INFORMAZIONIComune di Terni Pubblica Amministrazione Locale Ruolo: Funzionario, Direzione Sviluppo Economico e Aziende Area: Government & Public Affairs Management Laura BagagliChi è: Attività tecniche ed amministrative |
INFORMAZIONIComune di Terni Pubblica Amministrazione Locale Ruolo: Funzionario, Direzione Sviluppo Economico e Aziende Area: Government & Public Affairs Management Laura BagagliChi è: Attività tecniche ed amministrative |
(Adnkronos) - "Ho accantonato tutto. Provo solo dolore e voglia che mio figlio torni a casa". È l'appello di Patrizia, madre del bambino con il cuore trapiantato poi risultato compromesso, ricoverato all'Ospedale Monaldi di Napoli e attualmente sostenuto da una macchina salvavita. La donna è intervenuta in videocollegamento durante la trasmissione Domenica In su Rai 1, lanciando un appello pubblico: "Non desidero che muoiano altri bambini, chiedo solo che mi aiutino a trovare un cuoricino compatibile per mio figlio. Mi appello anche al Papa". Ripercorrendo la vicenda, Patrizia ha spiegato che la famiglia attendeva il trapianto da due anni. "Quando è arrivato, non è andato come speravamo. Mi hanno chiamato dopo l’operazione dicendo che c’era un problema: il cuoricino non partiva". In un primo momento, ha raccontato, il dolore era troppo forte per fare domande. Successivamente, con l’assistenza del legale, sono state presentate denunce per fare chiarezza su quanto accaduto. "Infine qualche anima buona ha fatto sapere ai giornali il vero motivo per cui mio figlio oggi lotta tra la vita e la morte". Il cuore "bruciato" trapiantato a un bambino all'ospedale Monaldi avrebbe viaggiato da Bolzano a Napoli in un contenitore di plastica "comune", a cui era stato applicato ghiaccio secco. Questo sarebbe emerso dai primi accertamenti eseguiti dai carabinieri del Nas, che indagano sul caso coordinati dalla Procura di Napoli. Il box è stato sequestrato nei giorni scorsi a Napoli. Secondo una prima ipotesi, però, il problema non sarebbe tanto l'utilizzo di un contenitore in plastica al posto di un box tecnologico, bensì l'applicazione di ghiaccio secco (che raggiunge temperature di -80 gradi) al posto del ghiaccio classico (-4 gradi). Le temperature nettamente più basse potrebbero aver causato lesioni al cuore. Accertamenti del Nas di Trento sono in corso anche all'ospedale San Maurizio di Bolzano. Secondo quanto riferisce all’Adnkronos Francesco Petruzzi, legale della famiglia, “il bimbo sino a ieri sera era in condizioni stazionarie, oggi sarà sottoposto a una Tac neurologica, uno degli esami che serviranno domani al briefing dei medici del Monaldi per valutare se sia ancora trapiantabile”. A proposito dell'ipotesi di un cuore artificiale, l'avvocato spiega che la famiglia “attraverso un’associazione è stata messa in contatto con il professor Francesco Claudio Russo dell’ospedale Niguarda di Milano, chiarisco, con lui, non con la struttura ospedaliera. Si è detto disponibile alla valutazione del caso, ma vuole valutare la tac neurologica”. Il legale inoltre spiega: “Il Monaldi non mi risponde, ho fatto richiesta della documentazione del Bambin Gesù sul parere negativo ad un nuovo trapianto, ho inviato anche una pec. Inoltre è venuto fuori che il Monaldi avesse chiesto un parere sulla situazione del bimbo all’ospedale romano già diversi giorni prima che ne facessimo richiesta, l’abbiamo saputo dalla stampa”. Dal Niguarda arriva però una smentita. L'opedale precisa di "non aver avviato alcuna interlocuzione né alcuna presa in carico'' per il caso né ''ci è mai arrivata alcuna richiesta ufficiale di valutazione''. Il professor Claudio Russo ''non ha parlato con nessuno'' e ''si occupa solo di cardiochirurgia per gli adulti'', spiega l'ospedale. A chiarire quanto accaduto è lo stesso Giovanni Gravili, presidente dell'associazione 'I Nodi d’Amore'. Ho chiesto, d'accordo con la famiglia, all’ospedale Monaldi di Napoli di mandare la documentazione del piccolo all’ospedale Niguarda di Milano per una seconda opinione - spiega parlando con l'Adnkronos - ma ancora oggi non so se il Monaldi abbia fatto richiesta ufficiale. Il professor Russo ha solo dato la massima disponibilità a valutare il caso".
