(Adnkronos) - Sono 48,7 milioni gli elettori francesi chiamati alle urne per i due turni delle elezioni municipali in programma oggi, domenica 15 marzo, e domenica 22 in 35mila comuni, dai più piccoli centri urbani alle grandi città. Il voto per liste servirà a eleggere i consiglieri comunali - 891.845 i candidati - a suffragio universale diretto per un mandato di sei anni, e sarà essenziale per sondare l'umore politico dell'elettorato in vista delle presidenziali del 2027. Celebrate in due turni, le elezioni e le alleanze che si determineranno al ballottaggio saranno anche un test per il Rassemblement National (Rn) in vista del voto per scegliere il successore di Emmanuel Macron all'Eliseo. Ogni lista di candidati che ottiene almeno il 10% al primo turno passa al secondo turno. Inoltre, le liste che ottengono almeno il 5% dei voti possono unirsi ad altre liste maggiori, un sistema che porta spesso a ballottaggi con tre, quattro se non cinque liste, aprendo la strada ad alleanze elettorali volte ad aiutare od ostacolare determinati partiti. Cinque liste potrebbero qualificarsi al secondo turno in diverse grandi città se nessun candidato si ritirerà o fonderà la propria lista con quella di un altro nel frattempo. Parigi è un potenziale esempio. Nella capitale, un sondaggio Elabe per Bfmtv, pubblicato il 7 marzo, indica cinque candidati al di sopra della soglia di qualificazione: il socialista Emmanuel Grégoire (32%), la sua rivale Rachida Dati (26,5%), sostenuta in particolare dai Républicains, l'eurodeputata di estrema destra Sarah Knafo (13,5%), il candidato di Horizons Pierre-Yves Bournazel (12%) e infine la deputata insoumise Sophia Chikirou (10,5%). Quanto ai partiti, Rn ha ottenuto scarsi risultati nelle ultime elezioni comunali del 2020, ma successivamente ha ottenuto ottimi risultati nelle elezioni europee e poi nelle elezioni parlamentari anticipate del 2024. Il Rn e i suoi alleati controllano attualmente solo una dozzina di consigli comunali e una sola città con più di 100mila abitanti, Perpignan. Il partito di estrema destra sta trattando queste elezioni come un esercizio in vista della corsa del 2027. La questione chiave, tuttavia, sarà probabilmente quella di capire se sarà in grado di stringere alleanze tra i due turni con altri partiti, che per decenni hanno unito le forze per escluderlo. Ci sono segnali evidenti che il cosiddetto fronte repubblicano francese – che ha mantenuto un cordone sanitario intorno all'estrema destra – sia sottoposto a forti tensioni, certamente a livello comunale, con diversi politici locali di spicco che sembrano suggerire che potrebbero essere tentati di allearsi con il Rassemblement National dopo il voto di domenica. Il Rn punta alla città meridionale di Tolone, che ha governato (con il suo precedente nome, Front National) dal 1995 al 2001, e nutre grandi speranze a Nîmes e Marsiglia, dove il suo candidato, Franck Allisio, è testa a testa con il sindaco socialista Benoît Payan. Un altro test fondamentale per capire quale direzione prenderanno gli elettori conservatori è quello della città di Nizza, dove l'attuale sindaco Christian Estrosi, dell'alleanza centrista di Macron, è in competizione con Éric Ciotti, ex leader del partito di centrodestra Les Républicains e ora alleato del Rn. Il partito Renaissance di Macron controlla pochi consigli comunali, e presenta un numero ridotto di liste: solo sette sono guidate da Renaissance, contro le quasi 250 del 2020 (quando era conosciuto come La République en marche). Il partito del presidente spera invece di stringere alleanze, principalmente con il centrodestra, per mantenere una posizione di rilievo nel governo locale. Una corsa da tenere d'occhio è quella della città portuale di Le Havre, dove il risultato potrebbe rivelarsi fondamentale per le presidenziali del 2027. Édouard Philippe, primo ministro di Macron dal 2017 al 2020 e attualmente probabilmente il candidato più credibile del centro politico contro l'estrema destra il prossimo anno, sta lottando per essere rieletto sindaco, ma potrebbe perdere al secondo turno contro un'alleanza di sinistra moderata. La sinistra moderata, compresi i Verdi, ha ottenuto buoni risultati in tutta la Francia nel 2020, ma ora è una forza più debole a livello nazionale e non è chiaro se riuscirà a mantenere il controllo delle città conquistate allora, come Nantes e Montpellier dal Partito Socialista (Ps) o Lione e Strasburgo dai Verdi. Più a sinistra, il partito radicale di estrema sinistra La France Insoumise (Lfi) di Jean-Luc Mélenchon punta alle città del nord, tra cui Roubaix e Seine-Saint-Denis, fuori Parigi. Il Ps ha rifiutato un'alleanza nazionale con Mélenchon, sempre più divisivo, ma sono probabili alcune alleanze locali. A Marsiglia, il candidato del partito di sinistra radicale, Sébastien Delogu, ha chiarito che non si ritirerà al secondo turno, cosa che secondo Payan potrebbe dividere il voto di sinistra e consegnare la città al Rn. A Parigi il sostegno della sinistra radicale potrebbe essere essenziale se