(Adnkronos) - In sovrappeso, con narici ristrette o una forma della testa più larga e più corta: è l'identikit dei cani a maggior rischio di gravi problemi respiratori. Il loro 'tallone d'Achille' è una sindrome che i veterinari chiamano Boas, sindrome brachicefalica ostruttiva delle vie aeree, e un nuovo studio pubblicato su 'Plos One' ha portato gli autori a perfezionare l'elenco delle razze canine più esposte al problema. Tra i quattrozampe interessati figurano: il Pechinese, lo Shih Tzu, il Boston Terrier, lo Staffordshire Bull Terrier, il Cavalier King Charles Spaniel, il Chihuahua, il Boxer. In tutto 12 razze, sulle 14 prese in considerazione dagli esperti. E si tratta di un ampliamento, perché una ricerca precedente sulla Boas si era già concentrata sulle 3 famiglie di cani dalla 'faccia piatta' più popolari nel Regno Unito: Bulldog, Bulldog francese e Carlino. Ora la lista si allunga. In alcune delle razze esaminate anche code più corte e colli più spessi risultavano essere un ulteriore fattore di rischio. La Boas - spiegano gli autori dello studio, ricercatori della Cambridge Veterinary School - è una malattia cronica associata a cani con cranio corto o muso schiacciato. Per effetto della sindrome, lesioni alle vie respiratorie superiori causano il restringimento delle vie aeree. Questo spesso provoca una respirazione rumorosa, ma può anche influire sulla capacità del cane di fare esercizio, dormire e affrontare il caldo o lo stress. Lo studio rivela una notevole variabilità, in termini di prevalenza della Boas e di gravità, sia tra le razze di cani a faccia piatta, ma anche all'interno di ciascuna razza. C'è "uno spettro" di manifestazioni. "Alcuni cani sono colpiti solo in modo lieve, ma nei più gravi" la sindrome "può ridurre significativamente la qualità della vita e diventare un serio problema di benessere", evidenzia Fran Tomlinson, ricercatrice della Cambridge Veterinary School che ha co-diretto lo studio. "Sebbene la chirurgia, la gestione del peso e altri interventi possano aiutare in una certa misura i cani colpiti, la Boas è ereditaria e c'è ancora molto da imparare su come possiamo ridurre il rischio nelle generazioni future". Il lavoro degli esperti ha coinvolto quasi 900 cani e ha dimostrato in 12 delle 14 razze studiate un livello rilevabile di anomalie respiratorie. Nel dettaglio, i ricercatori hanno identificato 2 razze ad alto rischio di Boas: l'89% dei Pechinesi e l'82% dei Chin giapponesi sono infatti risultati affetti dalla sindrome, con percentuali paragonabili a quelle di Carlini, Bulldog francesi e Bulldog. A seguire 5 razze sono state ritenute a rischio moderato, poiché sono risultati affetti dalla sindrome da metà a tre quarti dei cani valutati: King Charles Spaniel, Shih Tzu, Griffone di Bruxelles, Boston Terrier e Dogue de Bordeaux. Infine, Staffordshire Bull Terrier, Cavalier King Charles Spaniel, Chihuahua, Boxer e Affenpinscher sono risultati a rischio lieve, con solo metà dei cani di ognuna di queste razze che presentava un certo grado di respiro rumoroso e solo pochi animali con una patologia clinicamente significativa. Invece, nessuno dei cani di Pomerania o Maltese studiati è risultato clinicamente affetto. I cani sono stati valutati in visite individuali al Queen's Veterinary School Hospital di Cambridge, durante mostre canine e giornate dedicate ai test sanitari specifici per razza. Il Kennel Club del Regno Unito e l'università di Cambridge gestiscono un sistema di valutazione della funzionalità respiratoria per valutare Bulldog francesi, Bulldog e Carlini, utilizzato in molti Paesi del mondo. E proprio questa valutazione è stata adattata per poter studiare le altre 14 razze. Il team ha valutato la respirazione dei cani prima e dopo un test da sforzo di 3 minuti, classificando eventuali rumori delle vie respiratorie superiori e segni di difficoltà o fastidio. I cani che hanno completato il test da sforzo senza riscontrare alcun disagio o rumore respiratorio sono stati classificati come non affetti, gli altri sono stati stratificati in base a forme di Boas da lieve a grave. Le razze canine 'brachicefale' sono generalmente associate a musi accorciati e descritte come 'a muso piatto' o affette da 'ipoplasia facciale'. Ma gli