(Adnkronos) - La Russia non è stata invitata alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, che si svolgerà da sabato 9 maggio a domenica 22 novembre 2026 con la partecipazione di 99 Paesi e 31 eventi collaterali. La presenza della Federazione Russa deriva, invece, da una procedura ordinaria prevista dal regolamento della manifestazione per i Paesi che possiedono un proprio padiglione ai Giardini. La Russia è proprietaria di un padiglione ai Giardini dal 1914. In totale sono 29 i Paesi proprietarie di un padiglione nazionale alla Biennale, a cui da quest'anno si aggiungerà il Qatar. Come più volte chiarito dall'Istituzione veneziana, presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, sono i Paesi riconosciuti dalla Repubblica Italiana a chiedere autonomamente di partecipare alle mostre della Biennale. Nel caso di Stati proprietari di un padiglione ai Giardini – come la Russia – la procedura consiste in una semplice comunicazione della volontà di partecipare. La Biennale prende atto della comunicazione e, di norma, non interviene per impedirne la presenza. È quanto ricostruito dall’Adnkronos sul caso emerso nell’ultima settimana, dopo che si è appreso del ritorno della Russia alla prossima Biennale Arte. Mosca aveva ritirato nel 2022 il progetto espositivo previsto, all’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina, mentre nell’edizione del 2024 aveva concesso il proprio padiglione nazionale alla Bolivia. La Federazione Russa ha quindi comunicato la propria partecipazione alla 61esima Esposizione attraverso il commissario del padiglione, Anastasiia Karneeva, riaprendo autonomamente lo spazio ai Giardini dopo quattro anni di assenza. Il padiglione russo, progettato dall’architetto Alexey Shchusev, rappresenta da oltre un secolo la presenza culturale del Paese all’interno della rassegna veneziana. La Biennale di Venezia nei giorni scorsi, prima dello scoppio della polemica, aveva chiarito che “qualsiasi Paese riconosciuto dalla Repubblica Italiana può partecipare se possiede un padiglione ai Giardini”. In un comunicato ufficiale l’istituzione ha inoltre riaffermato il rifiuto di ogni forma di esclusione o censura dell’arte e della cultura, sottolineando che Venezia rimane “un luogo di dialogo, apertura e libertà artistica, favorendo connessioni tra popoli e culture, con la speranza duratura della cessazione dei conflitti e della sofferenza”. Il presidente Buttafuoco ha ribadito, parlando durante un evento al ministero della Cultura, mercoledì 10 marzo, in occasione della presentazione del Padiglione Italia, "l'autonomia di una Istituzione che da 130 anni costruisce il sentiero dove chiusura e censura sono ancora una volta fuori dall'ingresso della fondazione Biennale di Venezia". Il padiglione della Federazione Russa presenterà il progetto espositivo intitolato 'The Tree is Rooted in the Sky' ('L’albero è radicato nel cielo'): coinvolgerà oltre cinquanta giovani musicisti, poeti e filosofi provenienti dalla Russia e da altri Paesi, tra cui Argentina, Brasile, Mali e Messico. All’interno del padiglione, apprende l'Adnkronos, è previsto un “festival musicale” volto a valorizzare il potenziale creativo delle aree periferiche e delle pratiche artistiche lontane dai grandi centri culturali: per tre giorni, dal 5 all’8 maggio, prima dell’apertura ufficiale della Biennale, sono in programma performance musicali affidate, tra gli altri, all’artista sonoro maliano Diaki Kone, noto come DJ Diaki, che unirà ritmi africani, elementi del folklore russo e musica elettronica. Secondo gli organizzatori russi, l’iniziativa intende creare uno spazio di dialogo e scambio tra culture diverse, mettendo in relazione radici locali e visioni globali. Il festival di tre giorni dal 5 all’8 maggio, prima dell’apertura ufficiale della Biennale, includerà performance musicali e interventi filosofici. Tra i partecipanti è annunciato l’artista sonoro maliano Diaki Kone, noto come DJ Diaki, che unirà ritmi africani, elementi del