INFORMAZIONIFourStars srl Gestione Risorse Umane e Formazione Aziendale Ruolo: HR Manager Area: Human Resource Management Laura Mazzolini |
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(Adnkronos) - Nella sanità del XXI secolo la simulazione è diventata un elemento centrale per garantire la qualità della formazione dei professionisti della salute. Questo è particolarmente vero in odontoiatria, dove precisione del gesto clinico e capacità decisionale si sviluppano attraverso una pratica costante, controllata e progressiva. In questo contesto l'università Campus Bio-Medico di Roma (Ucbm) ha introdotto SIMtoCARE, un ambiente tecnologico immersivo che integra formazione, pratica e cura offrendo agli studenti gli strumenti per affinare le proprie competenze e diventare professionisti di eccellenza. L'iniziativa - spiega una nota - ha messo in luce come l'apprendimento in odontoiatria non possa più basarsi solo sulla didattica tradizionale e sul tirocinio clinico tardivo. La crescente personalizzazione delle cure, la complessità delle procedure e le aspettative sempre più elevate dei pazienti richiedono professionisti pronti al contatto clinico con un livello di preparazione manuale e cognitiva già molto avanzato. Per rafforzare ulteriormente il modello di formazione immersiva, l'Ucbm ha presentato quindi il simulatore di ultima generazione SIMtoCARE nell'evento 'SIMtoCARE L'incontro fra simulazione e realtà'. La simulazione ad alta fedeltà - si legge - risponde a questa esigenza permettendo agli studenti di esercitarsi in un ambiente sicuro, di ripetere le procedure un numero virtualmente illimitato di volte, di apprendere dall'errore senza rischi per il paziente e di sviluppare coordinazione, precisione e capacità di giudizio clinico. Si tratta di un passaggio cruciale in una disciplina dove il margine di errore è sempre più ridotto e dove la qualità del primo intervento incide in modo determinante sugli esiti terapeutici. Il nuovo ambiente supporta in particolare la formazione degli studenti del corso di laurea magistrale in Odontoiatria e Protesi dentaria LM-46R attivo dal 2024, un percorso con impostazione interdisciplinare che integra scienze mediche, ingegneristiche e humanities. Strutture all'avanguardia, laboratori e strumenti didattici avanzati, un Simulation Center di ultima generazione e una forte integrazione tra didattica, ricerca e innovazione collocano gli studenti al centro di un percorso altamente formativo. Il modello formativo dell'ateneo integra la simulazione come parte integrante del percorso educativo, contribuendo a colmare la distanza tra aula universitaria e pratica clinica. Il simulatore introdotto in Italia per la prima volta utilizza uno schermo in risoluzione 4K con tecnologia autostereoscopica, non richiede occhiali 3D e permette agli studenti di operare virtualmente osservando le proprie mani in azione sullo scenario. Grazie a un software avanzato e a un case editor adattabile alle esigenze didattiche - dettaglia la nota - il sistema è altamente personalizzabile e la funzione Livestream consente di trasmettere in diretta le esercitazioni su grande schermo condividendo l’esperienza con il resto degli studenti. SIMtoCARE permette agli studenti di esercitare le proprie abilità manuali in odontoiatria operativa, protesi dentaria, endodonzia, parodontologia, anestesia, implantologia, chirurgia odontoiatrica, odontoiatria pediatrica, ortodonzia, anatomia e compilazione della cartella clinica. Con un unico strumento dalle elevate potenzialità didattiche è possibile allenare un ampio spettro di competenze odontoiatriche all’interno di un ambiente digitale integrato. La possibilità di personalizzare i casi clinici e di condividere in tempo reale le esercitazioni con docenti e colleghi trasforma l'esperienza individuale in un processo di apprendimento collaborativo e misurabile. Ad aprire l'evento sono stati il rettore Rocco Papalia, il preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia Bruno Vincenzi e quello della Facoltà di Ingegneria Alessio Gizzi, che hanno sottolineato come l'investimento nella simulazione rappresenti una scelta strategica per elevare gli standard della formazione sanitaria. "In Ucbm l'odontoiatria è sinonimo di innovazione tecnologica pura grazie alla naturale sinergia con le scienze biomediche e bioingegneristiche - sottolinea Luca Testarelli, ordinario di Odontoiatria all'università Campus Bio-Medico di Roma - L'odontoiatria Ucbm è anche attenzione allo studente. Il nostro corpo docente offre un rapporto fra discente e docente fatto di vicinanza e collaborazione diretta, per far vivere fin da subito allo studente una esperienza immersiva non solo didattica ma anche