autori dello studio avvertono che anche i cani con un cranio relativamente largo in rapporto alla sua lunghezza, come lo Staffordshire Bull Terrier, possono essere considerati brachicefali. In altre parole si è scoperto che i cani con teste più larghe e corte, cioè con un rapporto cranio-facciale più basso, avevano maggiori probabilità di essere affetti da Boas. "I nostri risultati dimostrano che la relazione tra la lunghezza relativa del muso e il rischio di Boas è più complessa di quanto si pensi comunemente", precisa uno degli autori, David Sargan. "Il King Charles Spaniel, noto anche come English Toy Spaniel negli Stati Uniti, è una razza con la faccia estremamente schiacciata, quindi ci si aspetterebbe di trovarlo in un gruppo a rischio più elevato. Tuttavia, il 40% degli animali da noi valutati non è stato colpito da Boas". Il restringimento delle narici era stato già in precedenza segnalato come fattore di rischio chiave e lo studio fornisce ulteriori prove a supporto di questa ipotesi: le 2 razze ad alto rischio di Boas, Pechinese e Chin Giapponese, presentavano alti tassi di restringimento delle narici. E ancora: sia nelle razze Shih Tzu che Staffordshire Bull Terrier i ricercatori hanno scoperto che code più corte erano associate a un rischio maggiore di Boas. Fra gli Staffordshire Bull Terrier, gli esemplari con code più lunghe avevano circa il 30% di probabilità in meno di esserne affetti, mentre quelli colpiti avevano code più corte in media di 1,5 cm. Altro elemento: nelle razze Boston Terrier e Staffordshire Bull Terrier si è rilevato che i cani con colli proporzionalmente più spessi avevano maggiori probabilità di essere colpiti da Boas. Così come, nelle razze Chihuahua e King Charles Spaniel, i cani con un corpo relativamente più lungo e un'altezza più bassa. Pure i chili di troppo sembrano poter essere considerati un alert: i ricercatori hanno scoperto infatti che il sovrappeso rappresenta un fattore di rischio significativo per il Cavalier King Charles Spaniel, lo Shih Tzu e l'Affenpinscher. "Essere consapevoli dei fattori di rischio può essere utile sia per gli allevatori che per i potenziali proprietari". Fermo restando che peso, restringimento delle narici e rapporto cranio-facciale spiegano solo il 20% della variazione della Boas tra le diverse razze e che una valutazione respiratoria rimane il metodo più accurato per determinare la situazione.
(Adnkronos) - Il Portale della genitorialità “sarà fondamentale per mettere a disposizione dei cittadini e delle famiglie tutti i servizi presenti sul territorio, integrando ciò che possiamo fare a livello centrale, come Governo, con quanto viene realizzato a livello regionale e territoriale. Rappresenta la sintesi di ciò che vogliamo ottenere: una reale facilitazione per i cittadini nell’accesso a tutte le informazioni e, quindi, a tutti i servizi disponibili”. Lo ha detto il ministro della famiglia, della natalità e le Pari opportunità, Eugenia Roccella, partecipando oggi, a Palazzo Chigi, alla presentazione del portale progettato dall’Inps che offre in un unico spazio digitale, accessibile anche da App, 40 prestazioni dell’Istituto di previdenza per la famiglia e i genitori e 300 servizi di altre Pubbliche amministrazioni. Un’iniziativa che mira a semplificare l’accesso a bonus, congedi e sussidi. La piattaforma è organizzata in 7 sezioni: Servizi Inps (personalizzati), Diventare genitori, Crescita bambina/bambino, Disabilità, Centri per la famiglia, Servizi di Prossimità (Vicino a te). “È particolarmente significativo che il portale sia stato costruito attorno agli eventi della vita, quindi in modo non burocratico ma basato sui bisogni reali delle persone e delle famiglie - fa notare il ministro - L’accesso ai servizi parte da ciò che accade lungo il percorso di vita, evitando di dover cercare di volta in volta il singolo intervento e permettendo invece di trovare, in modo integrato, le risposte legate ai propri bisogni. Il sistema sarà naturalmente aggiornato e migliorato nel tempo. Si parte già da una base articolata, solida e ben costruita, ma è previsto un dialogo costante con gli utenti, così da aggiornare i dati e migliorare progressivamente sia i servizi offerti sia le modalità di accesso”, conclude.