folklore russo e musica elettronica. “La cultura russa non è isolata e i tentativi di ‘cancellarla’ non hanno avuto successo”, ha affermato Mikhail Shvydkoy, delegato russo per gli scambi culturali internazionali ed ex ministro della Cultura, come riferito da ArtNews, aggiungendo che “nessuno può privare la Russia del diritto all’espressione artistica”. Mikhail Shvydkoy ha respinto l’idea di un “ritorno”: il padiglione ai Giardini, ha affermato, ha sempre rappresentato la “presenza della Russia nello spazio culturale veneziano”. L’esposizione sarebbe, nelle sue parole, la prova che “la cultura russa non è isolata” e che i tentativi di “cancellarla”, attribuiti alle élite politiche occidentali negli ultimi quattro anni, “non hanno avuto successo”. All'interno del padiglione russo, secondo quanto risulta all'Adnkronos, esporranno gli artisti: Lizaveta Anshina, Ekaterina Antonenko, Vera Bazilevskikh, Antonio Buonuario, Serafim Chaikin, DJ Diaki, Marco Dinelli, Timofey Dudarenko, Faina, Zhanna Gefling, Oleg Gudachev, Atosigado y Herrica, Sofya Ivanishkina, Jaijiu, JLZ, Tatiana Khalbaeva, Alexey Khovalyg, Daria Khrisanova, Nikita Korolev, Oksana Kuznetsova, Roman Malyavkin, Petr Musoev, Artem Nikolaev, Veronika Okuneva, Valerie Oleynik, Georgy Orlov-Davydovsky, Yaroslav Paradovsky, Bogdan Petrenko, Alexey Retinsky, Ekaterina Rostovtseva, Antonina Sergeeva, Mikhail Spasskii, Lukas Sukharev, Alexey Sysoev, Olga Talysheva, Ilya Tatakov, Alexey Tegin, Maria Vinogradova L’annuncio della presenza russa ha provocato immediate reazioni politiche, a partire dal ministero della Cultura, guidato da Alessandro Giuli, che ha ricordato in una nota che la decisione è stata assunta “in totale autonomia” dalla Biennale presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, “nonostante l’orientamento contrario del Governo italiano”. Critiche sono arrivate anche dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea. I ministri della Cultura e degli Affari esteri di 22 paesi, compresa l'Ucraina, hanno giudicato "inaccettabile" la partecipazione della Federazione Russa. La riapertura del padiglione russo si inserisce in un clima di tensioni culturali già emerse negli ultimi anni in Italia a causa dell'invasione dell'Ucraina. Nel luglio scorso, ad esempio, un concerto del direttore d’orchestra Valery Gergiev era stato cancellato dopo proteste legate al suo sostegno al presidente russo Vladimir Putin. A gennaio il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov aveva accusato l’Italia di “escludere attivamente l’arte russa” e di impedire l’accesso al padiglione veneziano. La Biennale Arte 2026 è stata presentata dal presidente Pietrangelo Buttafuoco come una sorta di “tregua” simbolica in un mondo attraversato da conflitti. “Dove c’è arte c’è dialettica”, ha affermato, sottolineando il ruolo della manifestazione come spazio di confronto internazionale. Accanto alla Russia saranno presenti anche Israele, Iran e Ucraina, mentre è previsto un evento collaterale palestinese intitolato 'Gaza – No Words' promosso dal Palestine Museum. Tra le novità dell’edizione figurano inoltre sette Paesi al debutto – Guinea, Guinea Equatoriale, Nauru, Qatar, Sierra Leone, Somalia e Vietnam – mentre El Salvador avrà per la prima volta un proprio padiglione nazionale. Tornerà anche la Santa Sede. Il principio su cui si fonda la rassegna veneziano resta quello di offrire uno spazio in cui le opere possano essere giudicate nel confronto pubblico. Eventuali tentativi di propaganda finirebbero inevitabilmente sotto lo sguardo critico della comunità internazionale e della stampa. Sarà dunque il contenuto artistico delle proposte, una volta aperti i padiglioni, a determinare il giudizio finale sull’edizione 2026, al netto delle polemiche politiche. (di Paolo Martini)