pre-clinica e clinica. L'odontoiatria Ucbm è anche formazione post lauream grazie all'offerta formativa di master e corsi della Ucbm Academy guidati da professionisti con spiccate capacità didattiche e di innovazione clinica quali Gaetano Calesini, Raffaele Cavalcanti, Raffaele Schiavoni e Tiziano Testori". "Questa tecnologia offre molti vantaggi. Uno dei più importanti è la possibilità di ridurre enormemente quello che è il gap nella formazione professionale degli studenti con la realtà professionale - afferma Gaetano Calesini, docente di Materiali dentali e tecnologie protesiche Ucbm - Oggi esiste uno scarto tra la velocità con cui si evolvono le tecniche e i materiali e gli insegnamenti che ricevono gli studenti. I materiali che si studiano durante il corso di laurea sono materiali obsoleti in 8-10 anni. Quindi questo tipo di simulatori che può essere aggiornato in tempo reale permetterà agli studenti di acquisire competenze tecniche allineate in tempo reale con materiali e tecnologie attuali. In tal modo si accelera enormemente la possibilità per questi professionisti laureati di entrare nel circuito produttivo", sottolinea. "Queste tecnologie sono permettono di velocizzare l'apprendimento pratico che, nella nostra branca, è essenziale - aggiunge Nicola Maria Grande, professore a contratto di Endodonzia all'università Cattolica del Sacro Cuore di Roma - Soprattutto, permettono di dare al professionista quella sicurezza nell'eseguire le procedure che non si può avere quando si è di fronte al paziente, la cui presenza, oltre a sollevare aspetti di tipo etico, inevitabilmente ingenera delle ansie nell'operatore. Essere svincolati da questi condizionamenti dà una sicurezza all'operatore che, sicuramente, si rifletterà in una maggiore qualità e una velocità di apprendimento maggiore". Dal punto di vista tecnologico, come ha spiegato il Technical Project Manager di SIMtoCARE, Tom De Jong Boers, gli strumenti di nuova generazione rendono l'esperienza sempre più immersiva, realistica e personalizzabile riducendo ulteriormente la distanza tra formazione e pratica clinica. Il messaggio che emerge è chiaro: la simulazione non è più un elemento accessorio, ma uno dei pilastri della formazione odontoiatrica contemporanea. In un'università chiamata a competere su scala globale e in un sistema sanitario sempre più esigente, investire in ambienti immersivi significa investire direttamente nella qualità delle cure future. Ucbm conferma così la sua leadership nella formazione dei futuri dentisti.
(Adnkronos) - Il decreto sui Fondi interprofessionali ridisegna la governance: nuovi standard, più controlli e apertura a risorse integrative: la riforma cambia equilibri e modelli operativi del sistema. La sfida diventa quindi costruire un sistema capace di garantire trasparenza e controllo senza ridurre la capacità dei Fondi di rispondere rapidamente ai fabbisogni reali di imprese e lavoratori. "Il decreto introduce un sistema di regole più strutturato e vincolante, destinato a incidere non solo sugli aspetti amministrativi ma anche sugli equilibri del 'quasi mercato' e sulla concorrenza tra Fondi", spiega Giovanni Galvan, esperto di politiche attive del lavoro. "Si apre una fase di transizione in cui sarà determinante comprendere come le nuove disposizioni verranno applicate operativamente e quale impatto avranno su imprese ed enti di formazione", aggiunge. In un contesto segnato da transizione digitale, diffusione dell’intelligenza artificiale e ridefinizione dei fabbisogni professionali, la formazione finanziata torna così al centro delle politiche industriali e del lavoro, configurandosi sempre più come infrastruttura strategica per la competitività del sistema produttivo. Per offrire una lettura tecnica ed economica degli effetti della riforma, il 25 marzo a Roma, presso l’Università degli Studi Link (via del Casale di San Pio V), si terrà il Symposium della Formazione Finanziata, realizzato da Ecosistema Formazione Italia in collaborazione con lo Studio Galvan, tra i principali osservatori tecnici sulle politiche attive del lavoro e sul funzionamento dei Fondi interprofessionali. L’incontro riunirà rappresentanti istituzionali, Fondi, imprese ed enti di formazione per analizzare i principali nodi aperti dalla nuova normativa: sostenibilità del comparto, evoluzione delle dinamiche di mercato, interoperabilità digitale, certificazione delle competenze, ruolo dell’intelligenza artificiale e integrazione tra risorse pubbliche e private. "La riforma rende evidente come la formazione continua non sia più soltanto uno strumento di aggiornamento professionale, ma un’infrastruttura economica strategica per lo sviluppo del Sistema Paese", sottolinea