(Adnkronos) - L'Iran è pronto a riaprire lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale in particolare per il passaggio delle petroliere, sin da oggi. Ma pone una condizione ben precisa. Il transito sarà concesso senza alcuna limitazione a qualsiasi paese arabo o europeo che espellerà gli ambasciatori di Israele e Stati Uniti dal proprio territorio. Secondo la tv iraniana IRIB, come riferisce la Cnn, le Guardie Rivoluzionarie hanno stabilito che il "pieno diritto e la piena libertà" di transitare attraverso lo Stretto di Hormuz spetta ai paesi che interromperanno i rapporti diplomatici sia con Israele che con gli Stati Uniti. Attraverso Hormuz passa il 20% del petrolio mondiale e la guerra, iniziata il 28 febbraio, ha provocato un'impennata dei prezzi fino a superare quota 100 dollari al barile. "Non permetterò a un regime terroristico di tenere in ostaggio il mondo e tentare di interrompere l'approvvigionamento globale di petrolio. Se l'Iran farà qualcosa in tal senso, subirà un contraccolpo molto, molto più duro", dice Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, durante la conferenza stampa tenuta a Miami. "Lo Stretto di Hormuz resterà sicuro, porremo fine a queste minacce una volta per tutte. Il risultato saranno prezzi più bassi per petrolio e gas", aggiunge il numero 1 della Casa Bianca senza però fornire elementi concreti. La priorità è diffondere tranquillità e placare i mercati, che reagiscono positivamente all'annuncio di una "guerra praticamente finita". "Mi aspettavo che i prezzi sarebbero aumentati, ma credevo sarebbero saliti di più", dice provando a disinnescare l'allarme. "Nelle ultime settimane il regime e i gruppi che agiscono per loro procura - aggiunge Trump - hanno attaccato il commercio internazionale", ma tra poco finirà la guerra "e il petrolio scenderà". "Stiamo agendo per il bene gli altri paesi, anche per la Cina, in modo che il petrolio possa continuare ad andare in Cina - rivendica - Stiamo proteggendo il resto del mondo". L'America ha congelato le sanzioni contro alcuni paesi: "Lo faremo finché non sarà riaperto lo Stretto". "Lanceremo delle operazioni di scorta navale laddove fosse necessario: abbiamo le più grandi capacità per dragare le mine e libereremo il mare. Se gli iraniani giocheranno con noi li colpiremo con una forza mai vista", avverte. In questo quadro i Paesi del G7 - Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti - stanno valutando di ricorrere alle riserve strategiche di petrolio per contenere l'effetto sui mercati, come spiega il ministro delle Finanze francese Roland Lescure, a Bruxelles, al termine della riunione in videoconferenza dei ministri delle Finanze dei Sette e prima dell'Eurogruppo. "Non ci sono problemi con le forniture di petrolio o gas, né in Europa né negli Stati Uniti. Tuttavia, esamineremo attentamente come possiamo stabilizzare tutti i flussi, l'intero mercato, studiando tutte le misure, incluso, perché no, lo svincolo delle scorte strategiche", dice. Qual è la situazione attuale a livello di scorte? I paesi membri dell'Agenzia internazionale dell'energia "detengono attualmente oltre 1,2 miliardi di barili di scorte petrolifere pubbliche di emergenza, con ulteriori 600 milioni di barili di scorte industriali detenute in base a obblighi governativi", dice il presidente dell'Iea, Fatih Birol, presente alla riunione dei ministri delle finanze del G7. L'uragano globale diventa un potenziale assist per la Russia di Vladimir Putin, che va a caccia del passepartout per uscire dall'angolo. "Se le aziende e acquirenti europei decidono all'improvviso di riorientarsi a una cooperazione sostenibile di lungo periodo, esente da pressioni politiche, si può partire. Non ci siamo mai rifiutati", dice il leader del Cremlino, che prova a riportare al centro del mercato il petrolio russo. "Siamo disposti a lavorare con gli europei ma abbiamo bisogno di segnali da loro, segnali sulla loro prontezza a lavorare con noi per assicurare la stabilità e la sostenibilità che chiediamo", aggiunge descrivendo un quadro potenzialmente favorevole a Mosca: "Lo Stretto di Hormuz è di fatto chiuso. L'equilibrio tra domanda e offerta nel mercato degli idrocarburi sta cambiando a causa del conflitto in Medio Oriente. Questo porterà a una nuova realtà dei prezzi, sostenibile". E favorevole per Mosca, è l'auspicio di Putin.
