INFORMAZIONIZurich Italia - Zurich Insurance Group Assicurazioni, Banche e Finanza Ruolo: Funzionario, Consulente Area: Human Resource Management Laura Donna |
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(Adnkronos) - Negli ultimi 30 giorni, secondo l’analisi di Human Data - la nuova piattaforma AI-driven - Milano Cortina 2026 produce una conversazione online di scala globale: 27,4 milioni di contenuti pubblicati, 1 miliardo di interazioni social e soprattutto 22,8 miliardi di visualizzazioni video tra TikTok, Instagram e YouTube. È il dato delle views a definire la portata dell’evento: le Olimpiadi si affermano prima di tutto come fenomeno video, con una circolazione di contenuti verticali, clip e highlight che portano l’Italia al centro della scena digitale internazionale. La Cerimonia di Apertura è il primo grande picco di interesse: 40 milioni di interazioni e 83 milioni di visualizzazioni video. Il racconto social la inserisce in una cornice anche geopolitica, con richiami alla ricerca di un momento di unità e distensione internazionale. Anche il confronto con Parigi 2024 è costante e spesso valorizza la scelta italiana di uno spettacolo più sobrio e meno divisivo. Dal punto di vista geografico, gli Stati Uniti sono il principale amplificatore: 410 milioni di interazioni e quasi 8 miliardi di visualizzazioni video. L’Italia è seconda con 145 milioni di interazioni e 2,4 miliardi di video views. Picchi di attenzione si registrano inoltre in Brasile, Giappone, Canada e Cina, in relazione alle performance dei propri atleti. La regione Lombardia ha generato quasi mezzo milione di post nel mondo e 10 milioni di interazioni. Per il Veneto 285 mila post e 7 milioni di interazioni. Il clima emotivo è ampiamente favorevole: 81% di sentiment positivo a livello globale con entusiasmo e orgoglio tra le emozioni principali. In Italia il dato sale all’86% positivo, con affetto e orgoglio come driver prevalenti. Sul piano sportivo, la conversazione globale è guidata soprattutto dalle star più attese e “social”. Alysa Liu è l’atleta più coinvolgente con 61 milioni di interazioni: il suo ritorno alle Olimpiadi dopo il ritiro a soli 16 anni diventa uno dei filoni narrativi più forti. Ilia Malinin segue con 35 milioni di interazioni, con una discussione alimentata anche dalle aspettative di medaglia poi ridimensionate in finale. Accanto a loro emergono due storie simboliche: il primo oro olimpico del Brasile nello sci (Lucas Pinheiro Braathen, 22 milioni di interazioni) e l’infortunio di Lindsey Vonn (20 milioni di interazioni), con il racconto della degenza e gli apprezzamenti per l’assistenza sanitaria italiana. Tra gli italiani, Federica Brignone registra 12 milioni di interazioni, tra i valori più alti nel ranking globale degli atleti. Anche i luoghi entrano nel racconto: il Milano Olympic Village è la struttura più citata (circa 5,5 milioni di interazioni) e il set social quotidiano in cui gli atleti documentano accoglienza, servizi e atmosfera. È qui che l’ospitalità si trasforma in contenuto: dai video nelle aree comuni ai momenti in mensa, il tono è spesso di sorpresa ed entusiasmo, con molti atleti che raccontano un’esperienza di accoglienza oltre le aspettative. Dentro questa cornice si diffonde il filone del cibo italiano, percepito come uno dei simboli più immediati dell’ospitalità nazionale: la mensa diventa un punto di attrazione e un tema ricorrente nei contenuti, tra pasta, tiramisù e prodotti italiani serviti, assaggiati e commentati. Il risultato è un cluster molto forte (circa 6 milioni di interazioni e 90 milioni di visualizzazioni video) che non parla solo di sport, ma di esperienza complessiva dei Giochi, con accoglienza e cucina come driver principali della visibilità internazionale del Paese. Nel focus Italia, negli ultimi 30 giorni si registrano 1,3 milioni di contenuti, 145 milioni di interazioni e 2,4 miliardi di visualizzazioni video. I post più influenti ruotano attorno alla Cerimonia di Apertura e ai simboli nazionali: il Presidente Sergio Mattarella e Valentino Rossi, la consegna del tricolore con Vittoria Ceretti e le medaglie conquistate da Federica Brignone. La dimensione di “Olimpiadi diffuse” si riflette anche nelle aziende più presenti nella conversazione. Per volumi di contenuti guidano Ferrovie dello Stato e SEA Milan Airports. Infine, l’attenzione si estende oltre l’evento: il tema di una possibile candidatura di Roma 2040 raccoglie 604 mila interazioni e registra un consenso quasi unanime (98% di sentiment positivo). Le reazioni sono prevalentemente entusiaste e fiduciose: dominano speranza e orgoglio, con l’idea di Roma 2040 letta come opportunità concreta di continuità e rilancio. “Milano-Cortina 2026 si conferma un caso emblematico di mediatizzazione totale dell’evento sportivo”, spiega Luca Ferlaino, presidente di Human Data. “L’Italia non sta solo ospitando i Giochi, ma sta costruendo un potente racconto reputazionale internazionale, con ricadute che vanno oltre l’evento e aprono prospettive come Roma 2040.” Human Data è la nuova piattaforma AI-driven progettata per trasformare il flusso continuo dei dati web e social in asset strategici ad alto valore decisionale per aziende, istituzioni e organizzazioni. Frutto dell’integrazione delle piattaforme proprietarie e leader del mercato SocialData, sul versante corporate, e Human, sul versante politica e istituzioni, sviluppate da SocialCom di Luca Ferlaino e Spin Factor di Tiberio Brunetti, Human Data concentra anni di esperienza nel data intelligence, nel social listening e nell’analisi semantica avanzata in un unico ecosistema tecnologico.
(Adnkronos) - Il 90% dei manager si ritiene motivante, ma solo il 16% dei lavoratori è d’accordo: questo scollamento influisce sul coinvolgimento e conferma il bisogno di una leadership più empatica e relazionale. Emerge da uno studio LHH, società parte del Gruppo Adecco specializzata in servizi di consulenza hr e gestione del talento lungo l’intero talent journey, dedicato alla motivazione sul luogo di lavoro. L’indagine, che ha coinvolto oltre 2.900 lavoratori italiani appartenenti a diversi settori e fasce d’età, si è posta l’obiettivo di individuare i principali driver in grado di favorire il coinvolgimento e il senso di appartenenza all’interno di imprese e organizzazioni. "La nostra indagine - dichiara Luca Semeraro, amministratore delegato, LHH Italia - restituisce un quadro chiaro: la motivazione dei lavoratori italiani si costruisce con una retribuzione adeguata, nella qualità delle relazioni e nel riconoscimento, seguiti da leadership e valori aziendali. Le aziende che intendono trattenere i talenti e rafforzare l’engagement dei collaboratori sono quindi chiamate a investire sulla formazione manageriale, su strumenti più efficaci di ascolto e su programmi strutturati di maggiore coinvolgimento". I risultati indicano che oltre sei lavoratori su dieci (65%) dichiarano di sentirsi motivati, con un 36% che si definisce abbastanza motivato e un significativo 29% che si ritiene molto coinvolto nel proprio impiego. Un dato che suggerisce come, nonostante le complessità del mercato del lavoro e un contesto organizzativo in continua evoluzione, la maggioranza della forza lavoro italiana viva con soddisfazione la propria quotidianità professionale. L’indagine mette poi in evidenza i principali vettori che alimentano la motivazione, rivelando come questi siano riconducibili a ragioni sia di natura economica che personale. Gli intervistati hanno infatti indicato, in ordine di importanza, una retribuzione adeguata (49%), la passione per il proprio lavoro (40%) e un clima positivo tra colleghi (40%). Seguono altri fattori rilevanti seppur con preferenze decisamente inferiori, quali l’accesso a opportunità di sviluppo professionale (25%) e l’equilibrio tra vita privata e lavorativa (23%). Risultano invece decisamente meno incisivi gli aspetti di carattere più istituzionale: solo una minoranza indica come fonte di motivazione la solidità dell’azienda (6%), la visione strategica dell’organizzazione (2%) o l’allineamento ai valori aziendali (2%). Uno scarto che sottolinea una distanza tra ciò che le aziende tendono a comunicare in termini di leadership e ciò che i lavoratori percepiscono come realmente motivante nel loro quotidiano. Le principali fonti di demotivazione professionale per i lavoratori italiani risultano in larga parte speculari a quelle che alimentano la motivazione. In particolare, una retribuzione percepita come inadeguata (47%) rappresenta la prima causa di perdita di motivazione, seguita da un clima teso tra colleghi (36%) e dal mancato riconoscimento del proprio impegno (31%). Anche in questo caso, è possibile osservare come alcune problematiche solitamente percepite dal management come strategicamente rilevanti, sembrino incidere in misura contenuta sulla demotivazione: una leadership poco solida (11%), l’instabilità aziendale (11%) e la scarsa chiarezza su vision e strategia (5%). Quando si chiede invece ai lavoratori cosa potrebbe aumentare la loro motivazione, oltre alle leve economiche (il 63% indica bonus o premi economici come prioritari), vengono citate formazione e coaching (37%), un clima più collaborativo (35%) e percorsi di carriera strutturati (31%), a indicare il bisogno di un ambiente organizzativo capace di offrire crescita e strumenti adeguati di sviluppo professionale. Lo studia indica che la maggior parte dei lavoratori che ha sperimentato un calo di motivazione ne ha parlato con qualcuno all’interno dell’organizzazione, soprattutto con le persone con cui collabora quotidianamente (27%) o, in minor misura, con il proprio responsabile diretto (17%). Una quota comunque rilevante (22%) ha preferito non confrontarsi con nessuno, mentre il 15% dichiara di non aver mai vissuto una perdita di motivazione. Solo una minoranza si è rivolta ai vertici aziendali (13%) o alla funzione hr (3%). Emergono inoltre differenze significative per generazione e ruolo: i lavoratori più giovani risultano meno inclini a rivolgersi a responsabili e vertici aziendali, privilegiando il confronto tra pari; gli impiegati tendono a discutere la propria esperienza con i colleghi o a non esporsi, mentre manager e dirigenti prediligono canali più strutturati, come il dialogo con i responsabili e con il leadership team aziendale. Anche in questo caso, si delinea uno scollamento tra la percezione del management e il vissuto dei dipendenti. Da un lato, i manager si considerano figure importanti nel sostenere la motivazione del proprio team (oltre il 90%). Dall’altro, la percezione dei collaboratori risulta nettamente diversa: solo il 16% identifica il proprio responsabile come un vero 'motivatore', mentre il 52% lo giudica poco o per nulla efficace in questo ruolo. Il senso di appartenenza è percepito dai lavoratori come il risultato di uno sforzo collettivo: secondo gli intervistati, dovrebbero contribuire a rafforzarlo tutti i colleghi (55%), i vertici aziendali (54%) e i responsabili diretti (48%). Tuttavia, a fronte di questa visione condivisa, emerge un elemento critico: il 53% dei lavoratori dichiara che nella propria azienda non esistono attività strutturate per favorire il coinvolgimento. Anche tra le organizzazioni che prevedono iniziative dedicate (34%), molte risultano episodiche o circoscritte, limitandosi principalmente a eventi aziendali (28%), strumenti di feedback (23%) o workshop di sviluppo professionale (19%). Questo divario tra aspettative e pratica operativa evidenzia come il coinvolgimento non sia ancora pienamente integrato nelle strategie hr di molte aziende, nonostante venga riconosciuto come un fattore chiave per la motivazione e la ritenzione dei talenti. Al di là dei ruoli aziendali definiti, comunque, la propensione personale alla motivazione altrui è forte, con circa tre quarti dei rispondenti che dichiarano di essere interessati a motivare altre persone, sia quando rientra nel proprio ruolo (26%) sia quando questa non è una loro responsabilità formale (52%).