il Ps vuole mantenere il controllo della capitale francese, che governa dal 2001, con il sindaco socialista uscente, Anne Hidalgo, alla guida del municipio di Parigi negli ultimi dieci anni. Il successore scelto da Hidalgo, Emmanuel Grégoire, a capo di una lista di socialisti, verdi e comunisti, si trova a competere con Rachida Dati, la candidata di destra dei Républicains sostenuta da alcuni centristi, che ha recentemente rassegnato le dimissioni da ministro della Cultura per concentrarsi sulla corsa a Parigi. Anche i centristi del partito Horizons di Philippe hanno presentato un proprio candidato, Pierre-Yves Bournazel, sostenuto dal partito Renaissance di Macron. La situazione è complicata dall'inaspettata ascesa di una candidata di estrema destra, Sarah Knafo. Come altrove, l'esito a Parigi dipenderà dalle alleanze che i candidati stringeranno – e dal sostegno degli elettori – per il secondo turno. Finora la capitale si è dimostrata immune all'estrema destra e sembra destinata a rimanere tale. Non è chiaro fino a che punto ciò rimarrà vero per il resto della Francia.
(Adnkronos) - Il coordinatore giovani tributaristi Int, Jacopo Pettine, previo confronto con i due vice coordinatori Desideria Micciulla e Giovanni Malinconico, ha scritto al ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, per presentare il rinnovato Coordinamento nazionale giovani tributaristi Int, ma anche per porre due prime problematiche che gravano maggiormente sui giovani professionisti, che all’inizio dell’attività non possono contare su studi strutturati. La prima riguarda le spese di formazione, che i professionisti sono obbligati ad affrontare, ne viene richiesta la deducibilità, per i giovani under 35, anche in regime forfettario, dopo aver esposto una proposta emendativa alla Legge 190/2014 che norma il regime agevolato, Pettine scrive: “L’attuale disciplina del regime forfettario, basata su coefficienti di redditività, non consente la deduzione analitica dei costi, penalizzando in particolare i giovani tributaristi che devono sostenere investimenti significativi in formazione obbligatoria e aggiornamento continuo. La proposta mira a rendere il sistema più equo, incentivando la crescita professionale e la qualità delle prestazioni, senza alterare l’impianto semplificato del regime". La seconda problematica, riguarda un tema già affrontato dall’ Istituto Nazionale Tributaristi e dalle maggiori confederazioni delle associazioni professionali ex lege 4/2013, la tutela del professionista tramite la sospensione dei termini relativi agli adempimenti professionali in caso di malattia, infortunio, maternità e malattia dei figli minori, art. 1 commi da 927 a 944 della Legge 234/2021. Tutela che a tutt’oggi riguarda esclusivamente il mondo ordinistico e non anche quello associativo, si legge nella lettera del Coordinatore: “ La norma, pur condivisibile nelle finalità, è fortemente discriminatoria perché esclude gli oltre 500 mila professionisti di cui alla L.4/2013 iscritti alla gestione separata Inps, riferendosi esclusivamente ai professionisti iscritti in albi. Tale esclusione configura una evidente disparità di trattamento su un tema delicatissimo quale la tutela del professionista in stato di malattia o infortunio. Il nostro ordinamento, dal 2013, riconosce formalmente due macro-aree del sistema professionale: quella ordinistica e quella disciplinata dalla Legge 4/2013. Non appare coerente che interventi legislativi in materia di tutela sociale ignorino il settore associativo". Anche in questo caso viene presentata una proposta emendativa che cancellerebbe la discriminazione rispristinando l’equità. Si legge infatti nella lettera dei Giovani tributaristi Int: “ Tale modifica eliminerebbe l’attuale disparità e ristabilirebbe un principio fondamentale: la tutela in caso di malattia, infortunio o maternità a rischio non può essere condizionata dalla natura ordinistica o associativa dell’attività professionale esercitata. Il diritto alla salute e la dignità del lavoro autonomo non possono conoscere gerarchie, Signor Ministro, queste proposte non rappresentano rivendicazioni settoriali, bensì interventi di equità sistemica, coerenti con i principi costituzionali di uguaglianza, tutela della salute e libertà di iniziativa economica. Sono misure che incidono concretamente sulla vita dei professionisti e in particolare dei giovani professionisti con studi meno strutturati, sulla sostenibilità di tutto il lavoro autonomo professionale e che possono rafforzare la credibilità delle istituzioni verso una generazione che chiede pari diritti e pari opportunità". I Giovani Tributaristi Int che hanno altre iniziative in cantiere, hanno voluto focalizzarsi su due specifiche problematiche ricevendo il plauso del Presidente nazionale Riccardo Alemanno e del consigliere delegato ai rapporti con i giovani tributaristi Alessandro Della Marra, hanno ribadito al ministro Abodi, la piena disponibilità a fornire ogni contributo tecnico utile al superamento delle criticità evidenziate.
