(Adnkronos) - Premi assicurativi da milioni di dollari, noli che s’impennano e catene logistiche sotto pressione. La crisi in Medio Oriente per Cesare d'Amico, Ceo di d'Amico Società di Navigazione, è prima di tutto un dilemma umano e di sicurezza. La sua posizione è netta: "No a navi in zone di guerra senza garanzie, la priorità è la sicurezza dei nostri marittimi". Se da un lato il trasporto marittimo sembra resistere a shock che rischiano di diventare strutturali, dall'altro l’esplosione dei premi rischia di avere conseguenze sul consumatore finale. Dottor D'Amico quali sono al momento le vostre priorità? La situazione è molto delicata. Siamo spettatori, ma servono prudenza e attenzione. Già dall'inizio del conflitto tra Ucraina e Russia io e mio cugino Paolo abbiamo preso una decisione: non mandare navi in zone di guerra. La priorità è la sicurezza dei nostri marittimi, non intendiamo metterli a rischio in nessuna maniera, almeno fino a quando non ci saranno delle garanzie di transito sicuro. Noi auspichiamo che si possano creare convogli commerciali con la scorta delle navi militari, come ai tempi dell'invasione dell'Iraq che hanno permesso di avere un transito nello stretto di Hormuz. Il presidente della nostra associazione – Confitarma -, Mario Zanetti, ha chiesto al governo italiano di guardare questa possibilità. In passato la marina militare ha svolto un lavoro perfetto. I nostri equipaggi sono sempre rimasti molto tranquilli e molto sereni avendo le navi della marina militare italiana di scorta. Il conflitto ha causato un'impennata dei noli per le navi cisterna. Prevedete sia uno shock temporaneo o più duraturo? Queste situazioni fanno sì che i noli si impennino. A volte si crea del panico, perché si pensa non si riesca a trovare una nave o sia impossibile trasportare il carico. Più lunga la durata, più tempo ci vorrà per tornare alla normalità. Se si dovesse guardare a quanto avvenuto con il Covid, dopo la pandemia il costo del trasporto delle merci e dei noli sono rimasti sostenuti sul lungo termine. Su determinati valori di merce il nolo può avere un'influenza del 7%, 10%, 12%, non di più. Bisognerà vedere pure poi i prezzi delle merci dove si andranno a collocare. Diverso è il mondo dei container: i prodotti che vanno al loro interno sono bloccati. Parliamo di numeri molto importanti, per i prodotti raffinati si tratta di una media attorno ai 25mila dollari. In determinate situazioni abbiamo avuto picchi che hanno toccato quota 50mila dollari. In questo momento una parte del mondo non sta né importando né esportando, e questo va a influenzare sui costi, anche in maniera negativa. I premi assicurativi hanno toccato nuovi massimi. Stanno influenzando la marginalità operativa? Come vengono ripartiti con i caricatori? Nella fase in cui ci troviamo l’armatore sembra avere maggiore margine di manovra, ma non dimentichiamo che indipendentemente dalla possibilità di andare in quelle zone per volere dell'armatore, l’equipaggio può opporsi. In quel caso non ci sono prezzi che tengano. Queste zone, pur essendo considerate a rischio, portavano premi assicurativi standard, dai 15 ai 30 mila dollari, già considerati nel conto viaggio. Ora non è più così, è un rischio che l’armatore non intende prendere e il costo assicurativo quotato verrà pagato a parte. State rinegoziando le clausole dei contratti di noleggio per definire chi debba sostenere l'extra-costo assicurativo? Con la dichiarazione di zona di guerra tutta una serie di coperture assicurative sono state annullate. Ieri la Lloyd’s di Londra ha cominciato a dare delle quotazioni per il passaggio di Hormuz, quotazioni che possono cambiare in ogni momento. Vengono emesse ogni 12 ore e hanno validità 7 giorni. I primi numeri sono importanti, si parla del 5% del valore della nave. In sostanza, se prendo una nave di medie dimensioni dal valore di 30 milioni di euro, significa 1 milione e mezzo. Se andiamo ad applicare la tariffe su petroliere o navi da 300 mila tonnellate, che possono valere anche 160 milioni di dollari, il passaggio è di 8 milioni di dollari e vale per una settimana. Significa