INFORMAZIONILaura Marinelli |
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(Adnkronos) - A cambiare la modalità della guerra contemporanea? E' stato l'Iran. E lo ha fatto con il drone Shahed-136, che sta recitando un ruolo di primo piano nel conflitto con Israele e Stati Uniti. Il velivolo è un sistema a lungo raggio, economico e preciso quanto basta: qualità note da tempo, visto che si è rivelato determinante nella guerra in Ucraina. Nella prima fase Mosca ha iniziato a importarlo da Teheran e dall'autunno del 2022 a usarlo contro le città ucraine. Poi Vladimir Putin ha dato via libera all'investimento di due miliardi di dollari per l'apertura di un impianto in Russia per la produzione su licenza del Geran-2, come è stata chiamata la versione locale. Lo Shahed è stato fonte di 'ispirazione' anche per Kiev: l'Ucraina ha dovuto modellare la risposta e ha inventato il sistema di difesa aerea a strati che ora servirebbe ai Paesi del Golfo presi di mira dall'Iran. Determinante, lo Shahed (che in persiano significa 'testimone della fede' o 'martire') lo è in questi giorni anche nella regione del Golfo, dove per la prima volta gli Stati Uniti hanno impiegato su un teatro di guerra una copia del sistema, vale a dire il drone da attacco 'one way' Lucas (Low-cost Unmanned Combat Attack System), e dove l'impiego del drone iraniano contro Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bharein, sta esaurendo rapidamente - si stima che accadrà al massimo fra una settimana - gli arsenali di sofisticati, e molto cari, intercettori 'made in Usa' di questi Paesi. Un singolo drone Lucas costa 35mila dollari mentre un missile da crociera Tomahawk ne costa 2,5 milioni. Le ricche petromonarchie non hanno sentito il bisogno, in questi ultimi anni in cui Kiev sviluppava e dispiegava sistemi di difesa aerea a buon mercato, di fare altrettanto. Da sabato mattina a lunedì sera, i droni iraniani lanciati contro i Paesi vicini sono stati più di mille, in attacchi in cui in larga misura erano impiegati singolarmente. Solo contro gli Emirati arabi uniti, 689, solo 44 hanno avuto un impatto a terra. Lo Shaed-136, il modello di maggior successo di una filiera avviata dai Pasdaran verso la fine dell'ultimo decennio dimostra che l'innovazione tecnologica non procede in una sola direzione, da Paesi più avanzati a Paesi che lo sono meno. Piuttosto che le innovazioni arrivano da una varietà di fonti, spiegano Steve Feldestein e Dara Massicot in un paper appena pubblicato con Carnegie Endowement in cui sottolineano un altro aspetto innovativo del sistema iraniano. E' caduto il dogma della spesa senza controllo per lo sviluppo di sistemi d'arma. Anche un sistema economico può fare la differenza. L'efficienza dei costi è diventata un parametro importante nel momento in cui le armi non rimangono più chiuse negli arsenali, con il solo obiettivo di esercitare deterrenza, ma vengono usate ogni giorno. "La massa conta, i costi possono essere decisivi e una precisione 'abbastanza buona' può dare vantaggi significativi", riassumono i due analisti. Per far quadrare i conti e ottimizzare i ridotti arsenali di intercettori, i Paesi del Golfo non useranno più i missili per contrastare i droni, ma solo contro i missili balistici iraniani, come era stata costretta a fare anche Israele verso la fine della 'Guerra dei 12 giorni' dello scorso giugno. "Ci sarà un cambio di tattiche. Gli intercettori saranno usati con maggiore giudizio e solo contro obiettivi di maggior valore, i missili balistici. Questo significa accettare i rischi e consentire essenzialmente a questi droni di penetrare. Questo avrà un effetto devastante sulla relativa calma e stabilità dei Paesi del Golfo che per anni hanno con questo attratto investimenti, turisti ed expat", ha spiegato Becca Wasser, analista al Center for a New American Security, nel 