(Adnkronos) - "Ministro, presidente, noi sottoscritti, rappresentanze studentesche di università Mercatorum, università telematica Pegaso e università San Raffaele Roma, con una lettera pubblica e aperta alla sottoscrizione di tutta la comunità studentessa (e quindi di qualsiasi ateneo, telematico e tradizionale), desideriamo portare alla vostra attenzione una questione che sta generando incertezza reale e preoccupazione diffusa tra tutti gli studenti delle università telematiche: il futuro delle modalità di svolgimento degli esami, e in particolare la possibilità di svolgerli online". E' quanto si legge in una lettera aperta al Mur e al ministro Bernini. "Scriviamo -continua la nota- con rispetto delle Istituzioni e con spirito costruttivo. Non per rivendicare eccezioni o scorciatoie, ma per chiedere finalmente una scelta politica e di sistema coraggiosa, organica e definitiva sul tema didattica in remoto ed esami online, che preservi la qualità e allo stesso tempo garantisca a tutti certezza e trasparenza. con un dibattito pubblico, aperto e costruttivo che coinvolga tutte le componenti dell'università (e in primis noi studenti), e che non finisca per restringere l'accesso effettivo allo studio universitario di una parte significativa (e sempre più maggioritaria) di studenti e studentesse per prese di posizioni perlopiù ideologiche e strumentali", spiegano. "Siamo pienamente consapevoli (e anche gli atenei del gruppo Multiversity sono sempre stati chiari su questo) che le Linee generali di indirizzo relative all’offerta formativa a distanza (D.M. n. 1835 del 6 dicembre 2024) prevedano, come regola, lo svolgimento in presenza delle verifiche di profitto e dell'esame finale, ammettendo deroghe puntuali e contemplando la possibilità che tali fattispecie possano essere integrate in base all'evoluzione delle tecnologie disponibili", continuano gli studenti. "Comprendiamo anche la ratio: garantire integrità delle prove, uniformità e credibilità, con controlli adeguati. È una finalità che condividiamo. Lo diciamo con chiarezza: la qualità dell'assessment non è negoziabile. Proprio per questo, riteniamo essenziale evitare che la discussione si riduca a un'alternativa impropria tra "rigore" e "flessibilità". Il vero obiettivo dovrebbe essere un altro: stessi standard, più accesso. In coerenza con l’idea (più volte espressa pubblicamente anche dal Ministero) che la qualità debba essere assicurata 'a prescindere dalle modalità di erogazione' e che il sistema debba avere regole comuni", si legge nella lettera.
(Adnkronos) - Energia, bioeconomia, economia circolare, risorse idriche, agroecologia, velocizzazione degli iter autorizzativi, lotta all’illegalità, rafforzamento dei controlli. Sono i temi al centro del ‘Libro Bianco’ di Legambiente sulla riconversione green dell’industria italiana: 30 proposte per otto settori chiave con sei pilastri per rilanciare la manifattura italiana e renderla più competitiva e sostenibile. Un obiettivo: “dare gambe” al Clean Industrial Deal Made in Italy, fondato su lotta alla crisi climatica, innovazione e competitività. Per farlo, è necessario accelerare il passo avendo come come pilastri la decarbonizzazione, la circolarità, l’innovazione, la legalità, nuova occupazione green e inclusione. In questo quadro dunque, l’Italia, deve “colmare ritardi e vuoti normativi, superando iter troppo lenti e burocratici, alti costi energetici e il mancato rispetto delle norme ambientali, tutti ostacoli non tecnologici che ad oggi ne frenano il pieno sviluppo”. In particolare, spiega Legambiente, bisogna spingere sull’applicazione e il rispetto delle norme ambientali, come evidenziato anche dalla Commissione Ue nel suo recente riesame dell’attuazione delle politiche ambientali, che “possono far risparmiare all’economia europea ben 180 miliardi di euro annui (circa l’1% del Pil Ue)”. “Il Clean Industrial Deal è un’opportunità che l’Italia non deve assolutamente sprecare per varare una politica industriale all’altezza della sfida climatica e per far ridurre alle imprese i costi dell’energia, evitando, però, la pericolosa scorciatoia della deregulation ambientale”, ha evidenziato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, intervenuto stamattina alla terza edizione del forum ‘L’Italia in cantiere. Un clean industrial deal made in Italy’. “Investire in un’ambiziosa politica industriale significa favorire la competitività delle imprese, facendo occupare dall’Italia, prima degli altri Paesi, l’esponenziale mercato globale delle tecnologie green”, ha affermato, sottolineando che “con questo spirito abbiamo deciso di scrivere il nostro ‘Libro bianco’, pensato come un vero e proprio piano industriale per l’Italia, indirizzando delle proposte a governo e Parlamento e raccontando, con l’esperienza dei tanti campioni nazionali della transizione ecologica, quello che il Paese sta già facendo”.