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(Adnkronos) - Ancora un giorno di guerra in Iran e nuova impennata dei prezzi del petrolio, con le minacce dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz a pesare in particolare sui mercati internazionali. Ed è così che - a partire dagli Usa e passando per l'Ue - il mondo corre ai ripari mettendo in campo nuove misure per contrastare gli effetti dell'aumento provocato dall'attacco a Teheran. Nella giornata in cui il costo del petrolio sale a 90 dollari al barile, funzionari statunitensi sostengono che l'Iran abbia posizionato mine a Hormuz e il Regno Unito ha denunciato l'attacco a diverse navi mercantili colpite da proiettili nei pressi dello Stretto, i 32 Paesi membri dell'Agenzia Internazionale per l'Energia - tra cui l'Italia - hanno intanto "deciso all'unanimità di lanciare il più grande rilascio di scorte petrolifere di emergenza mai effettuato" nella storia dell'agenzia. Ad annunciarlo è stato il direttore esecutivo Fatih Birol. "I paesi dell'Aie metteranno a disposizione del mercato 400 milioni di barili di petrolio... per compensare la perdita di approvvigionamento dovuta all'effettiva chiusura dello Stretto", le parole di Birol in un messaggio trasmesso in diretta sul sito web dell'agenzia. La decisione di intraprendere un'azione collettiva di emergenza, si legge in una nota ufficiale, "è stata presa in seguito a una riunione straordinaria dei governi membri dell'Aie tenutasi ieri, convocata dal direttore esecutivo dell'Aie per valutare le condizioni di mercato nel contesto del conflitto in Medio Oriente e valutare le opzioni per affrontare le interruzioni dell'approvvigionamento". "Le sfide che stiamo affrontando sul mercato petrolifero sono di portata senza precedenti, quindi sono molto lieto che i Paesi membri dell'Aie abbiano risposto con un'azione collettiva di emergenza di dimensioni senza precedenti", ha dichiarato Birol . "I mercati petroliferi sono globali, quindi anche la risposta alle principali perturbazioni deve essere globale. La sicurezza energetica è il mandato fondante dell'Aie e sono lieto che i membri dell'Agenzia stiano dimostrando una forte solidarietà nell'intraprendere insieme azioni decisive". Come spiega l'agenzia, le scorte di emergenza saranno messe a disposizione del mercato in un arco di tempo adeguato alle circostanze nazionali di ciascun Paese membro e saranno integrate da ulteriori misure di emergenza da parte di alcuni Paesi. I membri dell'Aie detengono scorte di emergenza per oltre 1,2 miliardi di barili, a cui si aggiungono altri 600 milioni di barili di scorte industriali detenute sotto obbligo governativo. Il rilascio coordinato delle scorte è il sesto nella storia dell'Aie, creata nel 1974. Precedenti azioni collettive sono state intraprese nel 1991, 2005, 2011 e due volte nel 2022. Il conflitto in Medio Oriente, iniziato il 28 febbraio 2026 - si legge ancora -, ha ostacolato i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, con volumi di esportazione di greggio e prodotti raffinati attualmente inferiori al 10% rispetto ai livelli pre-conflitto. Ciò sta costringendo gli operatori della regione a chiudere o ridurre una parte sostanziale della produzione. Nel 2025, una media di 20 milioni di barili al giorno di petrolio greggio e prodotti petroliferi hanno transitato attraverso lo Stretto di Hormuz, pari a circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare. Le possibilità per i flussi di petrolio di bypassare lo Stretto di Hormuz sono limitate. L'Aie fornirà a tempo debito ulteriori dettagli sulle modalità di attuazione di questa azione collettiva. Continuerà inoltre a monitorare attentamente i mercati globali del petrolio e del gas e a fornire raccomandazioni ai governi membri, ove necessario. Il Segretario degli Interni statunitense Doug Burgum ha intanto ribadito oggi la posizione dell'amministrazione Trump secondo cui l'aumento dei prezzi del petrolio legato alla guerra con l'Iran rappresenta solo un'interruzione temporanea, ma ha osservato che "ci sono opzioni" per garantire che "l'energia continui a seguire l'economia globale". In un'intervista con Fox News, Burgum ha indicato che l'amministrazione potrebbe prendere in considerazione l'utilizzo delle riserve petrolifere nazionali, se necessario. "Questi sono i momenti in cui queste riserve vengono utilizzate", ha affermato. "Abbiamo un problema di transito, che è temporaneo, e quando si verifica un problema di