INFORMAZIONILuxottica Group spa Moda e Accessori Ruolo: IT Director - Global Retail Demand & Integration Area: IT Management Luca Del Din |
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(Adnkronos) - Un programma nazionale di formazione sull'intelligenza artificiale rivolto ai professionisti della salute. E' la proposta di Johnson & Johnson, con Microsoft Italia, che alle sfide poste dalla carenza di personale e dalla crescente domanda di assistenza risponde con 'Il futuro della cura'. Il progetto, presentato oggi a Roma e sviluppato in collaborazione con Fondazione Mondo digitale Ets, ha l'obiettivo di rafforzare le competenze di 50mila operatori su tutto il territorio nazionale, fornendo loro capacità critiche e competenze operative e digitali per integrare in modo consapevole e responsabile l'Ai nella pratica clinica quotidiana. Realizzato con il patrocinio di Farmindustria e della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, il programma sostiene la modernizzazione del Servizio sanitario nazionale, investendo nelle persone quale autentica infrastruttura abilitante dell'innovazione. Il focus è offrire ai professionisti della salute conoscenze e strumenti per integrare l'Ai in modo sicuro, etico ed efficace nella pratica clinica quotidiana, in linea con i valori collettivi di equità, qualità e sostenibilità della cura. I sistemi sanitari europei e quello italiano affrontano oggi sfide strutturali, ricordano i promotori dell'iniziativa in una nota: invecchiamento della popolazione; aumento del peso delle malattie croniche; sostenibilità economica e carenza di personale qualificato. Le evidenze mostrano che i cittadini si aspettano sempre più che i professionisti della salute siano in grado di integrare competenze cliniche e tecnologiche. Allo stesso tempo, gli operatori sanitari dichiarano un forte interesse verso la trasformazione digitale, ma associata a un chiaro bisogno di formazione e supporto strutturati. In questo scenario, le competenze digitali rappresentano il vero fattore abilitante all'innovazione. Nell'ottica del progetto 'Il futuro della cura', la formazione è una leva sistemica per migliorare resilienza, efficienza e qualità all'interno del Ssn rafforzando 3 competenze chiave tra i professionisti della salute: alfabetizzazione digitale, per comprendere l'Ai e gli strumenti di sanità digitale; capacità critica nella valutazione degli output dell'Ai, per garantire decisioni informate e sempre guidate dallìuomo; competenza operativa, per integrare soluzioni di Ai nei reali flussi di lavoro clinici. "Investire nelle competenze significa contribuire a costruire un sistema più resiliente, capace di rispondere alle emergenze e alle sfide future, più inclusivo ed equo, garantendo l'accesso alle cure a tutti e più efficace, efficiente e sostenibile, grazie a un migliore utilizzo delle risorse - afferma Jacopo Murzi, Managing Director di Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia - Questo impegno riflette la nostra volontà di valorizzare le professioni centrali per il funzionamento del sistema salute e, al tempo stesso, di contribuire allo sviluppo di un ecosistema sanitario più solido e sostenibile". Aggiunge Vincenzo Esposito, amministratore delegato di Microsoft Italia: "L'intelligenza artificiale ha il potenziale per trasformare profondamente il settore sanitario. Tuttavia, per coglierne appieno le opportunità è fondamentale investire nelle competenze. Sostenere la formazione dei professionisti sanitari significa contribuire a innovare il sistema sanitario e costruire un futuro in cui la cura sia più efficiente, accessibile ed efficace per tutti i cittadini". Per Mirta Michilli, direttrice generale di Fondazione Mondo digitale Ets, 'Il futuro della cura' nasce "per valorizzare la formazione, accompagnando il personale sanitario verso un utilizzo consapevole dell'Ai e delle tecnologie digitali, con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita e contribuire allo sviluppo di un sistema di cura più equo, resiliente e sostenibile". La formazione - spiegano gli