(Adnkronos) - Il coordinatore giovani tributaristi Int, Jacopo Pettine, previo confronto con i due vice coordinatori Desideria Micciulla e Giovanni Malinconico, ha scritto al ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, per presentare il rinnovato Coordinamento nazionale giovani tributaristi Int, ma anche per porre due prime problematiche che gravano maggiormente sui giovani professionisti, che all’inizio dell’attività non possono contare su studi strutturati. La prima riguarda le spese di formazione, che i professionisti sono obbligati ad affrontare, ne viene richiesta la deducibilità, per i giovani under 35, anche in regime forfettario, dopo aver esposto una proposta emendativa alla Legge 190/2014 che norma il regime agevolato, Pettine scrive: “L’attuale disciplina del regime forfettario, basata su coefficienti di redditività, non consente la deduzione analitica dei costi, penalizzando in particolare i giovani tributaristi che devono sostenere investimenti significativi in formazione obbligatoria e aggiornamento continuo. La proposta mira a rendere il sistema più equo, incentivando la crescita professionale e la qualità delle prestazioni, senza alterare l’impianto semplificato del regime". La seconda problematica, riguarda un tema già affrontato dall’ Istituto Nazionale Tributaristi e dalle maggiori confederazioni delle associazioni professionali ex lege 4/2013, la tutela del professionista tramite la sospensione dei termini relativi agli adempimenti professionali in caso di malattia, infortunio, maternità e malattia dei figli minori, art. 1 commi da 927 a 944 della Legge 234/2021. Tutela che a tutt’oggi riguarda esclusivamente il mondo ordinistico e non anche quello associativo, si legge nella lettera del Coordinatore: “ La norma, pur condivisibile nelle finalità, è fortemente discriminatoria perché esclude gli oltre 500 mila professionisti di cui alla L.4/2013 iscritti alla gestione separata Inps, riferendosi esclusivamente ai professionisti iscritti in albi. Tale esclusione configura una evidente disparità di trattamento su un tema delicatissimo quale la tutela del professionista in stato di malattia o infortunio. Il nostro ordinamento, dal 2013, riconosce formalmente due macro-aree del sistema professionale: quella ordinistica e quella disciplinata dalla Legge 4/2013. Non appare coerente che interventi legislativi in materia di tutela sociale ignorino il settore associativo". Anche in questo caso viene presentata una proposta emendativa che cancellerebbe la discriminazione rispristinando l’equità. Si legge infatti nella lettera dei Giovani tributaristi Int: “ Tale modifica eliminerebbe l’attuale disparità e ristabilirebbe un principio fondamentale: la tutela in caso di malattia, infortunio o maternità a rischio non può essere condizionata dalla natura ordinistica o associativa dell’attività professionale esercitata. Il diritto alla salute e la dignità del lavoro autonomo non possono conoscere gerarchie, Signor Ministro, queste proposte non rappresentano rivendicazioni settoriali, bensì interventi di equità sistemica, coerenti con i principi costituzionali di uguaglianza, tutela della salute e libertà di iniziativa economica. Sono misure che incidono concretamente sulla vita dei professionisti e in particolare dei giovani professionisti con studi meno strutturati, sulla sostenibilità di tutto il lavoro autonomo professionale e che possono rafforzare la credibilità delle istituzioni verso una generazione che chiede pari diritti e pari opportunità". I Giovani Tributaristi Int che hanno altre iniziative in cantiere, hanno voluto focalizzarsi su due specifiche problematiche ricevendo il plauso del Presidente nazionale Riccardo Alemanno e del consigliere delegato ai rapporti con i giovani tributaristi Alessandro Della Marra, hanno ribadito al ministro Abodi, la piena disponibilità a fornire ogni contributo tecnico utile al superamento delle criticità evidenziate.