transito lo stiamo risolvendo diplomaticamente, cosa che possiamo e risolveremo, il momento perfetto per pensare di liberarle per allentare la pressione sui prezzi globali". "Faremo scendere i prezzi con la pace e la stabilità nel mondo e il Presidente Trump farà in modo che ciò accada", ha promesso, suggerendo che gli alleati degli stati del Golfo potrebbero in definitiva trarne benefici a lungo termine. La Casa Bianca ritiene di poter tollerare ancora per settimane un aumento dei prezzi del petrolio, prima che diventi un problema politico serio. Secondo fonti vicine all’amministrazione citate da Politico, il team del presidente Trump considera gestibile per tre o quattro settimane un eventuale rialzo delle quotazioni energetiche senza la necessità di modificare la propria strategia militare nel conflitto con l’Iran. All’interno dell’amministrazione prevale l’idea che gli attuali picchi siano temporanei. Il petrolio è sceso ieri intorno agli 80 dollari al barile, dopo aver toccato circa 120 dollari nel fine settimana, rafforzando la convinzione che le oscillazioni del mercato siano momentanee e non richiedano cambiamenti immediati nella politica statunitense. Un ex funzionario dell’amministrazione ha spiegato che prima di rivedere l’approccio serviranno "diverse settimane di dati coerenti" sull’andamento dei prezzi: "Queste piccole oscillazioni temporanee non sono ciò su cui baseranno la politica". Secondo le fonti, l’aumento delle quotazioni non è stato preso in considerazione come motivo per cambiare la strategia militare, anche se la rapidità dell’impennata registrata domenica sera ha sorpreso la Casa Bianca. Gli Stati membri dell'Ue devono mantenere scorte di emergenza di petrolio sufficienti per "novanta giorni" e ora i depositi "sono pieni", ha assicurato la portavoce della Commissione Europea per l'Energia Anna-Kaisa Itkonen, a Bruxelles, precisando che "domani è prevista una riunione del comitato" per discuterne il possibile utilizzo.
(Adnkronos) - Cida-Confederazione italiana dirigenti ed alte professionalità nasce nel 1946, lo stesso anno della Repubblica Italiana. Non è una coincidenza: è un parallelismo che racconta un destino condiviso. Mentre il Paese costruiva le sue fondamenta democratiche, la dirigenza italiana si organizzava per contribuire alla ricostruzione economica, sociale e civile. Ottant’anni dopo, quel legame tra competenza manageriale e tenuta istituzionale è più attuale che mai. (VIDEO) “Celebrare gli 80 anni di Cida - dichiara Stefano Cuzzilla, presidente di Cida - significa riconoscere il contributo della dirigenza italiana alla costruzione e alla tenuta della Repubblica. Dal 1946 a oggi, nei momenti più difficili il management italiano è stato presidio di continuità, equilibrio, responsabilità. Questi 80 anni aprono il quinto ciclo ventennale della nostra storia, in un Paese che affronta trasformazioni profonde e ha bisogno di una classe dirigente all’altezza della loro complessità. Per questo il 2026 non sarà un anno di commemorazione, ma di proposta: guidare il cambiamento con competenza e visione è il nostro mandato, oggi come allora”. 'Il futuro come responsabilità' si fonda su un concept strategico: 5×20. Ottant’anni non sono solo il prodotto di quattro cicli conclusi - 1946-1965, 1966-1985, 1986-2005, 2006-2025 - ma l’apertura del quinto ciclo ventennale (2026-2045) che condurrà Cida al suo centenario. Cinque volte venti anni non come semplice periodizzazione cronologica, ma come grandi stagioni di responsabilità, ognuna segnata da sfide diverse e da decisioni che hanno inciso sul volto del Paese. Attraverso questi cicli, cinque tematiche restano costanti e si trasformano: tecnologia e innovazione, leadership e responsabilità, lavoro e welfare, competenze e formazione, ruolo sociale del management. Fili che attraversano la storia e ne determinano la qualità, costruendo una mappa per leggere il passato senza nostalgia, abitare il presente con consapevolezza e costruire il futuro come scelta. Il concept 5×20 verrà declinato in un programma di eventi, pubblicazioni e iniziative istituzionali lungo tutto il 2026, posizionando Cida come soggetto di proposta concreta su tre priorità nazionali: intelligenza artificiale e futuro del lavoro, demografia e sostenibilità del welfare, competenza manageriale come garanzia della qualità della decisione — pubblica e privata. Un percorso che Cida affronterà con partner di primo piano: l’Istituto Italiano per