Kevin Giorgis, presidente di Ecosistema Formazione Italia. "Il Symposium nasce proprio per favorire un confronto operativo tra istituzioni e operatori in una fase di ridefinizione del sistema delle competenze", aggiunge. L’evento, che si svolgerà a numero chiuso su invito, è fortemente voluto dagli attori di riferimento del settore e realizzato con la partecipazione attiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del ministero dell’Università e della Ricerca, Inapp, Sviluppo Lavoro Italia, con il patrocinio del ministero delle Imprese e del Made in Italy, Regione Lazio, Comune di Roma, Aran Agenzia, Unioncamere e sostenuto da Coursera, Optimum Assessmen e Dokimazo. Al dibattito e ai diversi tavoli tematici tecnici saranno presenti la maggior parte dei Fondi Interprofessionali. La lista completa dei Fondi, dei partecipanti e il programma al link Symposium Formazione 2026 di Ecosistema Formazione Italia Il Symposium rappresenta un momento di confronto promosso da Efi, Ecosistema Formazione Italia, con la volontà di diventare piattaforma permanente di dialogo tra attori pubblici e privati del sistema delle competenze e si colloca in modo sinergico e complementare rispetto all’Innovation training summit, di cui rappresenta il momento preparatorio e di approfondimento specifico quanto strategico, nel giorno precedente l’apertura ufficiale dell’edizione 2026. L’Innovation training summit, giunto alla sua terza edizione, si terrà a Roma il 26 e 27 marzo presso l’Auditorium della Tecnica. E' l’evento di riferimento a livello nazionale e internazionale dedicato all’innovazione nella formazione, allo sviluppo delle competenze e al futuro del lavoro. Riunisce istituzioni, imprese e principali operatori del settore, enti di formazione, professionisti hr, startup Edtech e HRtech, rappresentanti della finanza e fondi di investimento. Con 250 relatori nazionali e internazionali e oltre 3.500 partecipanti, l’evento rappresenta il momento di sintesi del percorso avviato da Efi sul ruolo strategico della formazione per lo sviluppo del capitale umano e per accompagnare le trasformazioni economiche e produttive, rafforzando la competitività del Sistema Paese.
(Adnkronos) - Mense scolastiche e ristorazione collettiva: la riduzione dello spreco passa dalla pianificazione, dal digitale e da nuovi criteri negli appalti. Questi i temi al centro del convegno che si è svolto oggi a Roma, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, su iniziativa dell’onorevole Maria Chiara Gadda, prima firmataria Legge 166/16 antispreco. Promosso da PlanEat, l’incontro ha messo in evidenza l’importanza della collaborazione tra pubblico e privato per raggiungere un cambiamento sostanziale; in particolare è stato individuato come obiettivo strategico quello di introdurre nei capitolati delle gare d'appalto modalità specifiche per il raggiungimento dei Cam (criteri ambientali minimi), tra cui quegli strumenti innovativi e digitali che consentono sia il monitoraggio dello spreco sia un’effettiva prevenzione. Nel corso dell’incontro è stato ricordato che nelle scuole italiane vengono serviti ogni giorno circa tre milioni di pasti, soprattutto nelle scuole dell’infanzia e primarie; una quota rilevante di questo cibo non viene consumata, con una stima di spreco intorno al 30%. È stato inoltre evidenziato che, in assenza di sistemi di monitoraggio strutturati e omogenei, risulta ancora difficile disporre di dati puntuali, rendendo sempre più urgente l’adozione di strumenti capaci di misurare e prevenire il fenomeno. “A dieci anni dalla Legge 166, che ha permesso di intervenire sulle eccedenze alimentari a valle, è il momento di rafforzare le politiche pubbliche orientando sempre più il percorso verso la prevenzione dello spreco a monte, in particolare nei servizi scolastici. Strumenti come gli appalti pre-commerciali e l’innovazione digitale possono aiutare le amministrazioni a definire capitolati più puntuali sul raggiungimento dei Cam e a spostare l’attenzione dal solo criterio del prezzo alla misurazione degli impatti ambientali e sociali”, ha dichiarato l’onorevole Maria Chiara Gadda, vicepresidente della commissione agricoltura e prima firmataria Legge 166/16 antispreco. PlanEat ha portato al tavolo l’esperienza maturata nella pianificazione digitale dei pasti e nell’analisi dei consumi nella ristorazione collettiva, mostrando come l’utilizzo di strumenti digitali possa affiancare i percorsi di educazione alimentare, migliorare la programmazione del servizio e contribuire alla prevenzione strutturale dello spreco. In questo contesto è stato presentato il progetto pilota PlanEat Scuole, realizzato in una mensa scolastica della provincia di Pavia, che