(Adnkronos) - A Bruxelles parlano anche i muri. Posto che ci sia qualcuno ad ascoltare, cosa che non sempre accade, perché quasi tutti i media attivi nella 'Bubble' sono sottodimensionati rispetto alla mole di informazioni che produce, a ondate, la capitale comunitaria. Tanto che l'ex commissario all'Economia Paolo Gentiloni ricordava spesso che uno dei grandi problemi dell'Ue era lo scarso controllo da parte dell'opinione pubblica. I 'leaks', le fughe di informazioni, sotto forma di anticipazioni e bozze di documenti che spuntano da ogni dove, fanno parte della vita quotidiana dell'Ue. Costituiscono, in qualche misura, un contrappeso e un antidoto all'opacità delle istituzioni comunitarie, generata anzitutto dalla complessità dell'architettura istituzionale dell'Unione e delle sue procedure. Ma c'è chi non gradisce. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, giunta alla fine del primo anno del suo secondo mandato, ha deciso di rimettere 'in riga' i suoi commissari, evidentemente un po' troppo inclini a far trapelare informazioni che, secondo la presidente, dovrebbero restare riservate. E' anche per questo, come attesta il verbale della riunione del collegio dei commissari del 10 dicembre, consultato dall'Adnkronos, che von der Leyen ha deciso di portare tutti i suoi 26 colleghi a Lovanio, lo scorso 4 febbraio. La riunione, dunque, non puntava solo a preparare il Consiglio Europeo informale del 12 febbraio nel castello di Alden-Biesen e a migliorare i "metodi di lavoro" del collegio. Nel mirino di von der Leyen c'erano in particolare i 'leaks', un 'vizietto' evidentemente un po' troppo diffuso nella sua seconda Commissione. La presidente, riporta il verbale della riunione, "ha dichiarato che un seminario del collegio si terrà il 4 febbraio 2026, prima del ritiro dei leader del 12 febbraio. Parte del seminario si concentrerà sul bilancio delle riforme attuate per rafforzare la competitività dell'Ue, traendo spunto dagli insegnamenti tratti dai rapporti di Enrico Letta e Mario Draghi. Ha quindi invitato i membri del collegio a individuare i progressi compiuti nelle politiche di loro competenza". Un'altra parte del seminario, si legge poi, "si concentrerà su come migliorare i metodi di lavoro della Commissione, e in particolare su come prevenire fughe di notizie durante il processo decisionale. Infine, la presidente ha osservato che il principio di collegialità implica che ogni membro del collegio si assuma la responsabilità, promuova, anche pubblicamente, e sostenga ogni decisione presa dal collegio". Quindi, una volta che una decisione è stata presa, ogni singolo membro del collegio è tenuto a sostenerla in pubblico, anche se magari non la condivide. Commissario avvisato, mezzo salvato. (di Tommaso Gallavotti)
(Adnkronos) - “Sin dalla firma del Piano d’Azione nel 2023, come Ahk Italien abbiamo ribadito a più riprese la necessità di un coordinamento più stretto sul piano politico tra Italia e Germania, alla luce della profonda integrazione dei nostri due Paesi a livello economico e produttivo. La comunanza di posizioni da parte di Italia e Germania in vista del vertice europeo sulla competitività prende le mosse dal vertice intergovernativo, e dal relativo forum imprenditoriale, di gennaio. Già in quella occasione abbiamo sottolineato che il rafforzamento della partnership italo-tedesca, attraverso una maggiore integrazione politica ed economica tra i nostri due Paesi, è una necessità sempre più urgente, non solo per Roma e Berlino ma per l’Europa nel suo complesso. L’orizzonte di riferimento è appunto europeo, e non semplicemente nazionale o bilaterale. La prospettiva per le imprese italiane e tedesche, così come per l’intera Ue, è quella di un rilancio produttivo". Così, con Adnkronos/Labitalia, Jörg Buck, consigliere delegato della Camera di commercio Italo-Germanica (Ahk Italien), commenta la convergenza tra i due premier Meloni e Merz sui temi europei. "In questo processo, Italia e Germania -continua Buck- sono i principali player: insieme, siamo il nucleo manifatturiero del continente, con circa il 40% della produzione industriale complessiva. E se guardiamo ai dati trimestrali Istat disponibili, l’aumento della produzione industriale tedesca ha determinato una risalita degli scambi commerciali tra Italia e Germania nel terzo trimestre 2025 (pari a 118 miliardi a settembre 2025), in crescita del 2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente". Buck ricorda che "le imprese dei due Paesi, infatti, sono legate da rapporti di interscambio e co-produzione strutturali e fortemente radicati nelle relative catene del valore. Concludo evidenziando come, quando si parla di rilancio produttivo e industriale, competitività, sostenibilità e sicurezza economica debbano procedere insieme, per garantire una crescita stabile e duratura”, sottolinea. Secondo Buck la strada da percorrere è chiara: "alcuni comparti stanno attraversando trasformazioni profonde. Penso, ad esempio, all’automotive o ai settori ad alta intensità energetica come la siderurgia. Tuttavia, più che soffermarsi su singoli comparti, credo che sia fondamentale sviluppare una visione strategica condivisa: una politica industriale coordinata tra Italia e Germania è cruciale per rilanciare la produttività europea e rafforzare il nostro patrimonio manifatturiero", sottolinea il consigliere delegato di Ahk Italien. "A tal fine, vorrei evidenziare -spiega Buck- tre priorità. La prima riguarda la semplificazione delle procedure e la riduzione degli oneri amministrativi, in modo tale che i processi decisionali diventino più rapidi e le imprese dispongano della flessibilità necessaria per investire e innovare. La seconda riguarda l’eliminazione delle barriere che ancora limitano il pieno funzionamento del mercato unico: oggi, gli ostacoli commerciali interni all’Unione producono effetti paragonabili a dazi “di fatto” pari a circa il 44% sulle merci scambiate, un freno evidente alla competitività che occorre superare rapidamente", sottolinea. E per Buck "la terza priorità è l’impegno congiunto a favore di mercati aperti e nuove partnership strategiche. Italia e Germania, in quanto economie fortemente orientate all’export, devono sostenere con decisione accordi commerciali ambiziosi – dalla possibile attuazione condizionata dell’accordo con il Mercosur a un maggiore coinvolgimento economico con Paesi in rapido sviluppo quali l’India. Queste intese generano valore aggiunto in Europa, rafforzano il nostro tessuto industriale e ne aumentano la competitività globale. E in parallelo, creano le condizioni per sviluppare ulteriormente settori destinati a rivestire un ruolo strategico nei prossimi anni, come la difesa e l’aerospazio, comparti per i quali sarà determinante una cooperazione più stretta nell’ambito della ricerca e dei grandi progetti europei”, conclude.
(Adnkronos) - "Serve tutelare l’industria europea, rendendo possibile la sfida digitale e green e nel contempo aprire a nuovi mercati, per una chiara politica strategica". Lo afferma il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, a margine dell’evento 'L’Italia in Cantiere' organizzato da Legambiente. "Nel nostro Libro bianco mettiamo la duplice sfida della digitalizzazione e dell’economia green che si deve coniugare con il pilastro dell’economia strategica", sottolinea il ministro Urso."Dobbiamo bloccare l’esportazione dei rifiuti che contengono materie prime critiche. Il nostro Paese è nella short list per avere un deposito strategico di stoccaggio di materie prime". Il ministro ha poi precisato che probabilmente "sarà nel Nord Italia, per essere vicino ai porti, perché l’Europa è circondata da conflitti" e dunque è necessario garantire "un’autonomia strategica".