(Adnkronos) - Si è svolto oggi nella sede di Ca’ Del Bosco a Erbusco nel Bresciano, l’innovation workshop promosso da Fondazione LGH in collaborazione con Teha - The European House Ambrosetti. Un appuntamento cruciale nel percorso di dialogo che la Fondazione porta avanti nei territori in cui opera. L’obiettivo è rafforzare l’efficacia degli interventi a favore di innovazione e sviluppo sostenibile nel Sud della Lombardia. Fondazione Lgh – nata nel 2021 con la missione di stimolare, promuovere e sostenere l’innovazione generatrice di impatti ambientali, economici e sociali positivi – intende ora avviare una riflessione strutturata sulle proprie priorità di finanziamento, così da renderle sempre più aderenti ai bisogni dei territori, alle vocazioni locali e alle filiere produttive di riferimento. Fino a oggi, la Fondazione ha finanziato 24 progetti scientifici e ha avuto un impatto significativo anche nei settori culturale e sociale, come dimostrano le 87 iniziative supportate. Nell’anno 2025 il valore complessivo delle ricadute sui territori di riferimento ammonta a circa 1.049.000 di euro. “Ascoltare il territorio - ha sottolineato Giorgio Bontempi, presidente Fondazione Lgh - significa prestare attenzione alle sue caratteristiche uniche e valorizzare le relazioni tra le persone. Con questo workshop, abbiamo voluto attivare una riflessione strutturata con i nostri principali portatori d’interesse, rafforzando l’impatto ambientale, economico e sociale delle attività della Fondazione. La ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica sono fondamentali per trovare soluzioni efficaci. In un periodo di profondi cambiamenti ambientali, economici e sociali, innovare insieme è essenziale". Attraverso sessioni plenarie e tavoli di lavoro, oltre quaranta qualificati stakeholder locali e nazionali – provenienti dal mondo della ricerca, dell’impresa e dell’ecosistema abilitante – sono stati coinvolti in un dialogo costruttivo per individuare le principali priorità di innovazione, analizzare la coerenza tra queste e il perimetro di intervento della Fondazione e definire i driver più rilevanti per orientare l’azione futura nelle diverse filiere di interesse: trasformazione alimentare, agricoltura e zootecnia, cosmetica e materiali. “Il sistema delle fondazioni del Gruppo A2A – che comprende Fondazione AEM, Fondazione ASM, Banco dell’Energia e Fondazione Lgh – rappresenta un pilastro fondamentale del nostro impegno verso la crescita sostenibile dei territori e delle comunità che serviamo - ha spiegato Roberto Tasca, presidente di A2A -. Con la nascita di A2A Life Ventures abbiamo creato in Italia un modello societario integrato di open innovation che permette di trasformare idee, tecnologie e collaborazioni con startup, università e centri di ricerca in soluzioni concrete per l’economia circolare, l’energia pulita e infrastrutture intelligenti, favorendo l’ingaggio di giovani talenti”. Il percorso avviato all’Innovation workshop costituisce l’inizio di una nuova fase di sviluppo per la Fondazione, finalizzata al consolidamento del suo ruolo come promotore di innovazione territoriale, con l’obiettivo di servire le comunità locali e le future generazioni impegnate nell’innovazione. “Momenti come questo - ha precisato l’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi - dimostrano quanto sia strategico mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, imprese e mondo della ricerca a vantaggio del territorio. Regione Lombardia crede in un’innovazione che non resti un concetto astratto, ma diventi strumento concreto di competitività e coesione, capace di generare valore diffuso. Nel Sud della Lombardia esistono filiere produttive solide e identità economiche ben riconoscibili: accompagnarle con strumenti mirati, favorire l’accesso a competenze e capitale, sostenere la capacità progettuale significa rafforzare l’intero sistema regionale. Il confronto avviato oggi va nella direzione giusta”. L’incontro, gestito e moderato da Teha, ha rappresentato un momento di confronto di alto livello, volto ad allineare le priorità di finanziamento della Fondazione Lgh all’identità e alle vocazioni dei territori, alle economie locali e ai