(Adnkronos) - J-Ax è uno dei 30 concorrenti del Festival di Sanremo 2026 e questa sera, mercoledì 25 febbraio, torna sul palco dell'Ariston per la seconda serata della kermesse canora. Il rapper italiano ha partecipato alla kermesse canora come concorrente in gara nel 2023 insieme agli Articolo 31 con il brano 'Un bel viaggio'. Il suo secondo ritorno, questa volta da solista, è con la canzone 'Italia Starter Pack'. Alessandro Aleotti è nato a Milano il 5 agosto 1972. J-Ax – nome d'arte che unisce 'J' come Joker, il suo villain preferito, e 'Ax', diminutivo di Alex – si avvicina giovanissimo all'hip hop, scrivendo testi e cimentandosi nel freestyle. Nel 1992 fonda con Vito Luca Perrini (DJ Jad) gli Articolo 31, pubblicando il primo singolo 'Nati per rappare'. L'anno successivo esce l'album Strade di città, seguito dal successo di Messa di Vespiri (1994) e Così com'è (1996), dischi che contribuiscono a portare il rap italiano nel mainstream. Nel 2002 il duo vira verso sonorità rap rock e punk con 'Domani smetto', mentre nel 2003 pubblica l'ultimo album prima dello scioglimento, Italiano medio. La separazione ufficiale arriva nel 2006, quando J-Ax e DJ Jad intraprendono carriere soliste. Il debutto solista di J-Ax coincide con l'album 'Di sana pianta' (2006). E prosegue fino al 2015 con lavori che consolidano la sua cifra stilistica ironica, provocatoria e attenta ai temi sociali. Parallelamente costruisce una forte presenza televisiva, partecipando a programmi come Spit, The Voice of Italy e Amici di Maria De Filippi, diventando un volto noto anche al grande pubblico. Nel 2016 avvia una collaborazione con Fedez: nel 2017 pubblicano insieme l'album 'Comunisti col Rolex', progetto che ottiene un successo commerciale significativo. Dopo la separazione artistica nel 2018, dovuta – come dichiarato da entrambi – a divergenze personali e professionali, i due si riavvicinano nel 2022, raccontando pubblicamente di aver scelto di superare le incomprensioni e ritrovare un rapporto umano. Nel 2020 J-Ax pubblica l'album 'ReAle', trainato dal singolo 'Ostia Lido', mentre nel 2022 conduce il podcast 'Non aprite quella podcast', dedicato a storie tra cronaca nera e mistero. Il 2023 segna la reunion con DJ Jad: gli Articolo 31 tornano insieme sul palco del Festival di Sanremo con 'Un bel viaggio', riportando all'Ariston una delle formazioni simbolo del rap italiano degli anni Novanta. Vita privata e progetti sociali Nel 2007 ha sposato la modella americana Elaina Coker; nel 2017 è nato il loro figlio, Nicolas Aleotti, concepito tramite fecondazione assistita, esperienza che l'artista ha raccontato pubblicamente. J-Ax è anche ambasciatore del progetto 'Bullifuorilegge', iniziativa contro bullismo e maltrattamenti, tema che lo tocca personalmente avendo dichiarato di averne sofferto durante l'adolescenza. Nell'estate del 2021 J-Ax è finito al centro delle cronache per le minacce di morte ricevute da ambienti no-vax, dopo essersi espresso pubblicamente a favore. In un'intervista al Corriere della Sera aveva raccontato di ricevere messaggi intimidatori e perfino foto di proiettili. Poco tempo prima era risultato positivo al Covid-19, esperienza poi superata senza conseguenze. Nel corso degli anni l'artista ha parlato apertamente anche del proprio passato, segnato da una dipendenza dalle droghe. Sempre al Corriere ha spiegato di aver intrapreso un percorso di cambiamento radicale, cercando nuove 'scariche di adrenalina' attraverso esperienze estreme condivise con la moglie, dal bungee jumping al paracadutismo. Grazie alla famiglia ha smesso completamente di bere e di fare uso di sostanze, pur dichiarando di consumare occasionalmente marijuana. Iconico anche per la sua immagine, J-Ax è un grande appassionato di tatuaggi: ha la testa completamente tatuata e porta inciso sul corpo il nome 'Nicolas', dedicato al figlio. Dopo l'esperienza come giudice nella prima edizione di The Voice of Italy, sono diventate celebri le sue frasi pungenti e motivazionali, spesso ironiche e dirette. Da quell'esperienza