organizzatori - viene erogata attraverso un modello formativo ibrido che combina sessioni in presenza e online, una piattaforma digitale dedicata, moduli video, momenti di approfondimento con esperti di Johnson & Johnson e Microsoft Italia, eventi nazionali e iniziative territoriali per consentire scalabilità e favorire contemporaneamente il coinvolgimento territoriale e l'allineamento con i diversi contesti sanitari regionali. Il programma promuove un utilizzo consapevole e responsabile dell'Ai, con particolare attenzione a supervisione umana, qualità degli output, data protection, bias e tracciabilità delle decisioni cliniche. Rafforzando queste competenze, l'iniziativa punta ad aiutare le istituzioni pubbliche a garantire che l'Ai rafforzi, e non sostituisca, il ruolo dei professionisti della salute e salvaguardi la relazione medico-paziente. L'iniziativa - precisa la nota - è parte di J&J CareCommunity, la piattaforma globale di impatto sociale di Johnson & Johnson, ideata per promuovere l'accesso equo a cure di qualità sostenendo gli operatori della salute. Fa parte anche di Microsoft Elevate, un'iniziativa globale che fa leva sulle soluzioni e l'expertise di Microsoft per ampliare l'accesso alle nuove tecnologie, mettendo a disposizione di persone e organizzazioni la formazione, gli strumenti e il supporto necessari per prosperare in un'economia guidata dall'Ai. 'Il futuro della cura' contribuisce agli obiettivi di policy condivisi da istituzioni nazionali e regionali: rafforzare il personale sanitario, sostenere la trasformazione digitale e garantire che l'innovazione sia al servizio dell'equità, della sostenibilità e della qualità delle cure all’interno del Ssn. "In Parlamento - dichiara Luciano Ciocchetti, vicepresidente Commissione Affari sociali, Camera dei deputati - stiamo lavorando affinché la trasformazione in corso rafforzi davvero la sanità territoriale, la presa in carico delle cronicità e il supporto agli operatori. Aiutare i professionisti della salute ad acquisire nuove competenze significa consentire al personale sanitario di offrire prestazioni sempre più qualificate per il benessere dei pazienti". Per Beatrice Lorenzin, componente Commissione Bilancio, Senato della Repubblica, il futuro della cura "non potrà prescindere dall'utilizzo di nuove tecnologie, così come non potrà ignorare le nuove sfide a cui saremmo sottoposti". A livello globale "osserviamo una crescita fino al +300% delle molecole in sviluppo e una riduzione dei tempi di ricerca preclinica fino al -40% grazie all'Ai - evidenzia Carlo Riccini, direttore generale Farmindustria - E la trasformazione digitale sta ridefinendo anche il modo con cui gestiamo l'assistenza sanitaria, ci prendiamo cura di noi stessi e degli altri, programmiamo la spesa e ne misuriamo gli esiti. Sono tecnologie che possono dispiegare i propri effetti positivi solo facendo crescere e aggiornando le competenze: per questo la politica della formazione è parte della politica industriale e di quella sanitaria. Investire nelle persone significa investire nell'Italia". Questo tipo di programmi favorisce "inoltre un approccio condiviso tra attori pubblici e privati, a beneficio dell'efficienza del sistema e dell'accesso alle cure". L'intelligenza artificiale "rappresenta senza dubbio un’opportunità per rafforzare la sostenibilità e l'efficienza del Ssn", osserva Francesco Saverio Mennini, capo Dipartimento della Programmazione, dispositivi medici, farmaco e politiche in favore del Ssn, ministero della Salute. "Serve però una governance chiara, basata su evidenze e che aiuti le professioni sanitarie e liberarsi dei carichi amministrativi per dedicare più tempo alla gestione del paziente. Investire nelle competenze significa quindi mettere il sistema nelle condizioni migliori di accogliere la trasformazione offerta dall'innovazione con benefici misurabili per i cittadini. Proprio per questi motivi - conclude - il ministro della Salute sta lavorando per migliorare i percorsi di formazione dei professionisti sanitari, definendo linee guida appropriate a questo scopo".