l’Intelligenza artificiale per l’impatto industriale-AI4I, fondato dal Governo italiano per sviluppare ricerca trasformativa applicata all’intelligenza artificiale, con cui si aprirà il ciclo di eventi il 10 giugno; il Censis e Itinerari Previdenziali, voci autorevoli nell’analisi della società e del welfare italiani. A dare forma visiva a questa visione è il nuovo logo celebrativo sviluppato per il 2026. Quattro elementi simbolici si integrano in un’unica immagine: l’infinito, che evoca la continuità tra memoria e progetto; la rete, che rappresenta le dieci Federazioni confederate, una comunità plurale che abbraccia tutti i settori strategici del Paese e trasforma la pluralità delle competenze in una forza comune; l’unione, che richiama la convergenza di competenze diverse verso un obiettivo condiviso; il timone, metafora della responsabilità direzionale che il management esercita nel governo delle organizzazioni e del cambiamento. Il logo accompagnerà come firma visiva tutte le iniziative dell’anno celebrativo, tenendo insieme passato e futuro in un’identità riconoscibile e proiettata in avanti. La sua ideazione, insieme all’intera architettura strategica e narrativa del progetto, è stata sviluppata con Eprcomunicazione spa società benefit, la sua controllata Cernuto Pizzigoni & Partners Srl e K-Vision, la nuova unit di Eprcomunicazione dedicata alle esperienze visive multimediali e immersive.
(Adnkronos) - Il Gruppo Davines - azienda attiva nel settore della cosmetica professionale con i marchi per l’haircare Davines e per lo skincare 'comfort zone', B Corp dal 2016 - annuncia, per il terzo anno consecutivo, l’apertura delle candidature per 'The Good Farmer Award' 2026. Realizzato in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, è il primo premio in Italia a sostenere i giovani agricoltori che guidano la transizione ecologica attraverso pratiche di agricoltura biologica rigenerativa e agroecologiche, con un approccio sistemico e anche sociale. Anche per questa edizione è stata rinnovata l’estensione del bando alle aziende agricole dedite all’allevamento e impegnate a migliorare il benessere e la salute animale con pratiche che includono, tra le altre, il pascolo all’aperto e la conseguente riduzione dell’uso di farmaci veterinari. Il bando si rivolge ad agricoltori e agricoltrici di età inferiore o uguale a 35 anni al 31 luglio 2026 che gestiscano imprese con certificazione biologica in corso di validità. I due progetti più innovativi e avanzati riceveranno dal Gruppo Davines 10mila euro ciascuno per l’acquisto di materiali e per interventi finalizzati al miglioramento e allo sviluppo delle attività agroecologiche. Le candidature possono essere inviate dal 10 marzo fino al 15 maggio 2026 compilando il modulo online. La cerimonia di premiazione si terrà il 27 novembre 2026 presso il Davines Group Village a Parma. Requisiti necessari per accedere al bando sono l’avere una certificazione biologica in corso di validità e applicare i principi dell’agricoltura biologica rigenerativa e dell’agroecologia. In particolare i giovani agricoltori e le loro aziende dovranno dimostrare di utilizzare almeno tre tra le strategie e le pratiche di agricoltura biologica rigenerativa e agroecologia identificate dal regolamento, tra cui la rotazione colturale, il minimo disturbo del suolo, l’utilizzo di fertilizzanti organici, la coltivazione di alberi associata a campi seminativi o a pascoli, l’uso di colture di copertura come le leguminose e la pacciamatura del terreno (ossia la copertura del terreno con materiale organico come paglia o foglie). La Commissione che valuterà e selezionerà i progetti è composta da otto membri, fra professori universitari ed esperti in temi di agricoltura, agroecologia e sostenibilità. Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, è il presidente della Giuria. Gli altri membri sono: Davide Bochicchio, ricercatore del Crea Zootecnia e Acquacoltura; Dario Fornara, direttore di Eroc (European Regenerative Organic Center); Angelo Gentili, responsabile nazionale Agricoltura di Legambiente; Paola Migliorini, docente presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo; Alessandro Monteleone, dirigente di Ricerca del Crea, Centro Politiche e Bio-economia; Camilla Moonen, professoressa associata presso l’Istituto di Scienze delle Piante, Università Sant’Anna di Pisa; Francesca Pisseri, medica veterinaria esperta in agroecologia, Associazione Italiana di Agroecologia.