che se passati 7 giorni non si è riusciti a uscire è necessario rinegoziare con l'assicurazione. Oggi questo costo viene ribaltato al noleggiatore o al caricatore, verrà poi considerato nel prezzo della merce per poi avere aumenti anche per il consumatore finale. Avete diramato allerte o particolari messaggi ai vostri equipaggi? Abbiamo contatti continui le nostre navi in tutto il mondo. A bordo esistono già procedure codificate in caso di situazioni di pericolo, come il trovarsi all’improvviso in una zona di guerra. Gli equipaggi sono ben addestrati e sanno quello che devono fare, inoltre hanno la possibilità di essere in continuo contatto con le proprie famiglie per poterle rassicurare, indipendentemente dal trovarsi o meno in zone di guerra. Parliamo tanto del problema del mancato arrivo delle merci, di cosa faremo, di quanto ci costerà il carrello, però non ci preoccupiamo mai di coloro i quali fanno sì che questo carrello alla fine non aumenti troppo. Sono i nostri equipaggi che svolgono il loro lavoro con grande abnegazione e professionalità. Di questo dobbiamo essere molto orgogliosi. La crisi come influirà sulla capacità dell'Europa di importare prodotti, raffinati e non? I prodotti raffinati che l'Europa importa dal Golfo Persico rappresentano solo il 4%, contano molto più il West Africa e gli Stati Uniti. La crisi influenzerà il gas utilizzato nella produzione di energia. Una fetta importante di gas proviene dal Golfo Persico, e un deficit potrebbe portare alla riattivazione delle centrali termoelettriche e quindi dell’importazione di carbone dall’Australia, Indonesia e Sud Africa. Per far sì che i prezzi dell’energia non aumentino troppo bisogna trovare un giusto mix e quindi ricorrere anche al trasporto di carbone. A questo riguardo ben venga il provvedimento del governo di non fermare completamente un paio di centrali in Italia. In momenti di crisi energetica piuttosto importanti avere la possibilità di poter consumare un minimo di carbone credo sia importante. È fondamentale che tutto venga svolto nella maniera corretta così da non aggravare possibili speculazioni che potrebbero esserci sugli altri prodotti. State valutando un ritorno alla rotta del Capo per il prossimo biennio o auspicate una rapida risoluzione? Ci auguriamo una rapida risoluzione del confitto. Credo ci siano esigenze a livello sociale e umano che sono più importanti, a cominciare dalle persone che stanno vivendo in una zona di guerra. Passando per il Mar Rosso dal Mediterraneo, la zona di Gedda è abbastanza sicura, si transita normalmente. L’unica alternativa sarebbe passare per il Sudafrica che abbiamo continuato a operare. Sul trasporto di prodotti raffinati e sul carico secco, per noi non ha una grande influenza in termini di valore assoluto. Lo ha sul traffico delle navi container e delle grandi petroliere in rotta verso il Nord Europa il passaggio da Bab el-Mandeb a Suez. Con gli Houthi, la rotta del Mar Rosso era stata interrotta per tutti, il traffico per Suez era poi risalito a circa il 40% e ora è sceso di nuovo a un 20%. (di Marco Cherubini)
(Adnkronos) - Per 4 adolescenti su 10, “stare insieme” significa prima di tutto amicizia: uno spazio fatto di complicità, leggerezza e condivisione quotidiana. E tra i contesti in cui sperimentano il lavoro di squadra, la fiducia reciproca e il senso del “noi” seguono la scuola (22%) e lo sport (8,8%). È quanto emerge da 'Generazione Noi', l’analisi promossa da Ringo e realizzata dal partner Extreme, società specializzata nell'analisi strategica delle conversazioni web e social, su oltre 35.000 contenuti social prodotti in lingua italiana su TikTok, Instagram e YouTube. La ricerca si inserisce nella comunicazione di 'Tra di noi c’è più gusto', la campagna con cui Ringo racconta il valore delle relazioni tra coetanei e del Terzo Spazio: quel luogo, fisico o simbolico, in cui gli adolescenti costruiscono relazioni, autonomia e identità lontano dalla supervisione diretta di adulti, genitori o insegnanti. L’analisi si basa su un approccio di social listening qualitativo, che utilizza un sistema di ancore