INFORMAZIONILuca PrimaveraZambon spa Cosmesi, Chimica e Farmaceutica Ruolo: Director Corporate Communications and External Relations Area: (responsabile) Communication Management Luca Primavera |
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(Adnkronos) - Regione Lombardia e Regione Veneto annunciano la definizione di una strategia comune di collaborazione istituzionale-politico finalizzata a rafforzare il supporto ai rispettivi sistemi economici e produttivi, promuovendo iniziative condivise per sostenere la competitività delle imprese e consolidare il ruolo dei territori del Nord come principale motore economico del Paese e uno dei più rilevanti poli industriali d’Europa. L’accordo nasce dalla consapevolezza che Lombardia e Veneto rappresentano due dei sistemi economici più dinamici del panorama nazionale e continentale, caratterizzati da un tessuto imprenditoriale diffuso, da filiere produttive altamente specializzate e da una forte vocazione all’export. In questo contesto, rafforzare la collaborazione tra le due Regioni significa valorizzare complementarità industriali e creare nuove opportunità di sviluppo per imprese, lavoratori e territori. Il patto prevede una serie di iniziative concrete volte a sostenere la crescita economica e a facilitare l’accesso agli strumenti finanziari per le imprese. “Facciamo squadra – ha spiegato l’assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi - per aiutare le nostre imprese ad essere competitive, in un contesto molto complicato; è molto importante che i territori maggiormente produttivi e molto influenti sul PIL nazionale collaborino e siano propositivi al fine di fare sentire la voce e le esigenze del ecosistema lombardo-veneto e di tutto il Nord”. “Con questo accordo – aggiunge l’assessore Massimo Bitonci - rafforziamo concretamente la collaborazione tra le due grandi regioni del Nord, cuore manifatturiero e uno dei principali motori economici d’Europa. Veneto e Lombardia condividono un modello di sviluppo fondato su distretti industriali, pmi, innovazione diffusa e una forte vocazione all’export. Mettere in rete le nostre politiche industriali significa creare nuove opportunità per le aziende, favorire l’integrazione tra filiere complementari e rendere più efficaci gli strumenti di sostegno agli investimenti. Ma non solo: le imprese lombardo-venete chiedono meno burocrazia, accesso più semplice al credito, strumenti finanziari adeguati per sostenere innovazione, digitalizzazione e transizione energetica. Da oggi Veneto e Lombardia parleranno ad una sola voce, mettendo a sistema competenze, risorse e strumenti operativi per accompagnare le nostre imprese”. Tra le principali direttrici di intervento figura lo sviluppo delle filiere produttive complementari: le Regione Lombardia e Regione Veneto avvieranno programmi congiunti per rafforzare le filiere industriali strategiche, promuovendo l’integrazione tra ‘distretti produttivi’ e ‘siti tecnologici’ presenti nei due territori. L’obiettivo è favorire sinergie tra comparti complementari così da rafforzare la capacità competitiva delle imprese sui mercati internazionali. Inoltre, è previsto il supporto al credito e strumenti finanziari condivisi. Nel dettaglio, le due Regioni lavoreranno alla costruzione di strumenti coordinati di supporto al credito, facilitando l’accesso delle imprese – in particolare pmi – a finanziamenti per investimenti in innovazione, digitalizzazione e transizione energetica. In questa prospettiva verrà rafforzata la collaborazione tra le finanziarie regionali, con l’obiettivo di sviluppare meccanismi congiunti di garanzia, co-investimento e sostegno agli investimenti produttivi. Prevista anche la collaborazione tra finanziarie regionali: la cooperazione tra gli strumenti finanziari regionali rappresenterà uno degli assi portanti dell’intesa. Attraverso un coordinamento più strutturato tra le società finanziarie delle due Regioni, sarà possibile attivare iniziative comuni a supporto della crescita delle imprese, facilitando l’accesso al capitale e favorendo progetti di sviluppo interregionali. Quanto al rafforzamento della presenza e del peso in Europa, l’intesa