INFORMAZIONIUniversità degli Studi di Napoli Federico II Università Ruolo: Esperto Gestione e Sviluppo Risorse Umane 4.0 - Dottoressa in Lettere Moderne - E-commerce Manager Area: Altro Lucia Ferone |
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(Adnkronos) - "Miss Italia è un marchio e quando si ha a che fare con un marchio storico, noto, commerciale come Miss Italia, ci si dovrebbe chiedere se l'idea vada sottoposta e condivisa con chi di quel marchio è titolare. Cosa che non è stata fatta. E non parlo solo dell'artista Ditonellapiaga ma della sua casa discografica". Così Patrizia Mirigliani, organizzatrice del concorso Miss Italia, commentando all'Adnkronos la polemica, piombata in pieno Sanremo - seppure non riguardi un brano del festival - per una canzone di Ditonellapiaga, artista in gara tra i big, dal titolo 'Miss Italia', ancora inedita. "Ditonellapiaga sostiene che si tratta di una storia autobiografica - dice Mirigliani replicando alla stessa cantante - ma se tale è, dal testo non si capisce. Un testo, che io non divulgo ma che i miei legali hanno avuto modo di verificare, in cui c'è un aspetto di rappresentazione che non corrisponde alla realtà di Miss Italia, concorso da sempre inclusivo verso le donne, lontano dai canoni estetici e sempre più vicino al mondo e al vissuto femminile". Mirigliani esordisce con una battuta: "A volte le peggiori nemiche delle donne sono le donne", poi si fa seria e snocciola i motivi che hanno portato i legali a valutare "azioni giudiziarie volte a inibire l’ulteriore utilizzo della denominazione 'Miss Italia' e a ottenere il risarcimento dei danni subiti e subendi", come si legge nella nota inviata alle redazioni questa mattina. "Innanzitutto c'è l'aspetto dello sfruttamento del marchio, e credo che nessun concorso al mondo accetterebbe che venisse usato un proprio marchio a fini diversi da quella che è la sua essenza. Mettiamo ordine nelle cose: da anni e anni lavoriamo per la credibilità che il marchio ha sempre avuto e per mantenere la sua reputazione finora eccellente. Dunque se tu artista - ragiona Mirigliani - scrivi nel testo 'Miss Italia' magari mi aiuti o io aiuto te, ma se io non so niente e leggo un testo che non mi rappresenta, ovviamente, con tutta l'ironia che posso avere, non mi sta bene. Cosa devo pensare? Che c'è un pressappochismo di base? Un desiderio di voler fare del sensazionalismo? Sembra che si cerchi di demolire delle pietre miliare che fanno parte della storia del nostro paese, come il nostro concorso che ha 87 ben anni. E' questo che a me dispiace". E ancora: "Capisco che una giovane abbia voglia di dire la sua in una maniera diversa, per carità. Però parliamo di una kermesse che ha accolto tante donne che grazie ad essa hanno trovato il proprio successo. In fondo è stato un talent ante litteram, anzi il talent storico per eccellenza". Rispondendo ancora a Ditonellapiaga che ha invitato all'autoironia, Mirigliani afferma: "Io ho un grande senso dell'ironia, se non lo avessi avuto non sarei sopravvissuta a volte, però diciamo che non me la sono sentita, da proprietaria del marchio, di dare in pasto al pubblico, senza fare delle verifiche". A questo punto? "I legali andranno avanti". E sull'ipotesi di un incontro con la cantante per una conciliazione, Mirigliani risponde: "In verità un 'incontriamoci' l'avevo già proposto, ma forse è stato sottovalutato il problema. C'è stato un tentativo di capire. E se Ditonellapiaga, che è una cantante che io stimo, ha voglia di fare una cosa con noi che sia dedicata alle donne la porta è aperta. Però non possiamo essere messi al corrente all'ultimo momento in una situazione senza conoscere. E, sinceramente, i contenuti del testo che abbiamo letto non sono proprio edificanti. Ci sono ragazze che si affidano a noi e in noi trovano supporto e aiuto, qui parliamo dell'accettazione di sé, cosa che Miss Italia negli anni ha predicato fino a diventare noiosa. Da anni siamo contro gli stereotipi e non mi piace che veniamo raccontati con dei luoghi comuni. Miss Italia è oltre", conclude.
(Adnkronos) - “La notizia dell'introduzione di nuovi dazi generalizzati da parte dell'Amministrazione Usa aggiunge ulteriore instabilità a un quadro geo economico già complesso. Dal punto di vista delle aziende, la pianificazione strategica e lo sviluppo operativo diventano sempre più sfidanti a causa di un contesto che cambia continuamente secondo logiche difficilmente prevedibili. In uno scenario internazionale così fluido, il nostro compito come imprese è quello di essere pragmaticamente strategiche e strategicamente pragmatiche. Questo significa essere capaci di reagire in tempi brevi adattando piani e strategie al fine di minimizzare gli impatti negativi e cercare di cogliere, ove presenti, opportunità alternative in altri mercati, senza perdere di vista la strategicità del mercato americano nel lungo termine". Così Cristina Scocchia, ad di illycaffè, dopo l'annuncio di Trump su nuovi dazi al 15%. "Ovviamente dalle istituzioni europee ci aspettiamo una risposta compatta, ragionata e responsabile, volta a garantire stabilità negli accordi commerciali", conclude.