(Adnkronos) - In occasione della XXII Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili, Barilla rinnova la propria adesione a 'M’Illumino di Meno', l’iniziativa simbolo dell’impegno condiviso per un uso più consapevole dell’energia. Anche quest’anno - spiega l'azienda in una nota - il Gruppo spegnerà le luci della sede di Pedrignano (PR), a testimonianza di un’attenzione concreta verso l’efficienza energetica e la riduzione dell’impatto ambientale. Un gesto simbolico che riflette un impegno strutturale e di lungo periodo. Per Barilla, infatti, la sostenibilità energetica rappresenta una leva strategica del proprio modello industriale. Guardando al futuro, il Gruppo ha fissato un obiettivo chiaro: raggiungere entro il 2030 una potenza installata di 24 MW per l’auto-produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, contribuendo in modo significativo alla transizione energetica e al rafforzamento della resilienza industriale. Per rendere concreta questa visione, nel 2024 Barilla ha avviato l’Energy&Water Plan, un piano dedicato agli stabilimenti produttivi che prevede 168 milioni di euro di investimenti cumulati entro il 2030. Il piano è focalizzato su tre ambiti principali: efficientamento energetico dei processi industriali, gestione più sostenibile delle risorse idriche e sviluppo di impianti di autoproduzione di energia da fonti rinnovabili. Presente in oltre 100 Paesi con 30 siti produttivi nel mondo, Barilla considera l’uso sostenibile delle risorse energetiche una priorità strategica, promuovendo una cultura diffusa dell’efficienza energetica integrata nei processi industriali e nelle scelte di investimento. Per garantire un miglioramento continuo delle prestazioni energetiche, il Gruppo ha adottato il Sistema di Gestione dell’Energia conforme alla norma UNI EN ISO 50001, oggi diffuso in 25 stabilimenti certificati, comprendenti tutti i siti produttivi europei. Nel 2024 hanno inoltre completato il percorso di prima certificazione lo stabilimento di Muggia (Trieste), l’Head Quarter della Francia a Parigi e gli uffici di Châteauroux. Il pastificio di Parma è soggetto all’Emissions Trading Scheme (Ets), con consumi ed emissioni di CO2 verificati e certificati da enti terzi. Questo approccio strutturato si traduce nel progetto Esp - Energy Saving Program, attivo dal 2004, che favorisce la condivisione delle migliori soluzioni tecnologiche e gestionali per l’ottimizzazione delle performance energetiche. Parallelamente, Barilla ha incrementato l’utilizzo di energia elettrica da fonti rinnovabili, grazie alle Garanzie di Origine (GO), coprendo interamente numerosi marchi del Gruppo. Nel 2024 il Gruppo ha investito circa 10,5 milioni di euro in interventi legati all’energia, tra efficientamento, revamping degli impianti di trigenerazione e nuove installazioni per l’autoproduzione da fonti rinnovabili. Nei pastifici italiani sono attivi impianti di trigenerazione ad alto rendimento, che migliorano l’efficienza complessiva e riducono l’impiego di combustibili fossili. A supporto di queste azioni, Barilla continua a investire nella formazione delle persone, diffondendo pratiche operative orientate alla riduzione dei consumi energetici. Negli ultimi due anni, poi, il Gruppo ha triplicato la potenza installata di impianti fotovoltaici per l’autoproduzione di energia elettrica rinnovabile nei propri siti produttivi italiani e prevede di triplicarla nuovamente entro il 2026, raggiungendo quasi 9 MWp di potenza installata. Oggi tutte le fornerie italiane Barilla utilizzano il 100% di energia elettrica da fonte rinnovabile, acquistata con Garanzie di Origine o autoprodotta. Un impegno che coinvolge in particolare Mulino Bianco, che da oltre cinque anni utilizza esclusivamente energia idroelettrica prodotta dall’impianto alimentato dal Lago di Resia, come indicato dal logo dedicato sulle confezioni. Tra gli esempi più significativi, lo stabilimento di produzione sughi di Rubbiano (PR): l’impianto fotovoltaico installato nel 2024 consente, nel periodo estivo caratterizzato dal picco produttivo dei Pesti al basilico, di coprire il fabbisogno energetico di circa un giorno di produzione a settimana grazie all’energia rinnovabile autoprodotta.