mira, inoltre, a consolidare la capacità delle due Regioni di rappresentare e promuovere gli interessi dei propri sistemi produttivi a livello europeo, si pensi ad esempio ai settori strategici della siderurgia e quello della microelettronica. Lombardia e Veneto intendono rafforzare il coordinamento nelle sedi europee per sostenere politiche industriali, programmi di investimento e strumenti finanziari che valorizzino il ruolo dei territori più produttivi d’Europa. Tra gli obiettivi strategici dell’accordo vi è la costruzione di uno strumento condiviso dedicato al rafforzamento della competitività delle imprese lombarde e venete. Un’iniziativa che potrà integrare competenze, risorse e strumenti finanziari delle due amministrazioni per accompagnare le aziende nei percorsi di crescita, innovazione e internazionalizzazione. Alla base della collaborazione vi è la convinzione che, in una fase di grandi trasformazioni economiche e geopolitiche, fare sistema tra territori rappresenti una leva decisiva per lo sviluppo. Lombardia e Veneto vogliono dunque rimettere al centro il ruolo delle Regioni come protagoniste delle politiche di crescita e innovazione. L’asse del Nord, storicamente motore della produzione e dell’export del Paese, può così rafforzarsi ulteriormente attraverso una strategia condivisa che valorizzi competenze, filiere e capitale imprenditoriale, contribuendo a consolidare la competitività dell’intero sistema Paese. Il patto tra Regione Lombardia e Regione Veneto rappresenta quindi un passo concreto verso una nuova stagione di collaborazione interregionale, fondata su una visione comune di sviluppo economico, innovazione e centralità dei territori.
(Adnkronos) - Il mercato del lavoro contemporaneo ha smesso di evolvere in modo lineare: procede per accelerazioni improvvise e trasformazioni radicali, dando vita a una marcata polarizzazione delle competenze. Mentre le opportunità per i profili intermedi e standardizzati si riducono drasticamente, esplode la domanda di figure senior ad alto valore aggiunto, capaci di governare processi complessi. Secondo l'analisi di Hunters Group, società di ricerca e selezione di personale qualificato, non siamo di fronte a una tendenza passeggera, ma a un calo strutturale della richiesta di profili junior standard a favore di professionisti multidisciplinari. “Non si tratta - precisa Silvia Movio, director di Hunters - di una previsione teorica, ma di una realtà concreta che sta cambiando radicalmente il mercato del lavoro. In questo momento, stiamo assistendo a un calo strutturale di richiesta di profili junior ed entry-level standard, a favore di figure senior autonome, multidisciplinari e in grado di muoversi in contesti complessi. Non si cercano più soltanto candidati capaci di portare avanti attività quotidiane, ma di governare processi, persone e sistemi. È qui che molte aziende si trovano davanti a una scelta non più rimandabile: investire in formazione oppure accettare il rischio di un progressivo impoverimento delle competenze interne”. Accanto alla formazione, diventa però fondamentale anche un lavoro più profondo di assessment, non focalizzato esclusivamente sulle competenze tecniche, ma sulle soft skill e sul potenziale delle persone. Analizzare il capitale umano interno significa andare oltre il ruolo ricoperto e comprendere come le persone affrontano la complessità, prendono decisioni, collaborano e guidano il cambiamento. Un assessment efficace consente di individuare con chiarezza punti di forza e aree di miglioramento, creando le basi per interventi mirati e sostenibili nel tempo. In questo senso, alcune leve diventano centrali: capacità di lettura e gestione della complessità; autonomia decisionale e senso di responsabilità; leadership, comunicazione e collaborazione trasversale; adattabilità e apertura al cambiamento. Quando l’investimento formativo non viene considerato prioritario, almeno dovrebbe essere attivata una reale condivisione delle competenze all’interno delle organizzazioni. Il dialogo tra senior e junior, il passaggio di know-how e l’esposizione guidata alla complessità diventano elementi fondamentali. Senza questi meccanismi, il