semantiche costruite a partire da slang, espressioni ricorrenti e codici linguistici tipici dei ragazzi e delle ragazze tra i 13 e i 18 anni. Il linguaggio diventa la chiave per intercettare e interpretare le conversazioni: non solo oggetto di studio, ma anche strumento metodologico centrale. Dai dati emerge con chiarezza anche dove gli adolescenti raccontano oggi lo stare insieme online: TikTok concentra il 50% delle conversazioni; Instagram il 49%; YouTube è marginale. Un dato che racconta una socialità espressa attraverso formati rapidi, visivi e performativi. Su TikTok lo stare insieme prende forma in meme, slang e micro-rituali, mentre su Instagram diventa un racconto più editoriale e descrittivo, fatto di immagini e parole che fissano i momenti condivisi. L’amicizia è il primo pilastro della collaborazione, soprattutto per le ragazze adolescenti, per le quali rappresenta il cuore della socialità (54,2%). Tra i ragazzi adolescenti, invece, lo stare insieme si costruisce più spesso attraverso sport e attività condivise (49,3%). Lo sport emerge come spazio di appartenenza più che di performance: genera maggiore coinvolgimento quando viene raccontato come esperienza collettiva. Il tono delle conversazioni è prevalentemente positivo (51,1%), e ruota attorno a quattro pilastri: appartenenza attiva (37,1%), inclusione (28,4%), continuità nel tempo (25%) e orgoglio condiviso (9,5%). La scuola, pur comparendo in meno conversazioni rispetto allo sport, genera un coinvolgimento medio più alto (oltre 5.300 like medi), confermandosi un grande denominatore emotivo. Non viene raccontata come un’istituzione, ma come uno spazio profondamente relazionale, in cui il gruppo diventa una risorsa fondamentale per vivere meglio la quotidianità. Dalle conversazioni emerge come stare insieme a compagni e compagne contribuisca innanzitutto ad alleggerire ansia e pressione (45,5%), rendendo più affrontabili verifiche, cambiamenti e nuove sfide. Accanto a questo, la scuola è anche il luogo del sostegno pratico e concreto (31,8%): studiare insieme, aiutarsi, condividere appunti e prepararsi alle difficoltà quotidiane. Infine, è lo spazio in cui si costruiscono ricordi comuni (18,2%), che rafforzano il senso di appartenenza e trasformano l’esperienza scolastica in una storia condivisa. In questo scenario, anche il cibo assume un ruolo sociale molto concreto: la merenda torna spesso come rito informale di gruppo, un momento semplice ma identitario in cui ci si ritrova, si chiacchiera e si “stacca” dalle regole. Non è solo consumo, ma condivisione: una pausa che diventa spazio di libertà e complicità. Il gioco on line (4,8% delle conversazioni) emerge come spazio sociale pieno: clan, team “aperti”, valutazioni di skill, gergo condiviso. L’intrattenimento non resta un’attività individuale, ma diventa un’occasione per creare piccole comunità molto unite. In questo contesto, il digitale non sostituisce l’amicizia, ma la struttura e la rende più organizzata. La musica (3,8% delle conversazioni) non risulta come semplice ascolto, ma diventa immaginario, sogno comune e desiderio, soprattutto nell’esperienza live, come un concerto, dove si trasforma in un rito di amicizia. È anche una sfida creativa, in cui la performance smette di essere solo esibizione per diventare un’occasione per mettersi alla prova, migliorare e rafforzarsi reciprocamente. Il racconto dello stare insieme passa anche, e soprattutto, dal linguaggio: è uno degli elementi chiave attraverso cui gli adolescenti costruiscono e riconoscono il gruppo. Non si tratta solo di “parole alla moda”, ma di un vero codice identitario, fatto di slang, format narrativi e riferimenti condivisi. Il lessico è ibrido e nativo digitale: convive l’italiano con anglicismi, termini dal gaming, meme culture e dialetto “remixato”. Le espressioni più diffuse nelle conversazioni, come bro, bestie, random, chill o team, funzionano come segnali di appartenenza, mentre hashtag come #fyp o #perte servono a rendere il contenuto visibile e condivisibile. Un ruolo centrale è giocato dai format narrativi, in particolare il POV (“Point of View”), che