(Adnkronos) - Non è più l'astro nascente del piccolo schermo, né solo il 'golden boy'. Stefano De Martino, il popolare conduttore di 'Affari Tuoi' su Rai1, è l'uomo scelto dalla Rai per guidare Sanremo 2027. Il passaggio di testimone è arrivato durante la finale del festival di quest'anno, in diretta, con l'annuncio di Carlo Conti. Nato a Torre del Greco nel 1989, arriva alla conduzione della famosa kermesse canora dopo una carriera versatile, in cui ha saputo trasformare la disciplina della danza in una solida capacità di intrattenimento, unendo spettacolo, tecnica e cultura popolare. Il vero trampolino arriva nel 2007 con la borsa di studio al Broadway Dance Center di New York. Qui De Martino apprende le tecniche della danza moderna e contemporanea e lavora con la coreografa Macia Del Prete nella Oltre Dance Company. Tornato in Italia, partecipa come concorrente ad 'Amici' di Maria De Filippi nel 2009 su Canale 5, vincendo il titolo di miglior ballerino e ottenendo un contratto con il Complexions Contemporary Ballet che lo porta in tournée internazionale tra Nuova Zelanda, Australia e Hawaii. Se la danza ne ha avviato la carriera, è la televisione a consacrarlo come conduttore. Il successo arriva su Rai 2 con 'Stasera tutto è possibile' (dal 2019), dove per sette edizioni dimostra padronanza scenica, tempi comici ed empatia. La sua versatilità è confermata dal 2021 con 'Bar Stella', show di seconda serata in cui crea un format personale e di successo. Il salto di maturità professionale avviene nel 2024 con il passaggio ad 'Affari Tuoi' su Rai 1. Sostituendo Amadeus, Stefano affronta una sfida delicata, prendere un format storico, senza perdere il pubblico affezionato. Il pubblico lo premia: ascolti superiori ai sei milioni di spettatori, con share attorno al 30%, facendo anche meglio dei suoi predecessori. Il programma si conferma solido anche nella stagione 25/26, quando deve fronteggiare l'arrivo de 'La Ruota della Fortuna' di Gerry Scotti, game contro game, dopo l'uscita di scena dall'access prime time di 'Striscia la notizia'. La conduzione di 'Affari Tuoi' si estende con successo anche agli speciali di prima serata, come quello della Lotteria Italia. Parallelamente, negli ultimi anni, De Martino porta in teatro spettacoli come 'Meglio Stasera - Quasi One Man Show', dove unisce danza, canto e ironia, affermandosi come showman a tutto tondo. Accanto al successo professionale, la vita privata di Stefano ha spesso catturato l'attenzione dei media. Nel 2009, durante la sua esperienza ad 'Amici' di Maria De Filippi, inizia una relazione con la cantante Emma Marrone, che dura fino al 2012. Nello stesso anno conosce Belen Rodriguez, con la quale si sposa nel 2013 e da cui nasce il figlio Santiago nel 2014. La coppia attraversa alti e bassi, separazioni e ritorni, fino alla rottura definitiva nel 2023. Nell'estate del 2025 Stefano De Martino è stato paparazzato in più occasioni con l'allora fidanzata Caroline Tronelli. La loro relazione è finita anche al centro di una vicenda di cui sono stati vittime, a causa di un video privato divulgato sul web. Il filmato intimo, che ritraeva Stefano e Caroline, era stato sottratto dal sistema di sorveglianza installato in casa della fidanzata, sembra diffuso da un tecnico delle telecamere. A segnalarlo al conduttore era stato un follower, che lo aveva riconosciuto da un tatuaggio. La Procura di Roma ha aperto un'indagine per accesso abusivo a sistema informatico e diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite.
