria - assistiamo a una crescita significativa. I loro risultati accademici sono spesso migliori di quelli dei colleghi uomini e, in molti casi, anche i tempi di inserimento nel mondo del lavoro sono positivi. Questo è un segnale di progresso”. Ma anche alla luce di questi risultati, la deputata fa notare che “il divario non è scomparso”. Si rende dunque necessario “affrontare le cause strutturali che lo generano. L’approccio corretto è quello di andare alla radice dei problemi, comprendere le dinamiche profonde, superare stereotipi e paure, intervenire in modo mirato”. Il divario citato da Quartapelle riguarda soprattutto le retribuzioni. “Nel caso delle libere professioni il tema è ancora più complesso, perché non si tratta solo di stipendi regolati da contratti, ma di compensi professionali. È noto che tra professionisti e professioniste ordinistiche persiste un forte divario: avvocate, ingegnere, architette percepiscono compensi mediamente inferiori rispetto ai colleghi uomini, per molteplici ragioni". Per questo, spiega, "il lavoro che affrontate oggi - in modo concreto, misurabile, partendo dalle cause strutturali - è un passaggio decisivo per trasformare principi alti e condivisibili in cambiamento reale. Principi che affondano le radici nel nostro passato e che devono orientare il nostro futuro - dice - La rivoluzione che riguarda la condizione femminile è stata, nel secolo scorso, una delle rivoluzioni più profonde e riuscite - aggiunge -È una rivoluzione che continua anche oggi, pur tra ostacoli nuovi e talvolta più insidiosi. È una trasformazione che sentiamo sulle nostre spalle e davanti ai nostri occhi. E che dobbiamo portare a compimento”. Poi conclude tendendo la mano alle protagoniste di ‘Progetto Donna’: “Potete contare sul sostegno delle istituzioni. È fondamentale costruire e mantenere un’alleanza forte, capace di tenerci unite. Il metodo che avete scelto - rigoroso, basato sui dati, scientifico - è uno strumento prezioso, soprattutto in un tempo in cui il dibattito pubblico spesso si allontana dall’analisi e dalla concretezza. È da qui che possiamo continuare a costruire un cambiamento solido e duraturo”.
(Adnkronos) - "Nonostante le rassicurazioni sulla tutela della produzione di energia da biomasse solide espresse pubblicamente dal governo nelle scorse settimane, la nuova bozza del dl Energia/Bollette prospetta uno scenario ancora critico per l’industria del settore". Così l’Associazione Energia da Biomasse Solide (Ebs) esprime la sua preoccupazione rispetto alla misure previste nella nuova bozza di dl circolata in queste ore “Eravamo fiduciosi, dopo l’impegno preso dal governo, riguardo a un ripensamento sostanziale rispetto alle misure che impattano in modo pesante sul settore delle bioenergie con filiera italiana - dice il presidente di Ebs Andrea Bigai - Il nostro settore è pronto a un confronto tecnico con il decisore politico-istituzionale che non può prescindere dalla condivisione da parte di tutti gli attori, istituzionali e del comparto, della valutazione complessiva dei numeri del settore, e da conseguenti analisi accurate, approfondite, consapevoli su tutti i potenziali effetti del decreto”. "Le bozze di provvedimento circolate - ricostruisce Ebs - prevedono un consistente intervento di riduzione dei Prezzi Minimi Garantiti (Pmg), istituiti ai sensi dell’art. 24, comma 8, del d.lgs. 28/2011 per coprire i costi minimi di esercizio degli impianti. Un meccanismo che esclude già la sovracompensazione". “Riteniamo illogico e inutilmente rischioso rivedere in modo affrettato, per decreto e senza il doveroso confronto il meccanismo varato nel 2024, introducendo una riduzione degli incentivi. Il rischio è compromettere in tempi brevissimi uno dei pilastri più affidabili della generazione rinnovabile nazionale e minare più in generale la fiducia di ogni tipologia di investitori in ambito energetico, sia presente che futura”, dice Bigai. Inoltre, da un punto di vista economico, rileva il presidente di Ebs, "colpire un indotto così consistente significa rinunciare a un importante gettito fiscale, mettere a rischio il lavoro di aziende anche di piccole dimensioni impiegate nella filiera - spesso in zone a rischio abbandono - e accollarsi l’onere di smaltire sottoprodotti delle attività forestali, agricole, agroindustriali. Vuol dire rinunciare a consolidare una virtuosa pratica di valorizzazione energetica di residui poveri in un contesto di impiego a cascata e di economia circolare”. “Il dl Bollette è un passaggio cruciale per il futuro energetico del Paese. Colpire le rinnovabili programmabili e con esse la filiera nazionale sarebbe un errore strategico. Le biomasse solide sono parte della soluzione, non del problema: sono un elemento essenziale del mix energetico, capace di coniugare competitività economica, occupazione, sostenibilità ambientale e sicurezza del sistema elettrico. L’Italia ha bisogno di stabilità regolatoria per evitare disimpegno e incertezza negli investimenti nelle rinnovabili, rischi inconciliabili con gli impegni europei”, conclude.