(Adnkronos) - “Un mercato unico europeo delle materie prime seconde, obiettivo centrale del Circular Economy Act europeo, è utile per eliminare gli ostacoli all’impiego di materiali riciclati in Europa e per promuovere un maggiore uso di materiali riciclati di qualità. Così si rafforzerebbe anche la filiera del riciclo italiana, frenando la concorrenza sleale, a basso costo e di minore qualità, di Paesi extraeuropei”. Così Edo Ronchi, presidente del Cen-Circular Economy Network, all'Adnkronos, in vista della definizione del Circular Economy Act, l’attesa normativa europea che punta ad accelerare la transizione verso un'economia sempre più circolare. "E' molto importante - osserva - il rafforzamento dello sbocco di mercato dei materiali provenienti dal riciclo: non basta riciclare i rifiuti, occorre che i materiali che si ricavano col riciclo siano venduti a prezzi remunerativi per le attività industriali di riciclo. Da un paio di anni, per fare un esempio, le plastiche riciclate incontrano grosse difficoltà sia di sbocco di mercato sia di prezzi, inadeguati, al punto da causare una forte crisi delle industrie del riciclo dei rifiuti in plastica", osserva Ronchi. Non solo. "Il secondo nodo della nuova iniziativa europea per l’economia circolare, il Circular economy Act, riguarda più precisamente la raccolta e il riciclo dei Raee (i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) per i quali è prevista una revisione ampia della direttiva europea vigente, visto che in Europa e in Italia siamo solo a meno della metà del target europeo del 65% di questi rifiuti raccolti, rispetto alle apparecchiature elettriche ed elettroniche vendute - spiega - Mentre abbiamo difficoltà e sosteniamo alti costi per l’approvvigionamento di diversi materiali critici, stiamo sfruttando molto poco in Europa le 'miniere' costituite dai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche che contengono importanti quantità di tali materie prime critiche e strategiche". Da qui le proposte del Cen che ha partecipato alla consultazione pubblica, chiusa nel novembre scorso, sul Circular Economy Act presentando un proprio position paper. “Per rafforzare la circolarità della nostra economia è bene alzare i target del riciclo dei rifiuti, ma non basta, l’Unione Europea deve occuparsi in modo più incisivo dello sbocco di mercato, della domanda e dei prezzi, delle materie prime seconde che si ricavano dal riciclo”, spiega Ronchi. “La misura vigente da anni, e rinnovata anche per il 2024 e per il 2025, di un utilizzo parziale del credito d’imposta per le imprese che utilizzano alcuni materiali riciclati e plastica compostabile, come ha osservato anche la Corte dei Conti, richiede una dotazione finanziaria ben più cospicua - aggiunge - Serve, in particolare per le plastiche riciclate, un intervento ben più consistente per ridurre i costi dell’energia e per valorizzare, con un sistema di crediti di carbonio e/o di certificati bianchi, i risparmi di energia e di emissioni di gas serra ottenuti grazie al riciclo, coprendo i costi di questi incentivi, che per avere un impatto dovrebbero impegnare almeno 200 milioni all’anno, con una quota dei proventi della plastic tax e/o utilizzando parte dei proventi generati dal sistema europeo di tassazione delle emissioni di carbonio (Emission Trading System)”. “Altre proposte, sempre nella direzione di rafforzare il mercato dei materiali generati col riciclo - continua Ronchi - dovrebbero incrementare l’utilizzo dei materiali riciclati negli appalti pubblici attraverso il Green Public Procurement: per esempio, facilitando, promuovendo e sostenendo l’impiego della plastica riciclata e della gomme degli pneumatici riciclati negli asfalti e il maggiore utilizzo nell’edilizia degli inerti provenienti dal riciclo dei materiali da costruzione e demolizione. Sarebbe importante anche assicurare quote obbligatorie di impiego di materiali riciclati nei prodotti: alcune norme in questa direzione sono già vigenti. Vanno applicate, estese e accompagnate da incentivi e sanzioni”. “Per i Raee dobbiamo raddoppiare le raccolte e, specie per i dispositivi elettronici, dobbiamo sviluppare una rete di moderni impianti di riciclo. Per arrivare a questi risultati è necessario rafforzare il coinvolgimento e la responsabilità estesa dei produttori di tali apparecchiature. I sistemi di raccolta vigenti dei Raee evidentemente non sono sufficienti: servono sistemi con punti di raccolta e di ritiro ben più diffusi e sistemi di restituzione incentivata. Le maggiori risorse per un tale cambiamento di sistema di raccolta si potrebbero ottenere ponendole a carico dei produttori, in alternativa, anche parziale, della tassa sui Raee non raccolti di 2 euro al kg che dovrebbe entrare in vigore a livello europeo dal 2028", conclude Ronchi.