(Adnkronos) - "Mentre in commissione Giustizia alla Camera emendamenti di carattere corporativo e lesivi della concorrenza vogliono cancellare, dalla legge delega di riforma della professione di commercialista, la giusta tutela delle attività svolte dai professionisti associativi ai sensi della Legge 4/2013, ed i vertici dei commercialisti interpretano sentenze di Cassazione e della Corte Costituzionale pro domo sua e non in modo oggettivo ed ovviamente ignorando la vera sentenza, questa si storica, della Corte Costituzionale n. 418/96 che ha ben definito il concetto di libertà di esercizio del lavoro autonomo professionale, i tributaristi dell’Istituto nazionale tributaristi (Int) hanno partecipato alla consultazione promossa dalla Commissione Ue sulla trasferibilità delle competenze per tutelare la concorrenza e il diritto al lavoro professionale". E' quanto si legge in una nota dell'Istituto nazionale tributaristi. "Si chiude infatti oggi, 27 febbraio 2026, la consultazione pubblica -continua la nota- sulla trasferibilità delle competenze al fine di agevolare la mobilità dei lavoratori nell'Ue, grazie alla trasparenza delle competenze e alla digitalizzazione, consultazione promossa dalla Commissione Europea nel dicembre scorso e segnalata sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) definendola un’iniziativa strategica per rendere più trasparente il riconoscimento delle competenze anche nelle professioni non regolamentate, in ordini o collegi ai sensi della Legge 4/2013". L'Istituto nazionale tributaristi (Int) ha partecipato, prima rispondendo all'apposito questionario, poi con un intervento specifico sulle professioni ex lege 4/2013. L'Int è intervenuto con il suo presidente, Riccardo Alemanno, che ha così esposto: "In merito alla trasferibilità delle competenze e all’agevolazione della mobilità dei lavoratori nell'UE grazie alla trasparenza delle competenze e alla digitalizzazione evidenziamo, al di là di una necessaria omogeneità delle regole e dei modelli adottati nei vari Paesi Ue, che in ambito Ue esistono professioni regolamentate e professioni non regolamentate, anche nell’ambito di uno stesso settore, e che, come già indicato dalla Corte dei Conti europea, l'eccesso di regolamentazione costituisce un evidente ostacolo allo stabilimento di un professionista all'interno dei Paesi Ue". "Occorrono pertanto -ha continuato- nuovi strumenti per attestare le certificazioni e per individuare le competenze, ciò al fine di modernizzare i sistemi organizzativi e di riconoscimento esistenti nei Paesi UE, che spesso producono effetti negativi sulla possibilità di stabilimento. in Italia la legge 4/2013 (professioni non organizzate in ordini o collegi) ha introdotto l'utilizzo in ambito professionale di due tipologie di attestazioni delle competenze, si tratta dell'attestato di qualità e di qualificazione professionale dei servizi prestati rilasciato dall'Associazione professionale di appartenenza e/o della certificazione ai sensi delle norme Uni (Ente italiano di normazione), a titolo esemplificativo la norma Uni 11511/2020 che definisce i requisiti relativi all'attività professionale del tributarista esercente attività professionale ai sensi della legge 4/2013", ha spiegato. "Tali certificazioni, rilasciate entrambe previa autorizzazione pubblica dei Ministeri competenti, devono essere adottate ai fini del riconoscimento delle competenze professionali all'interno dei Paesi Ue. Questa tipologia di certificazione, se adottata in modo uniforme dai Paesi Ue, garantire un più rapido ed efficace controllo, chiaro e trasparente, delle qualifiche e delle competenze che renderebbe più agevole lo stabilimento, nei vari Stati dell’Unione, dei professionisti", ha concluso.