è nato il libro Axforismi, raccolta dei suoi pensieri e delle sue 'perle' diventate popolari tra fan e social network. A 'Tv Sorrisi e Canzoni', J-Ax ha raccontato che l'idea del brano è nata da un meme su Internet: "Ci sono tanti meme con questo tema 'starter pack', ovvero il 'pacchetto base' per appartenere a una categoria. Mi sono chiesto come sarebbe stato il 'pacchetto base' per essere italiano". La novità assoluta è nella struttura del brano, il genere è infatti country. Dice sempre il vecchio del quartiere Con molti più anni dei denti che ha Sto paese lo capisci da un cantiere Cinque dicono che fare, uno solo che lo fa Meglio essere fuori che finire dentro Tutti hanno qualcosa da nascondere Santi in paradiso non ce n'è al momento Più che avere fede è meglio un complice Condividi la password Che facciamo a metà il Wi-Fi Canta un coro da stadio Così sanno chi sei dovunque vai Serve una brutta canzone che fa Pappapparappa Mollare tutto a metà Qui per campare serve un po' di culo sempre È vietato ma fa niente Ti passo la canna del gas Italia Starter Pack Dice l'uomo che mi fa la benza Che chi guida non deve avere pietà Sto paese è come con la precedenza È solo di chi se la prende, non è mai di chi ce l'ha E Meno cose sai più sarai contento Facciamoci una botta di felicità Qui non si protesta per lo stipendio Solo per la pizza con l'ananas Per pagare c'è tempo Tanto i debiti già ce li hai Goditi sto momento Che quando vai mica lo sai Serve una brutta canzone che fa Pappapparappa Mollare tutto a metà Qui per campare serve un po' di culo sempre È vietato ma fa niente Ti passo la canna del gas Italia Starter Pack E ci dicono che siamo disonesti, furbetti Tutti dei gran figli di mammà Di leggi sbagliate e di caffè corretti Ma abbiamo pure dei difetti E in effetti Serve una brutta canzone che fa Pappapparappa Mollare tutto a metà Qui per campare serve un po' di culo sempre È vietato ma fa niente Ti passo la canna del gas (del gas) Italia Starter Pack.
(Adnkronos) - "Per la nostra industria di produzione di carni suine e salumi l'export è fondamentale, perché è l'unico ambito in cui si può pensare ragionevolmente di crescere ancora, visto che sappiamo che il mercato interno è saturo, è arrivato a un plateau, diciamo, difficilmente superabile. E gli Usa rappresentano per le nostre aziende un mercato molto importante, di fatto il terzo per importanza all'estero, con circa 270 milioni di euro all'anno di valore di esportazione. Con l'avvio dei dazi di Trump, che si sono attestati nel 2025 al 15%, abbiamo riscontrato un dato di sostanziale conferma dell'export dell'anno precedente. Quindi diciamo che l'impatto sicuramente c'è stato perché arriviamo da anni di crescita e nell'ultima parte del 2025 c'è stato un calo, anche se comunque il dato totale di fatto lo possiamo considerare in pareggio rispetto al 2024, che, ricordiamo, è stato un anno particolarmente positivo". Così, con Adnkronos/Labitalia, Davide Calderone, direttore di Assica, l'associazione di categoria che nell'ambito di Confindustria rappresenta le aziende che producono carni suine e salumi, fa il punto sul 'peso' che gli Usa, e l'incertezza sui dazi imposti da Trump, hanno su un comparto che vede circa 180 aziende associate ad Assica, con un fatturato di oltre 9 miliardi di euro all'anno, dei quali 2 miliardi e 400 milioni dall'esportazione. Tra mortadelle, speck e prosciutti il mercato Usa per le aziende associate ad Assica negli ultimi anni è sempre stato in crescita. "Ci sono diverse aziende che esportano -sottolinea Calderone- ed è un mercato che è cresciuto molto negli ultimi anni, grazie al fatto che siamo riusciti a ottenere l'esportazione per l'intera gamma dei prodotti di salumeria, mentre fino a pochi anni fa l'export era consentito solamente per i prosciutti crudi stagionati e i prodotti conti. Invece adesso, con alcune limitazioni legate a malattie veterinarie, di fatto si può esportare l'intera gamma della salumeria italiana", sottolinea. Per Calderone le aziende italiane produttrici di