divario tra le competenze richieste dal mercato e quelle disponibili non può che aumentare. “Ed è qui - aggiunge Silvia Movio - che si inseriscono l’automazione e l’intelligenza artificiale che, molto spesso, vengono percepite come una minaccia e non come una opportunità per efficientare attività ripetitive e routinarie. Digitalizzazione, intelligenza artificiale e sistemi avanzati riducono il lavoro semplice e standardizzabile, mentre aumentano la domanda di figure capaci di interpretare dati, prendere decisioni e coordinare sistemi complessi. Il lavoro non scompare, ma cambia profondamente: cresce il valore del lavoro qualificato e diminuisce quello legato alla mera esecuzione”. Un altro elemento centrale del mercato attuale è la crescita selettiva accompagnata da una carenza strutturale di profili middle e senior. I candidati, in termini numerici, non mancano, mancano però le giuste competenze. In settori come engineering, Ict, energy, finance e life sciences la domanda si concentra su professionisti con esperienza reale, autonomia e specializzazione. È per questi professionisti che il mercato diventa realmente candidate-driven, mentre per tutte le altre professionalità la competizione resta elevata. Parallelamente, anche le funzioni aziendali stanno cambiando: quelle considerate di supporto - pensiamo ad esempio ad Hr, finance, legal, operations e quality - evolvono verso posizioni di governance e diventano leve strategiche per l’organizzazione. Non crescono quando restano esecutive, ma quando acquisiscono capacità decisionali, visione di business, competenze analitiche, di compliance e di change management. “Siamo davvero certi - fa notare Silvia Movio - che ridurre o azzerare l’investimento sui profili junior sia la strada giusta? La risposta è, naturalmente, no. Se è vero, infatti, che il mercato premia sempre più l’esperienza e l’autonomia, è altrettanto vero che senza un investimento consapevole sulle persone con poca o nessuna esperienza si rischia di compromettere la sostenibilità futura delle competenze. I lavoratori junior non rappresentano solo un costo o un tempo di attesa, ma un potenziale da costruire, soprattutto se inseriti in contesti dove formazione, assessment e affiancamento non sono lasciati al caso". "Il mercato del lavoro del 2026 non premierà chi fa di più, ma chi comprende di più. Il valore sarà sempre meno legato alla quantità di attività svolte e sempre più alla capacità di leggere la complessità, connettere competenze e sviluppare il capitale umano interno. Il futuro del lavoro non è un punto lontano nel tempo: è un processo già in corso, e ignorarlo oggi significa pagarne il prezzo domani”, conclude.
(Adnkronos) - “Per noi l'idrogeno è uno strumento mirato per la transizione energetica. Non si tratta di una soluzione universale ma pensata soprattutto per il trasporto pesante”. A dirlo è Stefan Stabler, director strategic marketing & communication di Alperia Group, alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo, in programma fino al 6 marzo alla Fiera di Rimini. L’evento, firmato Italian Exhibition Group, rappresenta uno dei principali appuntamenti in Italia e in Europa dedicati a tecnologie e soluzioni per la transizione energetica. (VIDEO) Per Alperia, che si posiziona come abilitatore di sistema, l’idrogeno non è un’alternativa all’elettrificazione, ma un complemento utile in applicazioni selezionate: l’approccio è graduale e pragmatico, basato su progetti pilota, integrazione territoriale e realismo industriale: “Il costo dell'idrogeno è ancora molto alto. Per questo stiamo cercando di selezionare progetti che abbiano anche una forte valenza territoriale. A Bolzano Sud stiamo costruendo un impianto di produzione idroelettrico verde, insieme al trasporto locale SaSa. Stiamo inoltre collaborando alla Hydrogen Valley, che vuole creare una filiera completa di produzione e distribuzione dell'idrogeno verde. Abbiamo infine sostenuto anche la creazione di una cattedra all’università di Bolzano proprio sull'idrogeno”. “Crediamo che la transizione energetica - conclude - passi proprio tramite la valorizzazione della produzione e della distribuzione dell'idrogeno”.