(Adnkronos) - “Una regolazione ben disegnata può diventare un fattore abilitante per la competitività, favorendo una transizione ordinata e inclusiva dell’intero sistema economico”. Così Barbara Terenghi, direttrice Sostenibilità di Edison, spiega all’Adnkronos come la normativa europea può agevolare il sistema imprenditoriale italiano sostenendone gli sforzi soprattutto in ambito Esg. “Le imprese oggi si muovono in un contesto caratterizzato da una profonda trasformazione economica, ambientale e sociale, in cui la sostenibilità non è più un tema accessorio ma un fattore strutturale di evoluzione dei modelli di produzione e consumo e, in ultima istanza, di competitività - premette - La principale sfida è integrare gli obiettivi ambientali, sociali e di governance all’interno delle strategie industriali e finanziarie, rendendoli coerenti con le esigenze di crescita, innovazione e creazione di valore nel lungo periodo. La transizione verso modelli produttivi più sostenibili richiede investimenti significativi, un’evoluzione delle competenze e una capacità di lettura sistemica dei rischi e delle opportunità, a partire da quelli legati al cambiamento climatico, alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla tutela delle persone lungo la catena del valore”. In questo contesto, “il quadro normativo europeo in materia di sostenibilità rappresenta un elemento importante per accompagnare il sistema imprenditoriale nel percorso di transizione”. “Iniziative come il pacchetto Omnibus I - continua Terenghi - vanno nella direzione di snellire l’architettura regolatoria, introducendo elementi di semplificazione e maggiore proporzionalità negli obblighi di rendicontazione, senza rinunciare all’obiettivo di garantire trasparenza e affidabilità delle informazioni”. Nello specifico, “la riduzione del perimetro di applicazione della Csrd esclude le imprese medio-piccole e concentra gli obblighi sulle aziende di grandi dimensioni, evitando un’eccessiva estensione degli obblighi a soggetti con minori capacità organizzative. Va però tenuto conto dell’effetto indiretto sulle imprese obbligate, che devono rendicontare sugli impatti lungo la catena del valore pur avendo un numero crescente di fornitori non più soggetti a obblighi analoghi. Omnibus I introduce alcune tutele procedurali, come la possibilità di spiegare le difficoltà nel reperire i dati ma non risolve del tutto la tensione tra obblighi di rendicontazione estesi e disponibilità effettiva delle informazioni a monte della filiera”. In generale, “per le imprese italiane, un contesto normativo più chiaro e armonizzato a livello europeo può tradursi in una migliore comparabilità dei dati, in una maggiore credibilità nei confronti dei mercati finanziari e degli investitori e in una riduzione della complessità della rendicontazione stessa. Questo consente di concentrare risorse e competenze sulla realizzazione concreta delle strategie di sostenibilità, piuttosto che sulla gestione frammentata degli adempimenti". Per quanto riguarda Edison, “la nostra rendicontazione, dallo scorso anno è allineata alla direttiva Csrd. Per Edison non è solo un adempimento, ma uno strumento di dialogo e di responsabilità, che consente di misurare i risultati, individuare aree di miglioramento e rendere conto in modo chiaro degli impatti generati. In questo approccio integrato risiede la nostra convinzione che la transizione energetica e lo sviluppo sostenibile rappresentino non solo una responsabilità, ma anche una grande opportunità di impegno e creazione di valore e ne diamo conto nel Sustainability Statement documentando non solo i risultati passati ma anche i programmi futuri e le risorse che l’azienda intende dedicare per la loro realizzazione”. L’impegno di Edison per la sostenibilità si fonda in particolare su tre macro ambiti, spiega Terenghi: “Produzione rinnovabile (l’obiettivo è raddoppiare la capacità installata) e flessibile, sicurezza degli approvvigionamenti gas e sviluppo dei gas verdi, servizi a valore aggiunto e soluzioni per la transizione energetica dei clienti (B2B, B2C, B2G)”. Qualche dato. “A partire dal 2006, l’azienda ha già ridotto le proprie emissioni dirette di CO2 di oltre il 75%, passando da un livello prossimo a 25 Mt CO2eq nel 2006 a circa 6 Mt CO2eq nel 2024. Nel 2025 abbiamo completato nuovi impianti eolici e fotovoltaici per 200 MW, quest’anno avvieremo cantieri per altri 500 MW, che si aggiungono ai 250 MW già in costruzione - aggiunge - Inoltre, negli ultimi anni abbiamo realizzato 1,5 GW di capacità termoelettrica altamente efficiente e flessibile, grazie a due nuovi impianti - in Veneto e Campania - che sono tra i più avanzati al mondo in termini di prestazioni e sostenibilità per questo tipo di centrali. Nel 2024 la società ha proseguito lo sviluppo di nuova capacità per la produzione di Biometano e Biogas con 8 impianti in gestione, costruzione e autorizzazione in Italia e Spagna". Inoltre, "attraverso Edison Next e Edison Energia, promuoviamo il percorso di famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni verso la decarbonizzazione e l’elettrificazione. Un esempio di investimento per le famiglie: dal 2021 la società ha lanciato un modello innovativo di condivisione dell’energia in ambito condominiale con l’obiettivo di promuovere l’autoproduzione e l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili. Così i condomini possono aderire a gruppi di auto consumo collettivo (Auc) realizzato con l’installazione sul tetto del condominio di un impianto fotovoltaico”, conclude Terenghi.