salumi non si fanno illusioni su possibili cambi di rotta in materia di dazi, al di là della bocciatura della Corte Suprema. "Le nostre aziende associate -spiega- in questo momento sono evidentemente molto attente a quanto sta avvenendo. In questo momento in cui parliamo la situazione è addirittura migliore, perché se avremo per i prossimi 150 giorni il dazio al 10%, vuol dire che c'è stato un 5%, un calo del 5% rispetto al 15% di questi mesi, e questo sicuramente può aiutare sui margini. Ma è evidente che per programmare avremo bisogno di certezze. Le aziende sono consapevoli che i dazi rimarranno in qualche modo, nessuno si aspetta verranno tolti definitivamente, visto che evidentemente l'amministrazione degli Stati Uniti ha questo approccio. E' evidente che l'auspicio è che siano più bassi possibile", sottolinea ricordando che "negli ultimi dieci anni il mercato Usa ha aperto a tutte le produzioni di salumeria italiana e c'è stato un sviluppo importante dell'export per le nostre aziende, grazie appunto alla possibilità di esportare l'intera gamma delle produzioni". Però, ribadisce Calderone, "nel 2025 si è frenata la crescita. C'è una componente fisiologica dopo tanti anni di crescita, ma sicuramente i dazi non hanno favorito evidentemente un mercato tranquillo. C'è da dire anche che prima noi avevamo tariffe sull'export dei prodotti che variavano intorno all'1%, quindi l'incremento è stato circa del 14% o più. Un incremento che in parte è stato assorbito dalle aziende esportatrici stesse, per una parte è stato assorbito dall'importatore, che poi è quello che tecnicamente paga il dazio, e una parte è stata anche riversata evidentemente sul prezzo finale. Quindi sicuramente si è dovuto, come dire, rinunciare a un 15% di valore che invece prima c'era", aggiunge. E Calderone ricorda che come "Noi come associazione siamo presenti chiaramente nel mercato americano, facciamo attività direttamente in loco, anche con le istituzioni per minimizzare gli impatti negativi e chiaramente, come sempre, siamo molto attenti anche con le nostre istituzioni, con il nostro governo in questo momento per mitigare il più possibile le ripercussioni che questa situazione può creare", sottolinea. Il direttore di Assica non vede però all'orizzonte novità per le aziende in materia di delocalizzazione negli Usa per ovviare ai dazi. "Alcune aziende italiane oltre 20 anni fa hanno scelto di andare a produrre salumi in Usa, per quel mercato, perché c'erano problematiche sanitarie, veterinarie che impedivano di esportare molti prodotti della nostra salumeria negli Stati Uniti. Al momento non abbiamo conoscenza di altre aziende che hanno intenzione di fare questa scelta per via dei dazi", sottolinea. Negli Usa, sottolinea Calderone, una tendenza sempre più crescente è quella "delle centrali di affettamento dei prodotti. In pratica si esportano i prodotti interi negli Usa e lì, in loco, sono stati costruite queste aziende che fanno cun prodotto pre-affettato, quindi le vaschette di pre-affettato nei vari formati. Ecco, questo è un trend che sta crescendo perché ottimizza le esportazioni sia in termini di volumi, perché riempire un container di prodotti interi è più efficace che riempire un container di vaschette di pre-affettato, e poi dà anche una risposta indiretta alla volontà di investimenti in loco che l'amministrazione Trump favorisce", sottolinea Calderone. Per il direttore di Assica, "in questo modo c'è vantaggio reciproco, nel senso che le aziende hanno una maggiore facilità di pianificazione, di stock, di magazzino per i prodotti che affettano lì, e dall'altra parte si creano posti di lavoro lì e si favorisce l'economia sia americana che italiana". "Quindi questa è proprio una classica situazione di successo, considerando che nel mercato attuale, negli Stati Uniti soprattutto, ci si sposta sempre di più sul prodotto al consumo, cioè sull'affettato, considerando anche che la cultura degli Stati Uniti non è come quella italiana dove abbiamo le affettatrici in casa, piuttosto che nei negozi e nelle salumerie, e quindi chiaramente con un prodotto pre-affettato si arriva direttamente al consumatore, c'è una facilità di tradizione del prodotto di consumo", conclude.