2022 nella commissione per la difesa nazionale strategica Usa, in una intervista al Wall Street Journal. Ma Teheran sta lanciando in questa guerra centinaia di droni, tanti quanti se non di più dei missili balistici, anche allo scopo di esaurire le difese aree dei Paesi contro cui combatte. Centinaia di droni a lungo raggio al giorno sono stati usati, e vengono tutt'ora usati, dalle forze russe contro le infrastrutture critiche dell'Ucraina, un metodo che Teheran ha appreso e sta usando in questi giorni, arrivando a colpire alberghi, aeroporti, il porto Jebel Ali negli Emirati arabi uniti, la raffineria di Ras Tanoura in Arabia saudita, e l'impianto di produzione di Gnl di Ras Laffan nel Qatar. E se per raggiungere Israele un drone dall'Iran impiegava ore, per i Paesi del Golfo sono necessari a un drone pochi minuti. Per le loro dimensioni ridotte, gli Shahed possono essere nascosti più facilmente di missili e droni. E le testate che portano, pur se di dimensioni ridotte rispetto ai vettori tradizionali, se sganciate contro obiettivi infiammabili come le infrastrutture dell'energia, possono comunque infliggere danni ingenti. L'impiego massiccio dei droni da parte dell'Iran ha consentito l'"escalation orizzontale" del conflitto (la definizione è di Shashank Joshi, analista di difesa dell'Economist ) che Teheran ha esteso ai Paesi del Golfo, fino ad arrivare alla base della Raf di Akrotiri a Cipro. I Paesi della regione alleati agli Stati Uniti devono quindi iniziare ad apprendere da Kiev come dispiegare lo 'scudo' multitrato con cui l'Ucraina ha imparato a bloccare a costi contenuti gli sciami di droni, fino a 800, che le vengono scagliati contro, grazie ad aerei da combattimento, elicotteri, sistemi elettronici e armi di disturbo e falsificazione di segnali, cannoni e mitragliere anti aeree e altre capacità a basso costo. Perché anche l'Ucraina ha confermato la lezione. Gli Stati Uniti e la Russia non modello con i loro sistemi il teatro di guerra. I 58.272 eventi provocati da droni, con 32.769 vittime, del 2025, sono numeri destinati ad aumentare in modo significativo nei prossimi anni. Lo Shahed-136 è lungo 3,5 metri e ha una apertura alare di 2,5 metri, un motore a combustione interna e può volare per oltre 2000 chilometri a velocità bassa. E' molto rumoroso. La sua traiettoria è predeterminata anche se di recente, in Ucraina, potrebbe essere stato guidato anche in remoto. Dotato di una testata esplosiva di soli 50 chili di un sistema di guida pre programmato basato su GPS, il drone può essere lanciato in sciami e indirizzato verso bersagli come centrali elettriche, depositi di munizioni, infrastrutture strategiche. Una volta individuato l’obiettivo, il drone vi si getta contro, causando danni significativi a un costo molto inferiore rispetto a un missile da crociera. Il costo di produzione è stimato fra i 20mila e i 50mila dollari. E' stato impiegato per la prima volta nel giugno del 2021 contro la petroliera israeliana 'Mercer Street', nel Golfo dell'Oman provocando la morte di un rumeno e di un britannico. E' stato progettato dalla Shahed Aviation Industries Research Center, iraniana, che secondo gli Stati Uniti dipende dai Guardiani della rivoluzione. La linea di produzione di droni in Iran è iniziata nei primi anni 2000. A mettere in produzione sistemi dalle stesse caratteristiche, non sono stati solo Ucraina e Stati Uniti, ma anche aziende in China, France e Gran Bretagna. Secondo fonti ucraine citate da United24 Media, la Russia è in grado ora di produrre 200 Geran-2 al giorno e "nel prossimo futuro" potrà arrivare a mille. Con una testata di peso doppio rispetto ai primi modelli, una velocità che raddoppiata dai 170/200 km/l'ora a 500. E soprattutto, date le antenne e telecamere di cui sono dotati i nuovi modelli, di controllarne la traiettoria da remoto, con la possibilità di colpire anche obiettivi mobili. Le statistiche di Kiev indicano che nei soli tre mesi estivi dello scorso anno, sono stati lanciati 15.933 droni contro il Paese, solo a luglio 6.394, a giugno 5.412 e ad agosto 4.100. Come l'Europa, anche i Paesi del Golfo, possono ora andare a lezione dall'Ucraina.