bisogni espressi dalle comunità. Particolare attenzione è stata dedicata anche agli strumenti di ingaggio e di erogazione dei fondi: non solo modalità di finanziamento, ma anche accompagnamento, partnership e meccanismi di scouting come bandi, call for ideas e sportelli, per intercettare progettualità innovative e di qualità. A conclusione di questi primi anni di attività, la Fondazione ha voluto quindi avviare un processo di revisione delle proprie linee guida strategiche e operative, riassunte nelle nuove direttrici territoriali, in un’ottica di ascolto e valorizzazione delle specificità locali e delle relazioni tra le persone. L’obiettivo è posizionarsi come attore capace di promuovere un’innovazione radicata nei bisogni reali del territorio e validare le nuove direttrici in modo partecipato.
(Adnkronos) - Dai falsi miti sulle rinnovabili all'innovazione tecnologica nella filiera, dalla collaborazione euro-africana ai green job. Sono questi alcuni dei temi al centro di Key - The Energy Transition Expo, la manifestazione di Ieg (Italian Exhibition Group) di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, alla Fiera di Rimini dal 4 al 6 marzo. Un’informazione poco accurata spesso alimenta uno scetticismo generale sul fatto che le rinnovabili possano svolgere un ruolo centrale nel mix elettrico nazionale, inducendo anche forti opposizioni sui territori alla realizzazione degli impianti. L’evento Good news, bad news, fake news: le rinnovabili tra narrativa e realtà, organizzato da Italy for Climate, il centro studi della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ha voluto interrompere questa narrazione attraverso un confronto aperto tra esperti del mondo dell’informazione e operatori del settore. L’evento 'Energia e trasporti: gli scenari Iea tra innovazione tecnologica e sicurezza degli approvvigionamenti' a cura di Iea, Motus-E e Key, che si è svolto ieri, ha offerto un approfondimento sulle tecnologie che guideranno lo sviluppo del settore energetico e sull’impatto della nuova mobilità sulla domanda di energia globale, attraverso la presentazione, in esclusiva per l’Italia, di un estratto della nuova edizione del rapporto 'Energy Technology Perspectives'. Dal 2020 al 2025 le batterie hanno visto un calo dei costi del 35%, il fotovoltaico del 65% e l’eolico di oltre il 30%. Ciò ha favorito la diffusione delle tecnologie pulite, che oggi hanno un valore di mercato intorno a 1.000 miliardi di dollari, destinato a triplicare entro il 2035. Responsabili politici africani ed europei, leader del settore, investitori, aziende di servizi pubblici e partner di sviluppo si sono ritrovati a Key nei due eventi 'Solar PV/Wind power and Battery Storage Systems: the key to energy self-sufficiency - Driving Africa’s Energy Transition' e 'Multiple financing instruments need to be scaled up to accelerate Africa’s energy future and to improve energy access' a cura della fondazione Res4Africa. Il primo evento ha sottolineato il ruolo crescente dei sistemi fotovoltaici, eolici e di accumulo a batteria nell'ampliare l'accesso all'elettricità in Africa, rafforzare la resilienza della rete e ridurre la dipendenza dalla generazione diesel. Il secondo evento si è concentrato sulla mobilitazione di capitali e sul potenziamento di strumenti di finanziamento innovativi a sostegno della diffusione dell'energia pulita in tutta l'Africa. Infine, in un panorama lavorativo in cui la domanda di profili specializzati nei green jobs supera spesso l’offerta disponibile, si è tenuto a Key l’evento 'We want you! Le imprese si presentano al mondo del lavoro'. L’iniziativa ha offerto una fotografia dell’attuale mercato occupazionale legato alla sostenibilità. La sessione si è confermata un’occasione per accorciare le distanze tra domanda e offerta, posizionandosi come un punto di riferimento per studenti, giovani professionisti e talenti che desiderano orientare il proprio percorso di carriera verso i comparti più innovativi e sostenibili del futuro.