(Adnkronos) - È stato sottoscritto questa mattina un protocollo d'intesa tra Coni e Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) per l'integrazione strutturale della cultura del recupero e del riciclo degli imballaggi nel sistema sportivo nazionale. L'impegno accompagnerà lo sport italiano fino al 31 dicembre 2028. A firmare l’accordo il presidente del Coni Luciano Buonfiglio e il presidente di Conai Ignazio Capuano durante l’evento di presentazione a Casa Italia condotto da Massimo Callegari, giornalista di Sport Mediaset. Con il protocollo "lo sport italiano compie un altro passo concreto verso un modello sempre più sostenibile" ha detto Buonfiglio. "Portare riciclo, linee guida ambientali e buone pratiche all’interno degli impianti e nelle nostre manifestazioni significa trasformare ogni evento in un’occasione di responsabilità condivisa. Le nostre atlete e i nostri atleti, con i valori che rappresentano, saranno ancor più modelli di comportamenti virtuosi e rispettosi dell’ambiente". L’accordo prevede anche programmi di sensibilizzazione, formazione e informazione rivolti soprattutto alle giovani generazioni, perché il gesto della raccolta differenziata diventi un’abitudine culturalmente radicata. Testimonianza del valore concreto dell’iniziativa è stata la presenza di due campioni olimpici del Team Italia: Valentina Rodini, oro nel doppio pesi leggeri ai Giochi olimpici di Tokyo 2020, e Fausto Desalu, oro nella staffetta 4×100 metri nella stessa edizione. Una partecipazione che ha rafforzato il messaggio dell’accordo: i valori che portano sul podio sono gli stessi che guidano la sfida della sostenibilità ambientale. "Siamo molto contenti di questo accordo - ha affermato il presidente di Conai, Ignazio Capuano -. Il protocollo prevede la stesura di alcune linee guida che serviranno alla gestione dei grandi eventi dal punto di vista di recupero e riciclo degli imballaggi. Nasce dall'esperienza che abbiamo fatto insieme a Milano-Cortina e da qui vengono fuori quelle che sono delle linee guida di comportamento". L’intesa introduce un elemento di innovazione: la definizione di linee guida per la gestione sostenibile degli eventi sportivi, con particolare attenzione alla corretta raccolta differenziata e alla valorizzazione di acciaio, alluminio, carta, legno, plastica, bioplastica compostabile e vetro. L'obiettivo è la costruzione di un modello nazionale capace di orientare federazioni, società sportive e organizzatori verso standard ambientali sempre più elevati, così da far entrare stabilmente la sostenibilità ambientale nello sport. "Il rispetto delle regole significa anche rispetto per l'ambiente e per le future generazioni". L’Italia "ha già superato il 76,7% di riciclo degli imballaggi: è un risultato che ci pone oltre gli obiettivi europei - ha poi aggiunto -. Ma la sostenibilità non può fermarsi alle nostre case. Fare bene la raccolta differenziata domestica è fondamentale, ma dobbiamo prestare la stessa attenzione anche quando siamo sugli spalti, nei palazzetti, durante i grandi eventi che coinvolgono milioni di persone. È lì che si misura la maturità ambientale di un Paese: ogni manifestazione può diventare un esempio concreto di economia circolare". Una scelta di visione, quindi, che guarda al futuro del sistema Paese e affida allo sport un ruolo centrale nella tutela del Pianeta. "Lo sport mi ha insegnato che ogni gesto, dentro e fuori dalla competizione, ha un peso - ha commentato Valentina Rodini, canottiera -. Oggi, contribuire a portare la sostenibilità negli spazi sportivi significa trasformare abitudini in opportunità concrete per proteggere l’ambiente che ci ospita". "Essere qui è un onore e una responsabilità - ha aggiunto Fausto Desalu, velocista -. Lo sport può educare, ispirare e diventare un esempio reale di attenzione per l’ambiente e per chi verrà dopo di noi".