(Adnkronos) - L’89% degli intervistati definisce il settore delle rinnovabili un ambiente inclusivo in cui le donne si sentono rispettate, ascoltate e valorizzate. Questo elemento estremamente positivo si accompagna però a elementi di criticità rispetto a una minore rappresentanza delle donne nel settore e a elementi di disparità percepita. È quanto emerge dall’indagine su circa 600 aziende del settore delle rinnovabili e del fotovoltaico, realizzata da Italia solare e Key - The Energy Transition Expo con il supporto di Excellera Intelligence, che analizza la presenza femminile e le dinamiche di inclusività nel comparto. Secondo i partecipanti all’indagine, le donne rappresentano il 35% dei dipendenti del comparto. Poco più di una donna su quattro (28%) opera nell’area tecnica, mentre il 72% è impiegato in altre funzioni aziendali, con una maggiore presenza nell’area Amministrazione (27%). Sul fronte delle posizioni apicali, il report evidenzia una presenza femminile ancora contenuta seppur in linea con i trend di altri settori: il 67% delle aziende ha almeno una donna in posizioni di vertice, mentre il 33% non ne ha nessuna. Se il dato a livello aggregato è positivo, nel momento in cui ci si concentra sulla leadership femminile la quota si assottiglia decisamente: solo 1 azienda su 10 dichiara di avere una donna come ad, dg o amministratrice unica, mentre il 4% segnala una presenza femminile nei ruoli di presidente o vicepresidente. L’89% degli intervistati pensa che nella propria azienda ci sia un clima inclusivo e rispettoso dell’universo femminile. Questo elemento è molto positivo per il settore e ha un portato positivo anche in termini di attrattività di talenti per le aziende che lo rappresentano. Questo dato però non equivale a dire che non esistano criticità, quasi una donna su due (48%) afferma di aver assistito nel suo percorso professionale a episodi riconducibili a disparità di genere. Gli episodi si verificano sia all’interno delle aziende sia durante eventi pubblici o incontri di lavoro. Gli episodi riportati riguardano principalmente delegittimazione tecnica e professionale, utilizzo di linguaggio non inclusivo, differenze nell’attribuzione di responsabilità e nei trattamenti economici. L’indagine evidenzia inoltre una significativa differenza di percezione tra uomini e donne rispetto alle opportunità professionali nel settore. Tra gli uomini intervistati, circa due terzi (67%) ritengono che esistano pari opportunità di carriera tra i generi, mentre questa convinzione è condivisa solo dal 41% delle donne. Il divario percettivo risulta ancora più marcato sul tema della parità retributiva: il 65% degli uomini considera equilibrate le retribuzioni tra uomini e donne, a fronte del 28% delle lavoratrici che esprime la stessa valutazione. Sul fronte degli strumenti organizzativi, il settore mostra una diffusione significativa di politiche a supporto dell’equilibrio tra vita professionale e personale: il 78% degli intervistati dichiara infatti che nella propria azienda sono attive misure di flessibilità e conciliazione vita-lavoro. Accanto a questo dato positivo emerge tuttavia un elemento di attenzione: circa una donna su cinque (21%) ritiene che l’utilizzo di tali strumenti possa comportare possibili ripercussioni sul percorso professionale, segnalando la persistenza di timori legati a potenziali penalizzazioni di carriera. “Il comparto energetico, e con questo anche il mondo delle rinnovabili e del fotovoltaico, è storicamente rappresentato da una forte presenza maschile. Negli anni abbiamo visto cambiare il trend, con aziende sempre più aperte e attente alla parità di genere, ma la strada da percorrere è ancora lunga. Come Associazione stimoliamo tale cambiamento e questa iniziativa è un passo concreto nella presa di coscienza di quello che manca e di ciò che si può fare per sostenere una presenza maggiore delle donne nel nostro settore. Quello che appare evidente è che oltre a una mancanza di figure femminili nelle discipline Stem (Science, Technology, Engineering, and Mathematics), resta ancora molto un fatto culturale. Partire da qua per promuovere il cambiamento è fondamentale e Italia Solare con le sue attività se ne rende promotrice”, commenta Paolo Rocco Viscontini, presidente di Italia Solare. “Le professioni legate al mondo dell’energia restano ancora poco presidiate dalla componente femminile, anche perché le donne intraprendono in misura limitata percorsi di studio e carriere nelle discipline Stem. Questo rapporto porta l’attenzione su un tema strategico per il futuro della filiera energetica e offre elementi utili a favorire una maggiore presenza femminile nel mondo tecnico e scientifico. Si tratta di un percorso che può rafforzare ulteriormente il contributo di competenze e valore che le donne già oggi portano nella filiera”, commenta Alessandra Astolfi, Global Exhibition Director della divisione Green & Technology di Italian Exhibition Group.