(Adnkronos) - "Nell'area di interesse del conflitto noi abbiamo tre punti vendita a Dubai, uno ad Abu Dhabi e altri tre in Arabia Saudita, di cui uno è quello lì di Khobar, proprio quasi sul ponte per il Bahrain, quindi abbastanza coinvolto pure quello. Oltre a quello che sta presso Aramco, sta vicino alla base Nato. I nostri ragazzi che stanno lì, di cui circa 35 italiani, ci raccontano di una situazione di tensione, molto complicata. Al momento le nostre pizzerie sono aperte, ma sabato ad esempio quando si è incendiato il The Palm a Dubai, i ragazzi hanno chiuso praticamente alle sette di sera tutte quante le pizzerie. Il giorno dopo hanno lavorato regolarmente. Ovviamente io sono in contatto tutti i giorni sia con i ragazzi che stanno a Dubai, sia con quelli che stanno in Arabia Saudita. E quelli che stanno a Dubai mi raccontano che volano i missili sulle loro teste, la contraerea li intercetta, cadono residui praticamente a terra, droni sganciano bombe. Sono molto spaventati e vorrebbero tornare in Italia appena possibile. Se tornano in Italia noi chiuderemo le pizzerie in attesa che, speriamo, si calmi la situazione". Così, con Adnkronos/Labitalia, Alessandro Condurro, amministratore di 'Antica pizzeria da Michele in The World', che da Forcella ha portato la pizza napoletana in tutto il mondo, racconta i momenti che stanno vivendo i dipendenti italiani che lavorano nelle pizzerie nei territori interessati dal conflitto tra Iran da unparte e Stati Uniti e Israele dall'altra. Condurro spiega che le informazioni che arrivano "dai luoghi del conflitto sono contrastanti. Da Dubai, ovviamente essendo quasi occidentale viene fuori tutto. In Arabia Saudita il governo tende a non far sapere determinate cose, però io parlo con i ragazzi e loro mi dicono che la situazione è abbastanza spaventosa. Stamattina ho sentito i ragazzi che lavorano nel punto vendita proprio all'interno di Aramco, la compagnia petrolifera saudita, e mi hanno detto che un drone stamattina ha sganciato una bomba a 10 km da loro. E quindi è abbastanza tesa la situazione", sottolinea. "Ovviamente si tende a mantenere la calma, a non generare il panico, fatto sta che comunque gli aeroporti sono ancora chiusi e loro lavorano, però lo fanno con questa spada di Damocle sulla testa, sono tesi. La mattina sono svegliati dalle contraeree, da missili che volano sulle loro teste e sicuramente non è una bella situazione", ribadisce. Una situazione difficile, sottolinea Condurro, e "i nostri ragazzi da Dubai sì vorrebbero rientrare appena è possibile a casa, in attesa che poi si calmi un po' la situazione, ripeto. E in quel caso ovviamente le chiudiamo momentaneamente le pizzerie. Anche perchè io credo che poche persone abbiano voglia di andarsi a mangiare una pizza con una situazione del genere. Al momento siamo aperti fin quando la situazione è calma, anche se è una calma apparente. La gente a Dubai fa finta di niente ed esce ma quando lo scorso sabato è caduto il detrito sull'albergo ovviamente c'è stato panico, se ne sono scappati tutti, hanno chiuso tutti. Quindi dipende da come si mette la giornata", sottolinea. E le ripercussioni se il conflitto prosegue saranno anche di altro tipo: "Purtroppo le guerre sono dannose per il business. Anche perché con la chiusura dello Stretto di Hormuz, e quindi dei trasporti marittimi, avremo più difficoltà a mandare lì dall'Italia le materie prime che noi usiamo per fare le nostre pizze", conclude. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Nella settimana che ogni anno accende i riflettori sulla musica italiana, Cial - Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio - e Raf danno vita a una collaborazione speciale che porta al centro dell’attenzione il valore dell’alluminio e la sua capacità di rinascere infinite volte. L’iniziativa prende vita dall’incontro tra la missione del Consorzio - promuovere la raccolta e il riciclo di un materiale riciclabile al 100% e all’infinito come l’alluminio - e l’atteso ritorno di Raf al Festival di Sanremo 2026 con il brano 'Ora e per sempre', scritto insieme al figlio Samuele Riefoli. Con oltre quarant’anni di carriera, 14 album pubblicati in studio e più di 20 milioni di dischi venduti, Raf ha attraversato generazioni lasciando un segno riconoscibile nella musica italiana. La collaborazione si fonda su un’affinità spontanea tra il messaggio della canzone e la natura dell’alluminio: 'Ora e per sempre' racconta un legame che resiste al tempo e attraversa le trasformazioni della vita mantenendo intatta la sua forza, proprio come l’alluminio, capace di rinascere infinite volte senza perdere qualità. Un amore che dura 'ora e per sempre', un materiale che rinasce 'ora e per sempre': due storie parallele che parlano di continuità, cura e seconde possibilità. L’alluminio, infatti, può tornare a nuova vita infinite volte grazie a un gesto semplice e quotidiano come la corretta raccolta differenziata. Lattine per bevande, vaschette, scatolette, fogli sottili e bombolette in alluminio, se correttamente conferiti, diventano così risorse preziose che alimentano un ciclo virtuoso capace di ridurre l’utilizzo di materia prima e il consumo energetico. Per raccontare questi contenuti in modo accessibile e coinvolgente, Cial ha invitato Raf a partecipare a una speciale Ciallenge - Raf Edition, una video-sfida digitale pensata per unire intrattenimento e informazione, che vivrà sui canali social del Consorzio. Nel corso della divertente challenge, Raf è stato chiamato a rispondere ad un quiz legato alla raccolta differenziata dell’alluminio, alle sue possibilità di riciclo e agli oggetti che possono rinascere grazie al recupero del materiale. La domanda conclusiva ha creato un ponte diretto tra musica e sostenibilità: un titolo che racconta sia l’amore sia la capacità dell’alluminio di durare nel tempo. La risposta - 'Ora e per sempre' - ha sancito il successo della sfida. A conclusione della Ciallenge, Cial ha consegnato a Raf una Ricicletta personalizzata, da anni simbolo delle attività di sensibilizzazione del Consorzio e protagonista di tante iniziative nell’ambito di 'Ogni Lattina Vale', il progetto internazionale attivo in 21 Paesi e guidato in Italia da Cial per diffondere la cultura del riciclo delle lattine anche fuori casa. La Ricicletta è una city bike realizzata utilizzando l’equivalente di circa 800 lattine in alluminio da 33 cl riciclate. Leggera, resistente e completamente in alluminio, rappresenta un esempio concreto di ciò che il riciclo rende possibile: trasformare un imballaggio di uso quotidiano in un prodotto nuovo, durevole e funzionale. “Attraverso questa piacevole challenge con un artista autentico, riconosciuto da pubblici trasversali e perfettamente in sintonia con il messaggio che vogliamo condividere come è Raf, abbiamo portato, anche nel contesto musicale, l’attenzione su un materiale che può davvero trasformarsi all’infinito - dichiara Stefano Stellini, direttore generale di Cial - La Ricicletta ne è la prova tangibile: un esempio virtuoso di economia circolare, capace di unire sostenibilità, innovazione e creatività. Il riciclo dell’alluminio non è solo una buona pratica ambientale, ma un modello industriale maturo che permette di recuperare risorse preziose, ridurre le emissioni e contribuire a una crescita economica sostenibile. È un impegno che guardiamo con convinzione al futuro”.