(Adnkronos) - Mojtaba Khamenei, il figlio 56enne dell'ayatollah ucciso nei raid Usa-Israele e suo successore come nuova Guida Suprema dell'Iran, sarebbe stato curato ripetutamente per impotenza negli ospedali del Regno Unito. A rivelarlo è un documento segreto dell'intelligence statunitense riportato dal Daily Mail. Secondo una informativa inviata dal Dipartimento di Stato all'ambasciata statunitense a Londra nel 2008, e successivamente diffuso da WikiLeaks, Mojtaba sarebbe stato sottoposto a pressioni dalla sua famiglia affinché producesse degli eredi. Ci sarebbero volute quattro visite nel Paese, inclusa un'ultima della durata di ben due mesi, per avere un figlio - poi chiamato "Ali" in onore del nonno del bambino, l'allora Guida Suprema. Secondo l'intelligence statunitense, Mojtaba si è sposato relativamente tardi, nel 2004. E questo sarebbe dovuto "presumibilmente a un problema di impotenza trattato e infine risolto durante tre lunghe visite nel Regno Unito". Secondo quanto riporta la testata Uk, queste visite sarebbero state effettuate presso gli ospedali Wellington e Cromwell di Londra. "La sua famiglia si aspettava che Mojtaba avesse figli in tempi rapidi, ma ha avuto bisogno di una quarta visita nel Regno Unito per cure mediche", si legge ancora nel documento, che recita: "Dopo un soggiorno di due mesi, sua moglie è rimasta incinta. Tornato in Iran, è nato un bambino sano, chiamato Ali in onore del nonno paterno".
(Adnkronos) - "A livello di business, per le aziende, ovviamente è tutto fermo. Ma in questo momento quello che ci preme è avere informazioni sulle persone, imprenditori, che operano con noi sul territorio iraniano, i nostri referenti. E purtroppo non abbiamo avuto risposta ai diversi messaggi inviati, le comunicazioni inevitabilmente non funzionano totalmente. E la preoccupazione è tanta". Così, raggiunto da Adnkronos/Labitalia, Giuseppe Zampini, presidente della Camera di commercio e Industria Italia - Iran & Paesi E.c.o. (Ccii), l'associazione imprenditoriale specializzata per l’internazionalizzazione delle imprese italiane in Iran e negli altri 9 paesi dell’Economic cooperation organization-E.c.o. (Afghanistan, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Tagikistan, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan), commenta quanto sta avvenendo in Iran in queste ore. "Sulle aziende, chiaramente, è tutto fermo. Le imprese che sappiamo essere interessate, si stanno chiedendo cosa fare anche per il nel futuro, sui loro possibili interessi nel Paese", spiega. Secondo Zampini l'aspetto più allarmante è che "Il vero problema che sta nascendo è complessivo sull'area, non soltanto in Iran. Dal punto di vista turistico, dal punto di vista dei viaggi, è tutto bloccato. Se uno dovesse andare in India partendo dalla Turchia, che giro fa? Perché tutta l'area è bloccata. Un problema che riguarda non solo il turismo, ma le imprese in generale, per chi vuole operare come imprenditori nell'intera area, al di là dell'Iran, appunto. In questo momento penso che gli effetti di questo attacco non siano stati ben considerati. Quindi ci sono delle considerazioni che in queste ore è difficile mettere a terra, se non l'effetto immediato di preoccupazione, dal punto di vista umano, e di questi imprenditori iraniani che sono interessati al nostro Paese e che non riusciamo a contattare", conclude.
(Adnkronos) - “Il menù fisso ha il problema di fondo che crea disaffezione: il bambino subisce il pasto perché non ha la possibilità di scegliere. Si ritrova un primo, un secondo, un contorno che qualcun altro ha deciso. Questa disaffezione crea distanza". Lo ha detto Nicola Lamberti, Ceo di PlanEat, al convegno promosso da PlanEat 'Innovazione digitale e politiche pubbliche per la riduzione dello spreco alimentare nelle scuole' presso la sala Stampa della Camera dei Deputati. “C'è anche un altro problema legato alla quantità: in un contesto scolastico ci sono bisogni, abitudini e attività differenti che richiedono quantità diverse. Avere la possibilità di scegliere il pasto e la quantità è, secondo noi, il miglior strumento per lottare contro lo spreco alimentare a monte, evitando di produrre ciò che sarebbe certamente buttato.” “Dal progetto pilota PlanEat Scuole, realizzato nella provincia di Pavia, sono emersi risultati concreti: ponendo la scelta del pasto in forma volontaria il giorno prima, il 98% degli alunni ha aderito ordinando quasi tutti i piatti disponibili. La possibilità di selezionare tipo e quantità del primo, del secondo e del contorno ha permesso di ridurre del 52% lo spreco dei piatti e di diminuire del 20% il cucinato, aumentando così la qualità del servizio. Per estendere il modello su larga scala, è necessario introdurre nei contratti e negli appalti strumenti digitali per la pianificazione, così da evitare l’esubero alimentare a monte”, conclude Lamberti.