(Adnkronos) - In un mercato del lavoro sempre più frammentato - tra lavoro dipendente, attività autonome, gestione separata e carriere discontinue - comprendere come funzionano i contributi e come incidono nel tempo diventa essenziale per evitare decisioni che oggi appaiono vantaggiose ma che, nel lungo periodo, possono ridurre l’assegno pensionistico. Ne parla con Adnkronos/Labitalia Andrea Martelli, fondatore e amministratore di Miapensione, realtà specializzata nella consulenza previdenziale "La Legge di Bilancio 2026 - spiega - rafforza una tendenza già evidente negli ultimi anni: aumentare il netto in busta paga, anche attraverso strumenti che, in alcuni casi, penalizzano la contribuzione effettiva. Una delle misure più significative riguarda i lavoratori che hanno maturato i requisiti per la pensione anticipata ma scelgono di restare al lavoro. In questi casi, infatti, la quota di contributi a carico del lavoratore non viene più versata all’Inps, in quanto l’importo viene riconosciuto direttamente in busta paga. La somma è netta e non imponibile, con un beneficio immediato per il reddito mensile. Nel lungo periodo, però, il rischio è di percepire una pensione futura più bassa". “Questo - sottolinea - è il trade-off che caratterizza il 2026: vantaggio oggi, possibile penalizzazione domani. Uno dei possibili rischi per quest’anno è confondere il beneficio fiscale con quello previdenziale. Un aumento dello stipendio netto non sempre si traduce in una pensione migliore. Per questo, nel nuovo equilibrio disegnato dalla Legge di Bilancio, i contributi Inps 2026 non cambiano nella forma, ma cambiano nel significato: diventano uno strumento centrale di responsabilità individuale nella costruzione della propria pensione”. “Per i lavoratori dipendenti - osserva Martelli - la manovra 2026 interviene sugli scaglioni Irpef e conferma il taglio del cuneo fiscale, riducendo la pressione complessiva. Il risultato è un netto mensile più alto, senza modifiche dirette alle aliquote contributive, ma richiede di compiere scelte volontarie che incidono direttamente sulla pensione futura. Per autonomi e professionisti iscritti alla gestione separata, invece, le aliquote restano stabili, ma l’assenza di un alleggerimento strutturale dei contributi, unito alla discontinuità dei redditi, rende il rischio previdenziale ancora più marcato”. "Dal secondo semestre 2026 - ricorda - aumenta il limite di deducibilità fiscale per i versamenti alla previdenza complementare. Un vantaggio in termini di Irpef, che rende i fondi pensione più efficienti sul piano fiscale. Resta però un principio da non sottovalutare: la previdenza complementare integra ma non sostituisce la pensione pubblica e non può essere utilizzata per anticipare l’uscita dal mondo del lavoro, come era stato temporaneamente possibile in passato”. “Il 2026, quindi, non introduce una rivoluzione contributiva, ma segna un’evoluzione chiara del sistema: più libertà oggi, più responsabilità domani. Quando si parla di pensione, la differenza non la fanno solo le norme, ma la capacità di compiere scelte informate e consapevoli, guardando oltre la busta paga e ragionando in termini di futuro previdenziale. Informarsi con largo anticipo sulla propria posizione previdenziale, permette di avere più opportunità per correggere la situazione e tutelare così la propria pensione”, commenta Andrea Martelli di Miapensione.