permette di raccontare lo stare insieme in prima persona, trasformando situazioni quotidiane in micro-storie immediatamente riconoscibili. Il linguaggio è breve, performativo e comunitario: più che spiegare, serve a far sentire “dentro” chi guarda. Emoji, allungamenti vocalici e punti esclamativi sostituiscono spesso le dichiarazioni esplicite di emozione. Nel complesso, il linguaggio racconta una generazione in cui il “noi” viene prima dell’“io”: le parole non servono solo a comunicare, ma a costruire legami e “delimitare il gruppo” Nel complesso, l’analisi restituisce l’immagine di una generazione fortemente relazionale, lontana dall’idea di individualismo spesso associata ai giovani. I ragazzi e le ragazze adolescenti di oggi non utilizzano il digitale per sostituire le relazioni, ma per estenderle e amplificarle: lo “stare insieme” nasce nella quotidianità offline (a scuola, nello sport, nel tempo libero) e viene poi raccontato e condiviso online come parte integrante dell’esperienza. I valori che emergono dall’analisi di Extreme prendono forma concreta in LabiRingo, l’installazione esperienziale che Ringo porterà nelle piazze italiane per invitare ragazzi e ragazze adolescenti a giocare insieme. Un vero Terzo Spazio fisico, pensato come luogo di incontro, relazione e scoperta, in cui la collaborazione non è solo un tema, ma una condizione necessaria per vivere l’esperienza. LabiRingo è un percorso immersivo e condiviso che accompagna i partecipanti all’interno di un labirinto fatto di prove, intuizioni e piccoli obiettivi da superare insieme. Ogni tappa è progettata per stimolare il lavoro di squadra, la complicità e la capacità di coordinarsi, trasformando il gioco in un’esperienza collettiva. All’interno dell’installazione, le persone vengono coinvolte in diverse attività che richiedono collaborazione e fiducia reciproca: solo agendo insieme è possibile orientarsi, avanzare nel percorso e arrivare all’uscita finale, dove l’esperienza viene celebrata e condivisa. Il labirinto diventa così una metafora concreta dello “stare insieme”: un viaggio fatto di scelte comuni e risultati condivisi. “Con Tra di noi c’è più gusto vogliamo valorizzare quei momenti in cui gli adolescenti stanno insieme in modo spontaneo e autentico - commenta Susanna Catelli, Senior Marketing Manager Ringo. “Il Terzo Spazio è proprio questo: un luogo in cui si cresce attraverso le relazioni, fuori dalle logiche di competizione e giudizio. Con LabiRingo trasformiamo questo concetto in un’esperienza reale, creando spazi che invitano a collaborare, condividere e divertirsi, parlando il linguaggio delle nuove generazioni e rispettandone tempi e modalità.” LabiRingo debutterà a Milano, in Piazza Gae Aulenti, dal 6 all’8 marzo, proseguirà a Napoli, in Piazza Dante, dal 13 al 15 marzo e, infine, approderà a Bari, in Largo Giannella, dal 20 al 22 marzo, per tre weekend dedicati al gioco e alla collaborazione.
(Adnkronos) - Green, clean-tech italiana attiva nelle soluzioni energetiche innovative, ed Entesy, realtà nella consulenza energetica, annunciano l’avvio di una collaborazione strategica volta ad offrire alle imprese un pacchetto completo che integra il mondo dell'efficientamento e della fornitura energetica. (VIDEO) L’accordo si integra nell’ecosistema di SeLea che accompagna le imprese in ogni fase della transizione energetica. Grazie alla sinergia tra le competenze di Entesy e le soluzioni di Green, le aziende possono ora accedere a un modello di gestione totale che armonizza l’efficientamento energetico con l’approvvigionamento 100% rinnovabile. Questa visione congiunta permette di ottimizzare i consumi e migliorare simultaneamente il rating Esg, trasformando la sostenibilità da costo operativo a leva di valore competitivo. “L’integrazione delle competenze e soluzioni di Green e di Entesy rappresenta un moltiplicatore di impatto - commenta Sergio Leali, Ceo & Founder di Green - Entesy ha la capacità tecnica di analizzare i bisogni delle imprese; noi forniamo lo strumento perfetto per trasformare quei bisogni in un vantaggio competitivo di medio-lungo termine”.