(Adnkronos) - Tre giornate di grande esposizione, incontri, confronti e interlocuzioni per tracciare la nuova direzione del futuro energetico globale. Key - The Energy Transition Expo, l’evento di Ieg (Italian Exhibition Group) di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, si è chiuso oggi alla Fiera di Rimini. Le presenze totali sono cresciute del 10%, con quelle estere in aumento del 9% e una forte presenza di investitori. Su 125mila metri quadrati lordi di superficie espositiva e 24 padiglioni, oltre 1.000 brand espositori, di cui 320 internazionali, con prodotti, soluzioni e tecnologie innovative nei sette settori della transizione energetica. Presenti 530 hosted buyer e delegazioni da 59 Paesi, coinvolti grazie al supporto dell’Agenzia Ice e del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci); 412 i giornalisti accreditati da tutto il mondo. La manifestazione, inaugurata mercoledì 4 marzo dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, ha valorizzato competenze industriali e tecnologiche europee e non. Con i suoi 160 convegni, Key 2026 si è confermato uno degli eventi più importanti in Europa sull’energia, differenziandosi per la completezza dell’offerta espositiva e di contenuti. Fra questi, l’importanza dell’efficienza energetica per la decarbonizzazione, lo storage e l’uso dell’Intelligenza Artificiale per ottimizzare le reti elettriche, prevedere la produzione di energia da fonti rinnovabili e gestire flussi energetici in tempo reale. Una piattaforma che ha unito innovazione tecnologica e finanza, favorendo il dialogo fra ingegneri, sviluppatori di tecnologie, investitori e istituzioni con l’obiettivo di rendere bancabili i progetti e accelerarne la realizzazione, riducendone il rischio. Tra le richieste emerse da associazioni e industrie, anche la necessità di aumentare la flessibilità della rete e adottare regole certe che favoriscano investimenti e competitività per trasformare la transizione energetica da orizzonte a realtà. Grande attenzione al tema della finanza, ai nuovi modelli finanziari e di investimento e ai capitali per la realizzazione dei progetti rinnovabili e agli strumenti innovativi per controllare i costi dell’energia, come nuove forme di finanziamento, green bond, obbligazioni per progetti sostenibili e modelli partecipativi che coinvolgono cittadini, imprese e comunità. Innovazione e green jobs sono stati al centro dell’Innovation District, con 32 Start-up e Pmi innovative e con l’iniziativa Green Jobs&Skills che ha favorito l’incontro fra domanda e offerta di lavoro nell’ambito della sostenibilità. Il Premio Innovation Lorenzo Cagnoni è stato consegnato a sette Start-up e alle sette aziende espositrici di Key per i loro progetti più innovativi, una per ogni categoria merceologica della manifestazione. In concomitanza, si è svolta una nuova edizione di Dpe - International Electricity Expo, la manifestazione dedicata all’ecosistema della generazione, trasmissione, distribuzione, sicurezza e automazione elettrica, organizzata da Italian Exhibition Group in collaborazione con l’Associazione Generazione Distribuita - Motori, Componenti, Gruppi Elettrogeni federata Anima Confindustria - e Federazione Anie - che nel sistema Confindustria rappresenta le imprese attive nelle filiere dell’Elettrotecnica e dell’Elettronica e i General Contractor industriali. Martedì 3 marzo al Palacongressi di Rimini, Key è stata anticipata da una nuova edizione di successo di Key Choice - Unlock the future of Ppa, l’evento B2B di KEY - The Energy Transition Expo, organizzato da Italian Exhibition Group in collaborazione con Elemens e dedicato ai Power Purchase Agreement.