(Adnkronos) - L’Italia si colloca tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti green ed è terza anche per quota di imprese con brevetti sul totale delle imprese (16,5 ogni 1.000 imprese), dopo Germania (21,6) e Austria (18,9). Un dato importante che sottostima la dinamicità del sistema produttivo in cui sono in crescita costante gli investimenti in sostenibilità, con 578.450 imprese che tra il 2019 e il 2024 hanno realizzato eco-investimenti (38,7% del totale). Un’innovazione diffusa non sempre tradotta in titoli di proprietà intellettuale, anche per una cultura industriale ancora poco orientata alla valorizzazione sistematica dei risultati di ricerca e sviluppo. Questa la fotografia scattata dallo studio Competitivi perché sostenibili, realizzato congiuntamente da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. Stando al report, il nostro Paese detiene brevetti importanti in comparti chiave: la mobilità sostenibile, dove i brevetti italiani pesano per il 31% sul totale dei brevetti che riguardano la mitigazione dei cambiamenti climatici; l’efficienza energetica nell’edilizia, in cui superiamo la media Ue; la gestione dei rifiuti e delle acque reflue, settore in cui siamo per tradizione tra i Paesi più dinamici; le tecnologie Ict per la mitigazione climatica, con un incremento record del +270% negli ultimi dieci anni. Le regioni del Nord - Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte - trainano questa dinamica, forti della loro tradizione manifatturiera e della capacità di trasformare ricerca e know how industriale in soluzioni concrete. Le imprese risultano essere le principali protagoniste, titolari dell’81,9% delle domande pubblicate, seguono le persone fisiche (12,9%), mentre gli enti si attestano al 5,2%. “L’Italia sa innovare e competere nei settori ambientali - dichiara il presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci - ma ha bisogno di un salto di scala: è necessario investire di più in ricerca, supportare la capacità di brevettare, rafforzare il trasferimento tecnologico e replicare il modello vincente dell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, dell’elettrificazione e delle rinnovabili. Solo così il Paese potrà ambire ad essere leader dell’innovazione verde europea. Il report ‘Competitivi perché sostenibili’ di Fondazione Symbola e Unioncamere evidenzia anche il nesso tra innovazione verde e competitività. Infatti le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti”. “L’Italia ha compiuto grandi passi avanti nella brevettazione green (+44,4% tra 2012 e 2022) ma resta ancora una distanza significativa dalla Germania e dalla Francia - sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli - Dietro ad ogni brevetto c’è un investimento in ricerca e innovazione di imprese, Università e Centri di ricerca, ma l’investimento non basta se non si tutela la proprietà intellettuale con i brevetti. E sempre di più anche il sistema del credito e della finanza ne valorizza il possesso come asset del capitale delle imprese per la concessione dei prestiti”. Analizzando la distribuzione settoriale delle domande italiane di brevetto europeo in ambito green, il manifatturiero si conferma il motore principale dell’innovazione (59,0%), seguono i settori legati alla ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all’ingrosso (3,5%) e costruzioni (3,5%). A livello di ambiti tecnologici si rileva la forte presenza di soluzioni legate alla digitalizzazione dei processi produttivi e alla gestione efficiente delle risorse energetiche e ambientali (12,0%). A distanza seguono le tecnologie di misurazione e collaudo delle variabili elettriche e magnetiche (7,3%). Il terzo ambito in ordine di rilevanza è rappresentato dalle tecnologie per il trattamento delle acque reflue, delle acque fognarie e dei fanghi (6,5%). Seguono le tecnologie relative a biciclette e veicoli di micromobilità, riguardanti telai, sistemi di sterzo, sospensioni e vari dispositivi che rendono questi mezzi sempre più efficienti e competitivi. Quinto ambito quello energetico, include soluzioni per reti di distribuzione in corrente alternata o continua, sistemi di gestione e ricarica delle batterie, alimentazione da più fonti e perfino tecnologie per la trasmissione wireless dell’energia. Lo studio evidenzia anche il nesso tra innovazione verde e competitività: le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti (non green). Generano un fatturato per impresa molto più elevato (382 milioni di euro per impresa contro 41 milioni delle non green) e registrano una maggiore produttività (144mila euro di valore aggiunto per addetto contro 92mila). Dal punto di vista dell’export, oltre la metà (57,8%) esporta, generando oltre 63 miliardi di euro, con una forte diversificazione dei mercati di riferimento. Inoltre, il capitale umano è più qualificato, con una quota più alta di laureati (29,7%, di cui il 16,7% in discipline Stemplus). Infine, queste imprese attraggono più capitale estero: il 41,9% ha partecipazioni straniere, contro il 31,7% delle non green.