nella seconda parte dell’anno scolastico 2024-2025 ha introdotto la scelta anticipata del pasto e un sistema di pianificazione basato sui dati, evidenziando risultati positivi e dimostrando come innovazione organizzativa ed educativa possano rafforzarsi reciprocamente. “Oggi il modello di riferimento nella ristorazione scolastica è quello del menu standard, una sola proposta senza variazioni, che finisce per allontanare l’alunno dal servizio che si ritrova a subire e non a scegliere rendendo così lo spreco un elemento implicito del sistema - spiega Nicola Lamberti, Ceo e co-Founder di PlanEat - Noi attraverso la pianificazione digitale e l’anticipazione della scelta da parte di studenti e famiglie siamo riusciti a imprimere un cambiamento profondo, riducendo gli scarti e rafforzando il valore educativo del servizio. Per questo siamo qui a proporre che nei capitolati pubblici vengano introdotti strumenti che permettano la riduzione dell’esubero e quindi dello spreco a monte garantendo così un grande beneficio ambientale unito ad un risparmio economico che potrebbe essere reinvestito in aumento della qualità. Insomma, una soluzione in cui vincono tutti: alunni, enti locali, ristoratori e ambiente”. “L’adozione dei Criteri Ambientali Minimi (Cam) nella ristorazione collettiva ha generato criticità operative ed economiche. L'eccessiva rigidità del Decreto del 2020 ha imposto quote di prodotti biologici spesso irreperibili sul mercato, causando un aumento dei costi troppo spesso non riconosciuto dalle stazioni appaltanti. Tale rigidità, a seguito di un proficuo confronto, è stata parzialmente stemperata con la recente circolare, da noi richiesta, emanata dal Mase nel settembre 2025. Resta però necessario un cambio di paradigma: bisogna superare, con uno sforzo condiviso di tutti i soggetti coinvolti, la cultura della spending review che ancora domina il settore dei servizi essenziali per garantire invece la massima qualità del servizio, assicurando una corretta valorizzazione degli investimenti in sostenibilità in cui le imprese da tempo sono impegnate, ma che troppo spesso vengano dati per scontati. Per questi motivi si rende necessaria una revisione dei Cam di settore”, sottolinea Daniele Branca, responsabile Ufficio Legislativo e del Lavoro di Legacoop Produzione e Servizi. “I Comuni hanno un ruolo decisivo nella lotta allo spreco alimentare, a partire dalla mensa scolastica, che è uno dei servizi pubblici più strategici e presenti nel quotidiano, riconoscibili dai cittadini di ogni età: non un servizio accessorio, ma un laboratorio concreto di sostenibilità - commenta Giovanni Gostoli, direttore generale Rete dei Comuni Sostenibili - Ridurre lo spreco significa ripensare la ristorazione scolastica come una politica pubblica capace di unire ambiente, salute, educazione e sviluppo locale. Quando la mensa viene gestita con logiche di massimo ribasso, aumentano gli scarti e diminuisce la qualità. Al contrario, investire in una mensa sostenibile migliora i pasti, valorizza prodotti locali e filiere corte, monitora le eccedenze e coinvolge studenti, famiglie e comunità educante, permettendo di offrire un servizio pubblico di qualità. La Rete dei Comuni Sostenibili sensibilizza e affianca questo percorso con partnership qualificate, supporto tecnico e monitoraggio delle politiche locali, promuovendo buone pratiche replicabili e destinate a incidere realmente sulla vita quotidiana delle persone e delle comunità”. Carola Ricci, Professor of International Law, Rector's Delegate for Africa and coordinating figure for International Cooperation spiega: “La recente direttiva europea 2025/1892 richiede agli Stati membri di prevenire e ridurre in modo significativo lo spreco alimentare, soprattutto a livello di distribuzione e consumo domestico, per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Da ciò deriva l'urgenza di potenziare gli strumenti di prevenzione e, parallelamente, di adottate delle metriche uniformi facilmente misurabili su tutto il territorio nazionale. Un'analisi delle buone pratiche conferma inoltre che inserire dei meccanismi premiali incentiva la prevenzione e aumenta pratiche di economia circolare, soprattutto quando condivise tra i vari stakeholders (come dimostrato dal successo della legge Gadda). In particolare, per il settore delle mense scolastiche sarebbe auspicabile che il policy maker premiasse chi sia in grado di attuare modelli gestionali che effettivamente permettano di assicurare una dieta equilibrata e sostenibile per tutta la filiera, prevedendo percorsi educativi per personale e famiglie oltre che per i giovani consumatori finali, magari ricorrendo a nuove tecnologie digitali di facile utilizzo”.