(Adnkronos) - "Il 2026 è l’anno in cui la circolarità diventa una condizione strutturale per competere. Non è più un ambito specialistico o reputazionale: entra nei meccanismi economici, finanziari e industriali". Così Camilla Colucci, Ceo di Circularity, Società Benefit che accompagna le imprese nel percorso verso l’integrazione dei principi Esg nel proprio modello di business, ricostruisce con l'Adnkronos trend e tappe di questo 2026 sul fronte dell'economia circolare, individuando sfide e opportunità per il settore. "Tre passaggi sono decisivi - spiega - Il primo è l’entrata in applicazione operativa di norme chiave come il regolamento Ppwr sugli imballaggi, il diritto alla riparazione, l’estensione dell’Ecodesign e il Digital Product Passport previsti dall’Espr (Ecodesign for Sustainable Products Regulation). La progettazione dei prodotti cambia: riciclabilità reale, contenuto di riciclato, tracciabilità e dati diventano requisiti di mercato". Il secondo elemento è "la centralità delle filiere e delle materie prime seconde. Il 2026 consolida l’idea che il riciclo non sia solo gestione del rifiuto, ma leva di autonomia industriale e geopolitica, in coerenza con il Critical Raw Materials Act e gli obiettivi europei di copertura del fabbisogno tramite riciclo". Il terzo passaggio "riguarda la misurazione. Standard come la UNI/TS 11820 e l’allineamento agli indicatori europei rendono la circolarità auditabile. Finanza, banche e clienti chiedono Kpi, evidenze, Lca (Life Cycle Assessment) e coerenza con Tassonomia Ue e Csrd. È il passaggio definitivo da narrativa a governance". In questo quadro, prosegue, "l’Italia parte da una posizione di forza: se parliamo di riciclo, siamo leader europei nel tasso di utilizzo circolare di materia dopo l’Olanda e il Belgio (21,6% contro una media Ue del 12,2% nel 2024) e superiamo già oggi i target Ue sul riciclo degli imballaggi. Tuttavia, le criticità non mancano. La filiera della plastica è un caso emblematico: a fronte di buoni volumi di raccolta, persistono squilibri tra domanda e offerta di materiale riciclato e problemi di competitività industriale. Un’altra sfida cruciale riguarda i Raee e le batterie: i tassi di raccolta restano lontani dagli obiettivi europei". Infine, "la dipendenza dalle importazioni di materiali, cresciute in valore in modo significativo negli ultimi anni, espone le imprese a volatilità e rischi geopolitici, per cui integrare la circolarità nella gestione del rischio supply chain diventa una priorità". Per le imprese italiane "la vera sfida sarà integrare la circolarità nei processi core come procurement, progettazione, contrattualistica, gestione del rischio e non trattarla come funzione separata o solo reputazionale. Gli impatti potenziali sono chiari: maggiore efficienza operativa, miglior accesso al credito ma anche maggiore esposizione a rischi normativi e di non conformità per chi non si adegua". In vista di queste tappe fondamentali, Circularity ha pubblicato la Circularity Trend Guide 2026, una guida gratuita che anticipa e analizza i dieci trend chiave che caratterizzeranno il 2026 nell’economia circolare. "La Circularity Trend Guide 2026 nasce per supportare le imprese nel tradurre un quadro normativo e di mercato complesso in una roadmap operativa - spiega Colucci - Non è un documento teorico: mette insieme radar normativo, numeri chiave, implicazioni concrete e azioni pratiche per le imprese. Abbiamo strutturato la guida attorno a dieci trend che coprono packaging, materie prime seconde, digitalizzazione dei dati, procurement circolare, benefici economici e qualità dei flussi. L’obiettivo è aiutare le aziende a passare dal 'fare iniziative' al costruire sistemi di gestione con Kpi chiari, data owner, clausole contrattuali, business case, accordi di filiera. Solo così la circolarità diventa leva industriale e non costo aggiuntivo". Perché "il 2026 è anche l’anno in cui la circolarità entra definitivamente nei business plan". "I dati mostrano che le imprese che investono in sostenibilità ed economia circolare registrano riduzioni dei costi operativi, miglioramenti di redditività e, in molti casi, un accesso al credito più favorevole. In parallelo, cresce il rischio di greenwashing: senza dati, Lca e standard riconosciuti, le dichiarazioni ambientali possono trasformarsi in un boomerang reputazionale e normativo - conclude - La circolarità non è quindi solo un tema ambientale: è una strategia di resilienza industriale. Integrare dati, tecnologia, progettazione e filiera significa ridurre dipendenze, aumentare efficienza e rafforzare la credibilità sul mercato. La nostra ambizione, come Circularity, è quella di accompagnare le imprese in questo passaggio: dal rispetto delle regole alla costruzione di un vantaggio competitivo duraturo".